di Alessandro Nizegorodcew

Sfruttare le occasioni, giocare bene i punti importanti, vincere partite sul filo di lana. Situazioni, queste, fino a pochi mesi fa difficilmente associabili ad Andreas Seppi. Giocatori non si nasce, ma si diventa. L’annosa “questione mentale”, i discorsi sul “solito italiano”, la rinomata “carenza di attributi”, finalmente, sembrano allontanarsi definitivamente dal tennista azzurro. La forza mentale non è scritta in maniera indelebile nel codice genetico; la si allena, come si cerca di migliorare il diritto, il servizio o la condizione fisica.

Seppi è sempre stato un lottatore in campo, aiutato in questo dall’ottima predisposizione fisica e da una grande resistenza. Andreas negli anni passati ha perso alcune partite sul filo di lana, facendo credere ad alcuni tra addetti ai lavori ed appassionati di non essere un cuor di leone e, soprattutto, di non poter diventare un grande giocatore. In realtà alcune buone vittorie in rimonta il tennista italiano le aveva già inanellate. Ricordiamo la vittoria contro Schuettler a New York nel 2004 (36 46 76 76 61) o quella con Simon a Wimbledon nel 2005 (26 57 62 62 75). Nonostante questo la forza mentale di Seppi, ad inizio carriera, non era invidiabile. Ma nel corso degli anni Andy ha saputo trarre beneficio dalla grande esperienza accumulata. Gli step sono evidenti: nei primi anni di carriera Seppi soleva perdere molti incontri tirati, sprecando spesso diverse occasioni (un esempio la sconfitta con Koroloev a Parigi nel 2006 64 26 36 75 61); successivamente ha iniziato a vincere match combattuti con giocatori di livello inferiore o pari a lui, non riuscendo però a sorprendere i top-players. Da qualche mese a questa parte Andy ha trovato una solidità mentale eccellente, che gli permette ormai di giocarsela alla pari, nei momenti importanti, anche con grandi giocatori. I miglioramenti a livello tecnico-tattico hanno certamente aiutato il tennista italiano ad essere più incisivo nei momenti delicati dei match, ma la prova che l’esperienza sia la maggiore indiziata nella sua crescita sembra essere lampante. L’incontro con Berdych di ieri ne è la prova. 

Simone Bolelli, nonostante una già buona capacità di mantenere il sangue freddo nei momenti importanti, non sembra ancora avere quel che Seppi ha acquisito nel corso degli anni. Ma non disperiamo, tra un anno, forse meno, le partite come quella con Djokovic le porterà a casa anche Simone. La strada è quella giusta. I tennisti italiani sono sulla strada giusta..

 

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2 Commenti to “L’evoluzione mentale di Seppi”

  • 1.

    Sono del tutto d’accordo con Alessandro. Il fatto è che per crederedi poter fare una cosa, bisogna averne fatto l’esperienza. Ques’anno Bolelli è andato più volte vicino a battere dei top10. Presto si convincerà che può farlo, e lo farò, perché la situazione di stare su un campo importante contro un avversario importante sarà gia stata assimilata, sarà nora, e non assorbirà ulteriori enegie nervose, lasciando il giocatore più libero di combattersi il match. La cosa importante, è che i due tennisti azzurri stanno facendo entrambi le scelte giuste di carriera e programmazione, mirando ad alzare costantemente il loro livello, senza cercare di raggranellare il punticino o il sottobanco. Fra un paio d’anni, con l’arrivo di Fognini, potremmo avere 3 top 20.

  • 2.

    3 tra i primi 20????……tutti fuori dai primi 50!!!!!!!

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