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set 23
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(Claudia Giovine)
di Luca Brancher
La maggior parte delle volte è questione di pochi secondi, se non meno, perché la delusione per l’eliminazione al turno decisivo di qualificazione di un proprio beniamino – che il torneo sia uno Slam o un più umile ITF ha poi davvero importanza? – lasci spazio alla speranza che non tutti i tennisti iscritti al main draw siano presenti, situazione che porta all’automatico quesito che resta aperto per ore, se non addirittura per un paio di giorni “Ci saranno speranze di ripescaggio?”
E l’attesa si fa spasmodica, nel tentativo di capire se le possibilità siano reali o solo mera fantasia, se i giocatori in tabellone siano in dubbio, perché essere ripescati è un po’ come vivere una seconda volta: non c’è più nulla da perdere, tutto quel che viene è guadagnato. E capita così che un Carneade a livello Atp come Rajeev Ram sbaragli la concorrenza – tra cui due qualificati, il che aggiunge un ulteriore sapore beffardo – per giungere ad un titolo difficilmente pronosticabile, a Newport. E vincere da lucky loser, tra l’altro, rende effettivo ancora di più il detto che vuole lo sport metafora di vita: un giorno sei nella polvere, deluso e amareggiato per una chance sfuggita all’ultimo momento, a distanza di una settimana sei al settimo cielo, estasiato per un successo inatteso.
E’ bene ammettere che il trionfare in una competizione da lucky loser non è un’impresa all’ordine del giorno. Alla scorsa settimana, tra manifestazioni maschili e femminili, si erano verificati 700 ripescaggi (numero tondo tondo), con sole 2 vittorie (il citato Ram e Langer). Continue reading »
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