Simone Bolelli e Andreas Seppi

di Gianluca Dova

E’ sorprendente la differenza di relazioni e rapporti tra il gruppo dei coach e giocatori spagnoli e l’ambiente azzurro. Gli spagnoli sono sostanzialmnte uniti, si aiutano tra di loro, collaborano, mentre gli italiani magari davanti si sorridono e si frequentano, ma individualismo e piccole contese si nascondono, nemmeno troppo sotto la cenere.

Spiegare perché succede non é semplicissimo, ma ritenere la FIT non responsabile per molte di queste situazioni significa essere ingenui. Il principio che governa il tennis spagnolo e’ puramente meritoratico (i riusltati!), mentre in Italia la politica e le conoscenze e la fedeltà a certe figure, influenzano tutto il movimento.

L’esempio più lampante é quello del nostro commisario tecnico Corrado Barazzutti, benificiario da anni di un compenso di 80000 euro (due trance da 40000 euro per i vari ruoli) annuali per il doppio compito di responsabile per la Coppa Davis e la Federation Cup, per un lavoro di poche settimane l’anno. Il buon Corrado che presta nome e cognome ad una società di marketing che fa corsi di formazione in concorrenza con la stessa Federazione, come commisario tecnico della Davis maschile non brilla certo per I risultati e non e’ amato dai giocatori, che mal sopportano le sue telefonate saltuarie e non si sentono certo difesi da lui. I risultati della Davis sono negativi da quasi un decennio, ma Barazza rimane saldo al suo posto non per meriti sportivi ma per la fedeltà e l’aiuto dato a Binaghi in campagna elettorale; complimenti bell’esempio di meritocrazia.

Il caso Bolelli e’ un’altro in cui la Federazione ha mostrato il peggiodi sè; Simone ha ottenuto i suoi migliori risultati con un’allenatore mal visto dalla federazione, Claudio Pistolesi. La Fit ha sempre lanciato messaggi piu’ o meno velati al ragazzo per consigliarlo ad avvicinarsi a coach piu’ integrati in ambito federale ed e’ arrivata alla squalifica del giocatore dopo la rinuncia alla Davis. Stranamente, e ci sarebbe da capire la causalita’ fra le due cose, appena allontanatosi dal coach che era stato pietra dello scandalo ed avvicinatosi a Riccardo Piatti, il giocatore e’ stato rintegrato in Davis con tuti gli onori e schierato in singolare ed in doppio in davis, pur non venendo da un grande periodo di forma. Molto strano è il fatto che il giocatore sembrava orientarsi verso altre scelte e dopo la separazione da Claudio, come da lui stesso dichiarato, stava per trovare un accordo con il coach spagnolo Jose’ Perlas. Cosa e’ successo per convincere Simone prima a chiudere il rapporto con Pistolesi e poi ad abbandonare l’opzione Perlas e ad orientrsi verso Piatti, lo chiamerei uno dei misteri della FIT, magari non e’ vero, ma il dubbio che ci sia stata un influenza forte della federazione nell’orientare la scelta direi che e’ legittimo…

La situazione della Davis e’ questa ed un po’ tutti la conosciamo ma la situazione dei talenti giovani che in passato venivano quasi eclusivamente seguiti a Tirrenia e’ ancora piu’ drammatica e significativa. Dopo anni di lavoro ci si e’ accorti che il centro di Tirennia gestito da Renzo Furlan con la collaborazione di Simone Ercoli non e’ sufficente a produrre giocatori. La situazione degli under 20 italiani a livello Atp e’ semplicemente drammatica e si e’ quindi finalmente deciso di affidarsi a coach privati, utilizzando lo strumento dei contributi federali, il problema come nel caso Bolelli e chi e’ accettato dalla Federazione come collaboratore gradito…Si e’ quindi creata una situazione paradossale in cui il giocatore giovane che vuole essere seguito da un coach deve orientarsi verso un allenatore che sia nella lista dei buoni della Federazione, con il rischio in caso contrario di non ricevere I fondi per sostenere la stagione.

La situazione attuale e’ quindi questa. Umberto Rianna sta seguendo Miccini, Nicola Ceragioli (collaboratore in passato di Sartori) segue Gaio e Giannessi, Fanucci non graditissimo alla Federazione ha iniziato un rapporto si spera positivo con Matteo Trevisan dopo il rapporto da lui definito traumatico con Infantino. Se da questi rapporti di collaborazione usciranno risultati positivi non e’ dato di sapere, ma meno politica e dei criteri certi per l’assegnazione dei contributi aiuterebbero una maggiore trasparenza e probabilmente eviterebbero errori ormai antichi.

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30 Commenti to “Quello che la Fit non dice..”

  • 1.

    Bell’articolo..

  • 2.

    Grazie!

  • 3.

    I soldi regalati ad Infantino (per non fare letteralmente nulla) sono stati la ciliegina sulla torta di una serie di decisioni da far accapponare la pelle.
    Prima Piatti viene allontanato (troppo intelligente Riccardo per non capire che si trattava di una causa persa in partenza) poi Brandi (ottimo a seguire Trevisan nella sua crescita e nelle sue vittorie) scaricato con motivazioni risibili, infine il balletto su Gaio (prima Ercoli, poi Rianna, ora Ceragioli).
    Insomma, come sempre poca chiarezza.
    Sul centro di Tirrenia ci sarebbe poi da spendere molte parole…

  • 4.

    Intervengo solo per sottolineare l’immenso lavoro che Cristian Brandi ha fatto con Matteo Trevisan, a mio avviso l’unico ad aver “capito” il toscano al 100%…

  • 5.

    Ecco il caso di Trevisan e’ significativo, lui si trovava bene con Brandi ed e’ stato affidato ad Infantino quasi obbligato adesso da parecchio tempo voleva lavorare conFanucci ma la FIT voleva che lavorasse con altri privati con il ricatto dei contributi, solo dopo molte insistenze del ragazzo finalmente Trevisan e Fanucci possono lavorare insieme….non so’ che capitera’ in questo caso mi auguro vivamente che sia una collaborazione che dara’ molti frutti…

  • 6.

    articolo molto interessante, che andrebbe approfondito ulteriormente. sappiamo tutti come opera la FIT eppure c’è sempre qualcuno che si fa attirare dalle sue sirene. giocatori poco uniti? allora che dire dei maestri e dei coach? basta vedere come è organizzata la scuola maestri…
    Andrea

  • 7.

    Parli di Roberto Lombardi? Con me sfondi una porta aperta perche’ pur non avendolo mai conosciuto e uno di cui tutti parlano malissimo….

  • 8.

    non necessariamente di lombardi, che tra l’altro ha grossi problemi di salute, ma di tutta la struttura. siamo messi molto male, indietro anni luce rispetto all’estero. hai mai provato a fare una telefonata a roma? o mandare una mail? chiedere un’informazione? la FIT è fortunata perchè nei circoli ha ancora valore la sua targa, quanto mi piacerebbe che un maestro italiano non passato dalla federazione tirasse fuori un campione…
    Andrea

  • 9.

    Giusto sottolineare gli errori compiuti dalla Federazione, in particolare l’assunzione di Infantino e la rottura del rapporto con Piatti.
    Ci sono però due aspetti da sottolineare:
    - il primo è che non tutti i coach privati italiani hanno le stesse qualità. La Federazione può legittimamente avere delle idee sulla qualità del lavoro svolto dai vari coach e, al momento di affidare un giovane promettente ad un allenatore, cercare di indirizzarlo verso un tecnico che, ai suoi occhi, dà adeguate garanzie. A me pare un suo diritto, visto che i soldi pubblici non sono dovuti per grazia ricevuta ma bisogna anche meritarseli con un progetto tecnico serio.
    - il secondo aspetto è relativo agli ostracismi di natura politica. A mio avviso, come si denunciano i conflitti di interesse di Barazzutti, vanno anche denunciati i conflitti di interesse dei coach. Intendo dire che qualche allenatore, lo scorso anno, ha cercato di “forzare la mano” alla Fit tentando di imporre la sua visione in tema di politica federale. E questo a mio avviso è inaccettabile: un tecnico deve fare il tecnico, il dirigente deve fare il dirigente. Poi si può discutere sull’adeguatezza del nostro ordinamento sportivo, con dirigenti dilettanti che tentano di governare uno sport iper professionistico. Ma fino a quando le regole sono queste, bisogna rispettarle, altrimenti si rischia di passare dalla parte del torto, pur avendo, in molti casi, ragione sulla sostanza degli argomenti.

  • 10.

    Roberto pero’ la Fit deve scegliere in base alla qualita non ad altri criteri e sinceramenti vedo delle difficolta’ a giustificare un’ostracismo a livello tecnico a Fanucci o Pistolesi che sono tra i pochi coach italiani a livello internazionale con certi risultati cioe’ quello che trovo percoloso e’ dire Piatti e Sartori vanno bene Fanucci e Pistolesi no, in base a che? Semplicemente al fatto che non sono schierati con la Fit ma piu’ autonomi?
    Che i coach possano forzare la mano alla Federazione e’ abbastanza discutibile nel senso che non vedo casi ne eclatanti ne significativi in questo senso, il coach che ha avuto piu’ potere e probabilmente ne ha ancora nella FIT e’ Riccardo Piatti che ufficialmente se ne andato perche’ non gli lasciavano fare cio’ che voleva…quindi un caso significativo….che poi i coach provano in qualche maniera ad influenzare le scelte della Federazione puo’ succedere ma se tu ti riferisci ai casi di Seppi e Bolelli in Davis eventualmente non provarono ad influenzare scelte di politica Federale ma puramente legate alla Davis che e’ ben diverso…io cq non mi sento di prendere posizione per i coach che fanno interessi particolari probabilmente giustamente ma il problema e’ che chi dovrebbe fare gli interesse generali ha invece interessi particolari che e’ molto piu’…. Roberto poi se mi dici a che ti riferisci piu’ specificatamente provero’ a risponderi in maniera piu’ diretta…..

  • 11.

    Discussione molto interessante.
    Il problema è che la Federazione non vuole dare criteri oggettivi al suo operato.

    Se veramente Bolelli aveva commesso una colpa abnorme nel non voler accettare la convocazione, perché annullargli la squalifica?
    Ci possono essere criteri quasi oggettivi nel valutare il lavoro dei coach privati sui giocatori di interesse nazionale. Perché non provare ad adottarli?
    Mi sembra il solito pasticcio all’italiana….

    In questo contesto i giocatori confermano di non essere uniti ed i più filo-federali (sbaglio o Starace è sempre in prima fila???) condizionano le scelte degli altri.

  • 12.

    Sul primo aspetto:
    Io ho intervistato Roberto Lombardi proprio su questo argomento, quello della preparazione dei nostri coach privati. In sintesi, lui ritiene che per valutare la bravura di un coach bisogna guardare la metodologia di lavoro, più che i risultati assoluti, atteso che i risultati dipendono fortemente anche dalla “cilindrata” dei giocatori assistiti. Lombardi non mi ha fatto nomi: però mi ha detto che a volte alcuni nostri coach si limitano a “copiare” il lavoro che vedono fare ai coach stranieri senza domandarsi se sul piano teorico e concettuale esso è adatto al giocatore e senza inquadrarlo in un programma di sviluppo organico e personalizzato.
    In sostanza, lui dice che per fare bene il coach è importante aver girato il circuito, ma bisogna anche disporre di un bagaglio di conoscenze teoriche adeguato, con il quale mettere a sistema ciò che osserva nella pratica. E questo non avviene in tutti i casi..
    Sul secondo aspetto:
    uno dei principali motivi di attrito fra la Federazione e i coach privati è stata l’assunzione di Infantino e la gestione di Tirrenia, di fatto in concorrenza con le Accademie private gestite spesso dai nostri stessi coach privati: Blue Team, Accademia Fanucci al Match Ball, Accademia di Pistolesi a Roma, etc. Pistolesi propose (molto giustamente) di “mettere a sistema” accademie private e centro di Tirrenia. Le accademie avrebbero dovuto agire da centri tecnici periferici di qualità, ponendosi ad un livello intermedio, nel seguire i giovani agonisti promettenti, fra i circoli di base e il centro nazionale.
    La FIT nicchiava, perché i coach privati, Pistolesi in primis, volevano che al riconoscimento federale alle loro accademie si affiancassero congrui sostegni economici. Ora finalmente la Fedrazione ha fatto sua questa idea e si creeranno questi centri di addestramento periferici riconosciuti dalla FIT. Ma a mio avviso Claudio, pur avendo ragione nella sostanza, ha sbagliato nella forma, perché vedendo che le sue idee non venivano subito accolte, ha scatenato con le sue dichiarazioni polemiche una virulenta battaglia politica e mediatica che poi, anche per colpa della reazione troppo violenta di Binaghi, è degenerata in una inutile guerra distruttiva. E così paradossalmente, adesso che Claudio è caduto in disgrazia, le sue idee vengono messe in pratica. E’ un peccato, perché abbiamo perso un tecnico di valore, Però i tecnici devono fare i tecnici, a mio avviso. Possono proporre delle riforme, ma non posso pretendere che tutto quanto propongono venga subito accolto dai dirigenti, senza alcun vaglio preventivo e senza discussione. Specie quando ciò che propongono torna a loro immediato vantaggio economico. Spero di essere stato chiaro, è un tema un pò complesso.

  • 13.

    Roberto, il discorso di Lombardi proprio non convince puo’ essere giusto a livello teorico ma non nello spefico e di difficilissima applicazione.
    Partendo dal pressuposto che Piatti e’ il miglior coach italiano ma semplicemente perche’ ha ottenuto i migliori risultati di tutti quindi su un principio oggettivo che e’ l’unico applicabile in un sistema, bisogna dire che Fanucci ha ottenuto risultati con Volandri che a 15 anni fu allontanato dalla Federazione (fu piu’ complicato in realta’ perche’ fu Fanucci ad essere allontanato e Filippo decise di seguirlo..) e’ che non risultava il prospetto piu’ interessante della sua generazione visto che all’epoca c’era Luzzi su cui la federazione punto’ tantissimo, quindi Fanucci ha ottenuto risultati con un buon “telaio” ma in assoluto non il miglior telaio a disposizione sul mercato e certo e’ difficile potergli rimproverare di poter fare molto di piu’ almeno a mio parere…Pistolesi ottene grandi risultati con Sanguinetti che aveva gia’ un’eta’ non piu’ giovanissima e non era cerrto considerato una stella, quindi in sostanza tutto si puo’ dire tranne che Pistolesi e Fanucci hanno ottenuto i loro risultati solo perche’ avevano giocatori forti….
    Non capisco quindi l’ostracismo nei loro confronti se non per motivi che hanno poco a vedere con il tennis giocato visto che parliamo di coach liberi ed autonomi.
    Su Pistolesi si puo’ dire tutto tranne che non sia un tecnico capace, ha un carattere particolare ma della guerra con la Federazione dubito fortemente che sia stato lui il primo ad accendere la polemica, ricordo tentativi di avvicinamenti con la Fit per discutere problematiche generali in piu’ di un’occasione in passato tanto e’ che Claudio ha scritto per diverso tempo sul sito della Federazione. Il problema e’ che Pistolesi e’ un personaggio che contrasta l’autorita’ se non e’ daccordo su qualcosa da qui una serie di scontri puramente dialettici proprio con Roberto Lombardi, in democrazia la dialettica e lo scambio di opinioni dovrebbe essere un’arrichimento quindi a mio avviso l’atteggiamento di Lombardi e’ stato esagerato…Da questo a contrastare in modo a volte subdolo a volte aperto il rapporto tra Bolelli e Claudio c’e’ un’evidente disparita’ ed un’ingiustizia di fondo, qualcuno ricordera’ la frase di Tommasi su Sky che si lascio’ sfuggire: “Mi riferisce Lombardi che il rapporto tra Bolelli e Pistolesi non sia ben visto”, era una frase di una gravita’ assoluta dal mio punto di vista…Come puo’ la Fit decidere quale coach sia giusto per un giocatore ed in base a che criteri? Tutto questo molto prima della polemica davis quindi dire che la federazione ha osteggiato il rapporto tra i due ben prima della questione davis e semplicemente una costatazione e farlo’ solo perche’ Pistolesi non e’ daccordo con te e’ ancora piu’ grave…tra l’altro come hai fatto notare te si e’ anche rivelato che su alcune scelte la Fit ha dovuto indirettamente ammettere di avere torto e cambiare politica. Il problema vero e’ che la nostra federazione non ama le voci di dissenso ma preferisce coach non dico schierati perche’ Piatti non lo e’ sicuramente ma per lo meno non polemici e schietti, a mio avviso dovrebbero contare solo i risultati che sono un criterio oggettivo per giudicare un coach ed anche per distribuire i contributi, non altro….
    In ogni caso Roberto alcuni coach hanno aperto questo discussione da anni, nessuno a preteso che la Fit ne accetasse le idee senza discutere pero’ discussioni e cambiamenti ce ne sono state poche, c’e’ stata una guerra subdola con chi la pensava diversamente, per renderci conto adesso che dopo giocatori tra i 22 ed i 27 anni piazzati nei primi 100 c’e’ un buco vero e proprio e nessun ricambio che e’ una situazione gravissima con tantissimi giocatori che non sono cresciuti o che sono andati persi con molti casi di giocatori o giocatrici che sono andati all’estero come Fognini, la Pennetta e l’Errani..ed altri come Bolelli chese ne stavo per andare all’estero e sono stati bloccati su la porta…
    X Gisva
    Hai perfettamente ragione quale e’ la differenza tra il Bolelli squalificato e quello attuale perche’ annullargli la squalifica? Ce ne e’ una sola il cambio del coach tra Pistolesi e Piatti, niente altro…e guardate che lo sapevano tutti che sarebbe finita cosi’ perche’ mi e’ capitato di parlarne con piu’ persone dell’ambientee su questo erano tutti daccordo….
    Su i criteri oggettivi, e’ cosi’ non ce ne sono ed e’ una vergogna e se ce ne fossero probabilmente li cambierebbero piu’ volte come e’ successo spesso nel caso delle wc a Roma.
    Su Starace ti sbagli lui non e’ filo federale, lui cerca di fregarsene delle polemiche, e’ chiaro che i coach capiscono che a dare ragione alla Fit ci possono essere dei vantaggi….infatti a Rianna e’ stato affidato Miccini e non credo sia proprio un caso….ma ripeto non sono i coach colpevoli che fanno i loro interessi ma e’ il sistema che e’ basato su connivenze politiche e che cosi’ non funziona…

  • 14.

    Apprendo ora da Alessandro, in merito al mio post sopra, che Claudio Pistolesi smentisce di aver mai parlato espressamente di soldi con Palmieri in merito al progetto accademie private da lui presentato.
    Ne prendo atto e non ho motivo di dubitare di quanto sostiene Claudio. Mi scuso anzi pubblicamente con lui se ho creato malintesi con il mio post, su una faccenda tra l’altro delicata.
    Avrei dovuto scrivere, per maggiore precisione, che il sostegno economico alle accademie avverrebbe in maniera indiretta: la FIT eroga contrinbuti ai giovani promettenti, questi ultimi vengono indirizzati presso le più vicine accademie riconosciute, e pagano le relative rette (anche) con i soldi dei contributi federali.
    Nel frattempo ho cercato di approfondire maggiormente la questione e sembra che in effetti, in FIT, il recepimento dell’idea di Claudio abbia preso un mucchio di tempo perché all’interno della Federazione non ci si metteva d’accordo nel definire i parametri qualitativi in base ai quali valutare se le accademie meritano o no il riconoscimento FIT (es. disponibilità di tecnici qualificati, di preparatori atletici, di campi coperti, di palestre etc.). Questo perché alcuni parametri avrebbero comportato immediatamente l’esclusione di alcuni Circoli, o la scelta di altri Circoli, e subito si creava maretta all’interno dei comitati regionali per le ataviche rivalità tra circoli… Perché loro si e noi no, eccetera… Insomma una tristezza…
    Credo che l’unico modo per uscire fuori da questo paralizzante bailamme sia quello di riformare profondamente la Federazione in modo da separare una volta per tutte l’anima ricreativa (circoli e dirigenti dilettanti) da quella agonistica (settore tecnico, Accademie, atleti e tecnici professionisti). Non sarà facile.

  • 15.

    Bravo Roberto, mi fa’ piacere che che hai capito e confermi quello che mi era stato riferito. Claudio e’ scomodo ma di certo alcuni personaggi della FIT non lo sopportano per la sua indipendenza ed autonomia ed anche per le sue critiche. Il caso piu’ eclatante di questa politica mi sembra quello del Capri, 90000 euro di multa per delle vignette satiriche, viva la liberta’ di espressione….

  • 16.

    Altra precisazione di Claudio Pistolesi al mio post.
    Riporto testualmente le parole di Claudio, raccolte via telefono.

    “E’ improprio dire che sono caduto in disgrazia. Io come coach sono molto stimato in giappone e germania, dove colaboro con il tennis locale. Seguo un tennista tedesco (Berrer) e mi trattano benissimo. E anche la mia accademia a Roma continuaa a funzionare, ed è aperta a quanti intendono frequentarla”.

  • 17.

    Ma non ho capito Roberto, Claudio ha letto il tuo post e ti ha telefonato?

  • 18.

    Si, Freddo, proprio così.

  • 19.

    :) :)

  • 20.

    Claudio Pistolesi, dopo una telefonata con Roberto Commentucci, mi ha chiesto di inserire questo suo commento, in merito alla discussione creatasi sull’articolo di Gianluca Dove “Quello che la Fit non dice..”

    a) Non sono affatto “caduto in disgrazia ” , anzi , e il tennis italiano non mi ha affatto ” perso ” visto che la nostra Accademia al Veio Sporting Club , in compartecipazione con Michele Tellini e Fabrizio Falciani,” e’ li’ a Roma e lavora benissimo.

    b) che Lombardi di certo non si rivolge a me quando dice che i meriti dei coach non si vedono solo dai risultati dato che il mio “spessore di conoscenze tecniche ” e’ riconosciuto nel mondo ad altissimi livelli, e il sottoscritto , casomai , e’ copiato da tecnici stranieri e non viceversa.

    c) che Il sottoscritto non ha nulla a che vedere , e mai l’ha avuto , con parole come ” guerra ” ( tantomeno politica e mediatica ) ” braccio di ferro ” ,”odio personale” etc. dato che oltre che fare al massimo il mio lavoro e , al limite , rispondere ai miserabili attacchi della fit non ho mai fatto nulla di ostile verso nessuno. Casomai tali parole si riconoscono in personaggi fit come Binaghi , Barazzutti o Baccini.

    d) Che risultati di rilevanza mondiale il sottoscritto li ha prodotti diversi anni prima di lavorare con Bolelli ( Bastl, Sanguinetti , Suzuki, Smashnova,Santangelo )e gia’ ora , dopo pochi mesi dalla fine del ” caso Bolelli ” alcune soddisfazioni sono gia’ arrivate da Berrer .

    e) che il responsabile principale di polemiche pesanti e dannose per l’Italia tennistica e’ stato binaghi della fit , che ha perso il controllo in due interviste micidiali di accusa e di offesa ai nostri due migliori tennisti ( una a settembre 2008 contro Bolelli e un altra a Cagliari nel marzo 2009 contro Seppi ) , interviste che sono state l’unico motore di polemiche e veleni dannosissimi per l’immagine del tennis italiano anche ea livello internazionale.E’ gravissimo che nell’ultima Davis non ci sia la certezza di sapere che la scelta dei singolaristi non sia stata influenzata dlla necessita’ di non dare adito a polemiche ulteriori dopo gli attacchi inverecondi di binaghi ai singolaristi , appunto Bolelli e Seppi , che sono andati in campo . Forse era comunque la scelta migliore ma se Starace e Fognini non ne sono rimasti cosi’ cpnvinti non gli si puo’ dare torto. Non si capisce come un capitano possa essere confermato dopo dieci anni in cui non e’ stato non solo in grado di riportare una squadra da serie A al suo posto , ma l’abbia portata anche in serie C un periodo e continui ad essere poco presente quando i giocatori sono attaccati da sti dirigenti dilettanti e aggressivi.Senza contare l’ultima novita’ denunciata da Gianluca Dova, nel quale ripongo la mia fiducia , sul conflitto di interessi di barazzutti con la sua presenza in una societa’ di marketing .

    e) che l’idea di cui si sta servendo ora binaghi , con dietro i suoi consiglieri , risale al sottoscritto che dal 2005 al 2007 ( tre anni ) ha inutilmente proposto ( senz amai accennare alla parte economica ) alla fit nella persona di Sergio Palmieri, lìidea di “parificare le accademie (che avevano prodotto evidentemente risultati alivello internazionale )secondo il merito , come centri tecnici nazionali fit. Testimone ne sia il presidente del FORUM Giampaolo Duregon e quindi binaghi tramite i suoi canali media della fit ( servizio pubblico pagato coi soldi di tutti ) da una parte denigra , delegittima e diffama il sottoscritto , dall’ altra ne utilizza le idee condannando ad una morte sportiva non solo la sua idea di settore tecnico basato sul fallimentare centro di Tirrenia , ma anche il lavoro , costoso, di 5 anni di un ex campione come Renzo Furlan che non si capisce come faccia a non dare ancora le dimissioni dopo tale sputtanamento istituzionale del suo lavoro.
    Tanto per la cronaca anche stavolta binaghi , come gli succedeva da giocatore , e’ prevedibile e in ritardo sul colpo , visto che la mia stessa idea ormai la considero superata osservando gli eventi degli ultimi due anni . Non ci sono piu’ i presupposti , secondo me, per dire che questa idea di metter ele accademie ” a sistema ” sia la miagliore pe ril nostro tennis .
    L’idea migliore e’ quella che Commentucci ha ripreso dal sottoscritto anche se con altre parole. Lui dice di separare in due parti distinte e indipendenti la parte dilettantistica della fit ( quella che compete a binaghi dato che e’ un dilettante puro per definizione ( e se vede… ) da quella professionistica con un coordinatore professionista che si prenda poi la responsabilita’ di fare le scelte dei tecnici per meriti e non per ” fedelta’ ” . E’ chiaro che anche la scelta del coordinatore e’ necessario che sia per meriti e non per fedelta’…Il ch esignifica cio’ che ho scritto su Tennis Italiano , quando ancora non mi venivano osteggiati gli articoli , alcuni mesi fa: che la fit dilettantistica debba essere ABOLITA dalla parte professionistica del nostro tennis. Esattament ecio’ che ha scritto Roberto . Anche se con parecchio ritardo , tra una lettera di scuse e l’altra al sottoscritto,Commentucci e’ il primo che ci e’ arrivato … bravo !

  • 21.

    Opinione personale Ale quello che ha scritto Claudio merita un’articolo a parte per dargli il giusto spazio, non credo e’ sufficente inserirlo come commento, anche perche’ e’ uno dei coach italiani maggiormente conosciuto a livello internazionale, in cui anche ripongo la mia fiducia, visto che lui la ripone in me.

  • 22.

    molto interessante l’intervento di Pistolesi, grazie ci voleva per chiarezza. in ogni caso quando si scrive o parla di FIT subito si entra in un terreno minato, tante sono le faccende poco “simpatiche”. spesso mi chiedo se il tennis abbia veramente bisogno di una federazione, soprattutto ad alto livello; è vero ci vorrebbero dirigenti professionisti, ma siamo sicuri che facendolo di mestiere si comporterebbero meglio, o avrebbero ancora più interessi personali da soddisfare?
    Andrea Villa

  • 23.

    Piu’ che altro i dirigenti dovrebbero essere giudicati per i risultati sportivi, non per le capaccita’ prettamente politiche di gestire il potere, perche’ questo e’ il punto. Criteri chiari, principi meritocratiche, le idee descritte da Claudio sono ottime, ma tenete conto che ho sentito diversi coach italiani avere idee positive e penso anche a Castellani e Fanucci, ma c’e’ qualcuno che vuole realmente ascoltarli? Questo e’ il punto ai dirigenti del tennis, interessa gestire il potere, poco conta se siamo in b ed in c da un decennio e dietro ai prodotti tennistici cresciuti dai privati dietro c’e’ praticamente il nulla…eppure sono cose che si ripetono da piu’ di 30 anni, si sanno…stessi errori, ecco se il presidente della Fit o i dirigenti fossero cacciati per i loro risultati come capita negli altri paesi forse potrebbe cambiare qualcosa se no non ci sono possibilita’…prima di Binaghi ed un breve interregno di Ricci Bitti c’era Galgani che era piu’ simpatico ma usava metodi simili ed e’ durato svariati decenni anche lui….

  • 24.

    @ Freddo
    Ciò che Claudio ha detto si riferisce a quanto detto in questo articolo e nei commenti ad esso.. mi è sembrato giusto inserirlo qui.. ovviamente con un richiamo in prima pagina per darne maggiore risalto..

  • 25.

    vorrei capire perchè non ci sono più i presupposti di mettere le accademie “a sistema”…il problema semmai è Binaghi…quindi un problema di persone…perchè l’idea a mio parere è validissima…al contrario quest’ultima proposta non mi convince poi così tanto…

  • 26.

    i privati non possono staccarsi completemente dalla FIT? si deve sempre cercare il contributo, l’appoggio, l’aiuto, il consenso? se avessi una scuola che funziona con giocatori di livello di quello che pensa la FIT mi importerebbe poco!
    Andrea

  • 27.

    la proposta di Commentucci e Pistolesi…non credo sia la soluzione…non tanto per i dirigenti dilettanteschi che comunque sia sembra abbiano avuto per lo meno il merito di rimettere in sesto i conti…cosa senza dubbio positiva…per lo meno sprecano soldi che hanno e al contrario di un Panatta(che di tennis invece ne capisce parecchio) hanno fatto quadrare i conti pure nel torneo di Roma…

    separare i circoli dal mondo professionistico non mi sembra una grande idea…al contrario bisogna trovare il modo di “sdoganare” questi circoli…e di farli adeguare ai tempi di oggi…

    alla fin fine il problema sono le persone…se al posto di Binaghi ci fosse stato un presidente meno autoritario e più ascoltatore…non ci sarebbe bisogno di inventarsi proposte di questo genere…quanto durerà ancora Binaghi?…ecco io penserei più che altro al futuro…e cercherei un presidente che sappia rispettare il suo ruolo di dilettante…dall’altra parte vorrei però che con un presidente diverso…non si pensi solo agli interessi personali…insomma un maggior impegno per far ripartire pure i circoli…

  • 28.

    @KoS: l’idea di sdoganare i circoli ha un costo. Oggi in cassa non ci sono neanche i soldi per pagare le bollette e i custodi, dove li andiamo a prendere?
    Ti ricordo che la FIT dal 2001 ha raddoppiato le quote per l’iscrizione ai tornei (da 5000 Lire a 5€, oggi sta a 7€) perciò è vera la cosa di aver tenuto a posto i conti di Roma, ma sulle spalle di chi?
    Questa domanda la feci direttamente al vice presidente della FIT, Bartolini credo si chiamasse, e mi garantì che l’aumento era dovuto ad una situazione contingente (attentato alle Twin Towers) e che quando gli sponsor sarebbero tornati, le quote le avrebbero ridimensionate. Aspetto da 7 anni…

  • 29.

    TCC’75 lo so..lo so…che sdoganare i circoli ha un costo…ma Binaghi dice che da ben 7 anni…chiude con i conti in attivo…e tra te altre cose ha pure messo su questo canale televisivo…che quest’anno è costato 2 milioni e 600 mila euro…e dice che chiuderà ancora in attivo…i soldi non solo ci sono ma li sta pure investendo…

    quello che mi domando è…

    invece di questo Supertennis…non si poteva far respirare un pò i circoli e magari finanziare i nostri giovani?

    non sarebbe stato meglio per il nostro movimento tennistico?

  • 30.

    A queste domande non ti so rispondere. Però posso dirti che se oggi ad un circolo di 100 soci togli il 50% dei costi federali che sostiene ogni anno, gli dai in mano neanche 1000€ (se è un circolo che fa un minimo di attività, perchè, lo sai, ci sono tantissimi club che oltre alla riaffiliazione e le quote soci, non fa una competizione, non organizza un toreno, non partecipa a nessuna attività giovanile…) che probabilmente utilizzerà per abbellire l’impianto, comprarsi un televisore nuovo e roba del genere. Insomma tutte cose che col tennis c’entrano e non c’entrano.
    Andrew chiama giustamente federcircoli la FIT, proprio perchè ci sono continui conflitti di interessi tra soci ed atleti. E, si sa, i bambini non votano.
    Se ci fai caso il target di Super Tennis è chiaramente il tennista da club medio: tanto vintage, tanta Davis, autocelebrazione dei circoli più cool, poca tecnica, zero trasmissioni per i giovani e i bambini. Insomma è il canale dei circoli, mentre noi ce ne aspettavamo uno per tennisti!

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