
(Federico Teodori)
di Roberto Commentucci
Il prestigioso circolo romano lancia il “Due Ponti Tennis Team” un interessante esperimento di sostegno diretto ai giovani agonisti. Un esempio da seguire, una novità per Italia, ma anche il segreto del successo del tennis spagnolo.
Nel tennis moderno, la costruzione di un giocatore professionista, di un atleta di vertice, è una scommessa rischiosa e onerosa, con tantissime incognite ed un numero infinito di variabili in grado di influenzare l’esito finale.
Non basta possedere le necessarie qualità naturali, tecniche, fisiche e mentali. Occorre avere cultura sportiva e spirito di sacrificio, trovare guide capaci ed esperte, sapersi costruire l’ambiente giusto per emergere; ma soprattutto, bisogna reperire le risorse economiche necessarie per finanziare una attività agonistica di eccellenza, finalizzata all’arrivo nel professionismo.
Nel nostro paese, uno dei principali ostacoli all’allargamento della base degli agonisti è proprio il nodo economico.
Ragazzini di talento non ci mancano. Ma quando si arriva ai 13-14 anni, il percorso diventa più difficile ed impegnativo: a quel punto, per poter competere ad armi pari con una concorrenza internazionale sempre più agguerrita, ci vogliono il maestro privato e il preparatore fisico; è necessario farsi seguire da fisioterapisti e chiropratici, per prevenire pericolosi infortuni. Soprattutto, se si ambisce ad arrivare nel tennis che conta, non basta giocare gli Open, ma è necessario viaggiare, andare anche a competere all’estero, per confrontarsi con i migliori, acquisire la consapevolezza dei propri mezzi e dei propri limiti, e vivere le esperienze giuste nei tempi giusti.
Ecco quindi che una stagione agonistica di un ragazzo under 16 con ambizioni può arrivare a costare, tutto compreso, cifre prossime ai 50-60.000 euro. Spese che poche famiglie possono sostenere. E allora, tanti sono quelli che smettono, mentre tanti altri si trovano a fare scelte al ribasso, e restano invischiati nella massa, senza riuscire ad esprimere in pieno il loro potenziale.
La Federazione, per quanto può, contribuisce, aiutando economicamente i meritevoli. Ma le risorse pubbliche non sono infinite, ed è necessario coinvolgere il settore privato, attivandone le potenzialità .
E’ quello che avviene ad esempio in Spagna, dove i Circoli fungono da catalizzatori di risorse per i loro team di agonisti: li aiutano a reperire sponsorizzazioni, che ne finanziano l’attività internazionale. Un modello vincente, come sappiamo. La Spagna vanta la bellezza di 12 giocatori fra i primi 100.
Questa lunga premessa ci aiuta a comprendere la portata rivoluzionaria, per il nostro movimento, dell’iniziativa lanciata di recente dal Circolo romano Due Ponti, un elegante club situato nella zona nord di Roma, di proprietà di Emanuele e PietroTornabuoni.
I due, imprenditori di buona cultura sportiva, hanno sempre mostrato di possedere una notevole capacitĂ di innovare, di immaginare soluzioni nuove, a partire dallo stesso lancio del Circolo, avvenuto nel 1993, quando ovunque i campi da tennis venivano sostituiti con campi da calcetto. Eppure, con coraggio, i Tornabuoni hanno vinto la loro scommessa. E ora sono pronti per una nuova sfida.
Pochi giorni fa è stato lanciato il “Due Ponti Tennis Team”, una iniziativa che nasce per sostenere l’inserimento nel professionismo di due promettenti azzurrini, tra i primi d’Italia nella classe ’94: Federico Teodori e Cristiano Compagnone, entrambi tenuti sotto stretta osservazione dal Settore Tecnico della Federazione.
I due ragazzi sono seguiti dai tecnici Alessio Palladino (che dirige tutto il settore giovanile del club) e Alessio Varriale, nonché dal preparatore atletico Fabio Ingargiola.
La grande novità del modello “Due Ponti” consiste nel fatto che il club, sull’esempio di quanto avviene in Spagna, ha avviato il progetto con il coinvolgimento di imprenditori locali (spesso soci del Club) per il finanziamento del team, chiamandoli a supportare economicamente la crescita degli atleti, mediante la stipula di contratti di sponsorizzazione.
Ciò consentirà ai due ragazzi di poter svolgere una programmazione completamente finalizzata alla crescita tecnica ed agonistica, a differenza di quanto avviene nel tradizionale modello adottato in Italia, dove in genere il Circolo supporta il giocatore in cambio dell’impegno di quest’ultimo di difenderne i colori nei campionati a squadre. Una soluzione che l’esperienza passata ha dimostrato essere valida solo fino ai 15-16 anni, ma che può diventare penalizzante intorno ai 17-18, ovvero quando i ragazzi sono sul punto di affacciarsi ai primi tornei professionistici, per l’oggettiva difficoltà di conciliare l’attività a squadre con quella individuale, proprio in uno snodo cruciale della carriera quale è l’inserimento nel circuito pro.
In conclusione, il coraggioso esperimento tentato dal Due Ponti è di portata altamente innovativa, e merita di essere attentamente seguito e studiato, nella speranza che altri prestigiosi circoli italiani possano essere tentati di seguirne l’esempio, mobilitando le loro risorse verso il vero futuro del nostro sport: la crescita dei giovani.
18 Commenti to “Circoli, Giovani e Sponsor: Due Ponti, un modello da imitare..”
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patrizio rossi says:
e quale sarebbe il ” settore tecnico della federazione ” che tiene ” sotto stretta sorveglianza ” i due ragazzi .?
Quello che ha sputtanato milioni di euro per ” i ragazzi d’oro di tirrenia ” e che dopo anni si accorge che debbono essere coinvolti i privati ? Sotto stretta sorveglianza debbono essere messi quei grandissimi bischeri che hanno sperperato soldi pubblici ! Ancora insisti con il ” settore tecnico ” della federazione Commentucci !! Liberate i ragazzi dalla ” stretta sorveglianza ” e lasciateli allenare tranquilli con i loro maestri senza la cappa velenosa di questi federali incapaci.
Freddo says:
Esperimento interessante, anche se forse a 13-14 addiritura giĂ il chiropratico ed il fisoterapista al seguito mi auguro proprio di no….se no si spiega perche’ non abbiamo grandi risultati giĂ a 14 anni i nostri so’ “fracichi”
;)
Roberto Commentucci says:
A Patrizio Rossi.
Io intendevo dire, scrivendo che Teodori e Compagnone sono tenuti sotto osservazione dal settore tecnico della FIT, che si tratta di due atleti di interesse nazionale.
I risultati di Tirrenia sono stati finora inferiori alle attese, l’ho scritto anch’io, dedicando un articolo credo esaustivo all’argomento, che trovi qua:
http://www.blogquotidiani.net/tennis/?p=2547
Le stesse cose, le stesse critiche,le ripetei a Supertennis, al talk show, sebbene tu creda che io abbia chissĂ quale fantasioso mandato filo-federale.
Io non ho opinioni preconcette: giudico sulla base dei fatti, a seconda delle circostanze e della mia coscenza.
Come è giusto rilevare (col senno di poi) che la scelta di Infantino fu errata, è anche giusto rilevare che la recente collaborazione tra la Federazione e i team privati è una novità molto positiva.
Infine, mi piacerebbe che il dibattito sui temi di politica federale fosse condotto con toni piĂą pacati e civili, e che si cercasse di ragionare assieme su quali potrebbero essere gli assetti piĂą efficaci per migliorare il nostro tennis, evitando, ogni volta, di accusare di malafede chi sostiene idee diverse dalle proprie.
Stefano says:
Ogni esperimento va elogiato, soprattutto considerando la nostra attuale situazione, quindi complimenti al circolo ed ai proprietari.
Sinceramente ignoro chi siano Teodori e Compagnone, il che mi lascia un po’ perplesso considerando che sono “giĂ ” dei 94. Comunque in bocca al lupo a loro, ne avranno bisogno
anto says:
Veramente da elogiare questi due lungimiranti imprenditori, magari ce ne fossero altri che abbiano la voglia e la passione per intraprendere iniziative del genere.
Freddo says:
In questo caso effettivamente il riferimento alla FIT nell’articolo era oggettivo (i due sono monitorati come tanti giovani per altro…non significa molto) ed in un certo modo non importante nel contesto dell’articolo. Il progetto è interessante perchè libero da vincoli federali e promosso da imprenditori coraggiosi ed evidentemente innamorati del tennis.
Su la Fit si potrebbero dire molto anche se bisogna dargli atto che ultimamente sta promuovendo i privati e quindi ha capito che la direzione iniziale intrapresa era sbagliata, logico che se i finanziamente fossero indirizzati secondo criteri obiettivi e trasparenti sarebbe meglio…
Io piuttosto come ho scritto nel mio articolo mi domando come si possa non dare l’accredito ad un giornalista come Riccardo Bisti per la finale della federation cup. Ed approfitto dello spazio dello spazio dei commenti al suo articolo per chiederlo direttamente a Roberto. Perche non gli l’hanno concesso? Solo perchè è stato critico con la FIT? Tutto questo è giusto secondo te?
federico di carlo says:
Mi sembra una bella iniziativa. Del resto gli sponsor privati giĂ danno i loro nomi alle squadre di basket e pallavolo che sponsorizzano. Sarebbe anche cosa buona se le aziende o i privati potessero essere messe a conoscenza di eventuali sgravi fiscali per queto tipo di sponsorizzazioni
Alessandro Nizegorodcew says:
Non so perchĂ© non glielo abbiano concesso, Freddo. E ovviamente non è giusto. Tra l’altro Riccardo è uno dei giovani giornalisti piĂą equilibrati e competenti che vi siano in Italia.
Alessandro Nizegorodcew says:
Il commento numero 8 è di Roberto Commentucci.. (che si è dimenticato di fare logout ed è diventato me.. ahahahahaha)
Freddo says:
Lo sarĂ diventato per invidia visto che tu hai ancora tutti i capelli e lui no
mister x says:
in riferimento a tutte le critiche di patrizio rossi , conosci con esattezza il valore di tutto il settore giovanile nazionale ed internazionale (del vecchio continente)che va dal 1991 al 1995 ti assicuro che ci sono un numero incredibile di buonissimi talenti,non di giocatori.Conosci il metodo per come sono divenuti talenti?Conosci quanti ragazzi italiani di buon valore vengono seguiti ed aiutati economicamente dalla federazione,fuori e dentro Tirrenia?.Conosci il numero dei giocatori che ogni anno entrano nei primi 100della classifica ATP.I nostri giocatori italiani uomini e donne,che sono tra i primi cento sono dei campioni di questo sport,fatti queste conoscenze e capirai che i primi 10 sono dei FUORICLASSE.Un consiglio il buon maestro Ă© colui che rovina il meno possibile il ragazzo talentuso.Abuon intenditore poche parole.
Freddo says:
Beh pero’ fare queste affermazioni e chiamarsi Mister x non mi sembra il massimo…magari se ci si firma uno ha un’idea con chi sta parlando….da come scrivi sembri Giancarlo Baccini, responsabile dela comunicazione FIT…anche se io sinceramente preferisco Baccini il cantante sai quello delle “Donne di Modena”…:)
Alessandro Nizegorodcew says:
Baccini il cantante … un idolo! Il pezzo su Andreotti era geniale!
atti says:
Complimenti al circolo… domanda ; e se invece che 2 ne avessero 5 o 6 ? Diciamo che aver puntato “solamente” su 2 ragazzi è a prescindere la scelta giusta di un circolo che voglia “veramente” provare a crescere dei futuri professionisti della racchetta (normalmente il circolo non sceglie ma mantiene tutto il gruppo dell’agonistica + o – allo stesso livello )… l’importante è non “sacrificarli” poi all’altare dell’agonistica (inteso come utilizzarli per promuovere la bontĂ del vivaio (utilizzandoli invece di allenarli seriamente) e/o abbandonadoli sul piu’ bello del percorso.
Avec Double Cordage says:
interessante ma temo che sia un po’ una goccia d’acqua nel deserto
Kill Bill says:
Bravo Roberto , sostengo moralmente la tua voglia di cambiare le cose.
Però mi pare che questa volta sei fuori strada.
Intanto onore ai dirigenti del 2 Ponti. Purtroppo non è una novità ma una pratica in disuso. Anni fa i grandi circoli seguivano le squadre under e i ragazzi non solo non pagavano per allenarsi ma prendevano anche qualche lira per fare attività internazionale.
Se uno avesse a disposizione fondi illimitati già adesso può fare a meno della FIT , puoi allenarti e giocare dove , quando e con chi vuoi, puoi iscriverti a tutti tornei senza chiedere nulla a nessuno.
Se tutto deve passare per i privati non c’è problema.Speriamo che ci siano tanti Fognini, Errani, Miccini, Quinzi ….. famiglie che hanno speso…quello che hanno speso. Che mi frega della FIT ?
Se invece vogliamo parlare del ruolo che una federerazione deve avere e sulla sua politica sportiva, ovvero che obbiettivi perseguire e come investire le risorse su quel tuo ” Ma le risorse pubbliche non sono infinite …..” ci sarebbe molto da discutere .
tirumapifort says:
E’ una iniziativa ammirevole che va incoraggiata e promossa.
Questa operazione si affianca a quella simile avviata dalla n/s associazione TIRUMAPIFORT che addirittura prevede di monitorare sul web lo “stato avanzamento lavori” della costruzione del giocatore.
Bravi !!!!!
Avec Double Cordage says:
mitico Roberto “Garibaldi” Commentucci, ho appena visto la puntata di tennis club dell’istituto luce, la prima volta che la trasmissione era interessante… eri un po’ Don Quixote contro i santissimi fedayyin ultra fondamentalisti (il santo padre non mi ha convinto e non è la prima volta, comunque complimenti al santo angelico molto stiloso, I’m serious, però l’argomentazione era parecchio deficitaria su quasi tutto ma ha ragione lei a dire la sua visto che uno slam lei lo ha vinto) ma veramente complimenti, e complimenti anche a chi ti ha invitato spero non sia stata l’ultima volta anzi secondo me dovresti esserci sempre altrimenti la trasmissione ha poco senso anche se ci sono stati degli evidenti miglioramenti.