
(Dario Bellino in panchina)
di Alessandro Nizegorodcew
L’ASD Le Pleiadi Moncalieri è senza dubbio la più gradita sorpresa di queste prime giornate di Serie A femminile. La Società del Presidente Carlo Bucciero è in testa alla classifica, grazie ai 7 punti conquistati in 4 partite. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare il capitano de Le Pleiadi, Dario Bellino, che ci ha raccontato questa bellissima, inaspettata, partenza lanciata..
Allora Dario, raccontaci queste prime settimane di Serie A.. Un inizio che ha sorpreso anche voi?
“Direi che la nostra è stata una partenza davvero inattesa, perché anche se la nostra rosa sulla carta sembrava qualitativamente migliorata con l’ingresso di Lisa Sabino rispetto l’anno precedente, abbiamo notato come le squadre concorrenti presentavano formazioni altrettanto rinforzate. Siamo partiti con l’idea di una salvezza o addirittura di una dignitosa retrocessione. Per ora direi che siamo a buon punto.. Se dobbiamo parlare del campionato in generale, ritengo che l’equilibrio sia davvero sorprendente. Se andiamo a vedere i risultati, notiamo come molti match siano finiti al terzo o con comunque con risultati che sembravano in bilico fino all’ultimo; poi come già detto precedentemente in altre interviste, la presenza o meno delle big influenza l’andamento dei match.”
Parlaci un po’ della tua squadra.. Chi ti ha sorpreso di più?
“In un modo o nell’altro tutte le mie giocatrici hanno dimostrato di voler onorare la loro presenza in squadra.. Un plauso alla nostra Eva Hrdinova, che ha giocato grandi match vinti (contro il viterbo e firenze) e un match molto valido perso al terzo set contro la Vinci. Poi anche Lisa (Sabino) si è comportata decisamente bene, vincendo con fatica e “cuore” nel primo match contro Valentina Sulpizio e perdendo domenica sempre in un match lottatissimo contro Verdiana Verardi. Peccato non averla avuta in formazione contro il Parioli a Roma. Discorso a parte per Giulia Gatto Monticone (la giocatrice di casa), che ha praticamente trascinato la squadra giocando e vincendo tutti i match (contro Floris, Burnett, Chieppa e Gabba) dimostrando quando lei tenga a questa manifestazione e quanto tenga soprattutto a difendere i colori di una società che la segue da quando era under..”
Che ambiente si respira durante un match di serie A e che differenze ci sono rispetto ad un incontro “normale” di torneo?
“Devo dire che la serie A riesce a stravolgere quel concetto di individualismo che è sinonimo di tennis. Ogni giocatrice la vive in modo diverso. Tralasciando l’aspetto economico (ricordiamo che è una bella opportunità per le giocatrici per monetizzare e poter svolgere la propria attività pro..), noto che il poter giocare per un gruppo, una società , permetta a chi sta in campo di trovare motivazioni diverse per poter esprimere il proprio gioco. Non è un caso infatti che giocatrici come la nostra stessa Giulia riescano ad offrire prove con continuità a squadre, spinte da quella voglia di fare che le porta a giocare al meglio. Questo secondo me lo si nota anche con le altre ragazze, “straniere” e non, che se inserite in un contesto piacevole e in un gruppo serio ma non opprimente, riescono a giocare divertendosi, senza pensare ai punti in scadenza in quella settimana o ai risultati da confermare. Per quanto riguarda i circoli, credo sia un modo per far parlare di se, un modo per rinvigorire l’attività sociale, un modo per dare lustro al proprio nome. Durante i match poi, l’atmosfera cambiaa da giornata a giornata. L’italia è folcloristica in questo ed ogni realtà è a parte. Trovi giornate dove ci sono 100 spettatori, giornate dove ci sono solo le giocatrici. Questo varia da circolo a circolo. Comunque l’aria che si respira è sempre di festa. Dopo il rammarico di una sconfitta o la gioia di una vittoria, la domenica sera ci si saluta, ognuno parte per i propri tornei, sapendo che all’indomani le stesse compagne sarebbero diventate avversarie… Questo è il tennis…”
Quali sono, dopo questi risultati, i vostri obiettivi?
“Per quanto riguarda il nostro obiettivo, direi che rimane sempre lo stesso: la salvezza. Nonostante questa posizione in classifica, non dobbiamo credere di aver risolto la questione playout. Per come è organizzato il campionato, fino alla fine non sai se sarai salvo oppure no. Sarei bugiardo se ti dicessi che non spero in un terzo posto (non dimentichiamo che oltre alle giocatrici gia citate noi in rosa abbiamo anche la bielorussa Kustova), che significherebbe farei play off, ma soprattutto evitare i play out. Io credo infatti che nei play out le squadre faranno carte false per mettere le loro migliori formazioni, il che vorrebbe dire giocare con squadre sulla carta decisamente piu forti di noi. Per ora godiamoci questo momento, con serenità e soddisfazione, e facciamo vedere al tennis italiano che “Le Pleiadi” sono tornate!”

(Giulia Gatto-Monticone)
7 Commenti to “Dario Bellino: “Le Pleiadi sono tornate!””
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vincenzo torzillo says:
ricodo le Pleadi d’oro quando c’era
Piatti e vi si allenvano i vari Camporese,Furlan,Nordegane mi pare Caratti
vincenzo torzillo says:
mordegan…
andrew says:
“Devo dire che la serie A riesce a stravolgere quel concetto di individualismo che è sinonimo di tennis…”
Ne siete ben consapevoli, eppure eccovi lì che vi esaltate!! State portando il tennis alla rovina…
Ale206 says:
Io, invece vorrei farvi notare come il Maestro Bellino abbia dato, anche grazie e soprattutto alle sue fantastiche ragazze, nuovo lustro a questo glorioso circolo di cui ultimamente, a mio avviso, si parlava un po’ poco..
Sul fatto di esaltarsi “ci sta” un po’ di sano ottimismo e consapevolezza nelle proprie risorse, e anche di edonismo epicureo, inteso come un conseguimento del piacere stabile, duraturo quello che si ottiene con la privazione del dolore e che genera serenità , tranquillità d’animo.
Alessandro Nizegorodcew says:
@ Andrew
scusa non ho capito.. Le Pleiadi portano il tennis alla rovina? spiegati meglio, perchè sono curioso..
andrew says:
Alessandro…
no, no…non sono le Pleiadi…Sono quelli che si esaltano per la serie A (o comunque la giustificano, perché, a loro dire, comunque consente l’attività agonistica di molti atleti con i soldini che elargisce).
Tuttavia, se rileggi la risposta di Bellino alla terza domanda, vi trovi tutta la confusione che regna sovrana nel tennis italiano oggi.
Inizia con un “Devo dire che la serie A riesce a stravolgere quel concetto di individualismo che è sinonimo di tennis.”, poi prosegue con un “(ricordiamo che è una bella opportunità per le giocatrici per monetizzare e poter svolgere la propria attività pro..)”, per finire con un “Questo è il tennis” che contraddice in tutto e per tutto l’assunto iniziale.
Il tennis di alto livello è uno sport individuale e professionistico, questo almeno sembra acclarato a livello mondiale. Se noi, per aiutare gli atleti, li facciamo giocare a squadre e a livello dilettantistico, io non riesco a capire dove stia il beneficio.
Facendo così non riusciamo a fargli capire che se vogliono diventare professionisti devono andare là fuori (out there…), competere nei tornei individuali e guadagnare con le loro forze i soldi per andare avanti, sennò è meglio che smettano come è naturale per chi non ce la fa. Al limite li si può aiutare agli inizi, con sponsorizzazioni, ma obbligarli a giocare a squadre in una competizione-esibizione con la paghetta del genitore-circolo mi sembra la strada sbagliata.
Alessandro Nizegorodcew says:
@ Andrea
Io credo che, almeno così l’ho intesa, che la frase “questo è il tennis” fosse riferita solamente al fatto che giocatrici che un giorno sono compagne, il giorno dopo si ritrovano contro.. ma non è comunque la parte fondamentale della discussione..
Parlando della seconda parte del tuo commento, mi trovi d’accordo in alcuni passaggi. La Serie A, così come è ora (organizzazione, durata eccessiva, pubblicizzazione degli eventi), non ha molto senso, se non quello, per i giocatori, di monetizzare ed avere un buon budget per poter fare una programmazione più ambiziosa l’anno dopo. Se tu mi dicessi: i circoli smettono di spendere 100.000 euro l’anno per la serie A e li investono nei giocatori che girano per il circuito, ti direi SI… ma purtroppo questo non avviene e la Serie A, per giocatori che viaggiano tra il 150 e il 500 del mondo è fondamentale.. visto che, come saprai benissimo, un giocatore deve pagarsi allenatore, preparatore atletico, viaggi e, se gioca future, anche gli alberghi..
Detto questo, io non eliminerei del tutto la Serie A, ma la giocherei in uno spazio di tempo molto limitato, cercando di creare molta attenzione sull’evento, disputandola magari nell’arco di due settimane (come in alcuni casi avviene all’estero, dove le coppe a squadre si giocano e nessuno le critica.. Germania, Francia, Austria, ecc)..