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M. Dell’Edera – FIT e giovani agonisti
Prof. Vincent Kenny – 2010 Lemon Bowl – Web version
P. Renella – genitore di tennista, le trappole da evitare
Questo l’articolo riassuntivo sulla Conferenza, svoltasi il 2 gennaio al New Pento 2000
Relatori di qualità e un ospite d’eccezione alla Conferenza a margine del Lemon Bowl.
“Prima costruisci l’uomo, poi il giocatore”. Era una delle massime preferite da Mario Belardinelli, il padre dell’ultima grande squadra di Davis del nostro tennis. E al buon vecchio Belarda, fosse capitato dalle parti del Circolo New Penta 2000, sarebbero certo fischiate le orecchie. Perché la sua frase è quella che meglio si presta per riassumere il senso della conferenza “Genitore di Tennista, un mestiere che si impara”, organizzata lo scorso 2 gennaio a margine del torneo giovanile Lemon Bowl dal Comitato Regionale Fit Lazio, presieduto da Fabrizio Tropiano.
Hanno partecipato, in qualità relatori, il tecnico federale Michelangelo Dell’Edera, il coach internazionale Francesco Elia, il collaboratore di Tennis Italiano Pierpaolo Renella (grande esperto di tennis giovanile), il preparatore atletico Gianluca Pasquini e lo psicologo sportivo Vincent Kenny.
Ospite a sorpresa, graditissimo, il capitano di Davis e Fed Cup Corrado Barazzutti.
Tutti i relatori hanno convenuto sull’importanza fondamentale dei genitori nella costruzione di un atleta con ambizioni di agonismo. Come ha affermato Francesco Elia, “la corretta interpretazione del proprio ruolo da parte del genitore è un requisito importante quanto il talento tecnico e fisico.“
La Conferenza aveva un obiettivo duplice: da un lato, fornire ai genitori degli strumenti conoscitivi, per guidarli verso scelte consapevoli e informate e per aiutarli a relazionarsi al meglio con i piccoli atleti e con lo staff tecnico che li circonda; dall’altro lato, aprire un canale di dialogo tra genitori e Federazione, per individuare i principali problemi che le famiglie si trovano ad affrontare nella lunga ed impervia strada che porta al professionismo.
Michelangelo Dell’Edera ha illustrato la nuova struttura del Settore Tecnico federale e ha richiamato i principi – anche comportamentali – in base ai quali vengono individuati i ragazzi da seguire: particolare attenzione viene prestata a caratteristiche come la correttezza, l’autonomia, il comportamento in campo, la motivazione, l’umiltà, che costituiscono oggigiorno il bagaglio imprescindibile di tutti i giocatori professionisti.
Francesco Elia ha sottolineato l’importanza, per la costruzione di un giocatore, di avere una visione mirata al lungo termine: non porsi scadenze immediate, spingere il bimbo a vincere subito, a tutti i costi, ma guardare al vero obiettivo: il miglioramento tecnico, fisico e tattico, per vincere domani, quando conterà davvero.
Pierpaolo Renella ha passato in rassegna gli errori più comuni che i genitori tendono a commettere: trasferire sui figli le proprie ansie e frustrazioni, mettersi in competizione con altri genitori, alterare le dinamiche familiari, sovrapporre i propri desideri a quelli dei propri figli.
Gianluca Pasquini ha parlato del giusto approccio alla preparazione atletica e della sua importanza fin dai primi anni di attività: sia per migliorare le prestazioni, sia per prevenire gli infortuni. Ha poi raccomandato che venga posta massima cura nella scelta degli attrezzi, raccontando come spesso, nel passaggio fra under 10 e under 12, vi sia spesso da parte dei genitori troppa fretta nel far adottare ai figli racchette troppo pesanti, che poi spesso generano problemi tecnici o peggio, infortuni o problemi posturali.
Lo psicologo sportivo Vincent Kenny ha illustrato le principali dinamiche dell’interazione psicologica fra genitori e figli agonisti e ha spiegato come, quasi sempre, dietro giocatori ansiosi o fragili vi siano scelte educative e pedagogiche non corrette, che non consentono al giovane di formare una personalità equilibrata e di imparare a gestire lo stress della competizione.
Vivace ed animato il dibattito, nel quale sono emersi parecchi spunti di discussione: dal problema della scarsa disponibilità dei campi per gli allenamenti dei giovani, a quello delle superfici di gioco (troppo pochi i campi in cemento su cui organizzare tornei), a quello degli elevati costi delle trasferte per i tornei Tennis Europe all’estero. A questo riguardo, Michelangelo Dell’Edera ha ricordato come il nostro paese abbia diritto ogni anno ad 80 partecipazioni gratuite ai 40 tornei organizzati da Tennis Europe e come il Settore Tecnico abbia consentito a circa 70 giovani, nel solo 2009, di fare questa importante esperienza di gara.
I genitori intervenuti, molto numerosi, hanno manifestato incondizionato gradimento per l’iniziativa, auspicando che incontri simili possano essere organizzati con maggiore frequenza.
gennaio 13th, 2010 at 19:40
“la corretta interpretazione del proprio ruolo da parte del genitore è un requisito importante quanto il talento tecnico e fisico.“
E l’interpretazione esatta sarebbe (secodo loro), paga, stai zitto, poi ti faremo sapere…
Ma vaffantennis va..
gennaio 13th, 2010 at 22:41
Bboono Madmax,,,,,,,,,,,,
gennaio 14th, 2010 at 01:34
E’ una forma di intimidazione preventiva ?
gennaio 14th, 2010 at 08:50
Siete davvero deludenti quando fate così, ragazzi,
gennaio 14th, 2010 at 09:33
Comunque stasera su Supertennis, a partire dalle 21.00,nel contenitore “sotto rete” verrà trasmesso un servizio curato da Ale “Chuck Norris” Nizegorodcew sulla conferenza.
Supertennis è visibile (dico per Stefano che è in Nigeria) anche in streaming a questo indirizzo:
http://www.supertennis.tv/
gennaio 14th, 2010 at 13:07
Certo che il fatto che diverse campionesse, sono state prodotte dal lavoro dei genitori e non dei coach. Marion Bartoli tra l’altro non ha neppure un fisico d’atleta ed arrivata alla finale di Wimbledon(miglior risultato di tutta la storia del tennis italiano una semifinale di Nicola Pietrangeli), per poi non contare anche quelle i cui genitori sono indicati come esempi da evitare. Quindi Roberto mi dispiace, ma per creare delle seconde categorie vanno bene tutti i discorsi delle presentazioni di cui sopra, per qualcosa di più ci vuole una lucida follia.
gennaio 14th, 2010 at 13:08
@Rob
E per non esserlo cosa dovremmo fare?
Pagare , stare zitti e aspettare che ci informino?
gennaio 14th, 2010 at 13:23
Mah, Roberto … A volte sembra che i Coaches e i Federali accettino la collaborazione dei Genitori solo partendo dal presupposto che …se ne stiano al loro posto (come vedi non ho detto Fuori dalle palle) mentre noi ci siamo sempre battuti per far prevalere un altro punto di vista che non e’ che Tutti i Genitori sono Buoni er Tutti i Coaches sono Cattivi ma au contraire, che ci sono Genitori e Genitori e Coaches e Coaches (e Preparatori e Preparatori). Giudicare solo in base all’appartenenza ad una delle categorie e’ sicuramente sbagliato soprattutto in un ambiente dove sono forse paradossalmente piu’ i Genitori ad aver portato i propri allievi ai primi posti dei ranking che i Coaches tanto da farci pensare che anche il Ruolo del Coach come l’Amore nel fim The Devil Advocate con al Pacino nel ruolo del Diavolo, sia un tantino sopravvalutato.
Ma non da noi Genitori: dai Coaches stessi !
Allora: ci sono Genitori che meriterebbero la tortura…Ma anche alcuni Coaches, Maestri, Preparatori, Giornalistri, Dirigenti e anche Atleti.
In conclusione: negare l’accesso a Mad Max a Tirrenia e’ una porcata.
Lo fai entrare e se si comporta male la prossima volta o sta a casa o non gli convochi la figlia.
Ma la prima volta lo fai venire e ci parli perche’ il posto di un genitore come Max e’ accanto a sua figlia (soprattutto se in quel week end il suo coach e’ impegnato!)
Questa e’ la mia opinione, senza intento polemico. Se l’obiettivo e’ valutare e dare indicazioni a chi segue il giocatore/trice per migliorare onestamente faccio molta fatica a vedere il percorso logico alla base di una regola in un certo senso discriminatoria. Ovviamente mi si puo’ sempre rispondere che nessuno mi obbliga ad andarci. Certo.
gennaio 14th, 2010 at 13:29
…la discussione del ruolo dei genitori, nel nostro ambito, è semplicemente stucchevole…
I genitori, unici non-addetti ai lavori costretti a diventarlo per palese assenza degli addetti ai lavori, diventano il punto di partenza per una riforma del sistema tennis…
complimenti per la lungimiranza…
magari sono strano io, ma partirei dal chiedermi dove sono, chi sono e cosa fanno gli addetti ai lavori…
gennaio 14th, 2010 at 13:32
Caro Tilden, il dibattito è aperto.
E’ vero che molte campionesse sono state prodotte dalla lucida follia dei genitori. Tuttavia, ragionando esclusivamente in questi termini, si rischia di commettere un errore di prospettiva: non si può guardare solo a chi è arrivato. Bisogna guardare anche ai tantissimi che non ce l’hanno fatta, stritolati dalle troppe pressioni, e che spesso hanno fatto vite da disadattati.
Una Federazione, istituto con finalità pubbliche, deve ovviamente procedere assumendo comportamenti socialmente ed eticamente virtuosi, mica può mettersi a fare il frullatore di ragazzini…
In ogni caso, a mio avviso fra chi ce l’ha fatta ci sono tantissimi esempi di genitori molto presenti che però hanno saputo gestire (in modo manageriale) le risorse umane e tecnologiche necessarie per far crescere i propri figli, sapendo creare un team di professionsti in grado di lavorare bene assieme, ma senza sostituirsi ai professionisti.
E’ anche per questo che molti fra quelli che ce la fanno sono figli di imprenditori. Non solo, ovviamente, per le superiori disponibilità economiche, ma anche per la maggioer attitudine relazionale e gestionale che un imprenditore ha nel coordinare, capire e gestire le risorse umane, quali sono tecnici, preparatori, e anche dirigenti federali. Una buona capacità di conoscere gli uomini, in questo campo, è fondamentale.
Io credo che le Federazioni dovranno evolvere, imparando ad adattare i loro comportamenti caso per caso, pur con un quadro giuridico certo. Cercare di gestire il mad max competente e preparato (perché come scrivevo in altro topic ce ne saranno ssempre di più), così come il genitore rompiscatole e dannoso, categoria che rappresenta ancora la stragrande maggioranza, purtroppo.
Comunque ci sono anche esempi di top 10 con genitori che non sonomai scesi in campo con i figli, vedi Pennetta, ma anche Dementieva o Kuznetsova, o Petrova, o tante altre.
E nei maschi ancora di più.
Purtroppo, non c’è una ricetta valida per tutti: credo anch’io cche la Bartoli, ad esempio, non sarebbe mai arrivata in finale a Wimbledon senza suo padre.
Ma è difficilissimo generalizzare.
gennaio 14th, 2010 at 13:57
@ Rob
Ma cosa stai dicendo?
La Dementieva se non è arrivata numero 1 è soprattutto perchè non hai mai avuto un coach e di conseguenza nemmeno un servizio!!
Le altre due, entrambe figlie di campioni dello sport, avevano come interlocutori gente che mettevano in testa alle loro priorità il lavoro duro e l’arrivare al top, ma soprattutto a differenza degli addetti ai lavori del tennis italico, sapevano benissimo come arrivarci lassù in cima, avevando parecchia confidenza con certi risultati nelle varie discipline..
Al contrario da noi se pretendi di lavorare più di due ore al giorno sei uno sfruttatore ed in più i figli li devi dare in mano a gente che al massimo ha vinto la coppa del quartiere perchè altrimenti costa troppo cara (alla federazione).. E’ ovvio poi che anche il padre che fa l’operaio metallurgico può fare meglio considerando che almeno alla base ci sono la fame ed il bene del proprio figlio..
Come al solito poi si parla sempre del passato, mentre invece sarebbe utile guardare al futuro e per quello saranno sempre meno le cose lasciate al caso, perciò sempre di più i genitori saranno fondamentali. Capirlo in tempo vorrebbe dire avere la possibilità tra un po’ di anni di trovarsi in casa dei campioni, far finta di niente significherebbe andare sempre peggio..
Tra l’altro se cambieranno la formula di Davis e Fed Cup, cominceranno a giocarla tutti i migliori ed allora non potremo più attaccarci nemmeno a quelle (in realtà solo alla Fed Cup). Non a caso stamattina Barazzutti intyrvistato da Sky non è affatto d’accordo con il cambio di formula..
gennaio 14th, 2010 at 14:06
La Dementieva non è mai stata allenata dalla mamma, ma evidentemente da coach che non sono stati capaci di insegnarle il servizio (che comunque ultimamente ha migliorato parecchio).
E poi Max, giusto guardare al futuro, ma mi pare azzardato dire che in futuro arriveranno in alto solo i ragazzi allenati dai genitori, dai.
Sul cambio di formula della Davis non sono d’accordo nemmeno io, e nemmeno uno come Riccardo Bisti che certo non è tenero con la Federazione. In sostanza se avete letto bene, ogni match fra nazioni sarebbe basato su un solo singolare, nel quale vi sarebbe la possibilità di sostituire in corsa il giocatore.
La proposta è un baraccone pubblicitario, che serve solo a snaturare il nostro sport.
L’articolo dell’ottimo Riccardo riassume benissimo i termini della questione.
http://www.tennisbest.com/index.php?option=com_content&task=view&id=2103&Itemid=74
gennaio 14th, 2010 at 14:18
scusate a tutti se intervengo. ho solo una domanda per MADMAX
ma è vero quello che ho letto? ti hanno negato l’accesso a Tirrenia con tua figlia?
e come mai? quanti anni ha tua figlia se posso chiedertelo?
grazie
gennaio 14th, 2010 at 14:33
Mi aggrego da buon ultimo.
Non può esistere un sistema che si basi sul ruolo del genitore/coach, così come non può esistere una FIT che non tenga conto del ruolo dei genitori.
Se parliamo di sistema e/o anche di processo. Personalmente come dirigente ho chiesto ai genitori di partecipare attivamente alla vita della squadra (e siccome sono 17 ragazzine = 34 più famiglie allargate
se hanno qualsiasi problema io sono a disposizione. Se hanno bisogno di spiegazioni tecniche rispondo io, ecc.ecc.. Ma noi siamo, appunto, una società sportiva in cui tutte le squadre hanno uno o due allenatori, nel nostro caso 2 allenatori e un aiuto (io) e un dirigente (io).
Nel tennis, almeno quello che conosco io, tutti questi ruoli, sopratutto nel settore giovanile, confluiscono nel maestro, che allenando a tempo pieno non so quanti agonisti, con quante persone avrebbe a che fare?
Bisogna capire che è un problema organizzativo. Perchè qualcuno pensa che il genitore/coach funzioni? Perchè il genitore che può, cioè quello che ha il tempo per farlo, si dedica totalmente al proprio figlio (e in molti casi, diciamocelo anche francamente, purtroppo), cosa che un maestro non potrà mai fare, ma nemmeno un accademia potrà mai fare, come dimostrano anche le recenti esperienze.
Il problema di fondo, quindi, non è il conflitto genitori/FIT o genitori/maestro, ma un sistema che non gestisce, non coordina e non filtra nemmeno, lasciando che ai professionisti vi possano accedere tutti, basta pagare. Sarebbe come a dire che siccome io voglio migliorare il mio tennis e sono miliardario, chiamo Piatti, lo pago due mln di Euro l’anno + spese + ecc.ecc. e lui me lo puppo io.
Magari
gennaio 14th, 2010 at 14:57
Roberto…
perché la Davis è connaturata al tennis? Sì, al tennis di 50 anni fa…
poi, ogni iniziativa che possa portare l’ATP (sindacato dei giocatori) a prevalere e marginalizzare l’ITF e le Federazioni (sindacato di circoli e loro dipendenti), è sicuramente un’ottima iniziativa…
gennaio 14th, 2010 at 15:02
@Rob
La mamma non scendeva in campo ma era a bordo campo che è praticamente la stessa cosa..
E non è per nulla azzardato pensare che saranno sempre di più i giocatori di vertice seguiti dai genitori (in Italia attualmente è l’unica chance e la prova è che infatti di vero vertice non ne abbiamo), non fosse altro che per un mero problema economico.. Come giustamente dice Gus non essendoci un sistema che funzioni e che forzatamente dovrebbe partire dal formare insegnanti di buon livello incentivati da un riscontro economico a creare giocatori professionisti, è ovvio che un qualsiasi genitore interessato possa far meglio, perchè già è avvantaggiato in partenza dal fatto di essere il genitore (e quindi almeno fino ad una certa età, quella più importante viene ascoltato) e in più potrà dedicare al proprio figlio tutto il tempo, l’attenzione e la personalizzazione di cui ha bisogno e perciò se anche non sarà perfetto sarà sempre meglio del poco uguale per tutti offerto dai classici maestri.. Anche perchè con i soldi risparmiati ogni tanto ci si può permettere un check dai top coach..
Oggi se poi vuoi un buon maestro che si prenda cura al 100% di tuo figlio servono i soldi di Berlusconi senza che il maestro in questione abbia mai raggiunto nessun tipo di risultato inerente al raggiungimento dell’obbiettivo, ecco perchè senza nessun dubbio il domani tennistico soprattutto italiano sarà strettamente legato all’impegno profuso dai genitori.. Le chances aumenterebbero se la federazione collaborasse con loro….
@Gus..
Come sempre il problema è uno solo: i soldi!!
gennaio 14th, 2010 at 15:07
Per quanto riguarda la Davis…
Nemmeno a me piace il tie break al 5 o il cambio del giocatore ma quel che è certo è che così com’è ora non ha senso, perciò qualunque cambiamento che porterà a fare in modo che tutti i migliori giocatori del mondo ci tengano a vincerla e scendano sempre in campo per farlo sarà una cosa ben fatto..
@Congy
Mia figlia ha 11 anni..
gennaio 14th, 2010 at 15:30
Bravo Tilden, sono perfettamente d’accordo…Quella lucida follia che a me manca (ma mi mancano anche i 20 cm in piu’ di mio figlio …) ma che forse Mad Max ha.
gennaio 14th, 2010 at 16:02
Stavolta non condivido quanto scrive Roberto ma sono dalla parte di mad max, per me seguire mia figlia e diventare il suo coach è una necessità e non mi riferisco solo all’aspetto economico. Ovviamente come Mad Max che ha nella figura del Catizzone il suo referente primo interlocutore anche io ho il mio referente su cui aggrapparmi e che mi fa da punto di riferimento. Un referente che però, per ragioni ovvie, se mia figlia in qualsiasi momento della giornata, settimana, mese mi chiede di essere portata a giocare a tennis non può essere sempre a mia disposizione neanche dietro lauto compenso.
Pe la Dementieva, questa storia del servizio l’avevo sentita dire ad una mamma di una top regionale under 14 quando mi ero permesso di critare la seconda delal figlia. Risposta, si ma anche la Dementieva non ha servizio eppure è li. Bah
gennaio 14th, 2010 at 16:07
cmq come ho scritto in altro post, solidarietà a mad max ma la bimba la manderei ugualmente a Tirrenia.
gennaio 14th, 2010 at 16:51
@max:
il problema è che tendiamo a sopravvalutare il genere umano, ma questa è un’altra storia
A chi interessa consiglio a tal proposito e per la trentesima volta “allegro, ma non troppo” nella seconda parte.
Illuminante, 100 paginette veloci, veloci, ironiche ma assolutamente illuminanti.
gennaio 15th, 2010 at 09:21
beh non posso essere che d’accordo con Madmax e gli altri genitori…
purtroppo oggi è così…i genitori non hanno molte alternative…il problema non è neanche la qualità dei maestri…che sarebbe pure buona…
il vero problema è che il nostro sistema appunto non garantisce una scuola agonistica di qualità..
per scuola agonistica di qualità intendo….maestri che seguano ragazzini quotidianamente per un paio di ore al giorno almeno…preparatori atletici validi e pure i mental trainer…che per me hanno vera importanza proprio tra i ragazzini…
in queste condizioni è necessario che i genitori prendano certe iniziative che ad esempio in Spagna sarebbero inappropriate…
la FIT prima di educare i genitori …dovrebbe educare se stessa…prima offri un sistema valido ai genitori e poi fa tutte le conferenze che vuoi sul ruolo dei genitori…a quel punto si potrebbero seguire con un certo interesse…
al momento queste conferenze mi sembrano alquanto inutili…
gennaio 15th, 2010 at 12:13
Una volta chi cercava di far crescere il proprio figlio/a si doveva ingegnare per cercare di non affidare il proprio pargolo a qualche allenatore incapace, oggi bisogna anche difendersi da giornalistucoli che per vendere due libri non esitano ad infamare genitori che hanno fatto un ottimo lavoro, portandoli nel professionismo e facendoli entrare dalla porta principale.
Chiedere al papà della Wozniacki il quale si deve difendere da una biografia non autorizzata, secondo la quale svela inquientanti risvolti del rapporto tra la figlia e il padre Piotr. Secondo il giornalista danese Kurt Lassen, sarebbe un vessatore e un pericolo per la figlia…..incredibile….ma com’è possibile che un giornalista si permetta di asserire certe congetture…….ci vogliono fatti e non aria fritta…….uno così e da prendere a calci nel sedere……….
gennaio 15th, 2010 at 12:41
@ max
ha 11 anni e non ti hanno fatto entrare con lei a Tirrenia? ma perchè?
gennaio 15th, 2010 at 13:34
@congy
Perchè non sono un istruttore federale..
gennaio 15th, 2010 at 13:44
Io non ci credo Mad max…ma ci mancherebbe…Tirrenia non è la Nasa……….
gennaio 15th, 2010 at 14:52
@Anto
Purtroppo è la verità…
gennaio 15th, 2010 at 15:17
Adesso capisco perchè non esce mai nessun giocatore da Tirrenia….se è a compartimenti stagni e burocratizzata all’estrema potenza è difficile produrre qualcosa di buono……