In questa lunga intervista, Claudio Pistolesi si sofferma sui temi più caldi del momento, a partire dalle vicende Bolelli (ormai in crisi nera di risultati) e Seppi (No alla Davis), senza tralasciare ovviamente il suo attuale allievo Michael Berrer, sempre più in ascesa nel ranking Atp.
di Alessandro Nizegorodcew
Partiamo dai fattori mentali. Convieni con me che le problematiche di Simone siano soprattutto di carattere mentale, molto più che tecniche, tattiche o fisiche? E a cosa sono riconducibili a tuo avviso?
“Che sia confuso nel gioco mi sembra evidente per chiunque lo guardi. Ci vado con i piedi di piombo a dare giudizi tecnici un po’ perché non mi voglio intromettere nel lavoro di un collega e poi non è mio stile girare il coltello nella piaga, soprattutto dalla posizione di ex coach di Simone che ha ottenuto risultati eccellenti con me, sempre in crescendo per quasi 4 anni e interrotti più o meno al best ranking di 36 del mondo. Di certo e’ allucinante veder Simone di nuovo a 130 in classifica come tre anni fa. Il mio divorzio professionale è stato limpido e con il mantenimento di un ottimo rapporto umano, quindi non c’entra nulla. A che cosa sono riconducibili? Secondo me tecnicamente parlando non mi permetto di giudicare e bisogna chiedere a Piatti, ma parlando in generale, le pressioni enormi che la fit, soprattutto con gli attacchi personali pubblici, violenti e ingiustificati, di Binaghi e Pietrangeli nel 2008, hanno avuto un peso enorme nella serenità di Simone. Mai vista una federazione accanirsi così contro un atleta che in quel momento era il numero 1 d’Italia. Ma il Coni cosa ci sta a fare? E adesso essere di nuovo “sotto la fit ” come vedo scritto, e’ di certo un enorme peso, forse inconsapevole, che si trascina dietro. Ma sono certo si riprenderà e ripartirà la sua scalata, con Piatti, verso i top ten come minimo. Questa e’ la mia opinione.“
Molti parlano di problemi di spostamento e alla risposta, ma non si tratta forse più di attivazione (per quanto riguarda la risposta) e di troppa tensione (spostamenti con gambe troppo “dure” come accaduto a dubai nel primo set con melzer)?
“Sta cosa della risposta, supportata da numeri, è una dichiarazione di incompetenza tennistica da parte di chi la tira fuori ogni volta. Non si può giudicare un giocatore a pezzi. Steffi Graf ha giocato il rovescio solo in back per una vita e ha vinto 22 slam. Se fosse stata italiana avrebbero detto … eh pero’ non ha il rovescio… Il cattivo rendimento alla risposta (che per qualcuno è servizio, per altri un altro colpo, per altri la difficolta’ nel tenere alta l’attenzione), e parlo per tutti non solo per Simone, è una conseguenza di qualche magagna che va ricercata nell’equilibrio generale tecnico-fisico-mentale del gioco in quel momento. E’ un lavoro di insieme, non fatto a pezzi.”
In linea generale, tra i tennisti top-50 e top-100 che hanno un gioco sicuramente di grande valore, a tuo avviso in che percentuale conta il fattore mentale?
“Guarda, sto allenando Michael Berrer che proprio la prossima settimana dovrebbe entrare per la prima volta, a 29 anni, nei primi 50, suo best ranking. Quindi penso di poter parlare con cognizione di causa. Non ci sono percentuali per arrivare a questi livelli. Cerco di dare il massimo al giocatore su tutto. Devi fare un lavoro completo anche se costa tantissime energie e non tutti sono in grado di farlo. E’ importante lo staff di cui il coach si circonda. Fisicamente per Michael lavoro con Klaus, il suo preparatore, a Stoccarda; e’ bravissimo e Michael limita tantissimo i danni di perdita di velocità di avere 20 kg di più degli altri, che però sfrutta alla grande come potenza. Mentalmente è dove mi sento piu’ preparato e ringrazio il Prof. Tamorri che mi ha formato benissimo in questo campo come allenatore, in diversi anni di lavoro. Per questo riesco spesso a motivare e far credere in se stesso il giocatore e di poter raggiungere i suoi obiettivi. Anche tecnicamente sono corazzato come insegnante per essermi allenato da giocatore con Alberto Castellani, il miglior tecnico d’Italia, e con Martin Simek, che sulla tecnica era un genio assoluto. Da loro ho appreso la maggior parte dei concetti con cui curare la “TECNICA PURA” di ogni giocatore. Quindi come vedi si fa tutto al massimo senza potersi permettere di avere buchi. Tutti gli aspetti al 100 per 100.”
Potrebbe essere utile un mental coach per bolelli? In generale è una figura che a tuo avviso può essere importante nel mondo del tennis?
“Simone ha lavorato alla grande col prof. Tamorri e uno dei motivi di disaccordo tra me e lui è stato proprio che ad un certo punto (verso la fine del rapporto) mi ha detto che non ne sentiva più il bisogno. Ma sono certo che Piatti sta lavorando in questo senso e qualunque sia la sua idea la rispetto. Nel mondo del tennis è fondamentale, a mio avviso. Con Michael lavoriamo a Stoccarda con un preparatore mentale e si fa lavoro di squadra alla grande.”
Partendo dal presupposto che Simone è un grande giocatore e Piatti un grande allenatore, è possibile che i due non viaggino sulla stessa linea d’onda? Credi riuscirà a risollevarsi con piatti? io ricordo che tu gli avevi consigliato perlas.. Credi ancora oggi (a maggior ragione) potesse quella essere la soluzione ottimale, ripeto, senza nulla togliere alle invidiabili capacità di Piatti?
“Non mi permetto di mettere il naso, sono l’ultimo che può farlo per i motivi che spiegavo prima. Perlas lo avevo consigliato io a Simone appena smettemmo. Era motivato e avrebbe seguito solo Simone che è anche quella una cosa importante a questi livelli.”
Per come conosci Simone, può pesargli il fatti che Piatti non segua solo lui ma anzi segua un giocatore più avanti di lui in classifica come ljubo?
“Credo si possa dire che ci sono vantaggi e svantaggi..”
Davide Sanguinetti, in diretta da noi, ha detto che il suo obiettivo è quello di allenare un grande giocatore italiano.. quali sono, tu che lo conosci bene, le qualità professionali di Dado? Lui stesso ha detto che sta studiando molto a livello “teorico” perché, immagino, certe mozioni di biomeccanica o di preparazione atletica o di nuove metodologie non le conosce per bene..
“La sensibilita’ di “sentire” il gioco e i canali comunicativi col giocatore sono le qualità più importanti per un coach. Con la rivista Matchpoint sto facendo un lavoro giornalistico del quale sono molto fiero. Sto intervistando i migliori coach del mondo, ai quali domando anche quanto basano il loro lavoro sui libri. Finora Davin, Perlas, Vajda, Nystroem, Lundgren, hanno tutti risposto che i libri rivestono una percentuale bassa o nulla nel loro lavoro. Io ho sviscerato un libro “TENNIS TRAINING ” di Castellani D’Aprile Tamorri che mi ha aiutato tantissimo e che è l’unico libro importante sul tennis di alto livello mai scritto in Italia. E anche questa penso sia una voragine culturale vergognosa da parte della federazione che fra i suoi compiti avrebbe quello di migliorare la cultura tennistica del nostro tennis. La UISP in questo senso è anni luce avanti. Davide ha tutto, ma proprio tutto, per essere un grande coach. Ho organizzato per lui un lavoro in Giappone, col numero 1 Go Soeda, e sta facendosi apprezzare alla grande ed è tra i coach della Davis Giapponese. Come capitano di davis sarebbe dieci volte meglio di Barazzutti e sono certo che i giocatori sarebbero molti più contenti e le polemiche infinite (a proposito e adesso con Seppi come la mettiamo?) sarebbe molto attenuate. Barazzutti ha fatto il suo tempo in Davis e dovrebbe elegantemente dare le dimissioni. Si concentrasse sulla Fed Cup che gli viene molto meglio.”
Quanto è importante per un coach essere sempre aggiornato, studiare, informarsi sempre di più?
“E’ importantissimo secondo me ma se non c’è la “vocazione” come per i sacerdoti e la passione come scelta di vita, fare il coach è come mettere l’acqua in un bicchiere senza il fondo…”
Siamo arrivati all’argomento Seppi. Facciamo una premessa però.. Berrer è stato convocato in Davis, tu volevi che andasse e invece il tedesco ha rinunciato. Una situazione piuttosto paradossale per te..
“Si dopo i casini di due anni fa mi è venuto anche un po’ da ridere quando Michael mi ha detto, assolutamente in maniera corretta e professionale, che andare a Dubai outdoor, poi andare indoor di nuovo in Davis contro la Francia (non la Bielorussia!) e poi andare di corsa al Master 1000 di Indian Wells era uno sconvolgimento troppo pericoloso per partire per il mese americano al meglio. Un tennista di questo livello vuole fare e deve fare SOLO le cose al meglio. Il problema è stato che Patrick Khunen, mio amico e capitano molto in gamba della Davis tedesca, si è “convinto” di Michael dopo Zagabria, giustamente, e quindi molto tardi. Patrick mi ha detto “mi dispiace, ma continuate così, sono al vostro fianco per qualunque cosa e magari ci sarete la prossima volta.” Mi ha anche invitato a far parte della squadra come coach, cosa che mi sarebbe piaciuta da morire. Gli ho chiesto se sono previste sanzioni per MIchael. Mi ha chiesto se avessi bevuto troppa birra e mi ha ricordato che la Germania adesso è un paese democratico e rispettoso della libertà individuale delle persone e delle scelte che li riguardano.
I dirgenti incompetenti di tennis di alto livello non capiscono che c’è una parolina “programmazione” che è una delle chiavi della sopravvivenza prima e del miglioramento poi, di un tennista professionista. La lettera di Seppi è una testimonianza di professionalità. Quando racconto dei regolamenti fit all’estero pensano che io esageri o li stia prendendo per i fondelli. Anche umanamente stentano a credere che un piccolo (in ambito internazionale) presidente dilettante si possa permettere di offendere addirittura in conferenza stampa i primi due tennisti d’Italia, rappresentanti veri del nostro paese grazie ai loro meriti sul campo e non grazie a vittorie elettorali in ambito di club ricreativi (per di più senza avversario di fronte) Tutti: la stampa, gli altri giocatori, i coach, a partire dal suo, dobbiamo essere uniti al fianco di Andreas. Qui c’è in ballo il diritto umano di poter decidere del proprio futuro, della propria carriera, visto che siamo in un paese democratico che ha una Costituzione che garantisce diritto di opinione. Andreas è un esempio di coraggio. Qual è il senso di convocare un tennista in Davis che ha appena mandato una lettera dicendo che nel 2010 non giocherà la Davis? Andreas è stato anche troppo buono a dare spiegazioni. Anche lì il fatto che Binaghi, ancora presidente fit fino al 2012, l’anno scorso abbia detto, di nuovo in conferenza stampa dopo l’incontro con la Slovacchia, “che era vittima di un piano criminale oppure in confusione mentale”, sia stata una delle gocce a far traboccare il vaso. Anche il rapporto con Barazzutti mi è sempre sembrato pessimo. Andreas non esce dai primi 50 da una vita, ha fatto semifinale in un Master Series, quarti di finale in doppio in uno Slam e ha battutto Nadal. Comunque è un giocatore molto dignitoso che ha ancora da dare moltissimo nei prossimi anni. Viene da una famiglia e un ambiente sani e sportivi e di grande esempio per i giovani. Vorrei anche io vederlo vincere di più ma lo farà. Io credo in lui. Io lo rispetto in maniera assoluta e invito con forza TUTTI a rispettarlo di più come giocatore, ma soprattutto come uomo con GRANDISSIMA dignità e rispetto per se stesso. Ha fatto una scelta professionale uguale a Berrer, a Tommy Haas, a Roddick, a Blake, A FEDERER, e tantissimi altri. Ma ha la sfortuna di essere tennisticamente italiano e quindi, rispetto a tutti gli altri, caricato di tensioni e attacchi vergognosi, ingiustificati e autolesionistici. Vai Andreas, in bocca alupo e vola sempre alto!“
54 Commenti to “Intervista a Claudio Pistolesi: Il Coach Romano a 360°”
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Stefano says:
Grande Pistolesi, come sempre niente peli sulla lingua
Freddo says:
Grande intervista bravo Ale e Claudio sempre diretto ed onesto!
anto says:
Bellissima intervista, da parte di entrambi.
Monet says:
sarebbe una bella intervista se….non si fosse parlato per niente di Simone.conosco Pistol da tempo e so come possa aver risposto col…freno tirato,primo per non mancare di rispetto al suo collega Piatti,secondo per non mettere in imbarazzo Bolelli o chi pewr lui,terzo perchè sotto sotto sono convinto farebbe carte false per poterlo nuovamente allenare e intraprendere con lui il discorso interrotto circa 1 anno fa
Luigi says:
Complimenti, ma anche un paio di domande al coach Pistolesi (se ci legge ):
Secondo lei puo’ un ragazzino crescere, tennisticamente parlando, in circoli “ricreativi”(Cioè il peccato originale non sta proprio in questo, nella dispersione e segmentazione delle poche risorse, e nella logica del primo non scontentare nessuno) ?
Sarà mai possibile veder nascere delle associazioni sportive svincolate dalle logiche di breve termine che si danno i circoli, con l’unico obbiettivo dichiarato di svolgere attività agonistica investendo sui giovani ? e/o lei intravede altre alternative ?
Kill Bill says:
” Gli ho chiesto se sono previste sanzioni per MIchael. Mi ha chiesto se avessi bevuto troppa birra e mi ha ricordato che la Germania adesso è un paese democratico e rispettoso della libertà individuale delle persone e delle scelte che li riguardano.”
Noi purtroppo no.
claudio pistolesi says:
rispondo a Luigi
Dipende dalle persone da cui e’ circondato il ragazzino. Se la famiglia , il maestro , i dirigenti del circolo hanno tutti una cultura spoertiva di buon livello e fanno gioco di squadra, isolandolo dai falsi motivi da cui puo’ prendere fiducia nel suo gioco e crescere con un alto profilo tennistico , si. Mi rendo conto che per far si che queste condizioni si possano verificare da noi oggi ci sono quasi le stesse probabilita’ della cometa di Halley,
Che possa essere possibile dovrebbeessere un diritto garantito dalla nostra Costituzione. Per le alternative ci potrebbero essere novita’ entro un anno se alcune cose vanno per il verso giusto. Vedremo . Di certo lo spero tanto
mauro g&f says:
Ritengo sacrosante le parole di Pistolesi su Seppi, è veramente una splendida persona, forza Andreas!!!
Luigi says:
Grazie per le risposte.
Le alternative ad oggi non ci sono e partirebbero comunque con il piede sbagliato. Per un ragazzino, anche cambiare circolo diventa un impresa. Immagino le pressioni su un giocatore (ed il coach).
Se non si esce da questo “circolo” vizioso (in tutti i sensi) la vedo dura.
E coalizzarvi fra voi coach piu’ importanti ( e trainanti) ?
Comunque in bocca al lupo per i progetti futuri.
pibla says:
Ha detto tutto lui….
Solo dei miopi e degli incompetenti possono non aver a cuore le esigenze dei giocatori.
Sono esterrefatto da quello che succede con questa Federazione e questo allenatore (???) di Davis che abbiamo…..è una vergogna.
L’unica speranza è che un giorno le cose possano cambiare, chissà a che si riferisce Claudio quando parla di alternative….
toni 71 says:
ma steffi graf rispondeva comunque anche se in back,simone oramai non risponde neanche al citofono di casa sua,e chiaro che il problema nasce da li ,possibile che non si riesca a lavorare per migliorarlo’
king of swing says:
d’accordo su tutto con Claudio…
ma vorrei mi facesse un’autocritica sul suo operato con Bolelli…
ultimamente ho letto un’intervista di Piatti a Tommasi…nella quale Piatti si lamentava della mentalità di Bolelli…
Piatti insisteva sul fatto che per Simone è quasi un problema …tornare a giocare i challenger…o il dover fare le qualificazioni…perchè lo vede come un passo indietro…e ci sta male Simone…
secondo Piatti questa è non è la giusta mentalità…e si rammaricava del fatto di averlo preso in consegna solo a 25 anni…quando pure su questi aspetti ci si deve lavorare molto prima…
tra le altre cose riflettevo pure sul fatto che al primo vero segnale di crisi…Bolelli ti ha lasciato Claudio…
cioè fino a quando saliva..tutto bene…appena ha avuto una flessione…ha pensato subito a cambiare coach…
mi chiedevo appunto se hai spiegato al ragazzo che anche Federer un anno ti può vincere 3 Slam su 4…poi l’anno dopo ha una flessione…e ne vince solo 1…e l’anno dopo ancora ne rivince di nuovo 3 su 4…
cioè in una carriera ci sono gli alti ma pure i bassi…
Ljubicic ha avuto alti bassi prima di arrivare altissimo…
Seppi pure lui ha avuto una flessione tempo fa..che lo fece uscire pure dai 100…
ma nessuno dei due ha poi cambiato coach…
che ne pensi Claudio?
Stefano says:
Anche io avrei una domanda per Pistolesi.
Da sempre per gli italiani il passaggio da junior al circuito maggiore è stato molto difficoltoso, anche per te che sei stato n.1 al mondo junior.
Te la sentiresti di allenare un nostro junior per dimostrare a te stesso di poter vincere una sfida che forse personalmente hai in parte perso?
luca says:
grande claudietto e ottima intervista davvero.
molti spunti interessanti. uno in particolare sul ruolo inesistente del CONI come garante sulle federazioni ma che esiste solo in funzione di distributore di denaro a convenienza
stefano grazia says:
Ho scritto spesso in difesa di Pistolesi ai tempi di ubitennis e dello scandalo Bolelli soprattutto per le ragioni umane e anche per la cultura umanistica di Claudio (credo abbia fatto il Classico, mi sembra di aver letto, come me e comunque e’ uno dei pochi coach che sembra davvero scriverli lui gli articoli che pubblica) e rimasi molto deluso, e lo scrissi, quando i due si separararono e Bolelli rientro’ all’ovile…Apprezzai molto il comportamento veramente da signore di Pistolesi in quell’occasione (io non ne sarei stato capace…) …Sono anche quello che per primo su questo blog diceva che da tutta queste vicende lui e’ quello che ne esce vincitore (dicevo che avrebbe dovuto giocare all’enalotto…)…Cio’ detto, sono d’accordo con l’amico Gus che solo in una questione Pistolesi fa un po’ l’amico del giaguaro ed e[‘ quando si dice sicuro che sotto Piatti Bolelli arrivera’ SICURAMENTE nei Top 10 … Chissa’ quanto sara’ contento di leggerlo Piatti, insomma, una responsabilita’ mica da ridere… Forse era meglio augurargli tutto il bene possibile e un rientro stabile nei 30, forse una puntatina nei Top 20 alla Gaudenzi e Camporese ma azzardare di piu’ mi sembra veramente fantascientifico… Anche scrivere che Bolelli e’ un grande campione…Certo, come dice Ardinghi, TUTTI sono dei fenomeni nei Top 100, chiunque ci arrivi, pero’ bisogna mantenere la giusta prospettiva…
Mi unisco alla domanda del mio omonimo Stefano: che cosa impedisce a coaches come Piatti e Pistolesi di rischiare tutto su un ragazzino? E’ un fatto puramente economico? Cioe’ proprio non si puo’ fare perche’ ars non dat panem e si deve pur mangiare e non si possono buttare via 5 anni cosi’ e di Carlos Rodrigues ce n’e’ solo uno (nel senso di bravo e fortunato)(Be’, anche Sartori ha fatto poi lo stesso)? Cioe’ i Grandi Coach potranno sempre e solo EREDITARE il ragazzino a 18-20 anni magari in un graduale trapasso come sta tentando di fare Rianna? E in questo caso poi lamentarsi che gli arriva con difetti e che bisogna perdere tempo per eliminarli? In altre parole, Questi Coach Rinomati fanno opera di scouting, battono le campagne per cercare nuovi talenti oppure non e’ proprio possibile e questo puo’ succedere solo nelle grandi Academies dove vige la regola de E alla fine ne rimarra’ uno solo?
Spero di non essere stato troppo ingenuo con le mie domande…
claudio pistolesi says:
rispondo un po’ a tutti in ordine sparso.
! ) sulla mentaita’ di Bolelli , Piatti se ha deto questo non si riferiva a me . Non e’ mica cosi’ vigliacco da scaricare la colpa di Simone su di me ! Riccardo e’ un apersona pe rbene e non si esporrebbe ad un autogol simile .Parlando in generale ricordo che io ho cominciato ad allenare Davide Sanguinetti a 27 anni e lho portato col mio lavoro al best ranking a 33 anni passando per moltissimi risultati prestigiosi, ed ora con Michael Berrer preso a 29 anni e portato quasi ( ma forse lunedi’ e’ fatta ) al best ranking i sei mesi scarsi . Quindi ho dimostrato che per un coach che e’ capace di farlo la mentalita’ si puo’ cambiare anche molto piu’ tardi a 25 anni. Ma non credo , ripeto, che Piatti, se ha detto questo, si riferisse a me. Anche perche’ con me e’ andato da 250 a 36 ed e’ un po’ irrealistico pensare che lo possa aver fatto con la mentalita’ sbagliata. Ma Piatti e’ un grande coach e penso che comunque portera’ Simone nei primi dieci come minimo come disse quando prese il mio testimone .
2 sull’auto critica pe rillavoro con Simone ) Un errore con Simone l’ho fatto.
Mi sono fidato di chi mi disse che al foro italicol’hanno scorso tutti i giocatori Lotto ( Ferrer , Soderling Beck etc. ) avrebbero avuto la scritta della propria nazione sulla schiena che ovviamente avrebbe cambiato il significato che in quel momento rivestiva pe rSimone giocare al foro con la maglia della nazionale.Invece Simone fu l’unico a ricever maglie cosi’ quasi ” calcistiche “. Gli stessi hanno ” dimenticato ” di spiegare che l’idea era loro ed io ero contrario ma mi sono fatto convincere da qulla bugia e da Simone che mi diceva, in buonafede ovviamente , che comunque aveva piacere a giocare cosi’ .Fidarsi e’ bene…
sulla sfida 3 ) LA sfida di me stesso come giocatore la vedo di certo vinta. Io vedo il bicchiere mezzo pieno e anche se non ho raggiutno una classifica alta ho battuto tanti tp ten e top twenty e ho vinto un titolo atp. Ho giocato undici anni da professionista che a parte i risultati mi hanno fatto crescere come uomo tantissimo e mi hanno aiutato a esser epiu’ completo per il mio lavoro di coach. Questo e’ quello che sento e se c’chi non e’ d’accordo lo rispetto ma di certo non puo’ cambiare quello che sento io sul mio passato di tennista.
Mi pare ch edopo 15 anni in cui faccio risultati positivi con i giocatori che alleno ho acquisito il diritto di non dover domostrare a me stesso che questo lavoro lo svolgo sufficientemente bene e questo mi soddisfa in pieno .
claudio pistolesi says:
rispondo a Stefano Grazia al quale intanto dico che ho perso 12 chili ( era ora ) e qundi e’ rimastoindietro quando mi prende un po’ pe ril sedere… ( scherzo )
Stefano il nostro e’ un lavoro precario
gli anni che passi con un ragazzino , se uno partisse con un progetto a lungo termine, non teli restituisce nessuno . Se vivessimo in un paese in cui si possa avere la granzie che l’Istituzione ti garantisce e ti e’ al fianco , se dimostri di valere, allora ci si potrebbe anche pensare . Ma magari tu lavori, investi anni le tue energie , sacrifichi ituoi affetti , la tua vitta insomma, poi il ragazzino cresce cominciano ad arrivaere i soldi , i genitori si gasano , le istituzioni vedono un vantaggio politico etc. E tu passi anni ad investire e quando arriv al’ora dei raccogliere soddisfazioni ( non economiche i soldi per un coach non possono essere importanti altrimenti non farebbe sto lavoro) … puf… sparisce tutto. In questo paese non si puo’ fare ameno che non sia tuo figlio. Rocco piatti e’ vermaente forte per l’eta’ che ha . E’ spettacolare. Vedremo , con i passi giusti, che succedera’.
Ti chiedo di smettere di insinuare che io sia amico del giaguaro o cose del genere. Se non sei d’accordo ti rispetto ma non sei autorizzato darmi del bugiardo: Io esprimo la mia opinione e poi io sono solo no dei tantissimi che quando fini’ il rapporto professionale un sacco di gente ha detto che senza di me sarebbe andato top ten presto. E io ero d’accordo e lo penso ancora . Sono il primo tifoso di Simone e tu non mettere in dubbio la mia parola per favore. Si ho finito il liceo classico , sonoiscritto all’ordine dei giornalisti pubblicisti,dal 97 , e quindi quando scrivo sono in veste di giornalista e non di coach -adoro scrivere e scrivo io tutto ovviamente e guai a chi mi cambia una virgola. Comunque so che hai scritto spesso bene di me e ti ringrazio
claudio pistolesi says:
di nuovo a Stefano Grazia
Non ho capito il riferimento all enalotto. Intendi dire che sono stato fortunato? Lo sport miha inseganto ,soprattutto il tennis, che mi devo meritare sul campo le vittorie , anch equelle morali che tutti mi riconoscono oggi se non altro con il riconoscimento di un buon lavoro svolto con Simone inn quasi quattro anni. LA fortuna, se era quello il senso non c’entra. Magari adesso Piatti , che e’ piu’ bravo di me, adesso loporta a numero 5 ( come penso e spero per loro ) del mondo ma io a 36 atp , alle soglie di essere testa di serie negli slam, ci sono arrivato.
a Fulvio alias monet
No Fulvio non farei carte false perche’ le cose cambiano e le minestre riscaldate nonn mi piacciono . Per altro ora sto un afavola in Germania
MAgari un giorno mipiacerebbe allenare un altro italiano , ma non a breve .
A king of swing
sono d’accordo al cento per cento che nel tennis ci sono alti e bassi ed e’ impossibile anche per federer vincere tutto sempre e comunque tutti gli anni
un caro ringraziamento a quelli ( praticamente tutti ) che mi fanno spesso i complimenti sia per Berrer che per quello che scrivo o rispondo nelle interviste e ad Alessandro che mi sopporta spesso sul suo bellisssimo e libero sito.
Andrea Villa says:
Da maestro di tennis, seppure nel settore SAT, ringrazio Pistolesi per il coraggio e la chiarezza con cui espone le proprie idee. In un paese dove navigare nel torbido sembra normale, finalmente una persona che non ha paura di portare avanti con forza alcune convinzioni. Sembra paradossale che un coach come Claudio debba trovare soddisfazione lavorando con un giocatore straniero; anche io mi complimento, sperando che presto o tardi le cose possano cambiare, e l’Italia cominci finalmente a farsi rispettare nel tennis di altissimo livello.
claudio pistolesi says:
unn aprecisazione ” per ” colpa di Simone ” ovviamente intendevo dire” la colpa dei cattivi risultati di Simone” .Riferito allamia risposta di prima ,mi sono reso conto di essermi espresso non chiaramente
king of swing says:
@ Claudio Pistolesi
beh ho letto l’intervista di Tommasi a Piatti su ubitennis …e si lamentava proprio della mentalità di Bolelli…in quanto Simone non sembra aver preso bene il fatto di dover tornare a disputare challenger o qualificazioni…la vede come una retrocessione…
e Piatti appunto spiegava a Tommasi che pure Ljubicic che è stato pure numero 3 al mondo…è stato costretto pure lui a fare le quali qualche volta dopo il calo…e la vede come una cosa normale…
per Simone invece a quanto dice Piatti è un problema…
non ti ha citato però non mi sto certo inventando che Piatti si è lamentato della mentalità di Simone e che si rammaricava del fatto che non si sia lavorato prima su questa cosa…
poi …e questa è una mia considerazione…Sanguinetti e Berrer erano appunto già gente esperta del circuito…
Bolelli l’hai preso in consegna a 20 anni…credo sia un pò diverso…non ha la stessa esperienza dei primi due che ho citato…
voglio dire Berrer è abituato da una vita a fare quali e challenger…anche mettiamo per un pò non sarà costretto a farle…se poi sarà costretto a rifarle in seguito…per lui non sarà certo un problema…
Bolelli me lo ricordo parlare di top ten al foro italico qualche anno fa…in classifica era sempre progredito…di anno in anno…forse non si aspettava di essere costretto a fare challengers dopo aver raggiunto certe posizioni di classifica…
ovviamente neanche tu ti aspettavi questo calo netto in classifica ATP…però sta durando troppo questa crisi non trovi?
sono 14 sconfitte di fila…
poi ti ripeto il fatto che Simone ti ha lasciato alla prima verà difficoltà…mi sembra francamente molto strano…
cioè se uno crede in un progetto …non si fa abbattere dalla prima difficoltà…è come se gli fosse venuta a mancare la fiducia che aveva nei tuoi confronti…
per questo ti ho chiesto un’autocritica…magari a rapporto finito..avevi avuto modo di ripensare a tutto e a sangue freddo si sa…è più facile fare certe riflessioni..
ti ringrazio per la disponibilità…e guarda che per me sei il numero 1
stefano grazia says:
Ringrazio Claudio Pistolesi per la risposta e preciso subito che quando dicevo che doveva giocare all’enalotto era una battuta: anch’io sono convinto che uno la fortuna se la merita (we have no fate but what we make).
Smetterò anche di dire che fa l’amico del giaguaro visto che mi dice che in fondo lui ripete quel che ha detto Piatti: se è stato Piatti il primo a dirlo lui è sicuramente in buona fede a sostenerlo (tra l’altro sono anche convinto che sarebbe davvero felice)
Gli faccio gli auguri per Berrer che ho visto giocare un po’ oggi attraverso il DSTV Sud Africano: certo a vedere Berrer e Bagdhatis uno pensa che in effetti di sola atletica si muore visto che i due non danno proprio l’idea estetica di due grandi atleti (il cipriota adesso è dimagrito ma come postura mi ha sempre ricordato Demis Roussos…)… quindi vuol dire prima di tutto che l’abito non fa il monaco e che image is not everything (a meno che u non sia la kournikova) e secondo che conta molto anche la tecnica, la tattica e soprattutto il mental nel senso lato del termine …
Concludo sottolineando che anche Pistolesi giunge alla conclusione a cui ero arrivato da tempo anch’io e cioè che a certi risultati puoigiungere solo con il proprio figlio perchè è l’unico che puoi seguire 24 ore su 24 fin dagli inizi ed è l’unico che, se tutto va come deve, non tradirai mai … Ovviamente la storia insegna che ci sono genitori e genitori … Ma certo un genitore appassionato e illuminato che sia anche coach esperto qualche vantaggio ce l’ha…Oltre a Rocco ricorderei anche Giulia Sartori …
Ah, dimenticavo: faccio i complimenti a Claudio per i 12 kili persi!
E ti ho sempre letto fin dagli inizi,apprezzandoti proprio per la tua voglia di scrivere…domandina cattiva che magari Ale non ti poteva fare: come mai sei passato da Tennis Italiano a Match Point? O meglio: pensi che fra un po’ anche Seppi dovrà cambiare rivista?
Archipedro says:
Se in Italia vogliamo uscire dalla grave crisi morale che ci attanaglia, dove è venuta meno ogni mancanza di prospettiva, e conseguentemente ogni forma di programmazione del talento, bisogno puntare non sugli adolescenti ma sui bambini. E tenere duro almeno per un decennio, coltivando con grande saggezza, e con l’aiuto delle famiglie più accorte, quei germogli.
La domanda per Pistolesi è quindi scontata… volete continuare a prendere in mano le sorti di adolescenti o tennisti semi-pro già ammorbati da un sistema che non li ha formati sin dal principio, che ne fa giovani tennisti non atleti, adolescenti privi d’una dimensione agonistica, bamboccioni professionisti… o accettate, voi coaches di primo livello, di sporcarvi le mani anche con i più piccoli, supervisionando quel prezioso lavoro generalista e polivalente che ne fotrebbe fare degli allievi assolutamente allenabili, e versatili, e recettivi…
Credo che se i tecnici di grande valore, che non hanno paura d’andare controcorrente, cominciassero a promuovere l’educazione sportiva e la preparazione atletica precoce in luogo d’inutili circuiti di non-tennis infantile, predisponendo tabelle di marcia che conducano i ragazzini al gioco vero quando sono pronti per tutti i sacrifici collegati a quel tipo di sport, i genitori (che anche qui si dimostrano pronti a fare la loro parte) consegnerebbero nelle loro mani dei “semi-lavorati agonistici” di grandissima prospettiva…
Quindi bisognerebbe educare ed allenare anche i genitori…
p.s. Ho generalizzato troppo?! Ahi…
Luigi says:
Una curiosità per Pistolesi :
Quali sono le caratteristiche che la inducono a scegliersi un giocatore (o ad accettare l’incarico) ? Cioè mi spiego meglio : è una questione di pelle/intuito e/o c’è una scaletta che riguarda tecnica/fisico/mental, magari dopo aver osservato il candidato durante allenamenti e/o tornei..
Non penso sia una questione logistica, per uno abituato a frequentare il Giappone…
E penso e spero che gli stimoli vadano oltre l’aspetto economico (che comunque giustamente deve essere commisurato al lavoro offerto/svolto).
A proposito di aspetto economico, non crede che come in altre disciplina (calcio, ciclismo etc), prima o poi anche il tennis, tramite associazioni sportive finalizzate all’agonismo, possa raggiungere una buona autonomia economica, indispensabile per svolgere programmi ed uscire dal falso ingranaggio dei circoli e degli aiutini FIT ?
Grazie.
PS: ottima la spiegazione sul perché non “investe” il suo tempo su una giovane promessa… direi è perfetta, ed avalla quello che pensano anche molti genitori, è cioè che dietro ad ogni giocatore deve esserci sempre la famiglia che lo accompagna (fino a che il ragazzo non è in grado di autogestirsi da solo). Capisco e condivido le sue considerazioni, ma purtroppo, fintanto che paga la famiglia, credo sia giusto che scelga, magari anche sbagliando, chi ritiene migliore (in quel momento). Poi ovvio che se un ragazzino potesse avere Pistolesi (anche part-time), ci penserebbe 300 volte prima di “esonerarlo”. Ed è vero che sono talmente tante le variabili, oltre al fatto che per uno abituato a certi palcoscenici sarebbe demotivante passare ai Futures… come se Mourinho o Lippi andassero ad allenare in serie C.
Il controsenso e limite maggiore maggiore è che Il tennis è uno dei pochi sport dove piu’ alzi il tuo livello e piu’ ti costa ( e solo entrando nei 100-150 cominci a guadagnare e rientrare dalle spese).
claudio pistolesi says:
a King of swing
Ti ringrazio per persare chi io sia il numero uno: Ti dico le mie opinioni nel rispetto delle tue.
Piatti quando mi vede mi fa sempre e solo un sacco di complimenti da almeno 10 anni a questa parte. Mi rifuto di credere che davanti a me sia in un modo e poi dietro le spalle dice altre cose anche perche’ si e’ sempre preso le responsabilita’ di fallimenti ,vedi Uros Vico,( e Simone comunque non lo e’ perche’ finira’ l’anno minimo primi venti , vedrete, e come Lijubo da li’ andra’ ai vertici del ranking atp ) e io sono proprio l’ultimo su cui puo’ scaricarle; Sarebbe un boomerang pazzesco. Forse si riferisce a chi allenava Simone prima di me- Riccardo , ripeto, e’ un apersona per bene e rispettoso degli altri e non un vigliacco scaricabarile.
Anch eio con Lorenzi , nel 2004 , non e’ che sia andato benissimo , anche se qualcosina a livello tecnico soprattutto penso di avergli lasciato , e la colpa era per la maggior parte mia e con Paolo me ne prendola responsabilita’.
Considero il fatto di aver cominciato tardi con Sanguinetti e Berrer e col mio lavoro al best ranking ( con Berrer quasi ) un aumento del merito e non una diminuzione.
Simone non mi ha affatto ” lasciato ” ma tutti e due , come ampiamente spiegato all’epoca, non ” sentivamo ” piu’ che il feeling fosse quello giusto per continuare. Siamo rimasti amici e gli faccio un gran tifo. Di difficolta’ ne abbiamo avute , tante anche nei quattro anni prima , quindi non erano le prime. Solo che prima le avevamo sempre superate e quindi da fuori non si sono viste anche perche’ saliva sempre. Tre anni e mezzo sonoun tempo in media alto nel circuito mondiale nei rapporti giocatore coach .
Mi scuso con tutti ma non ce la posso fare a rispondere a tutte le domande-
E’ stato interessantissimo interagire con tutti voi , non l’avevo mai fatto, e rispetto tutte le vostre opinioni.Quando il confronto e’ cosi’ civile e moderato e’ un piacere anche beccarsi le critiche. Merito di Alessandro
Claudio Pistolesi
melbourne says:
No non scappare Claudio, un’ultima domanda!
Dai un consiglio ai genitori di bimbi che hanno qualità e voglia di sfondare!
Grazie per l’ultima risposta
mauro g&f says:
“E’ stato interessantissimo interagire con tutti voi ……………” Adesso però avete rotto le balle e quindi……alle domande scomode non rispondo.
Caro Claudio tu non avrai i peli nella lingua, ma anche noi ce li siamo rasati da un pezzo.
Gus says:
E’ abbastanza evidente che Claudio fa un lavoro e allena per lavoro, per cui se non esiste un sistema diverso lui non allenerà mai “sistematicamente” i bambini. E’ assolutamente normale e fisiologico che sia così.
Può darsi che un giorno Gus, dopo aver vinto al superenalotto, possa ingaggiarlo per il proprio pargolo (in questo caso pargola), ma in ogni caso questo non farebbe comunque testo.
Ho già detto la mia su cosa fare per rivoluzionare il sistema, ma non è questo il thread giusto.
Il discorso sui top ten non sottintendeva una mia personale maliziosità nei confronti di Claudio, ma è indubbio che le sue frasi potessero prestare il fianco a questa interpretazione, soprattutto se riferito a chi in questo gioco ci sguazza. E’ però emerso abbastanza chiaramente, ed io ne sono estremamente felice, che Piatti e Claudio devono avere un tale livello di stima e rispetto reciproco che il problema non li tocca, quindi capitolo chiuso.
Altro discorso era invece quello di continuare a stimolare gli atleti attraverso obiettivi molto alti (“sicuramente top ten”, “sicuramente top five”, “entro i primi 3”) partendo da discretamente lontano rispetto all’obiettivo . Questa mi sembra una strategia psicologica ben precisa. Su questo, Claudio mi consentirà una dialettica civile e rispettosa, io vedo più svantaggi che vantaggi.
Ma ripeto, come strategia generale, non nel caso specifico, perché Bolelli lo conosce lui e il caso personale interessa ma per ragionare in generale. Secondo me, è un sistema che funziona molto bene se si cresce sempre. A quel punto si viaggia a vele spiegate. Funziona meno bene quando invece il meccanismo si inceppa. A quel punto la pressione psicologica, che è molto spostata verso il giocatore, può rappresentare un problema e non è difficile immaginarsi un atleta che si senta inadeguato.
Ribadisco che è un punto di vista utile per capire che tipo di lavoro c’è, se vengono valutati pro e contro, la strategia. Insomma Claudio è un coach pro e quindi quando mi ricapita di potergli fare qualche domanda. Magari sarò io a cambiare idea, anzi conoscendomi è pure probabile. Sempre che abbia ancora voglia di rispondere.
Claudio:“Magari un giorno mipiacerebbe allenare un altro italiano , ma non a breve .”

Io sono disponibile anche a venire in Germania, ho qualche annetto in più di quelli che servirebbero (46) ma la dedizione sarebbe totale.
Sarei sottomesso completamente e volentieri alle tue “torture”
@stefano g:
Se Piatti e consorte hanno nel loro patrimonio genetico qualcosa di eccezionale che servirà al Rocco tennista, può essere. Il resto di ottimo lo hanno già in casa. Idem per i Sartori.
“come mai sei passato da Tennis Italiano a Match Point? O meglio: pensi che fra un po’ anche Seppi dovrà cambiare rivista?”
Io le compro tutte e due così sono sicuro.
@Luigi:
la famiglia è importantissima, ma è un anello del sistema, non il sistema, tranne che in casi eccezionali, ma che tali rimangono. In Italia alla famiglia vengono chiesti mille ruoli proprio perché non c’è un sistema sociale “evoluto” e quindi tutto è “famiglia”.
Se non capiamo che occorre partire da qui, creando un sistema “nuovo”, tutto sarà casuale e affidato alla sorte.
nicoxia says:
Una domanda per Pistolesi,comprendo le sue perplessità sul mondo Junior però potrebbe dedicare una piccolissima parte del suo tempo con degli stages per Junior a casa sua saremmo noi genitori a venire da lei,per farsi conoscere professionalmente e magari dare qualche consiglio anche a pagamento,Piatti lo sta gia facendo cosi si preparerebbe la strada per il futuro.
bob says:
Voglio esprimere a Pistolesi tutta la mia ammirazione e rispetto. Ha preso grossi rischi personali in una battaglia contro una federazione retta da una persona che non sta facendo il bene del tennis italiano. Altri si sono adeguati al sistema. Chapeau, e buona fortuna… sto perfino diventando tifoso di Berrer…
andrew says:
Io vorrei Pistolesi al mio fianco nel vaffantennis!!
Il vaffantennis è come la spada Excalibur…un’arma potente utilizzabile da chi ne è degno…
Io la metto a disposizione…
Alessandro Nizegorodcew says:
@mauro
Scusami ma a me sembra che Claudio sia stato molto disponibile a parlare con tutti noi. I temi scomodi li tratta sempre, è una sua caratteristica. Si può essere d’accordo o meno ma non si può dire che tira indietro quando un tema diventa “scottante” quindi mi sembra una considerazione fuori luogo la tua.
mauro g&f says:
Stefano Grazia chiede:
E ti ho sempre letto fin dagli inizi,apprezzandoti proprio per la tua voglia di scrivere…domandina cattiva che magari Ale non ti poteva fare: come mai sei passato da Tennis Italiano a Match Point? O meglio: pensi che fra un po’ anche Seppi dovrà cambiare rivista?
Risposta di Claudio:
Mi scuso con tutti ma non ce la posso fare a rispondere a tutte le domande-
Caro alessandro, dobbiamo sempre parlare della rava o della fava oppure si può chiedere altro senza rischiare di essere fuori luogo?
Stefano says:
@ andrew
ma si può sapere cosa è sto vaffantennis che ci propini ogni volta?!?
Alessandro Nizegorodcew says:
@mauro
Magari Claudio passerà e risponderà alla domanda sui mensili di tennis e sul cambio da TI a MP.. credo anche però che non sia tenuto a raccontare i propri accordi economici e/o commerciali..
Stefano Sella says:
Personalmente Pistolesi mi è molto simpatico e, sebbene nella gestione di Bolelli sia indiscutibile il suo grande contributo in termini di crescita tecnica, rimango rispettosamente dell’idea che in più di una circostanza abbia alzato un po’ troppo il tiro esponendo il suo ex- protetto a conseguenze fastidiose. La sensazione ricavata dall’esterno come appassionato è che si tratti di una persona molto diretta, senza troppi peli sulla lingua, pregio questo che forse crea qualche imbarazzo di troppo in un ambito tuttora politicizzato e prigioniero di trame nascoste come quello del tennis nostrano. Probabilmente perché possa arrivare a consacrarsi definitivamente nel ruolo di nave guida nel panorama della gestione diretta dei nostri giocatori sarà costretto ad attendere un profondo cambio di filosofia e di protagonisti nella nostra dirigenza (attesa che peraltro lo renderebbe presumibilmente consunto) oppure a fare maggiormente propria l’arte diplomatica, evitando il più possibile in futuro quello scontro in terreno aperto che poi inevitabilmente lascia dei morti sul campo. Da questo punto di vista, nonostante mi pare riconosca in modo sottinteso alcuni errori riconducibili a questo aspetto, (e anche l’evitare alcune domande forse ne è la riprova), fossi in lui mi asterrei anche dal continuare a caricare il nostro portacolori di attese che evidentemente questi mal digerisce. Una volta che si ammette il fatto che Bolelli abbia pagato e stia pagando ancora, a torto o a ragione, gli attriti di un anno e mezzo fa con la Federazione, (fatto che é sintomo quantomeno di una difficoltà personale a gestire la pressione psicologica), insistere nel pronosticarlo pubblicamente tra i primi dieci del mondo a breve probabilmente non é proprio il miglior servizio che gli si possa fare per tranquillizzarlo. Non che non sia lecito crederlo, ci mancherebbe, tutti noi lo speriamo, ma forse dirglielo in privato potrebbe avere un effetto più corroborante e meno deleterio sul bolognese. Una cosa che poi mi sembra di notare nel nostro coach, e della quale mi piacerebbe sapere il suo parere, é quella sorta di dualismo tra il suo passato ed il suo presente professionale. Mi spiego: quando seguivo le sue peripezie allorché si cimentava nel circuito rammento con chiarezza come le sue scelte fossero assolutamente conservative, (solo tornei sulla terra prevalentemente in Europa, giocava magari a Wimbledon se aveva la classifica ma senza prepararlo per tempo), mentre nel suo evolversi professionale, da quando cioé é divenuto un allenatore, noto come il suo approccio al circuito sia radicalmente mutato. Spinge i suoi giocatori a migliorare su ogni superfice, é presente su tutto il globo arrivando a seguire tennisti “esotici” come Suzuki, etc. Mi chiedo se quando era un giocatore sia stato ostacolato in qualche modo nel voler perseguire programmi di più ampio respiro (fatto che potrebbe anche spiegare l’atteggiamento in un certo senso di rivalsa verso la Fit) e che per questo nutra dei rimpianti, oppure se crescendo sia arrivato a maturare un’altra percezione della realtà agonistica, che forse d’altronde prima non poteva avere trovandosi all’interno di un ambito diciamo più provinciale. In ogni caso un’evoluzione positiva e propositiva che credo possa spingere molte persone, atleti e non, a credere di poter sempre migliorare nella propria vita indipendentemente dall’età, esempio per il quale gli faccio i miei più sinceri complimenti.
Luigi says:
Alessandro… anche le mie domande erano fuori luogo ?
No dai… magari alla prox occasione ci risponderà…
Il vaffantennis da quello che ho capito io, è tennis giocato, senza tutto l’inutie contorno; la quintessenza sportiva, l’agonismo e lo stare insieme senza fini economici, insomma l’unica “libera” associazione sportiva tennistica esistente in Italia…per ora.
Gus says:
@stefano grazia:
OT: chiedo scusa ma sono un pò di giorni che ti scrivo via mail e non ricevo risposta. Solo per sapere se hai problemi sulla tua casella.
Chiedo scusa a tutti, ma non saprei come rintracciarlo se non così
claudio pistolesi says:
a mauro
ho cambiato rivista perche’ ultimamente mi trovavo meglio con la linea editoriale di MAtch point e non piu’ con quella di tennis italiano. Tutto qua
chi sei Mauro in realta’ Giucas Casella ? Mi leggi nel pensiero e mi attribuisci frasi virgolettate ? Comunque hai sbagliato in pieno a leggere …
claudio pistolesi says:
a stefano Sella
rispetto la tua opinione ma sei fuori strada su un sacco di cose sul sottoscritto
claudio pistolesi says:
a Nicoxia
se mi vuole contattare la mia mail e’ cpistolesi@hotmail.com
claudio pistolesi says:
ho notato di aver scatenato molte reazioni interagendo direttamenti nei commenti.
Un conto e’ scriver eun commento solo ma rispondere a tutti porta via tantissimo tempo anche perche’ se rispondo lo voglio far ein maniera dettagliata.
mi piacerebbe rispondere a tutti e sempre ( non esistonole domande ” scomode ” ) ma non c el afaccio con i tempi del mio lavoro e delle varie attivita’ che svolgo. tutuo mi si puo’ dire meno ch emi tiro indietro. Suzuki non e’ ” esotico ” ma un professionista esemplare .
pedrinho&luvanor says:
Ha dato piu’ risposte Claudio in due giorni che Bin negli ultimi dieci anni.
mauro g&f says:
Claudio, ti ringrazio per la risposta, mi avevi dato l’impressione del tipo:
cari appassionati sono sceso sulla terra per poco, ora devo tornare ad un piano più alto che non è per voi.
Contento di essermi sbagliato, complimenti per il tuo lavoro.
bogar67 says:
Volevo ringraziare Claudio Pistolesi per aver interagito con tutti noi. Ho già letto altre interviste, ci sta sempre nemico FIT tra le dichiarazioni. Io per natura pur lavorando con pistola (non pistolesi eh eh) a seguito sono un pacifista, credo che solo alla morte non ci sia rimedio per cui auguro a Claudio un brillante futuro professionale, di avere nella sua scuderia qualche altro giocatore-giocatrice italiano/a da portare tra i primi dieci- trenta ma anche di fare “pace” con la Federazione per il bene dell’Italia (sono patriottico).
king of swing says:
@ Claudio Pistolesi
volevo solo precisare che non volevo certo sminuire i risultati che hai fatto con Sanguinetti e Berrer…ci mancherebbe altro…
anzi è proprio per questa tua caratteristica che ti ritengo il numero 1…perchè nel più breve tempo possibile…riesci ad ottenere risultati straordinari…
voglio dire…non ci riescono mica tutti i coach…siete in pochi che riuscite a fare una cosa del genere…
però volevo dire una cosa diversa…
cioè una cosa è allenare un professionista già navigato…un’altra cosa è lavorare con un giovane come Bolelli…
il professionista navigato è un giocatore già costruito…su Bolelli invece hai dovuto lavorare su molte più cose…
tu stesso hai detto in un’intervista mi pare…che la chiave dei risultati di Berrer è il suo servizio…
cioè su Bolelli il lavoro credo sia stato un pò più complesso…come hai ricordato dal 250 l’hai portato al 36 della classifica ATP in 3 anni e mezzo…
considerando le caratteristiche di Simone…hai fatto davvero un lavoro eccezionale a mio parere…che ai più è passato inosservato…al contrario di Sanguinetti e Berrer…per i quali un pò tutti si sono complimentati con te…
per quanto riguarda Simone speriamo tu abbia ragione…pure io sono ottimista…però forse top 20 a fine anno …beh mi sembra complicato…mi accontenterei di rivederlo dove tu l’hai lasciato…
però anche io sono convinto che può arrivare tra i top ten…per me ha il miglior dritto in circolazione dopo quello di Federer …dici che esagero?
Stefano Sella says:
Dicendo che Suzuki é un tennista “esotico” non intendevo minimamente mancargli di rispetto o metterne in dubbio le qualità, semplicemente volevo sottolinearne la provenienza meno “ordinaria” come origine tennistica. Avrei usato lo stesso termine per indicare ad esempio il giamaicano Dustin Brown, se mi sono fatto fraintendere me ne scuso. Quanto al resto sottolineo che le mie più che opinioni forse si definirebbero meglio come sensazioni, prese integralmente dall’esterno e senza avere evidentemente il polso della situazione. Le ho espresse con profondo rispetto ma serenamente giacché proprio da questo simpatico modo di interagire deduco che Pistolesi, anche come personaggio pubblico, abbia interesse e desiderio di sapere come la pensano i tifosi. Per questo, per la disponibilità e con i migliori auguri perché raggiunga presto ancora più grandi obiettivi per tutto il nostro movimento, lo ringrazio sinceramente.
king of swing says:
no ma tra l’altro questo dibattito con claudio…chiarisce pure diversi aspetti su cui c’è molta confusione…
tipo sulla risposta di Bolelli…Claudio è stato di una chiarezza disarmante…e insomma mi auguro appunto che i giornalisti che spesso generano questa confusione…insomma informatevi…
io mi lamento spesso della qualità dei giornalisti che scrivono di tennis…ma non certo per partito preso…
voglio dire una critica seria fatta da un giornalista la si accetta…ma per fare la critica seria si deve pure avere una certa competenza in materia…se una cosa non la si sa…chiedetela a qualche coach…voglio dire avete la possibilità di parlare direttamente con loro…
se la scrivo io una castroneria che sono un semplice appassionato…è un discorso…ma se la scrive uno Scanagatta per esempio…è un altro discorso…
bravo Alessandro Nizegoredcew che hai posto questa domanda a Pistolesi…no perchè finalmente abbiamo potuto fare chiarezza su questa cosa…
la prossima volta che un appassionato leggerà un articolo dove si parla della risposta di Bolelli…insomma potrà valutare meglio la competenza di quel giornalista su quell’argomento…
Roberto Commentucci says:
Il ruolo di un giornalista è quello di informare, osservare i fatti e cercare di interpretarli.
I fatti sono che Bolelli secondo le statistiche dell’Atp ha una % di punti vnti in risposta che tra i top 100 (finché c’è stato) era supriore solo a quella di Karlovic e di Feliciano Lopez.
L’interpretazione più immediata è che Simone debba migiorare nella risposta, dal momento che in molti match anche quando era in fiducia, era costretto a rifugiarsi nei tie break, dove spesso riusciva ad alzare il livello e a vincere.
Questo però non gli riusciva con i top players: lottava, ma poi non la spuntava, mancando il salto di qualità.
Nel 2008 Simone aveva un bilancio positivo nei tie break,ma con i top players il bilancio diventava fortemente negativo (Djoko,Roddick, Davydenko, etc.).
Se ne deduceva che un ulteriore progresso poteva essere conseguito migliorando la % di punti vinti in risposta, in modo da non essere sempre costretto a giocarsi il match su pochissimi punti.
Una situazione pericolosa,perché dipende troppo dalla fiducia, che non è una cosa che può essere sempre al massimo.
E infatti…
Dopodiché altro mestiere del giornalista, è quello di intervistare gli addetti ai lavori, e chiedere il loro parere.
E infatti è quello che si è fatto.
La disinformazione io non la vedo.
king of swing says:
Starace ha una percentuale altissima nelle prime di servizio…questo forse significa che non ha problemi col servizio?
insomma non è dai numeri che si può dire …deve migliorare la risposta…o il servizio…
si fa disinformazione se si lascia intendere questa cosa…
i problemi alla risposta di Simone derivano da altre magagne nell’equilibrio tecnico fisico mentale..
è un problema d’insieme…
la risposta cos’é?
un dritto o un rovescio ..
se magari il quel momento tecnicamente non è al meglio col rovescio…o non è abbastanza reattivo con i piedi..o non è abbastanza concentrato…o tutte queste cose insieme…
non potrà essere certo efficace in risposta…neanche Federer lo sarebbe…
Roberto Commentucci says:
E poi l’incompetente sarei io…
king of swing says:
spiegati meglio no?
Max says:
King, comincio a capire perche Roberto ti ha mandato a spigolare poco tempo fa…
bogar67 says:
Abbiamo spesso discusso su come conciliare studio e sport, Pistolesi ha fatto il liceo classico ed è stato anche un buon giocatore ATP. Adesso fa il coach di successo e avendo acquisito anche bagaglio culturale scolastico scrive su riviste specializzate. Questo è un altro esempio lampante di come riuscire a crearsi il “piano b” se proprio non si riesce a diventare una star del tennis mondiale. Bravo Claudio.