di Roberto Commentucci (foto di Alessandro Nizegorodcew)
E’ sempre vivo il dibattito sui mali del tennis italiano. C’è che sostiene che la nostra dotazione infrastrutturale (85% dei campi e dellecompetizioni in terra battuta) è del
tutto inadeguata alle esigenze del tennis moderno, e chi invece ritiene che la superficie non conta, che quel che conta è la mentalità e la qualità della scuola,
eccetera eccetera.
Ebbene, oggi al CT Eur, vedendo giocare Roberto Marcora, un simpatico e intelligente ragazzone lombardo, classe 1989, ho visto letteralmente materializzarsi, davanti a me, tutte
le contraddizioni e le inadeguatezze del nostro sistema tennis.
Un sistema tennis che imposta da terraiolo persino un potente marcantonio di 1,95 (per giunta, in rapporto alla mole, anche ragionevolmente rapido di piedi e ben coordinato)
nemmeno si trattasse di un normotipo di 1,80.
Lo vedi lì sul campo, ne ammiri la stazza e pensi: beh, questo giocherà sull’uno-due, sicuramente è un tipico tennista da campi rapidi, colpi compatti, piedi vicino al campo…
Ebbene, nemmeno per idea.
Ma andiamo con ordine.
Marcora serve forte, ha una prima potente. Ma anche un mulinello poco fluido, con il gomito che scende troppo in fase di caricamento e disperde
tragicamente energia cinetica. E un polso piuttosto rigido, che lo aiuta poco nel kick e nel cercare angolazioni e variazioni. Il risultato è che Roberto serve quasi solo piatto, bum bum sempre uguale,
col risultato che il suo servizio diventa rapidamente leggibile e prevedibile da chi risponde. Aces pochi, seconda appena discreta. Uno spreco pazzesco, per un atleta della sua taglia, uno spreco dovuto a gravi lacune nell’impostazione di base.
La risposta, poi, è davvero deficitaria. Non solo perché ovviamente non può avere la reattività di un brevilineo, ma anche perché le aperture ampie dei fondamentali lo costringono ad una posizione troppo arretrata. E allora eccolo a remare, portandosi a spasso per il campo i suoi 80 e passa chili. E tutto sommato, non si muove nemmeno troppo male, anzi.
Nello scambio, le ampie aperture terraiole (meglio il rovescio a una mano che il diritto) e una tecnica di spostamento davvero approssimativa (passi sempre troppo lunghi) lo portano a perdere sistematicamente campo.
Gioco al volo: non pervenuto. A rete non ci va mai, la voleè la sa giocare ma non ha i tempi della verticalizzazione e non si sente sicuro. Eppure ha una apertura alare impressionante e nella corsa in avanti è sorprendentemente velocissimo, potrebbe benissimo seguire a rete un buon kick. Peccato che il kick non lo sa quasi fare, per le lacune tecniche al servizio…
Intervista. domanda: hai giocato spesso sul veloce negli anni della tua formazione? Boh, quasi mai, prima mi allenavo al Circolo tal dei Tali e campi in veloce non ce n’erano. Ora mi alleno al Circolo Tizio e per allenarci sul veloce dobbiamo andare da un’altra parte… Ma qual’è la tua superficie preferita? Mah,non lo so, mi alleno sempre sulla terra, ma quando gioco sul veloce non mi troverei male…Sono un ibrido,ecco…Certo, ora che giro per i Futures sul veloce vedo che rispondono tutti alla grande, impattano davanti, vicino al campo… Io invece mi metto dietro e poi il punto non lo vinco mai…”
Intendiamoci, Marcora non è un campione, è un pò rigido e il braccio non è velocissimo. .Ma sicuramente è un ottimo atleta, uno da cui in un altro paese, tennisticamente meno sciagurato del nostro, avrebbero quasi sicuramente tratto un onesto top 100, con buona propensione ai campi rapidi.
Noi, invece, salvo miracoli dei tecnici Uros Vico e Borroni, ne abbiamo fatto un terraiolo da Open.
Avanti così…
23 Commenti to “Roberto Marcora, paradigma (incolpevole) delle nostre magagne…”
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Patrizio Rossi says:
ono d’accordo con Roberto sul fatto che e’ necessaria una apertura mentale alle superfici diverse dalla terra quando si imposta un giovane promettente. Ma allora l’investimento deve essere fatto sui tecnici di alto livello che hanno ottenuto risultati su queste superfici e utilizzare la loro esperienza. altrimenti chi e’ in grado di impostare non solo i ragazzi ma anche i futuri tecnici?. Quindi questo discorso e’ incompatibile con gli attacchi diffamatori continui di cui la fit si e’ resa protagonista contro la categoria dei tecnici italiani di alto livello da dieci annia questa parte, l’ultimo solo due settimane fa dopo Italia Bielorussia di Davis.
gomma says:
marcora vince circa un me fa open di beinasco.presenti molti 2.1 tra cui ansaldo,poi giraudo etc.
curioso vado a vedere alcuni ragazzi che sono stati a tirrenia fino a poco tempo fa o lo sono tuttora.dellatommasina,crepaldi,civarolo e qualche altro.
be forse il problema e di chi seleziona i ragazzi e quindi della federazione.
marcora vale 10 volte questi.
nn voglio fare paragoni o dire che fare il talents scout sia semplice anzi.
però a 14-15 su alcuni si intravede il potenziale faccio l’esempio di dellatommasina o civarolo,ragazzi tecnicamente distanti anni luce da pietro ansaldo,ma veramente anni luce.lo capisce anche uno che vede tennis per la prima volta.ok voi mi direte che ansaldo ha fatte scelte diverse, la qualità però è indipendente dalle scelte personali
bogar67 says:
Roberto diciamola tutta su Marcora, l’omissis con chi si allenava e con chi si allena non mi piace!
Ecco secondo Scanagatta cosa diceva Bob Prett l’anno scorso:
“”Ebbene Brett _ cui Marcora era stato segnalato da un suo head coach, Fabio…(scusate, il cognome non lo ricordo) _ si è voluto prendere per qualche giorno cura diretta di Roberto. E, a differenza di Furlan, l’ha trovato interessante, decisamente interessante.
“Mi ricorda Marin Cilic quando è venuto per la prima volta da me, due anni e mezzo fa. E’ ancora un tennista acerbo, ma ha buona reattività, un bel timing sulla palla, grande potenza, colpi estremamente naturali, ottimi soprattutto quelli di inizio gioco…E’ sorprendente dove sia arrivato senza essere assistito da una seria condizione atletica _ ha detto dopo averlo allenato per due giorni per 5 ore, e Roberto che non aveva mai giocato più di dure ore era…morto! “Ho dolori dappertutto…” _ e anche se non si può mai dire, credo che se Robi prendesse la decisione di dedicarsi totalmente al tennis per un annetto, potrebbe fare progressi enormi.”"
Questo ragazzo sempre secondo quanto letto da Ubaldo
(ci sei anche tu)
http://www.blogquotidiani.net/tennis/?p=2578
da giovane si allenava saltuariamente, capisco Roberto che sei il nostro Paladino del cambio di superficie nei campi dei circoli italiani ma con Marcora la superficie centra pochissimo!!
Nicola De Paola says:
Perfetto Roberto. Però non capisco perchè mi desti torto o quasi quando dissi che più o meno lo stesso era capitato a Starace. Un ragazzone sopra il metro e 90 che serve sempre in kick e per rimettere in gioco la palla. Chi non lo conosce vedendo quel fisico e quel dritto che penserebbe? Sa pure giocare al volo di suo.. Più evidente di così uno spreco di talento come deve essere?
Roberto Commentucci says:
Secondo me il discorso è un pochino più complesso. La modalità di selezione per Tirrenia, è solo uno dei problemi.
Nella storia di Marcora sono riassunti tutti i punti deboli del nostro sistema negli anni passati.
In primo luogo, la qualità spesso insufficiente dei tecnici di base. Come scrivevo nel pezzo dedicato al grande Roberto Lombardi, che su questo fronte ha fatto tantissimo, un buon maestro deve essere in grado di capire come impostare al meglio un ragazzo in relazione alle sue qualità fisiche, tecniche e coordinative. Le aperture ampie dei fondamentali di Marcora gridano davvero vendetta.
Poi c’è l’aspetto ambientale. La scarsa cura dei colpi di inizio gioco (servizio e risposta) derivano dalla tradizione terraiola, in cui essi, a livello giovanile, sono meno paganti e importanti per vincere le partite rispetto a diritto e rovescio.
Lo stesso può dirsi per la tecnica di spostamento, forse la lacuna più grave del lombardo, nonostante abbia piedi tutto somato più che accettabili rispetto alla mole. Avesse giocato di più sul veloce, adesso si muoverebbe molto meglio.
Così, il buon Marcora a 14 anni non era nemmeno fra i primi della sua regione, anche per l’inevitabile mancanza di coordinazione che il suo fisico acerbo a quell’età gli comportava. Gli altri della sua classe ’89 (Fabbiano, Trevisan, Lopez, Valenti) tutti dei normotipi, erano infinatamente più coordinati e più competitivi. E anche meglio impostati tecnicamente. A questo si aggiunge il fatto che competendo solo sul rosso le sue stesse qualità fisiche lo sfavorivano.
Non stupisce quindi che la famiglia di Marcora (benestante) lo abbia indirizzato agli studi, mentre il tennis era poco più che un hobby.
In queste condizioni, chi a suo tempo non lo ha convocato per Tirrenia è stato potentemente aiutato a sbagliare dai fattori ambientali
L’ambiente è sempre il fattore che più potentemente condiziona le attività umane, in tutti i campi.
Poi, altro problema è l’esiguità della base su cui si lavora a Tirrenia.
Però adesso è innegabile che le cose sono molto migliorate, sulla base della dolorosa esperinza passata:
La qualità dei maestri di base è cresciuta molto, grazie alla nuova scuola maestri;
Il monitoraggio e il presidio del territorio sono migliorati tantissimo, grazie ai raduni periferici, che prevedono accurati test fisici ai ragazzi più promettenti (se Marcora fosse stato sottopostoai test che oggi Carnovale somministra ai ragazzi più interessanti di ogni regione sicuramente le sue qualità non sarebbero passate inosservate e forse le cose sarebbero andate diversamente).
Infine, grazie al decentramento del settore tecnico nazionale (con i centri federali di allenamento periferico) si riuscirà a seguire in modo professionale una platea molto più ampia di atleti, rispetto ai 2-3 per anno seguiti a Tirrenia.
E da una base più ampia trarremo un maggior numero di buoni giocatori.
Ma condizione imprescindibile perché tutto il percorso di formazione e selezione funzioni meglio è che vi siano anche molti tornei sulle superfici rapide.
La terra certe magagne tecniche le maschera e rimanda i problemi: il veloce li mette subito a nudo, impietosamente, e consente di capire con più precisione chi è “futuribile”e chi non lo è.
Vado a vedere Trevisan,scusate il poema.
Roberto Commentucci says:
Caro bogar67, non so chi allenava Marcora fino all’anno scorso.
So che se si fosse allenato e avesse giocato di più sul veloce avrebbe imparato un tecnica di gioco più adatta alle sue caratteristiche fisiche e avrebbe vinto più partite da ragazzino. E forse la famiglia ci avrebbe creduto di più e lui non avrebbe fatto il tennista part time.
Quanto a Brett, che la pensa diversamente da Furlan, si sovrappongono tempi e motivi diversi.
Furlan non lo volle a Tirrenia 14 anni, quando era lontano anni luce dai migliori della sua classe (e del resto la famiglia di Marcora non ci pensava per nulla a mandarlo a Tirrenia ma voleva che il ragazzo studiasse), mentre Brett lo voleva a 20 anni, quando le sue qualità, terminato lo sviluppo fisico, erano ormai chiare.
Infine, c’è una piccola differenza, fra Furlan e Brett. Brett lo avrebbe preso nella sua Accademia privata, facendosi pagare profumatamente e quindi aveva ogni interesse a parlarne bene (e tra l’altro la famiglia di Roberto è benestante), mentre Furlan avrebbe dovuto investire su Marcora denaro pubblico.
Non è esattamente la stessa cosa, ti pare bogar?
bogar67 says:
Roberto, tu giustamente hai individuato in uno dei mali del nostro tennis la superficie in terra battuta di moltissimi campi e ti stai sforzando di inculcare ai maggiori circoli della tua regione i vantaggi di una trasformazione. Leggendo il tuo articolo, soprattutto all’inizio mi è sembrato che tu abbia preso il modo di giocare di Marcora per dire: visto che cosa significa un’impostazione da terraioli? probabilmente sarà vero anche per altri giocatori ma per Marcora le cause come si è scritto in altre occasioni sono da ricercare in un approccio soft all’agonismo e solo in minima parte nel fatto che avesse inziato in terra battuta.
Roberto Commentucci says:
Non sono d’accordo, bogar. Ascolta l’intervista a Marcora che Ale ha fatto ieri.
Alessandro Nizegorodcew says:
Intervista è nel pezzo sul turno di quali
MAX64 says:
Fate tutti dei bei discorsi , molto validi alcuni, secondo me un problema grave che è alla base del nostro sistema tennis è questo: in Italia con il nuovo siatema della scuola naz. maestri, parlo di quello adottato subito dopo l’aver messo da parte il vecchio per capirci quando dirigeva il maestro Rasicci, è stato creato un numero spropositato di insegnanti di primo e secondo livello assolutamenti non idonei, in quanto non vi era la richiesta di un minimo di classifica ed esperienza. Tutti questi sono gli insegnanti dei nostri bambini nelle scuole tennis, e non sono in grado assolutamente di fare questo mestiere difficile.Il maestro coordina e gli insegnanti incapaci eseguono, molto male.Un saluto a tutti e buon tennis.
bogar67 says:
Mi spiace aver criticato involontariamente Roberto di cui continuo a nutrire grande stima ma mi basavo sul dato di fatto. Tanto mi ero incuriosito di pensare di andare a vedere la superficie dei campi dove ha iniziato Marcora eh eh eh. Roberto pensa che per la mia bimba che gioca in green set stavo pensando di farle fare qualche lezione in terra battuta, prima di imbattermi sulle tue giuste considerazioni in questo sito, sono dunque sulla buona strada anche li, maestro buono, strapassione della bimba, campo green set e cemento, possibilità di confronto fuori regione! etc Grazie a tutti voi di spaziotennis per tutte queste “dritte” utili a rendermi illuminato.
king of swing says:
la superficie conta….ma non quanto la mentalità e la qualità della scuola…
Bolelli è cresciuto tra superfici veloci e terra battuta….servizio molto buono…dritto fenomenale…
però a causa di una scuola agonistica di scarsa qualità…si è ritrovato con problematiche importanti negli spostamenti…che inevitabilmente ne stanno condizionando la carriera…
il problema degli spostamenti è fortemente sottovalutato…ma guardate che condiziona molto pure l’apprendimento tecnico dei nostri tennisti…
in Spagna hanno Ferrer e Nadal che pur essendo nati sul rosso…si sono adattati bene pure sul veloce…e piuttosto presto…grazie appunto alla loro mobilità…grazie all’ottima qualità della scuola agonistica spagnola…
un esempio estremo…
in Italia abbiamo solo campi in cemento…niente campi in terra rossa…si gioca solo sul veloce…diciamo fino ai 18 anni…
in Spagna hanno invece solo campi in terra rossa…sempre fino ai 18 anni…
senza una scuola agonistica di qualità…i nostri tennisti avranno magari un bel servizio…o un bel dritto…
con una scuola agonistica di qualità…invece gli spagnoli…non avranno magari il grande battitore…
ma otterranno ugualmente risultati migliori dei nostri…
mentalità e scuola di qualità gli consentiranno di adattarsi meglio alle superfici rapide dopo i 18 anni…mentre i nostri tennisti a causa della scarsa qualità della scuola agonistica…non si muoveranno bene in campo come gli spagnoli…
è un caso limite ovviamente quello che ho proposto…ma credo possa rendere chiara l’idea…
ovvio che a parità di mentalità e scuola agonistica di qualità…visto che si gioca prevalentemente sul veloce…conviene avere più campi veloci…
la scuola spagnola è eccezionale per la costruzione fisica e mentale…non ha eguali al mondo al momento…
tecnicamente si cresce più completi in Francia…dove la costruzione fisica e mentale è pure di livello elevato…non come in Spagna però…
da Bollettieri tecnicamente peggio che in Francia…ma meglio della Spagna…
costruzione fisica e mentale pure di livello elevato ma non come in Spagna…
gli spagnoli hanno dimostrato che la costruzione fisico-mentale nel tennis moderno è decisiva più del fattore tecnico..che incide solo a parità di costruzione fisico-mentale…
Gus says:
Caro Roberto,
al torneo Open di Beinasco nelle semifinali ero seduto esattamente di fianco a Marcora. Non entro nella tua analisi tecnica, non ho questa tua capacità “veloce” di vedere un giocatore una volta e capirne subito tutti i difetti (in particolare di un giocatore di questo livello che gioca contro un suo pari livello), ma vado a fiducia.
Condivido anche questa tua “campagna” pro campi veloci da abbinare ai campi in terra. La penso così da 20 anni.
Non condivido invece la conlusione: “terra rossa – non alleni i colpi di inizio gioco”.
Questo non dipende affatto dalla superficie.
Ieri il mitico Ljubo ha vinto a IW grazie ad una performance al servizio nella partita e nel torneo assolutamente strepitosa.
Ljubo deve la sua formazione all’Italia, è cresciuto alle Pleiadi a Torino, ma serve benissimo e quindi???
Il servizio è un fondamentale che, se ben inserito nella progressione didattica, è “estraneo” alla superficie.
Attenzione a non confondere “gli strumenti” con “il processo”.
Uno non diventa il miglior fotografo del mondo “solo” comprandosi la macchina top-level
Magari fosse così semplice.
Roberto Commentucci says:
Devo una risposta a Nicola De Paola, su Starace.
Le cose sono simili ma un pò diverse. Potito ha più “tennis” di Marcora, (più tocco, braccio più veloce) ma è meno dotato sul piano atletico. Potito fisicamente da giocane non è stato seguito nel modo giusto sul piano atletico, e si è portato nel professionismo lacune importanti. E’ poco reattivo, specie in uscita dal servizio. E per questo si era quasi costretti a farlo servire kick: era l’unico modo per mandare l’avversario lontaano in risposta e dare a Poto tutto il tempo di cui aveva bisogno per uscire con comodo dal servizio, fare il primo passo e iniziare a comandare con il diritto.
E infatti Poto soffre da morire i giocatori abili nell’anticipare la risposta, impattando il suo kick mentre sale. 10 anni fa lo facevano in pochi. Ora lo sanno fare in molti, e il suo gioco è meno efficace, sebbene lui nel frattempo sia migliorato in altri aspetti, tipo il rovescio e la risposta.
Lo confermò sconsolato anche lo stesso Poto, dopo la sconfitta con il francese Robert al primo turno dell’Australian Open, che è abile nel rispondere di anticipo:
“Hanno imparato a giocare proprio tutti, tranne noi…”
Ovviamente anche Potito, se ben seguito fisicamente, avrebbe beneficiato di una maggiore pratica di campi veloci, da piccolo (ma è nato in Campania, dove ce ne sono pochissimi…).
Sicuramente, con il suo fisico (1,90) e la sua velocità di braccio, avrebbe imparato a servire un bel piattone sopra i 200 orari, velocità che non mi risulta lui abbia mai toccato.
Roberto Commentucci says:
Gus:
A me hanno insegnato a vedere i fenomeni guardando i numeri e le statistiche. Non si può portare un caso singolare a paradigma di una legge universale.
Ljubicic aveva grandissime motivazioni ed è un uomo estremamente intelligente. Purtroppo la terra rossa amplifica i nostri difetti di mentalità, creando un sistema di incentivi perverso: premia chi vince oggi pallettando, anziché chi potrebbe vincere domani giocando aggressivo. E questo genera un ambiente che “statisticamente” a gioco lungo, distrugge giocatori.
Ci sono sempre le eccezioni, ma bisogna mirare a costruire un sistema che funziona bene con i grandi numeri, non con le eccezioni.
nicoxia says:
King,Bolelli da giovane era alla Vavassori con Ronzoni ottimi professionisti,quando ti riferisci al passato devi essere più preciso nel periodo e quali sono stati gli errori,perchè qualcuno può aver lavorato bene ed altri no.
lello says:
ma siete sicuri che la colpa e’ esclusivamente della fit?
io non difendo la fit per carita’, pero’ non e’ che la colpa e’ dei maestri di circolo che l’hanno impostato male fin da piccolo?
Nicola De Paola says:
Roberto,non ho mai visto Marcora e non so se atleticamente sia più dotato di Starace. Però di sicuro il kick di servizio non era l’unico modo per far rendere Potito,anzi.. Rimanendo all’esempio di Ljubicic,credi che il croato abbia più reattività del nostro? In uscita dal servizio dovrebbe pagare anche le aperture più ampie di dritto e rovescio.. E Berdych? Ha la rapidità di una tartaruga e non per questo alza dei pallonetti quando batte.. Tira solo bombe anche troppe. E i meno forti F. Lopez,Berrer,ecc. ecc.? Starace soffre chi gli risponde “salendo sulla palla”? Tiri una bomba e poi vediamo chi ha solo il coraggio di fare una cosa del genere!
Continua a lavorare sul passaggio ai campi rapidi perchè questi sprechi quì non voglio più vederli! Ah,già che ci sei,dì a chi a lavorato alla Bollettieri (ogni riferimento a Rianna e puramente casuale) di non dimenticare ciò che ha imparato una volta tornato in Italia.
king of swing says:
nicoxia
io non so se hai visto Bolelli a 20 anni…
quello che ti posso dire è che Bolelli deve ringraziare moltissimo Claudio Pistolesi…che ha fatto tutto quello che poteva fare per Simone…
l’unico rammarico che ho è che la loro collaborazione sia iniziata solo a 20 anni… sarebbe stato meglio 2-3 anni prima…ma purtroppo è andata così..
cesare veneziani says:
Giustissimo il veloce, però anche un terraiolo che ti vince un master 1000 all’anno non sarebbe male…
…a parte gli scherzi, da “maestro di circolo” vi dico che portare un ragazzino sul veloce non è facile da organizzare. Ci vuole un gruppo che ti segue, un valido sostituto che rimane al club e soldi in più da tirar fuori per la famiglia.
E si punta sul figlio scienziato o avvocato.
Tutti geni sti ragazzi.
ps: premesso che tutti noi italiani dobbiamo velocizzarci, dalla superficie alla velocità di pensiero.
Nadal a rete non è un dio, e non ha ne tempi di approccio ne biomeccanica del diritto così adeguati…però è Nadal.
In piccolo Andreev è Andreev
Gaudio era Gaudio
e Muster era Muster
nicoxia says:
King io so che quello che uno è è il risultato di quello che ha fatto prima se Bolelli è arrivato alla 56 posizione quello fatto prima non può essere tutto da buttare,si può individuare dove avrebbe potuto far meglio ma non si può generalizzare.
Gus says:
mi devo essere spiegato male. Qui non è questione di eccezioni.Il servizio lo puoi allenare ovunque, infatti Ljubo o Roddick o altri logiocano benissimo su tutte le superfici. Il problema è invece che per vincere fin da ragazzi e utilizzando la tattica speculativamente più utile sulla terra alla fine NON alleniamo il servizio.
Già recentemente avevo letto di amici che a 8/10 anni chiedevano ai figli un servizio tattico in kick.
Il mio modestissimo punto di vista è che questo sia un errore.
Tutto qui.
king of swing says:
Nicoxia
scusa il ritardo ma questi articoli dopo un pò si perdono di vista…il tempo poi è quello che è durante la settimana..
Bolelli è arrivato alla posizione numero 36 del ranking mondiale grazie a Claudio Pistolesi e al suo staff…
ti cito Piatti su una cosa…
il bravo coach è quello che non fa danni…
Pistolesi di sicuro non ne ha fatti…e Piatti non ne farà…
entrambi per Simone parlano di top ten…
se Simone non dovesse riuscire ad esprimere tutte le sue potenzialità…la colpa di qualcuno sarà…
Fanucci-Volandri…
Volandri è stato numero 25 al mondo…ma lo stesso Fanucci ha ammesso che Filippo poteva fare di meglio in carriera…
diciamo che una parte della colpa è sicuramente di Volandri…ma anche Fanucci ha le sue colpe…
Volandri è cresciuto con Fanucci praticamente…
Volandri numero 25 al mondo è da considerare come un’insuccesso…
Bolelli fuori dai top ten sarebbe un altro fallimento…però che non si può addebitare certo al Pistola o a Piatti…
Pistola l’ha preso in consegna a 20 anni…se me lo prendeva in consegna verso i 16 anni… pure Pistolesi avrebbe avuto le sue responsabilità per il non-arrivo nei top ten…
fino ai 20 anni ti ripeto Bolelli era inguardabile negli spostamenti…
a meno che da Vavassori questo ragazzo è stato solo un annetto…a quel punto neppure loro avrebbero troppe colpe…
ma non credo sia stato lì solo un annetto…