Secondo Puntata della rubrica Tennis, Genitori e Figli dedicata al rapporto tra genitore e coach. Queste le nuove testimonianze di addetti ai lavori raccolte da Spazio Tennis. Vi prego di inserire commenti inerenti all’argomento e soprattutto di usare il buon senso e di contare fino a 5 (non dico sino a 10!) prima di pubblicare la vostra idea. Grazie e buona lettura a tutti (belli e brutti!)

Matteo Zanchi

di Alessandro Nizegorodcew

Giorgio Di Palermo: “I genitori hanno l’importantissimo ruolo di iniziare i bambini al tennis, ma devono avere l’intelligenza e la pazienza di mettersi da parte, e lasciare che il tennis insegni ai bambini la cosa più bella, che è di crescere sani con uno splendido gioco, che è anche una grande scuola di vita. Devono sapere che il ragazzo dovrà solamente divertirsi con il gioco del tennis, ed imparare la legge dello sport. Sarà il maestro a stabilire se l’impegno da profondere debba essere maggiore, se il ragazzo avrà grandi qualità fisiche e tecniche. Qualsiasi interferenza o ingerenza che non sia un regolare interessamento alle faccende del proprio figlio è a mio avviso pericolosa e per niente produttiva. Per un genitore, lamentarsi del lavoro di un maestro è come lamentarsi del lavoro di un professore di liceo: inutile. Il lavoro del genitore servirà a far giocare tranquillo il ragazzo e a lavorare con lui la bellezza dello sport.”

Piero Pardini (autore del libro “Il Cantastorie Instancabile”): “Caro Alessandro, ho una figlia, oggi quattordicenne, che per 5 anni ha fatto la SAT nel circolo che frequento a Pistoia. Non ho mai avuto problemi con il suo maestro, forse perchè lasciavo a lui il compito di formarla tennisticamente e lui di lasciare a me ed a mia moglie il compito di educare. Personalmente la mia è stata, mia figlia ha deciso di smettere ed iniziare altri sport, un’esperienza positiva poiché ciascuno ha rispettato il ruolo degli altri. Credo che ci si possa e ci si debba confrontare, rispettando comunque ciascuno il proprio ruolo. Ripeto la mia è stata un’esperienza limitata, ma significativa. Chiara adora il tennis ed ha un ottimo ricordo del suo maetro che rivede e qualche volta ci gioca con grande divertimento.”

Elis Calegari (Direttore 0-15): “Dunque, inutile dire che il problema che sta alla base del rapporto tra tecnico e famiglia è piuttosto complesso: si innescano spesso varie e difficili dinamiche di relazione. Di sicuro il mestiere del genitore è il più difficile al mondo: nessuno te lo insegna, finisci col navigare sempre “a vista” ed è davvero complicato sfuggire al sovrapporsi di oggettività e soggettività. Tant’è che, per troppo amore, a volte si finisce per scambiare l’una con l’altra. Venendo al quesito posto, credo che la strada migliore sia quella, dopo aver valutato con un’approfondita indagine preventiva quale possa essere – per capacità tecniche, qualità umane e morali, conoscenze pedagogiche… – il professionista che deve lavorare col nostro pargolo, lasciare campo libero al tecnico, senza interferenze ed invasioni. Da parte di papà e mamma occorre sapere resistere alle tentazioni e chi ti blandisce; non bisogna avere fretta nel veder realizzato e concretizzato “il progetto“: ci vogliono calma, fiducia e pazienza. Spesso, e il tennis italiano ne è purtroppo pieno di esempi simili, molti ragazzi si sono persi perché sono finiti in un groviglio inestricabile di cambiamenti dettati dall’umoralità: grosso guaio quando i genitori si convincono di poter essere, senza conoscenze di campo specifiche, “i medici di se stessi“. Probabilmente il mio pensiero è fortemente condizionato dagli esempi a me più vicini: ho avuto la fortuna di vivere, per quasi sei anni, giorno dopo giorno, accanto a Riccardo Piatti e ai suoi “boys”, Caratti, Furlan, Mordegan e Brandi. Riccardo si è posto nei loro confronti come mentore, tecnico ed educatore; le famiglie, di estrazione assai disomogenea, mai hanno invaso il terreno di Piatti, affidandosi, anche quando i ragazzi erano fuoriusciti dai ranghi della FIT, “in toto” alle capacità del tecnico di Como: che sia anche per questo che tre su quattro hanno vestito l’azzurro in Davis, due su quattro hanno centrato i Quarti in uno Slam e tutti e quattro sono grandi uomini e persone vere? Si dirà: “Be’, però Piatti è Piatti“… Questo è incofutabilmente vero, com’è verò che proprio Riccardo, Alberto Castellani e Pistolesi, tra i nostri migliori coach, hanno spesso preferito allenare giocatori stranieri: questo non dà da pensare? Credo che alcuni dei problemi legati alla scarsa prolificità di campioni nel nostro tennis negli ultimi decenni nascano dal contesto in cui si ritrovano poi a crescere troppi dei nostri ragazzi. Il contesto, il substrato, è il grande problema della società italiana attuale, dove si assiste da tempo ad una sempre più marcata sfiducia nel rispetto dei ruoli, dove la confusione dei ruoli stessi è sempre più lampante. E così agendo non si può che produrre disastri. Le macerie sono sotto gli occhi di tutti ma troppi si ostinano ancora a non voler vedere. Citare esempi come quello di papà Williams per indicare una strada perseguibile da chiunque (senza comprenderne l’unicità e l’estemporaneità…) può far dimenticare che purtroppo abbiamo avuto nel tennis anche gente come papà Pierce, Dokic e tanti altri, gente che per troppo amore ha finito col soffocare fino a sopprimere i propri figli.”

Fabrizio Falciani: “Diciamo che si dovrebbe distinguere un po’ tra genitore di un giocatore e genitore di un bambino o ragazzo che fa la scuola tennis. Nel primo caso giocatore (principale protagonista) allenatore e genitore fanno parte (insieme ad altre figure come anche il prep atletico) di un unica squadra con lo steeso scopo: la crescita del protagonista; la ricetta giusta non c’è ma di sicuro il dialogo e le frequenti “riunioni” sono fondamentali. I genitori non sono i nemici, ma vanno quando è necessario educati e informati delle scelte che si fanno. L’importante è che al giocatore arrivi un’unica comunicazione finale concorde a tutti i componenti della squadra.Il coach non deve fare l’errore di parlar male del genitore (anche se sa che lo stesso sbaglia) e il genitore deve fare altrettanto. Quando c’è disaccordo se ne parla ma alla fine la decisione per quanto riguarda gli aspetti tecnici spetta al coach e il genitore la deve rispettare facendo capire al giocatore che è d’accordo con il coach. Quando non c’è piu fiducia semplicemente si interrompe il rapporto. E’ inutile proseguire in disaccordo, il coach accetta (o incassa) e si prosegue. La cosa brutta comunque è che ci sono parecchi allenatori (o presunti tali) che con la scusa dei genitori che “pressano” tralasciano il lavoro con il proprio pupillo, tanto non arriverà mai perché il padre o la madre lo pressano; cari colleghi passate piu ore in campo perche i doppi falli o le palle facili sbagliate sono 50% per il genitore rompip…. 50% per il poco allenamento quindi percorriamo tutte e due le strade sia quella della psicologia (e quindi genitori e quant’altro) sia quella del buon vecchio e caro allenamento. Un abbraccio è sempre un piacere grande.”

Mauricio Rosciano: “Io credo che il problema fondamentale è da una parte (quella dei genitori) la fiducia. Mi sembra davvero che manchi, e che si sia troppo portati a cambiare nella speranza che il prossimo sia migliore, mentre invece la conoscenza dell’allievo è uno degli elementi fondamentali per tirare fuori il meglio dal rapporto. Per quanto riguarda il coach, mi sembra che quello che manca, generalmente, è la preparazione intesa non come tecnica tennistica (non posso entrare nel merito) ma come conoscenza dei meccanismi che girano intorno a questa disciplina (da quelli psicologici, a quelli della preparazione fisica, ma anche e sopratutto a quelli legati alla programmazione). Siamo sicuri poi che i coach siano sufficientemente umili per mettersi in discussione? Sono così lungimiranti da confrontarsi con i colleghi? Dal mio punto di vista, non è matematico che un giovane promettente allenato da un coach che ha ottenuto risultati con un giocatore, debba ottenere buoni risultati. La forza la fa l’alchimia, la fiducia, la costanza, il coraggio, l’umiltà e la modestia. Purtroppo alcune di queste cose sono mancanti nel dna classico dei figli di questa Italia. Troppo benessere non aiuta. Siamo sicuri che l’avere un torneo dopo l’altro sia una cosa buona? La sconfitta aiuta a crescere ma se è subito diluita da un’altra sfida perde il suo significato.. Troppe wild cards, troppi sponsor, troppe vetrine non aiutano. La strada del tennis è lunga, e le distrazioni sono tante. Emerge solo chi è capace di guardarsi dentro e tirare fuori il 110% di se stesso.”

Marco Mazzoni (Giornalista 0-15): “Non è facile scrivere in quattro parole un commento su di un rapporto così delicato. Il maestro è “l’addetto” alla crescita tecnico-tennistca del ragazzo/a; il genitore dovrebbe pensare alla crescita umana del ragazzo/a. Quando si passa ad invadere i campi nascono spesso problemi…. Questo è quello che generalmente si pensa.
Errato! Io parlo ogni settimana con molti maestri, seguendo il circuito giovanile Nike, e si sente di tutto e di più. Dopo qualche anno di esperienza “sul campo”, mi sono fatto una convinzione: quando si parla di crescita di un giovane, la separazione degli ambiti è un errore di partenza. Grave. Prima di creare un tennista, va sempre ricordato che siamo davanti a giovani, persone ancora acerbe da formare. Quindi il focus principale deve essere la persona, e non l’atleta. Non dritti e rovesci, recuperi e concentrazione, ma il ragazzo/a che ha bisogno di una guida, e di un ambiente intorno sereno, propositivo, se possibile unito senza pressioni eccessive. Meno contraddizioni il giovane vivrà, più sereno crescerà, con meno stress, meno confltti.
Inoltre per “creare” (brutta parola, diciamo formare) un giovane, è importantissimo avere queste basi:
1) sapere dove si vuol arrivare, ossia avere obiettivi molto chiari in partenza. Questo è un presuposto fondamentale. Non ha senso impostare un lavoro su di un giovane da parte di un maestro quando quel lavoro ha un obiettivo che vuole il genitore e non il ragazzo, o viceversa, oppure che è solo una mira-speranza del maestro che intravede un potenziale che il ragazzo ha, ma che in realtà dentro non sente e non persegue;
2) sapere che questi obiettivi devono essere condivisi da maestro, giovane e famiglia. Solo con la condivisione del progetto sportivo, dei metodi, dell’impegno, si potrà ottenere qualcosa di positivo. Il ragazzo tenderà ad emulare, forse colui che sente più vicino, o più forte. Senza una comunità di intenti, di scopi, della strada da percorrere, non si va da nessuna parte, possono nascere solo conflitti e incomprensioni. Quindi è fondamentale non solo che il maestro faccia il maestro, e quindi che il genitore non si intrometta in questioni tecniche; ma a sua volta il maestro deve spiegare al genitore la strada che intende prendere, e sia il genitore che il ragazzo la devono condividere pienamente, altrimenti non c’è alcuna possibilità di arrivare da nessuna parte. Il maestro non deve proiettare sul giovane eccessive pressioni da sue proprie aspettative quando queste non sono condivise dal ragazzo/a e dai genitori.

E’ un concetto forse elementare, ma non è per niente scontato, anzi, succede quasi sempre qualcosa che guasta l’ambiente e che non permette di portare avanti serenamente un lavoro su di un giovane. E questo perché non c’è voglia-tempo di mettersi tutti insieme ad analizzare prospettive, metodi e condividerle. Il tennis è diventato uno sport molto complicato, e solo se supportati da un piccolo team (famiglia e maestro, magari circolo) un giovane ha reali prospettive, se dentro di se ha un buon talento fisico e tecnico. Altro errore comune: non escludere i giovani da queste discussioni maestro-genitore. Non ci sono segreti ma anzi il parlare bene e chiaro al ragazzo finirà ancor più per responsabilizzarlo e fargli capire che se si vuol arrivare da qualche parte è indipesanbile la sua parte! e se lui/lei non se la sente, tutto ok, nessun dramma, si continuerà al limite sulla strada del giocatore amatoriale, che imparerà uno sport bellissimo con cui potrà crescere umanamente, divertirsi e stare in salute per tutta la vita. Quindi parlare di rapporto genitore – maestro è molto riduttivo, e forse tanti problemi del ns tennis oggi deriva proprio da come è affrontato male questo rapporto.”

6265
Thanks!
An error occurred!

72 Commenti to “TGF 17 – Il Rapporto Genitore-Coach (Puntata 2)”

  • 1.

    Alessandro ti ringrazio per il fatto che stai continuando con il TGF, io nella crescita di mia figlia sono ancora alla ricerca della verità nel rapporto genitore-coach- genitore- figlio. Ogni tanto cerco di capire quale sia la ricetta giusta ma penso che non esista, ci vuole solo una botta di qulo nel cammin di nostra vita e basta. Oggi ho acquistato Tennis Italiano di giugno e se prima stavo cominciando a farmi qualche idea su come far crescere mia figlia adesso, dopo la lettura di tre articoli, sono solo più confuso. Ci sta coach Piatti che dice che i migliori under 12 vengono subito finalizzati all’allenamento intensivo sin da quando hanno 10/11 anni, invece di continuare a insegnarli a giocare a tennis, educandoli allo sport. In generale guru Piatti scrive che sotto i 14 anni in Italia si punta troppo all’intensità dell’allenamento. Si pensa di più a cercare il risultato che a crescere i giovani agonisti. Più in la di qualche pagina ecco invece che ci sta Renella che fa una disamina sui tornei Junior dando la colpa dei scarsi risultati alla superficie e quando parla di Junior non parte dagli under 14 ma dagli under 12 per cui va in parte in contradditorio con Piatti. Per finire ci sta un’intervista alla Seles dove veniva messa in risalto tra gli altri l’importanza del papà nella sua crescita tennistica ma anche il fatto che la sua precocità era dovuta anche al fatto che si divertiva tanto e si allenava 7/8 ore al giorno fin da piccola. La bellezza degli essere umani è che siamo tutti diversi e non esiste una ricetta unica e neanche un coach che funziona per tutti, Urpi andava bene alla Pennetta ma non alla Schiavone. Nella mia Sat, ci sono nello staff, tre maestri, due lasciano contenti genitori e figli, uno solo i figli, qualcosa non va.

  • 2.

    Sono d’accordo con tutto ciò che scrive Rosciano..

  • 3.

    Si capisce subito che Giorgio Di palermo non è sposato e non ha figli……non condivido assolutamente il suo pensiero…..tradotto…..è come firmare una cambiale in bianco e non mettere la cifra………di maestri incompetenti ne è piena l’Italia, la possono raccontare a chi ha giocato come unico sport a boccette o ping pong, ma chi ha un minimo di dimestichezza con l’argomento è difficile raccontare quella dell’orso. Di Palermo afferma che: Sarà il maestro a stabilire se l’impegno da profondere debba essere maggiore, se il ragazzo avrà grandi qualità fisiche e tecniche…….non condivido assolutamente. Quante volte nelle scuole sat ho visto maestri illudere genitori sprovveduti infondendogli l’idea che il loro figlioccio fosse un mezzo campione invece che una pippa. Per carità ci sono anche maestri seri, persone altamente qualificate, però ripeto l’ingerenza di un genitore è fondamentale, solo in questo modo il maestro saprà chi e cosa trovarsi di fronte.

  • 4.

    Parte 2° : naturalmente non ho nulla contro Di Palermo, ognuno è libero di pensarla come meglio crede, ma consentitemi di ribadire il concetto che solo un genitore può volere il meglio per il proprio figlio e delegare ad altri è sempre molto rischioso……

  • 5.

    che ci fa Zanchi la sopra?

  • 6.

    Il mio maestro in due anni di Sat, l’unico complimento che gli ho sentito dire su mia figlia è stato “è avanti”. Anche con tutti gli altri allievi pur ottenendo da alcuni successi giovanili numericamente alti non si è mai sbilanciato ne con i ragazzi ne con i loro genitori per cui (post 3 anto) non sta a illudere genitori sprovveduti infondendogli l’idea che il loro figlioo sia un mezzo campione invece che una pippa. Ci sta da dire poi che generalmente in una qualsiasi sat con 80/100 allievi quelli molto dotati saranno al massimo una decina ed allora che si fa? che deve dire il maestro ai genitori agli altri 70 che rappresentano comunque un’entrata economica? se gli dici che non sono predisposti, il genitore saggio si rassegna e ti dice basta che mio figlio si diverta e lo lascia frequentare, un’altro ancora ritira il figlio e lo porta in una scuola calcio, basket, etc, un altro ancora dice che il maestro non capisce nulla e cambia Sat dove magari ci sta un maestro che lo accoglierà come se davanti avesse il nuovo Federer. Anche quando si fanno i gruppi, ci sono difficoltà da parte di un maestro nel gestire la crescita degli allievi, e perchè mio figlio non lo metti con questo e perchè non lo metti con quest’altro etc. Ogni genitore vorrebbe sempre che il figlio o la figlia giochi solo con quelli che lui stesso pensa che siano più avanti tecnicamente, apriti cielo se nel gruppo mettono invece uno che si considera più indietro.

  • 7.

    @marco
    Zanchi ci sta bene no? uno dei giovanissimi azzurri più promettenti..

  • 8.

    Il grande Lombardi ha iniziato la formazione di una scuola maestri dove tutte queste problematiche vengono contemplate e secondo me le direttive sono buone per la soluzione del problema,la difficolta sta nel riuscire a trasmettere e far condividere la visione.Per esempio il ruolo del genitore è fondamentale,deve essere coinvolto nella crescita dell’allievo anche se vuole assistendo alle lezioni,sta nell’abilità del maestro riuscire ad incanalarlo nella maniera giusta,ma se sa il fatto suo non avrà nessuna difficoltà perchè saprà come affrontare le varie problematiche da qualsiasi punto di vista.Per far questo hanno iniziato a trasmettere conoscenze tecniche e linee guida di alto livello dal punto di vista biomeccanico e di programmazione.Esempio di percorso in linea generale della scuola maestri,dai 5 ai 10 anni minitennis specifico con aumento graduale in base alle capacità dell’allievo,con elasticità mentale,dai 10 ai 13 perfezionamento dai 13 ai 17 specializzazione,è chiaro che ci sono indicazioni specifiche per ogni tappa su cosa come e che obbiettivi cercare di raggiugere.Ci sono linee guida per ogni aspetto speriamo che il percorso possa continuare anche senza il grande Lombardi.

  • 9.

    Secondo me una cosa è la Sat, un’altra la squadra agonistica. Nel circolo dove gioca mio figlio, c’è sia la Sat, con alcuni giocatori discreti ma anche un impegno modesto sia in termini di gioco che di denaro, che le squadre agonistiche, divise in gruppi per età. Il costo di queste squadre agonistiche è ovviamente maggiore e impegnativo, ma i ragazzi sono seguiti davvero bene, con affezione e direi quasi amore dai maestri. Il lavoro mi pare ottimo. I genitori sono quasi tutti tennisti praticanti e quindi i maestri hanno un certo rispetto per loro in quanto sanno di non avere a che fare con sprovveduti nella materia. Comunque ognuno rispetta il proprio ruolo. Io quando vado a vedere mio figlio di 8 anni giocare i tornei (U10) mi metto da una parte e lascio il maestro fare il suo lavoro, dare consigli e seguire il giocatore. A leggere i vari commenti qui dentro mi pare di vivere una situazione idilliaca.

  • 10.

    sisi.. io lo conosco perchè si allena al mio paese..

  • 11.

    mi sembra di capire che questo blog è ormai morto…..

  • 12.

    @Tex
    Stefano sta ragionando sul da farsi mentre io cerco di scrivere qualche articolo attinente all’argomento.. Comunque potete continuare a scrivere.. Sono certo che basterebbe un argomento di interese collettivo perché la gente commenti nuovamente..

  • 13.

    Intanto un paio di notizie positive.

    Ieri è iniziata a Castel di Sangro, nel centro federale, la fase finale della Coppa delle Province, manifestazione a squadre per rappresentative provinciali riservata ad atleti under 11. Bene, dando attuazione al progetto “Campi Veloci”, le gare si disputano sui campi sintetici del centro federale abruzzese. Un primo messaggio, forte e chiaro, su quello che sarà il nuovo corso federale nell’organizzazione delle gare giovanili (e professionistiche) nei prossimi anni.

    Mercoledì sera, invece, su Sky è stato trasmesso, per il ciclo “Il magico mondo degli azzurri” un documentario girato al Torneo under 16 Avvenire, dove sono stati tratteggitati i profili di Francesca Palmigiano, classe ”94 (con intervista a Silvia Farina) e di Filippo Baldi, classe ’96 (con intervista ad Andrea Gaudenzi).

    Alla domanda: “cosa ti senti di consigliare ai due giovani?”, sia Silvia che Andrea hanno risposto: “devono soprattutto divertirsi. Se smetti di divertirti, non riuscirai mai a diventare un professionista”.

    Il programma, come tutti quelli di Sky, era molto ben girato.
    Un pò di visibilità al nostro tennis giovanile, che davvero non guasta.

  • 14.

    Commentucci scrive…… Alla domanda: “cosa ti senti di consigliare ai due giovani?â€, sia Silvia che Andrea hanno risposto: “devono soprattutto divertirsi. Se smetti di divertirti, non riuscirai mai a diventare un professionistaâ€. Concordo, credo che sia molto impegnativo arrivare al professionismo, fare continue rinunce, perseverare negli allenamenti; oltre ad una smisurata passione ci si deve anche divertire altrimenti non si regge nel tempo e si finisce per rinunciare. Queste considerazioni sono il frutto dell’esperienza di chi c’è già passato, che ha realizzato i propri sogni o che ha intravisto il professionismo senza riuscire a raggiungerlo. Purtroppo la paura di noi genitori è quella di commettere errori di programmazione dell’attività dei nostri figli e di conseguenza di fare scelte sbagliate e queste paure non sono infondate visto gli insuccessi del tennis maschile italiano. Gli errori ne commettiamo tanti ogni giorno, errori banali istintivi o anche errori meditati (pensiamo a quando si progetta una casa, finita la realizzazione c’è sempre qualcosa che avremmo voluto diversa dalla realtà: un bagno in più un ripostiglio in meno ecc). La casa si può modificare con lavori di ristrutturazione anche dopo anni dalla sua realizzazione, ma il giovane tennista no, perchè non più giovane. E allora poi…. quante recriminazioni!
    Scrive Mazzoni “Il tennis è diventato uno sport molto complicato, e solo se supportati da un piccolo team (famiglia e maestro, magari circolo) un giovane ha reali prospettive, se dentro di se ha un buon talento fisico e tecnico.†D’accordo anche su questo, la sinergia genitore, allievo maestro è di importanza vitale, è il nucleo solido, lo zoccolo duro su cui si può fondare il successo del giovane tennista.

  • 15.

    Tornando al tema rapporto genitore-coach, ho apprezzato il pensiero di Caligari quando scrive… “Da parte di papà e mamma occorre sapere resistere alle tentazioni e chi ti blandisce; non bisogna avere fretta nel veder realizzato e concretizzato “il progetto“: ci vogliono calma, fiducia e pazienza.†Sì la calma, intesa come controllo dei nervi è necessaria in ogni situazione, mai lasciarsi trascinare dagli umori del momento in quanto si rischia di prendere decisioni errate o innescare dei meccanismi perversi controproducenti, valutare bene la situazione e pensare alle conseguenze di una presa di posizione o di un atto mirato, insomma come suggerisce Alessandro contiamo fino a 5 o meglio fino a dieci prima di esprimere la propria idea (il blog è maestro). La fiducia… è un sentimento di sicurezza o c’è oppure no, non ci sono mezze misure; un tecnico che sente la fiducia del genitore è maggiormente stimolato nel suo lavoro come umanamente è giusto che sia, il difficile è trovare il connubio perfetto genitore- coach- allievo. Il genitore esigente lo cerca e spesso non lo trova passando da un coach all’altro e vanificando in questi passaggi il lavoro già svolto: ogni nuovo coach ricomincia daccapo operando quei riaggiustamenti tecnici che hanno come risultato finale creare confusione nell’allievo impedendone il miglioramento. La pazienza intesa come atto di sopportare, tollerare, a mio avviso è caratteriale o la possiedi oppure te la devi inventare, in certi casi è indispensabile possederla in altri no. Il genitore troppo paziente può finire per accontentarsi e nell’attesa del cambiamento sprecare tempo e ….denari. Il genitore la cui pazienza è moderata può valutare in maniera più equilibrata, mentre l’intollerante manda tutto all’aria in un colpo solo. Il progetto per realizzarsi ha proprio bisogno di tanta pazienza, calma e fiducia e non solo…

  • 16.

    Giogas,
    mio figlio ha cambiato 5 maestri in 5 anni, non per mia volontà ma perchè vanno, vengono, cambiano mansioni ecc. ecc.

    In una notissima e pubblicizzata academy gli allievi giocano anche con 4/5 maestri diversi. Lo sai perchè ? perchè in questo modo l’allievo, scusa … il cliente, non si può affezionare ad alcuno e nel caso il maestro cambi struttura non se lo porta via.

    Il grande sogno della stragrande maggioranza dei genitori è quello di non mettere bocca su niente.
    Purtroppo questo è impossibile perchè come cali la guardia la qualità scende.

    Questo è. Di genitori rompiballe diciamo che il 10% è fisiologico il 90% indotto.

    Guarda caso i genitori degli allievi di Piatti non hanno mai interferito. Allora i casi sono 2 o Piatti è molto fortunato o è un ottimo professionista.
    Scegliete Voi.

  • 17.

    Racconto un piccola storia ascoltata due gironi fa. Un amico mi parla del figlio di un comune conoscente che gioca a calcio. E’ stato nelle giovanili della juve. Da dove abitiamo noi sono circa 100 km, quindi il padre per anni lo ha portato avanti e indietro ad allenarsi.
    Adesso il figlio ha 17 anni. Due anni fa era stato dato in prestito a squadre di categoria inferiore, di serie c, giocava nelle giovanili di quelle squadre, adesso sembra che il sogno stia svanendo. E’ bravo, ma non abbastanza, a quanto pare.
    Il problema è che a scuola ormai non va più, le aspettative dei genitori nei suoi confronti erano alte, rispetto al calcio (soprattutto a quanto mi dicono, da parte di madre, forse perché il padre, che a calcio ha giocato, già intuiva i limiti) e lui è cresciuto credendosi un talento. Cosa che ha un po’ trasferito in tutti i campi.
    Adesso, mi dicono, fa quello che piace, passa le giornate al bar, non ha altri interessi e non si sa bene cosa potrà fare nella vita

    Non prendetela come una critica ai genitori in generale, però mi ha colpito la vicenda. Il rischio che ci siano ragazzi che a 18 siano già bruciati c’è. Senza generalizzare, ovviamente.

    Per il resto condivido chi dice che i maestri seguissero con più attenzione e con più competenza i giovani tennisti probebilmente molti genitori se ne starebbero in disparte.

    Io, che ho un figlio di tre anni e sono fuori da questi problemi, vedo il comportamento dei maestri di tennis della mia zona e posso dire che la stragrande maggioranza bada ai propri interessi di bottega, e nessuno di questi sarebbe né in grado né con la voglia di allenare un ragazzo per l’agonismo, cioè con l’obiettivo di creare un professionista.
    Tutti cercano di fare dei corsi, di avere più gente possibile, di trovare qualche persona di mezza età che voglia fare l’ora col maestro, di tirare su il mese, insomma. Cosa del tutto lecita, certamente, ma che mal si sposa con gli interessi di eventuali agonisti.
    Oppure, alcuni, incoraggiano i genitori a portare il figlio/a facendogli credere che ci siano delle possibilità quando è chiaro che queste non ci sono, o perché si tratta di ragazzini già di 15 anni o più o perché non si danno impostazioni tecniche e fisiche adeguate, e questo è visibile anche a dilettanti come me.

  • 18.

    Non capisco, però, quali genitori avrebbero potuto interferire con Piatti.
    Lui, in pratica, non ha mai lavorato con allievi bambini.

    I famosi Piatti-boys (Renzo Furlan, Cristiano Caratti, Federico Mordegan e Cristian Brandi) mi risulta che siano stati presi da Piatti nel 1988 e, essendo tutti del 1970, avevano già 18 anni.
    Insomma, erano già adulti e noi abbiamo sempre parlato di bambini, qua.

    Non mi risulta che Piatti abbia mai avuto come allievo un bambino.
    E’ un coach professionista, lui, si occupa di professionisti.

    Se avesse avuto come allievi dei bambini, i suoi grattacapi con i genitori li avrebbe avuti anche lui.

    Peraltro, nel brevissimo periodo in cui Piatti si occupò anche di Quinzi, lessi delle dichiarazioni del papà di Quinzi, sul tennis Italiano, come dire, poco concilianti, su di lui.

  • 19.

    …… non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

  • 20.

    Va beh, ma stavolta ho detto proprio delle ovvietà!
    Ma che ho detto, stavolta?

    Insomma, è chiaro che le dinamiche e le difficoltà con i genitori degli allievi sono diverse se hai a che fare con allievi bambini piuttosto che con allievi adulti.

    E’ chiaro che il genitore di un bambino, molto piccolo, tende ad interessarsi di più e, quindi, naturalmente, ad interferire di più con le scelte del maestro e possono così crearsi frizioni ed incomprensioni.

    Se il figlio ha già 18 anni, invece, è chiaro che il genitore lascia di più fare al figlio e meno (meno, non nulla) si interessa ed interferisce con il coach (non maestro).

    Insomma, una cosa è il rapporto genitore-maestro di tennis, un’altra è il rapporto genitore-coach professionista di livello nazionale ed internazionale.

    Insomma, Piatti che c’entra con il rapporto genitore-maestro di un bambino?
    Nulla, lui fa ed ha sempre fatto, almeno negli ultimi 25 anni, il coach professionista, non il maestro di tennis in un circolo o in una accademia.

    Mi risulta che sia il coach di Ljubici e Bolelli, non altro.
    Che c’entra Piatti con questo articolo?
    Qua sopra c’è la foto di Zanchi, che è un bambino!
    Non mi risulta che Piatti abbia mai avuto allievi dell’età di Zanchi.
    Se non Quinzi, appunto, per un brevissimo periodo e, in quella occasione, qualche incomprensione con il padre ricordo che ci fu, in effetti.

    Mi sembra, veramente, di avere detto un’ovvietà.
    Va beh!

  • 21.

    La storia raccontata da Agatone è emblematica e fotografa perfettamente la situazione trasferibile in tutti i campi dello sport. Dalla lettura del blog genitori-figli emergono talvolta le amare considerazioni di coloro che non ci sono riusciti. Molti sono rimasti invischiati†nella rete dei circoli periferici poco inclini a “coltivare†il giovane agonista e più propensi a “far cassa†(suggerendo lezioni supplementari inopportune e impegnando i campi da tennis per attività amatoriali). Purtroppo solamente in età matura gli aspiranti professionisti si rendono conto degli errori commessi, ma è ormai troppo tardi per rimediare. A quel punto si può solo recriminare. Se avessi cambiato maestro, se avessi cambiato circolo, se avessi fatto più preparazione fisica … se avessi ecc.
    Per quanto riguarda il coach è necessario a mio avviso continuità, non si può come accaduto a Kill Bill cambiare maestro ogni anno, non si migliora… è un po’come cambiare i professori continuamente ….questo non fa progredire la didattica! E il professore “buono†viene rimpianto dai suoi allievi.
    Anche a me risulta che in alcune blasonate accademie il rischio sia quello di essere seguiti da un numero elevato di coach e la spiegazione potrebbe essere proprio quella sottolineata da Kill Bill. Tra l’altro qui in Turchia è accaduto proprio quello: in un famoso circolo tennistico, un maestro “dissidente†si è portato via tutta la squadra degli agonisti under 12 (circa una decina di ragazzini) e da settembre con il nuovo maestro, dovranno ricominciare daccapo a ricostruire il gruppo.
    Tornando al tema, il cervello deve essere uno solo, un coach di fiducia che lavori in sintonia con l’allievo, poi se inseriamo anche il preparatore atletico ecco formato un team. Come era già stato discusso in altri post e in altre occasioni il team privato rappresenta già una scelta mirata per il professionismo, perciò a quel punto le idee dovranno essere chiare e supportate anche dai buoni risultati sportivi

  • 22.

    Da quando Silvano Papi recentemente, trattando del valore e del significato dei tornei juniores, ne ha ridimensionato l’utilità, devo confessare di avere modificato parzialmente la programmazione estiva selezionando dei validi tornei regionali e nazionali piuttosto che avventurarmi in lontani e costosi T.E. Scuriosando nelle varie liste degli ammessi ai tabelloni principali e di qualificazione di tali tornei europei, noto la frequenza ripetuta degli stessi nominativi, anche in tornei ravvicinati. Riprendo quanto affermato da Mauricio Rosciano e da me condiviso; egli sostiene che “La sconfitta aiuta a crescere ma se è subito diluita da un’altra sfida perde il suo significato.. Troppe wild cards, troppi sponsor, troppe vetrine non aiutano. La strada del tennis è lunga, e le distrazioni sono tante. Emerge solo chi è capace di guardarsi dentro e tirare fuori il 110% di se stesso.â€

  • 23.

    Giogas, ti do ragione per la tua condivisione di quanto affermato da Rosciano, sono pure io contrario ad avventurarsi in lontani e costosi T.E. Abbiamo già scritto però che esistono dei tornei assolutamente da fare per vari motivi. (visibilità, esperienza, difficoltà etc) In questi tornei per partire dalle qualificazioni devi avere cmq un minimo di ranking o una wild card. Per avere quel minimo di ranking devi essere andato a prenderti i punti lontano da casa, per avere una wild card invece devi elemosinare qualcuno. Qui in Sardegna per questo motivo (costi trasferte) molti Junior non sono neanche ammessi ai tabelloni delle qualificazioni in quanto con un paio di tornei ETA spesati e wild card FIT se non si supera più di un turno poi si è fregati.

  • 24.

    Certo Bogar67, abbiamo visto come funziona: quando hai 10-11 anni ti iscrivi ai tornei under 12 organizzati nei più remoti angoli dell’Europa, quando di anni ne hai 12-13 fai altrettanto con il TE under 14, per partecipare agli under 16 idem. Così facendo si può acquisire il ranking per poter essere ammessi o al tabellone principale o a quello di qualificazione dei principali tornei internazionali organizzati all’estero o sul territorio italiano. Chi bada solamente al ranking italiano può vedersi escluso alla partecipazione al torneo TE organizzato in Italia a meno che non abbia una wild card concessa dalla Federazione per particolari meriti.

  • 25.

    è un sistema costoso ma purtroppo funziona così, prima di leggere questo blog non conoscevo questo meccanismo.

  • 26.

    padova ETA under 12
    ho visto giocare il ragazzino in foto (Zanchi) contro un canadese… mi ha veramente impressionato…è veramente un grande talento.
    la figlia dell’innominato ha perso. ho visto uno scampolo della partita e devo dire che c’era un abisso con l’avversaria infatti dopo aver perso il primo set ha vinto il secondo 60. la ragazzina secondo me è un buon prospetto… non ho visto il terzo set… non riesco a capire come possa aver perso…

  • 27.

    Molto promettente ma è ancora troppo piccolo per dare un giudizio compiuto a mio avviso..

  • 28.

    @ Diabolik, prima che madmax chiudesse il suo blog, sono andato a leggere i suoi resoconti sui tornei della bimba. Da quanto ho letto mi pare di aver capito a sua figlia che gli manca qualcosa in determinazione, mad max raccontava di gare perse dopo aver dominato e sciupato tanto. Collegando al giudizio espresso su questo blog da chi l’ha vista giocare ed allenare mi sono fatto l’idea già espressa che ci sta molto lavoro di mad max e poco della bimba. Le gare si vincono anche con il cuore, la tecnica e l’allenamento seppur fatto con istruttori di qualità eccellenti da sole non bastano.Ci vuole grande the passion. A proposito di passione vi faccio ridere, mia figlia (2004) ha passione del gioco del tennis inteso come viverlo in campo ma in tv preferisce i cartoni alla trasmissione di una gara su supertennis, insomma giocare si, vedere no. Che ho fatto? ho ordinato il cartone animato jenny la tennista:

    Jenny la tennista, è un cartone animato che riscosse notevole successo negli anni 80. Il perché è da capirlo. Il personaggio che la televisione ci mostrava era senz’altro affascinante. Non per motivi scenografici. La fanciulla non vola, non ha poteri magici, non si tramuta e non pilota robots di un mondo fantascientifico: siamo di fronte ad un personaggio decisamente verosimile e comune. Jenny è una quindicenne normale, tanto normale che per diventare ciò che sogna impiega 26 episodi della serie che la vede protagonista. Sono episodi avvincenti, tirati, peggio delle palle da tennis che si scagliano violentemente contro le avversarie. In una serie quasi del tutto normale l’unica plausibile spiegazione della sua piena riuscita rimane proprio la sua normalità. Jenny istruisce perché è una normale ragazza della sua età che ottiene ciò in cui crede, che realizza il suo sogno.

    Per lo spettatore che ne segue le vicende è un incoraggiamento verosimile a fare altrettanto.

    Saluti porto a mare la bimba.

  • 29.

    Ciao a tutti, è da un po che vi leggo e devo dire che condivido in pieno molti dei vostri pensieri, ma il personaggio che seguo di più è Bogar67 anche perchè siamo nella stessa barca,nel senso che anche io sono padre di una piccolissima tennista.
    Anche io come Bogar67 purtroppo non posso permettermi i grandi investimenti nel tennis, ma di certo cerco di dare il meglio a mia figlia, sfruttando soprattutto il fai da te, che alla fine bisogna dire i suoi frutti per adesso li ha dati.
    Un caro saluto a Bogar67 e w il tennis che anche se non ho mai preso la racchetta in mano in vita mia, è lo sport piu bello che ci sia.

  • 30.

    Benvenuto nunziovobis, quanti anni ha tua figlia? io alterno a fai da te però a maestro molto valido. Da circa un mese ho iniziato a collaborare con altri tre genitori. Tre maschietti e mia figlia. Un 2002, due 2003 e mia figlia 2004. quattro mini atleti molto predisposti di tre circoli diversi. Al di fuori dei rispettivi orari Sat, ci raduniamo e li facciamo giocare. I bimbi fanno doppio oppure dei singoli, la misura che disegniamo sul campo con nastro per adesso è di 17,77 m. L’obbiettivo è 1) farli divertire 2) migliorare il servizio ed il gioco a rete 3) imparare a contare i punti da soli. 4) aumentare gradualmente le misure del campo. In realtà potrebbero già giocare a 19,77 metri, per potrebbero giocare però si intenderebbe solo cercare di rimettere la palla ed invece per ora è meglio che imparino a chiudere il punto con la misura che più gli si addice in questo momento. Il fine imparato su questo blog è anche di acquisire una mentalità di chiusura tipico delle superficie veloci (campi in green set) e non attendista.

    Per ora sto seguendo questa strada eh eh eh
    Steffi conobbe il tennis giovanissima per iniziativa del padre: Peter Graf. Peter era un venditore di assicurazioni ma nel tempo libero era anche un insegnante di tennis che iniziò ad allenare la figlia quando questa aveva solo tre anni. Già l’anno successivo il padre la portava con sé nei campi per farla giocare con altri bambini e all’età di 5 anni prese parte ai suoi primi tornei.

  • 31.

    Nunziovobis e Bogar67 padri di giovanissime tenniste mi fanno ricordare la storia riguardante i miei figli gemelli a cui venne regalato un paio di racchette ed una serie di palline all’età di tre, quattro anni. A quell’ età quindi iniziarono questo gioco che con il passare del tempo ha acquisito sempre più importanza. Il vantaggio dei gemelli che praticano lo stesso sport è quello di giocare quando ne hanno voglia senza bisogno di scomodare altre persone. Il rovescio della medaglia è la competizione diretta o indiretta che si può instaurare durante le gare e i tornei. D’altronde non sono uguali nello stile e nel gioco ed il carattere è assai differente: più calmo e riflessivo uno, più spontaneo e irruento l’altro. Uno è agonista, lottatore spesso vincente, l’altro che avrebbe talento e caratteristiche fisiche superiori al fratello, tarda ad imporsi nelle gare e spesso soccombe di fronte ad avversari che sulla carta sono inferiori a lui. Da questa differenza di rendimento scaturiscono discussioni animate che coinvolgono tutta la famiglia. Al “perdente†domandiamo “perchè ti ostini a fare i tornei se poi regali le partite?†La risposta è quasi sempre la stessa “perchè a me piace giocare comunque vada e se ho fatto troppi errori cercherò di farne meno nella prossima gara.†Infine aggiunge “Vedi come sono migliorato? L’anno scorso ero nervosissimo durante gli incontri, adesso sono calmo come piace a voiâ€. Ed è vero, il comportamento è migliorato. Le sconfitte vengono filtrate e metabolizzate nel tempo ed a volte fanno meglio che le vittorie, d’altronde non ha le ambizioni del fratello e forse il tennis non sarà il suo futuro a causa di molti altri interessi. Il fratello, aspirante tennista professionista vive di tennis, la sua passione è smisurata, direi maniacale. Legge le riviste specializzate e studia i video dei suoi beniamini cercando di riproporre sul campo quanto appreso, spesso riuscendoci. Non è un grande amante dei tornei ma li fa perchè riconosce che altrimenti non potrà diventare un professionista, preferisce comunque quelli di categoria superiore dove però incontra avversari più robusti e grossi di lui. Se perde non fa una grinza. Se a lui domandiamo “perchè ti ostini a partecipare ai tornei di categoria superiore quando sai che alla lunga il tuo avversario avrà il sopravvento?†La risposta è: “ a me piace così, se perdo questa partita cercherò di vincere il prossimo incontroâ€.
    L’interesse per il tennis nei miei figli è nato spontaneamente e si è poi autoalimentato, io mi sono avvalso di tutti i consigli appresi dalla lettura del blog per tracciare loro una strada, non ho niente a che fare con lo sport in generale e con il tennis in particolare e non mi vergogno di dire (facendo compagnia a Nunziovobis) che non riesco a tenere una racchetta in mano….

  • 32.

    Allora mia figlia è del 2006, quindi credo che siamo agli arbori, comunque passo dopo passo ha gia fatto il suo annetto di sat, tra alti e bassi, ma bisogna dire che i risultati ci sono, si diverte, sclera, insomma con i bambini sappiamo bene come vanno le cose, certo che la pallina la colpisce bene e i piedi li muove, credo che per una di 4 anni già possiamo dire che il grosso sia stato fatto.
    Ora iniziata l’estate cosa facciamo? naturalmente il fai da te, visto che i maestri non ne vogliono sapere e non mi parlate di campus estivi che credo che all’asilo facciano piu educazione fisica (visto con i miei occhi!!!).
    Chiedo a Bogart a quale età ha iniziato a palleggiare sua figlia e ora quante ore la settimana riesce a fare.
    Purtroppo qui bimbi dell’eta di mia figlia non li trovo, nella sat era la piu piccola, ma sicuramente le piacerebbe giocare con altri della sua età.
    Intanto cerchiamo di andare avanti con le nostre forze fino a settembre quando ricomincia la sat, con la speranza che anche quest’anno non debba nuovamente scendere in campo io a mettere le toppe e capite bene a cosa mi riferisco, io di certo a tennis non so giocare, ma di sport ne capisco e capisco quando si insegna e quando si fa babysitteraggio.

  • 33.

    Nunziovobis non so cosa intendi per ha iniziato a palleggiare, sinceramente non ricordo, è stato un lavoro graduale. Posso dirti che oggi ha giocato il suo ottavo minitorneo stagionale, 7 partite del torneo Pia under 8 a squadre con righe sistemate a 17,77 metri. Quello che mi ha stupito nelle prime 4 partite, prima di una pausa per cambiare squadra avversaria è che mia figlia di soli 5 anni (nata 09/2004 ripeto sempre per i nuovi), ogni pallina che colpiva era un tiro volutamente angolato e all’inizio cosa che fin qui non gli avevo mai visto fare nei 7 precedenti tornei si preparava lo scambio per chiudere il punto a rete, poi gli hanno fatto un paio di pallonetti, si è demoralizzata e ha continuato solo a spingere i tiri rimanendo a fondo campo. Dopo la pausa, ho visto giocare un bimbo di un paio di mesi più grande di mia figlia ma con solo quattro mesi di tennis che mi è sembrato avere una strepitosa sensibilità di mano, il cosiddetto “toccoâ€, come dice Commentucci quello che ti fa fare la smorzata vincente, un tipo di talento, davvero molto innato e poco allenabile che mia figlia credo non abbia. Questo bambino tra l’altro era stato già battuto da mia figlia un paio di mesi fa e anche quella volta avevo notato questa sensibilità di mano per cui oggi mi sono avvicinato al padre, ho fatto i complimenti e ho chiesto che tipo di allenamento facesse il figlio per avere questa sensibilità, risposta: tantissimo muro.

  • 34.

    Scusa Bogar se ti chiedo dei dettagli tecnici da incompetente, ma le partite dei tornei come si svolgono, mi dicevi 17,7 m ma non ho capito bene cosa intendi, parliamo di minitennis o praticamente il campo grande viene diviso a metà.
    Per palleggiare intendo che scambia almeno 5 tocchi (fatti da lei) con un avversario.
    Qui da noi di questi tornei del fit raking program non si vede nemmeno l’ombra, ora non so il perchè, comunque credo che l’anno prossimo dovrebbero comparire, anche se personalmente gli do peso 0, ma possono essere utili dal punto di vista mentale.
    Per quanto riguarda il muro, devo dare atto che è uno strumento non di poco conto, praticamente mia figlia a gennaio non riusciva proprio, ora riesce a fare 4 colpi consecutivi contro il muro con palla depressurizzata, certamente il tutto avviene in modo graduale, ma con un costante allenamento soprattutto di piedi, che credo sia la cosa fondamentale.
    Per l’estate come ti sei organizzato, vi aiuta sempre il vostro maestro o sei costretto anche tu al fai da te.

  • 35.

    Nunziovobis hai toccato un tasto dolente, quello delle pause SAT. Molte scuole tennis in Italia se fai una ricerca su internet svolgono attività solo da ottobre a maggio. Ieri, uno della FIT alle mie lamentele che non si può fare un torneo PIA il 25 giugno ed il 6 luglio mi ha risposto che l’obbiettivo è proprio quello di far allungare la stagione alle Scuole Tennis. Sinceramente mi pare un obbiettivo nobile da raggiungere ma alquanto impraticabile, è proprio interesse delle SAT agire in questo modo in quanto per i mesi di giugno e settembre appena la Scuola dell’obbligo chiude organizzano questi centri estivi, chiamati in tantissimi strani modi dove vengono mischiati bimbi e bimbe di diverso grado tecnico e attitudine al solo fine di lucrare sui genitori che non sanno dove lasciarli (babysitteregaggio). Non facciamo tutta un’erba un fascio ovviamente, la scuola tennis dove porto mia figlia cmq è aperta anche pomeriggio a luglio e settembre e divide le due attività, è solo questione di buona volontà. Per i dettagli tecnici: tua figlia se del 2006 ovviamente ha appena inziato, per il FRP quest’anno era ancora molto presto, trovi tutte le misure sul sito fitrp.org con i disegnini. Il campo a 17,77 metri che ti ho indicato prevede solo una parte del campo ed è per i bimbi/e racchetta azzurra over 8. Ovviamente questi tornei tecnicamente hanno un peso zero come dici tu però servono a creare nei bimbi spirito competitivo e a vedere il livello di insegnamento e di predisposizione degli altri bimbi. Inoltre trovi spesso genitori che portano il secondo genito e acquisisci molte utili informazioni in quanto hanno già vissuto esperienza analoga. Per gli under 8 le misure sono più ridotte. La mia bimba sa già giocare a 17,77 metri ma già con due rettangoli. Obbiettivo è farla giocare bene entro gennaio a 19,77. Per l’estate vado in vacanza forzata tutto luglio, dove vado non ci sta proprio nulla per cui solo muro e se ha voglia. Ad agosto come scritto sopra mi organizzo con macchina lanciapalle, muro, fligli di altri genitori ed un altro maestro, ete etc Buona giornata.

  • 36.

    Quindi se le sat in estate chiudono per forza bisogna arrangiarsi con il fai da te, certo che veramente è strano questo modo di condurre le cose, io che ho una certa cultura sportiva, non ho mai visto che un atleta abbandona una attività per 3 mesi, vorrei vedere se anche nei paesi dell’est usano lo stesso metro, così tanto per capire se sono io l’extraterrestre. Di sicuro guardando la classifica del tennis europe e vedendo solo gente dell’est bisogna capire il perchè di questo fenomeno, io una mia personale idea me la sono fatta, spero che sia quella giusta, così almeno evito di far fare a mia figlia questi errori grossolani che sono di pura organizzazione e non credo di qualità di insegnamento. Infine Bogart chiedo un tuo parere su questo modo di allenamento:
    se vai a guradare su youtube come vengono allenati i bimbi sotto i 6 anni nei vari paesi, troverai che nessuno e dico NESSUNO gioca a minitennis con questi campi 17,7 m, tutti su campi grandi possibilmente con palline normali, secondo te come mai in Italia siamo tanto fissati con il minitennis? serve a qualcosa o è solo una perdita di tempo?

  • 37.

    nunziovobis, ti contraddico anche in Russia iniziano dal minitennis. Ho visto proprio su Youtube un video di bambine 4/5 anni giocare con racchetta uguale a quella di mia figlia e con le stesse dimensioni del campo del frp racchetta azzurra under 8. Scusami ma come si può pretendere che una bimba di 4 o 5 anni giochi subito a campo grande? Devi andarci gradualmente con racchette adeguate al fisico e con dimensioni che gli permettono di acquisire una mentalità di chiusura del punto che immediatamente non avrebbe in un campo troppo grande dove l’unico scopo sarebbe invece quello di cercare di colpire la pallina e eventualmente rimettere dall’altra parte del campo. Ti ho scritto di guardati le dimensioni dei campi del FRP. A tua figlia hai comprato una racchetta adeguata al fisico?, se già pretendi che giochi a campo grande e con palline normali non vorrei che gli hai acquistato una racchetta non adeguata. Se la racchetta è più grande di quello che per lei sarebbe ideale si può verificare se gioca tanto che si stanchi il braccio con danno fisico perchè lo sforzo maggiore l’avrebbe da una sola parte del corpo. Poi meno importante: tecnicamente tenderebbe ad avere un’impugnatura del manico alta propio perchè si stanca e gli pesa la racchetta.

  • 38.

    Nunzio l’altezza della rete e del campo è un parametro per impostare meglio la tecnica per problemi di altezza e forza.

  • 39.

    Bene, se credete che il minitennis serva, mi fa piacere perchè tutta la sat è stata impostata in questo modo, ma vedendo quei video non mi quadrava come mai in altri paesi facevano il contrario.
    Il video delle bimbe russe l’ho visto anche io ed era l’unico, tutto il resto invece andava in altra direzione.
    La mia bimba usa una racchetta molto piccola, col manico piccolo, quindi credo che problemi non ce ne siano, anzi per me forse dovrebbe passare ad una leggermente piu grande, ma i maestri hanno detto di no.
    Comunque non ricordo dove, ma ho letto che bisogna usare racchette grandi gia da subito, anche a me sembrava strana questa cosa, poi vedendo i video mi son venuti ulteriori dubbi, se andate a vedere questo video dove c’è Macci (http://www.youtube.com/watch?v=2kGRrtBTPF4&playnext_from=TL&videos=veAC-Y6tto0) questa bimba usa una racchetta piu grande di lei.
    Per ora la mia bimba non sa cosa significa il punto, gioca e basta, voi come avete fatto ad insegnare questo concetto? Se inizio a parlare di punti persi, mi sbrana perchè dovrebbe vincere sempre lei, se sente che sta perdendo inizia ad innervosirsi e la lezione cade di rendimento, spero sia una cosa passeggera, ma purtroppo lo fa con tutti i tipi di giochi.

  • 40.

    Su You tube trovi molti fenomeni da baraccone, lascia perdere! la mia bimba ha imparato il concetto di punto giocando a 2 anni e mezzo con la wii, anche le lezioni alla sat sono quasi tutte incentrate sui punti e la competizione tra i bimbi, anche mia figlia vorrebbe vincere sempre e se sta perdendo si innervosisce, compito del genitore è far capire che impegnarsi è importante quanto se non di più della partitina vinta.

  • 41.

    Nunzio la professionalità dovrebbe servire proprio a questo,tua figlia è in una fase di sviluppo di egocentrismo cognitivo non è in grado ancora di fare quello che tu chiedi,come nelle fasi sensibili della crescita fisica anche l’aspetto psicologico ha queste fasi sensibili se non sei in mani di cui ti fidi ti consiglio di studiare velocemente per evitare errori altrimenti inevitabili.Ti garantisco che ci sono spiegazioni concrete a tutte le tue domande ma il percorso è duro io l’ho iniziato 2 anni fa e non si finisce mai di imparare.

  • 42.

    Rigurado you tube credo che i bimbi che vengono ripresi non siano fenomeni da baraccone, certo fanno cose fuori dalla norma, ma credo che dietro ci sia qualcosa in piu il semplice esercizio che per dire faccio fare a mia figlia, magari è troppo presto per parlare, ma certi secondo me hanno una stoffa incredibile, poi mi sbaglierò.
    Riguardo ai punti, nella mia sat in un anno non hanno mai accennato a questo ne fatto partitine, certamente mia figlia non sarebbe in grado, ma quelli di 6-7 anni credo di si, dovrei preoccuparmi secondo voi?

  • 43.

    Ogni Sat esegue dei determinati programmi, alcuni anche innovativi, l’importante è che tua figlia si diverta. Per gioco a punti a 4 anni di certo non mi riferivo alle partitine tra i bambini ma agli esercizi da fare con uno stimolo in più.

  • 44.

    Purtroppo io di innovazione nella mia sat non ne ho vista, speriamo che l’anno prossimo in vista dei cambiamenti si alzi il livello, se no stiamo messi male.
    Riguardo ai punteggi da dare agli esercizi, sono convinto che siano uno stimolo in piu, a volte ad esempio io introduco l’esercizio con la promessa di un premio, devo dire che in quei casi l’esercizio va liscio come l’olio, per questo limito questa pratica perchè non vorrei che mi gioca bene solo sotto questo stimolo del premio.

  • 45.

    Nunzio quanti bimbi allievi a seduta per maestro oltre a tua figlia?

  • 46.

    bella domanda Bogart, ebbene tenetevi forte:nei giorni di pienone due maestri contro dodici, tredici bimbi, quindi un pandemonio, praticamente c’erano giorni in cui in un ora faceva si e no 10 minuti, per non parlare poi delle continue interruzioni; meno male che ogni tanto il Signore minacciava pioggia e quindi tutti a casa, invece io furbetto andavo lo stesso e finalmente si faceva una lezione come la intendevo io, comunque nel mio piccolo sono stato fortunato perchè pur essendo la piu piccola era quella che dava maggiori soddisfazioni e quindi avevano un occhio di riguardo (vedere una bimba di tre anni che tira dritto e rovescio è un bel vedere)
    Ma vedere i video su youtube e vedere i bimbi della sat (parlo di quelli di 7-8 anni) mi veniva un male che mi ha indotto ad attrezzarmi nel fai da te, mai decisione fu cosi azzeccata, mia figlia ha fatto un salto da gigante e ora che ha 4 anni devo dire che quando vuole fa le cose molto bene.
    Se avesse dei compagni con cui giocare credo che sarebbe molto piu contenta, quindi condivido in pieno l’idea di Bogart di fare dei piccoli raduni, certo bisogna trovare la gente giusta, io per ora ho trovato solo gente dedita al babysitteraggio, di veri sportivi non ne ho conosciuti, speriamo che a settembre cambi il vento.

  • 47.

    Nunzio per farti un’idea, mia figlia ha iniziato a 3 anni e 11 mesi inaugurando un nuovo ciclo con uno staff di cui conoscevo le qualità del maestro in un circolo della provincia di Cagliari distante da casa mia 26 chilometri. Ad inizio dopo un’alluvione che ha distrutto quasi tutte le strutture del circolo, mia figlia è rimasta la sola a fare minitennis, io non mi sono sentito di abbandonare la barca che affondava in tutti i sensi. Fino a gennaio 2009 la mia bimba è stata seguita per due volte a settimana con lezione di un’ora in esclusiva come se avesse un coach privato ed inoltre passava parte del suo tempo a giocare con il suo papà.. Da gennaio 2009 per paura che mia figlia si potesse annoiare ho “rubato†una bambina di un anno più grande di mia figlia e già con un anno di tennis ad altro circolo e insieme a questa bimba che però spesso si assentava siamo arrivati a fine stagione. Da settembre 2009 il minitennis si è incrementato con altri 5 bambini e veniva seguito da 2 maestri (3 a testa). Mia figlia è l’unica che oltre alle due sedute settimanali ne ha un’altra il venerdì di un’ora a tu per tu con il maestro e per questo ha fatto dei passi avanti da gigante. Nel gennaio di quest’anno il maestro ha preso da parte mia figlia ed altro bambino che nel frattempo vuoi perché più costanti vuoi perché più predisposti avevano fatto passi avanti e ha cominciato a farli giocare a campo da 17,77 metri ma con un solo rettangolo, da circa un mese è stato aggiunto alternando anche il secondo rettangolo. Questo è per farti un’idea, a volte è meglio un Hotel di Charme (piccolo circolo) che un Resort di lusso (grande e rinomato circolo), non importa la struttura ma come ti trattano.

  • 48.

    Bogart ti do pienamente ragione, meglio in piccolo e lavorare che in grande e fare babysitteraggio, proprio per questo mi sono dovuto alzare le maniche e scendere in campo pur non avendo toccato mai una racchetta, perchè vedevo che la bimba giocava bene, ma si applicava poco non per colpa sua, quindi mi son detto ora provo io e vediamo che succede, anche perchè a quella età ripetere le cose che dicono i maestri non è poi una cosa complicata.
    Appena ha iniziato con me gia si vedevano i primi risultati, non perchè io abbia fatto nulla di particolare, la facevo solo giocare, è tutta questione di allenamento, se è un ora fatta bene, i risultati si toccano subito con mano.
    Bogart ma adesso quante ora a settimana fate? noi purtroppo ora giochiamo molto molto poco visto che i maestri sono desaparecidi e io tempo libero ne ho poco escluso i week end, certo ad agosto vado in ferie, avevo pensato anche io di prendere la sparapalle, ma ne vale la pena? secondo me bisogna puntare piu sul footwork che credo sia la cosa essenziale, piu che sull’uso delle sparapalle.

  • 49.

    Nunzio il lanciapalle twister è un giocattolo e come tale deve essere considerato per una bimba di 4/5 anni. A me è molto utile soprattutto adesso che ho epicondelite. Ore di tennis di mia figlia a settimana sono 3+2 in sat dove due sta per PA e mediamente altre 3 a settimana con me per cui si arriva a 8 ore. Scrivo mediamente perchè possono esserci settimane dove magari la bimba ha poca voglia ed è consigliabile non insistere altre dove invece starebbe un giorno intero a giocare. Bisogna assecondare, il rischio è che si stufi. Uno dei punti poi che metteva d’accordo tutti qui sul blog era che i figli devono giocare per loro stessi e mai per noi genitori. Mia figlia come ho scritto sopra quando gioca in torneo non mi cerca più con lo sguardo ma pensa solo a giocare per fare i punti e questo per me è estremamente positivo.

  • 50.

    Ma questo lanciapalle twister lo usi gia o lo devi ancora prendere?
    Certo che di ore ne fate tante e fate bene, perchè solo con l’allenamento si possono raggiungere certi risultati, purtroppo mia figlia a volte non ne vuole proprio sapere quindi non insisto piu di tanto, certo mia figlia è un caso patologico perchè si stufa di tutto, quindi non la prendo per una decisione definitiva, ma se non la sprono io a muoversi…..
    Comunque questo mese per noi è trascorso molto in sordina, si è fatto veramente poco, orsa speriamo che a luglio si ritorni a lavorare come si deve, purtroppo io non sono in grado e ho poco tempo, un mio amico inizierà a darmi una mano, vi tengo aggiornati….purtroppo i maestri sono impegnati con i corsi estivi e quindi non posso contare su di loro, vediamo se anche questa volta riesco a cavarmela…

  • 51.

    Nunzio da sabato sono in ferie. Il lanciapalle twister è stato acquistato e viene usato da più di un anno. Volevo poi aggiungere che quello che scrivi di tua figlia non è un buon segno. Sei sicuro che è predisposta per questo sport e in generale per gli sport? Una cosa che ho imparato in quest’anno di FRP è saper riconoscere il bambino o la bambina predisposta. Secondo me dovresti chiedere a qualcuno disinteressato, al di fuori del tuo circolo, se tua figlia ha predisposizione per questo sport, in primis se è appassionata e poi se è coordinata. Commentucci su un altro articolo ha dato delle bellissime concezioni di talento, cercale ed entro due tre anni vedi se ci riconosci tua figlia. Il tennis è uno sport costoso e per chi non si può permettere come noi di buttare soldi se non si è sicuri di avere in mano un cavallo di razza meglio lasciar perdere.

  • 52.

    Bogart hai perfettamente ragione, purtroppo mia figlia è un tipo un po pazzerello, capire che le gira nella testa rimane un mistero, poi capire se è predisposta a qualcosa passiamo nel mondo dell’ignoto completo, se fosse per me col tennis sarebbe già un capitolo chiuso per vari motivi e avendo capito che ci vogliono una marea di soldi per portarlo avanti, cosa che io non ho purtroppo.
    Ma ci sono dei giorni che questa si trasforma, se la testa le gira nel verso giusto fa cose che (detto da gente che non ha interesse, perche ho fatto dei filmini per mostrali a gente competente che gioca) per una bimba di 4 anni sono molto avanti, ed è questo il motivo che mi tiene aggrappato a questa situazione.
    Puoi dirmi dove trovare l’articolo di Commentucci?
    Lo sparapalle funziona bene?

  • 53.

    Per lo sparapalle trovi uno che ci gioca su youtube, scrivi lanciapalle twister.

    Per l’articolo il concetto era questo:
    Talento tecnico: avere una buona tecnica di esecuzione in tutti colpi fondamentali.
    Talento fisico: bisogna essere coordinati, esplosivi, potenti, reattivi, ma anche resistenti.
    Talento tattico: la capacità di seguire una strategia di gioco, ma anche di cambiarla al momento giusto, di adattarla alle circostanze, alle caratteristiche dell’avversario, alla situazione di punteggio.
    Talento mentale: bisogna restare sempre concentrati, limitare al minimo i passaggi a vuoto, saper innalzare il proprio livello nei momenti importanti.
    Talento nell’allenamento. Alcuni giocatori sono infatti più allenabili di altri: sono più ricettivi, più disposti ad imparare, più portati ad un lavoro di qualità. E quindi hanno maggiori probabilità di poter estrarre da loro stessi il 100% del loro potenziale.
    Diverso poi è il discorso della sensibilità di mano, del cosiddetto “toccoâ€, quello che ti fa fare la smorzata vincente, la voleè bloccata, il cambio di ritmo improvviso e vincente, l’angolo strettissimo, etc.Questo è un ulteriore tipo di talento, davvero molto innato e poco allenabile.

    In una bambina di 5 anni secondo me si può già vedere il talento di allenamento e una parte del talento fisico cioè se è coordinata. Tutto il resto si può notare e scoprire più avanti con gli anni, a me di quanto sopra per mia figlia mi preoccupa solo scoprire se ha la sensibilità di mano che come scrive commentucci è la parte meno allenabile.

  • 54.

    Faccio un po di analisi:

    di tutti i talenti che mi hai nominato, credo che per adesso mia figlia sia lontana anni luce, di questo certo non mi preoccupo perchè ancora troppo piccola, ma di una cosa sono convinto, che mia figlia se riesce a stare 10 minuti di fila concentrata riesce a fare cose buone. Questa settimana abbiamo ripreso un buon allenamento, ma già la prossima la vedo dura, comunque ho notato che anche diminuendo le ore in questo periodo, il livello è rimasto alto per la sua età, speriamo continui così.

  • 55.

    Beh ragazzi non scrive piu nessuno? allora vi delizio un poco io, praticamente in questo week end sono riuscito a palleggiare con mia figlia giocando su tutto il campo, sono veramente contento, non ci eravamo mai riusciti, naturalmente lo scarso della coppia ero io, in questa settimana vorrei organizzare un doppio, queste trovate a volte sono costruttive per i bimbi che devo dire se ti vedono giocare si sentono a loro volta piu motivati a giocare.

  • 56.

    Nunziovobis io sono in ferie a Cefalù, se ho tempo vado a vedere gli Internazionali di Sicilia, volevo portare mia figlia al Kid Tennis Day del 13 luglio ma mi hanno detto al Country Club (sede del torneo) che accettano solo bimbi di 7 anni. Saluti

  • 57.

    le solite cose italiane, non capisco perchè se una bimba già a 5 anni gioca bene, perchè non possa partecipare, incredibile, comunque fai bene a portarla agli eventi tennistici, anche io lo faccio quando posso. Rigurado a noi, purtroppo abbiamo fatto poche sedute di allenamento, naturalmente ci sono alti e bassi come sempre, per dire il rovescio continua d andare male, mentre al muro siamo arrivati a 5 colpi e il minimo è diventato 3, quando prima il 3 era il massimo. Però la migliore novità che a tutto campo inizia a palleggiare anche con me, questo lo ritengo importante. Se finalmente i maestri decidono di farle fare qualche lezione riusciamo a rimetterci in carreggiata, speriamo nella prossima settimana, tanto in agosto entro in ferie io e quindi mi organizzo per il meglio

  • 58.

    nunzio siamo in vacanza, ho solo un muro per farla giocare, mia figlia 24/09/2004 a muro arriva per adesso a 204 palleggi giocandoci pochissimo, prima che finiscono le vacanze sono sicuro che si andrà molto oltre. Inoltre sempre a muro sta provando il Serve & Volley e si diverte da impazzire. Per agosto al ritorno in sardegna mi inventerò qualcosa ma sempre con il suo consenso, mai far fare cose controvoglia.

  • 59.

    204 palleggi? direi che sono un tantino troppi o hai commesso un errore di scrittura? Riguardo il consenso di mia figlia, fosse per lei direbbe di si solo alle cose assurde, per ora tra alti e bassi accetta quello che io le propongo, ma di una cosa sono certo, che lei percepisce il tennis come una cosa che sa fare bene e su cui ha piena fiducia, pensa che l’altro giorno l’ho beccata che spiegava ai suoi cugini piu grandi come muovere bene la racchetta per un buon dritto, assurdo, questo per me è un segnale che il tennis lo sente come una cosa propria, su cui può contare e che le da qualche soddisfazione, certo tenerla in campo poi è tutta un altra cosa, un continuo combattimento, comunque si spera sempre per il meglio

  • 60.

    COPPA BELARDINELLI E COPPA DELLE PROVINCE
    Dal 2011 riservate solo ai ragazzi
    che hanno frequentato i Centri Estivi FIT

    Il Consiglio Federale, nel corso dell’ultima riunione del 2 e 3 luglio scorsi, ha stabilito, tra le altre cose, che dal prossimo anno la Coppa Belardinelli e la Coppa delle Province saranno riservate ai soli ragazzi che hanno frequentato i Centri Estivi FIT. Non potrà dunque essere schierato alcun ragazzo che non sia già stato ospite, per almeno un turno settimanale, degli stessi Centri della Federazione. A tal riguardo non sarà ovviamente preso in considerazione il fatto di aver disputato, nell’ambito dei Centri, alcune fasi delle manifestazioni in oggetto o similari.

    Mi sembra una cosa scandalosa…ma talmente scandalosa che non sembra quasi vera…siamo ormai al “regime” di fatto… aspetto con ansia commenti da parte vostra

  • 61.

    …Mi sembra una c……ta pazzesca come direbbe fantozzi, dai sembra uno scherzo da primo aprile, bene bravi bis…..

  • 62.

    allora visto che sono un emerito ignorante, vorrei che qualcuno mi spiegasse un po di cose in modo da poter valutare per il prossimo futuro:
    cosa sono i centri estivi fit
    cosa si fa in questi centri estivi
    a quale età si puo frequentare questi centri estivi
    i giocatori meritevoli pagano o no e se pagano quanto costa
    i genitori possono entrare per portare il figlio o no?
    si impara qualcosa in questi centri o si perde solo tempo
    Ecco vi passo questi miei dubbi, per poter capire dove sta il problema

  • 63.

    La federazione vuole controllare e fidelizzare gli allievi,uno può scegliere un’altra strada,ma visto che coppa delle province e belardinelli sono circuiti extra con selezione da parte della federazione non vedo il problema,altro sarebbe se impedisse i tornei fit in generale.Poi il mio parere è che è sbagliato,perchè mancherà il confronto con i migliori visto che molti di questi non hanno partecipato in passato ai centri estivi a meno che visto la norma non vi partecipino.

  • 64.

    Il problema non sussiste se in queste coppe del gigetto ci vanno i reclutati dai vari subdelegati, invece sussiste se invece ci vanno tutte le migliori racchette nazionali (con risultati sul campo!!!) per confrontarsi e vedere il livello raggiunto, infatti ammettiamo che un forte giocatore, il migliore d’italia decide di non andare ad un centro estivo, che si fa, non gioca in queste coppe? e allora chi vuole confrontarsi con i migliori sapendo che in quel torneo non c’è il migliore, naturalmente che fa, non si iscrive perchè sa bene che va a giocare con gente piu scarsa di lui, quindi alla fine da coppa del giggetto, finisce che diventa coppa ridicules.

  • 65.

    Premettendo che la cosa personalmente non mi scalfisce non avendo io figli interessati alla cosa ma sarei curioso di conoscere quale problema è sorto che ha “spinto” il consiglio federale a stabilire una cosa del genere e soprattutto come lo abbiano potuto giustificare ai fini dello scopo principe delle federazioni che è l’incremento del movimento giovanile. Personalmente sono allibito,

  • 66.

    Promozione e fidelizzazione,intanto questa settimana Quinzi , Baldi,Brescia e Chiesa sono nel centro estivo di Sestola.

  • 67.

    Bene questa notizia mi fa piacere, perchè se ci sono andati i migliori si vede che hanno sentito la necessità di andarci, perchè ritengono che qualche cosa si impari, quindi ben vengano i centri fit intesi come motori di avviamento per migliorarsi ed avere migliori risultati.

  • 68.

    post 59 nunzio non errore di scrittura, bambina 5 anni 209 palleggi senza neanche averci provato prima e non penso sia la sola, come mia figlia ve ne saranno centinaia in Italia solo che i genitori non vengono qui a scrivere. Il muro cmq alla fine annoia, devi trovare qualche giochino per renderlo divertente, l’ultimo che mi sono inventato (si fa per dire) è quello di sedermi con le spalle al muro con un pallone da calcio di colore rosso, tirare la pallina sul pavimento facendola alzare sopra la testa di mia figlia che a sua volta dovrà colpire la palina schiacciandola sul pallone o sulle parti basse del mio corpo, punto suo se ci riesce, punto mio se la pallina sbatte invece sulla parete (come se andasse fuori dal campo). Si è dimostrato un gioco rischioso per la mia mascolinità eh eh eh.
    @Tuti Per i centri fit appena ritorno dalle ferie vi scrivo la mia però leggendo tennis italiano con tutte le proposte private estive mi sembra quella della Fit un’operazione di marketing.Oramai tutti propongono stage estivi e si è creata concorrenza con i centri fit per cui uno dei motivi potrebbe sottolineo potrebbe essere proprio quello di far decidere per il centro federale piuttosto che per la Vandemer. l’euroaccademy, vavassori etc etc.

  • 69.

    Bogart adesso mi hai messo una curiosità pazzesca sopra, poichè ti avevo detto che mia figlia era arrivata a fare 5 colpi consecutivi sul muro e tu mi parli di ben 200 colpi consecutivi, ora ti direi subito che hai un fenomeno in casa, perchè credo che non solo in Italia, ma nel mondo una bambina di nemmeno 6 anni riesca a fare 200 palleggi consecutivi al muro alternando magari dritto e rovescio.
    Quindi mi viene la curiosità di sapere come colpisce la palla e la distanza che ha col muro. Mia figlia è ben distante dal muro tipo metà campo da tennis e colpisce di dritto, a volte anche di rovescio e corre seguendo in orizzontale la pallina, ma farne già dieci in questo modo credo che sia difficile perchè è come giocare a metà campo da tennis, se tua figlia ne fa 200 in questo modo, hai un fenomeno e ti faccio i miei complimenti perchè hai raggiunto un livello veramente alto. Purtroppo noi ci siamo un po bloccati, causa mancanza di tempo e poca voglia, di sicuro un po di voglia l’abbiamo persa, vedi anche il completo disinteresse dei maestri, purtroppo io tempo da dedicare ne ho poco, vediamo se questo week end recuperiamo un po, ma fa troppo caldo

  • 70.

    ma no Nunzio, secondo me di bimbe di 5 anni che fanno anche più di 204 palleggi ve ne saranno veramente a centinaia in Italia, magari ci sta pure qualche genitore che ci legge e sorride a queste affermazioni perchè la figlia ne fa molti di più. Comunque hai fatto bene a chiedere sulla distanza così magari comprendi che non è poi tanto difficile per una bimba farli, la distanza è di circa 5 metri, ci troviamo in un grande appartamento dove uno dei piani adibiti a salone è disabitato e non rifinito, le pareti non sono pitturate. In quel piano gli ho messo anche tanti giochi per bambini tra cui anche un pallone da calcio ed uno da pallavolo. Il muro dove gioca mia figlia cmq è ristretto, se sbagli la pallina finisce sugli spigoli e deve ricomiciare di nuovo sempre se ne ha voglia. Per ora qui in vacanza quando mi capita di passare davanti ad un campo di basket o di pallavolo propongo questi sport che sono gli uniic che si praticano dove ci troviamo ma mia figlia “papà solo tennis”. Nunzio cmq hai ragione ci sta troppo caldo, gfai passare agosto.

  • 71.

    beh allora se veramente l’Italia è piena di bimbi che fanno piu di 200 palleggi a muro a 5 anni, allora la mia non ha speranza, certo che a questo punto devo pensare che il mio circolo sia pieno di schiappe, visto che altro che 200 palleggi e parlo di bimbi di 8 anni. Quindi devo pensare che a questo punto conti parecchio il talento naturale, spontaneo, perchè a mia figlia che arrivi a 200 palleggi la vedo dura, ma forse neanche a 18 anni, invece credevo che contasse parecchio soprattutto l’allenamento e devo dire che noto maggiori progressi nelle settimane in cui facciamo almeno 3 ore, questo periodo che non facciamo nulla, infatti è propiro buio

  • 72.

    La discussione si sposta (lo dico soprattutto per nunziovobis e bogar) al nuovo articolo di Stefano Grazia, che ha lanciato la nuovissima rubrica (sempre dedicata a tennis, genitori e figli) COLPO DI GRAZIA..

    Potete continuare a commentare qui:
    http://www.spaziotennis.com/2010/07/colpo-di-grazia-intro/

Torna su

  • Flash required
TT management

Ultimi Commenti

Slowpitch Art
Sono un itagliano

Categorie

Sondaggio

Su quale giovanissimo puntereste?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...

Archivio