di Gianfilippo Maiga
“Sandra” Anna Maria Cecchini, parafrasando il noto film con John Wayne, è una donna tranquilla. Come il protagonista di quel film, lo è perché ha scelto di vivere tranquillamente e perché la sua indole schiva la porta a cercare la tranquillità, ma, come quel protagonista, ha un passato guerriero, che ritorna prepotentemente nei suoi ricordi e, credo, le piacerebbe ritornasse nella sua vita quotidiana, anche se lei non lo va a cercare.
Innanzitutto, Anna Maria, perché “Sandra”?
“Per ragioni francamente misteriose, i miei mi hanno chiamata così da subito e Sandra sono sempre rimasta. Talmente Sandra – e talmente poco Anna Maria – che devo fare attenzione a non fare pasticci quando il mio nome compare in documenti ufficiali.”
La tua carriera ti ha portato a ridosso delle top ten, anche se ad un livello comunque straordinario,(15 wta). Com’eri come giocatrice e cosa ti è mancato per raggiungere i vertici assoluti?
“Come giocatrice ero fisicamente molto forte, non mollavo mai , giocavo in prevalenza a fondo campo, per chiudere con il mio colpo migliore, il rovescio in back. Sentivo di essere una giocatrice completa senza riuscire ad esprimere tutte le mie potenzialità. Mi sono formata e allenata al centro tecnico di Latina, che da un lato mi metteva a disposizione tutto quanto serviva a una professionista, dall’altro non mi ha permesso di acquisire quella tranquillità e fiducia che bisogna avere quando entri in campo. Il Tecnico che ci allenava era tecnicamente valido, ma quando alleni dei giovani devi avere tatto e umanità, caratteristiche ben lontane dal tecnico in questione. Sicuramente se avessi avuto vicino una persona positiva mi sarei espressa diversamente. Mi quindi è mancato un pizzico di autostima, di piena convinzione dei miei mezzi. Intendiamoci, ho vinto e vinto tanto, ma quando incontravo certe giocatrici di punta, che consideravo mostri sacri, spesso non sono riuscita a batterle per un nonnulla; quella minima differenza era lunga quanto una certa intima sfiducia verso me stessa. Va anche detto che il tour era veramente difficile. Le giocatrici di punta non avevano un gioco standardizzato e, quindi, prevedibile come quello delle professioniste che oggi eccellono e per batterle e stare al loro livello dovevi essere più che mai solida mentalmente: è proprio questa componente che mi ha tradito in più di un’occasione. Forse mi è mancata una figura che mi stesse vicina, che mi seguisse, che mi motivasse perché ai tempi viaggiavo prevalentemente da sola. Non parliamo poi di quei supporti motivazionali, quali lo psicologo sportivo, che oggi si utilizzano a tutti i livelli e che allora erano ad uno stadio pionieristico.”
Tu sei la più vincente di sempre fra le italiane con 14 titoli vinti in singolare e 11 in doppio (senza dimenticare l’Orange Bowl da junior). Cionondimeno, il tuo palmarès nei tornei del Grande Slam sembra mancare di acuti proporzionati al tuo livello. Come te lo spieghi?
“Per la verità ho più di una buona prestazione al mio attivo nei tornei del Grande Slam: i quarti al Roland Garros (sconfitta con Seles), il quarto turno a Flushing Meadow (perso con Navratilova). Avrei probabilmente potuto fare qualcosa in più, ma un po’ per quanto ho detto prima, un po’ per mancanza di fortuna, una componente fondamentale, mi è mancato l’acuto. Prendiamo d’altronde l’anno in cui ho perso con la Seles: era una giocatrice nuova e diversa da tutte quelle che giocavano fino a quel momento, la prima a giocare ben dentro al campo e a un ritmo infernale.”
Hai disputato molte partite emozionanti, (incontrando tra le altre Graf, Sabatini, Fernandez, Seles, Pierce, Evert ecc.), e hai riportato molte vittorie. Non puoi non avere grandi ricordi. Quali scegli?
“Le vittorie, tante ,sono naturalmente tutte nel mio cuore, (e fra loro quelle con Sabatini e soprattutto con quell’antipatica di Chris Evert in Fed Cup). Mi piace tuttavia parlare di 3 sconfitte, perché le ricordo come partite bellissime, che – ripensandoci oggi – mi lanciavano un messaggio forte sulla mia qualità tennistica. Con la Seles al Roland Garros conducevo 6-3, 2-1 e 30-15, quando una palla stregata, che rivedo ancora oggi, è uscita di un niente, anzi meno. Quella palla ha cambiato l’inerzia della partita e la Seles da quel momento mi ha “rullato”. Con Steffi Graf ho perso a Berlino al terzo set e con Navratilova conducevo 2-0 al terzo, prima di andare sotto. Forse in quelle tre non vittorie, nelle quali mi sono emozionata e divertita e di cui vado fiera per il gioco espresso si è giocata la mia carriera. Avessi vinto, forse avrei dato una ulteriore svolta positiva alla mia professione, avrei trovato quella convinzione che mi mancava per raggiungere traguardi ancora più alti.”
Appartieni ad una generazione di campionesse per quanto riguarda il tennis italiano: Golarsa, Reggi, Garrone, Ferrando, Bonsignori, con due giocatrici che come te hanno sfiorato un best ranking nelle top ten e un gruppo comunque di grande valore internazionale. Puoi fare un confronto fra quella generazione e quella che sta chiudendo oggi un nuovo ciclo glorioso? Come mai quel gruppo non ha avuto la stessa fortuna in Fed Cup?
“Innanzitutto c`è una grande differenza ambientale. Allora il circuito era come una famiglia, in cui le atlete erano, sì, sportivamente rivali, ma sapevano condividere amichevolmente molti momenti sia di lavoro, allenandosi insieme, sia conviviali. Naturalmente non tutte mostravano la medesima disponibilità: tanto quanto erano simpatiche Martina Navratilova, Arantxa Sanchez, Conchita Martinez o Gabriela Sabatini, per citarne alcune, o le ragazze italiane del gruppo che seguiva il tour, tanto erano scostanti Chris Evert e, prima che la sua vita – tennistica e non – cambiasse per il noto attentato, Monica Seles, forse perché impregnate della cultura americana, (anche la Seles che negli USA era cresciuta tennisticamente) che ti impone di “odiare” il tuo avversario e quindi di non fraternizzare con lui. Nel complesso però era bello starci dentro. Oggi, invece, i rapporti sono, parlando in generale, più spersonalizzati e distanti, forse anche perché nei tornei del circuito maggiore i protagonisti viaggiano attorniati da un proprio entourage, per non parlare dei grandissimi, che hanno vita da vere e proprie stars. Inoltre vedo anche un differente livello tecnico, favorevole alla nostra epoca, quanto meno per quello che concerne le tenniste di punta. Non dimentichiamo che noi non eravamo affatto male, con 10 tenniste nelle prime 100. Senza voler essere ingenerosa verso il tennis femminile odierno, le punte del tennis di allora oggi non ci sono più. Fuori le Williams, che non credo avranno la forza di riproporsi a certi livelli, fuori la Henin, un grande talento tennistico, restano grandi atlete, più che grandi tenniste. Oggi, si può dire, manca una vera leadership: in ogni torneo vince la tennista più in forma, come provano il Roland Garros e Wimbledon, appannaggio di due outsiders. Quanto alla Fed Cup, va detto che allora tutte le più grandi giocatrici la giocavano, a differenza di oggi: fatta questa premessa, “chapeau” alle nostre, sia perché hanno comunque battuto avversarie di valore, sia perché vincere è sempre difficile e non tutti ci riescono.”
Cosa hai fatto dopo il tuo ritiro? Tu sei un altro grande nome che, dopo aver avuto grandi successi da professionista, è sparito dal panorama del tennis italiano che conta. Come mai?
“La mia vita è e rimane il tennis. Ho iniziato ragazzina per caso. Ero sportiva (in senso lato) dentro, finchè un maestro di tennis non mi ha notato, (avevo fatto a quel momento solo un breve corso estivo) e, passando attraverso la mia prima vittoria di prestigio, la Coppa Lambertenghi under 12, non ho più smesso. Dopo l’abbandono della carriera professionistica ho avuto un paio di anni sabbatici e poi ero pronta a rimettermi in gioco. Ho dato una mano a Francesca Lubiani, che giocava professionalmente, ho allenato per qualche tempo una ragazza in USA, ma poi sono ritornata nelle mie terre d’origine, prima lavorando in un circolo a Milano Marittima e ora a Cervia. L’ultima notizia che ho della Federazione data dei tempi di Adriano Panatta, che mi chiamò per chiedermi che cosa volevo fare e se ero disponibile. Ho prontamente dato la mia disponibilità, ma da allora non ho sentito più nessuno. Non ho dissidi con la Federazione: anzi, devo alla Federazione la mia crescita tennistica, perché a 12 anni mi sono trasferita nel centro federale, che, come ho già accennato, allora era a Latina e lì ho avuto possibilità di allenarmi e di migliorare che altrimenti non avrei avuto stando a casa. Il silenzio che oggi avverto è quindi dovuto a due cose: alla mia indole un po’ troppo schiva, che mi trattiene dal farmi vedere e, quindi, dal farmi ricordare e, purtroppo, alla apparente mancanza di un progetto per il tennis femminile, che lascia intravedere un pauroso vuoto dopo l’attuale generazione vincente. Devo confessare che anche l’attuale organizzazione agonistica giovanile, strutturata nei PIA e nelle Macroaree, mi rende perplessa, non ne comprendo appieno la funzionalità.”
Se tu potessi di scegliere di fare qualcosa in ambito tennistico, cosa ti piacerebbe fare?
“Vivo qui una perenne contraddizione. Oggi gestisco una mini struttura (un campo!) in cui faccio tutto: lezione ai bambini, agonistica, lezioni private, lavorando 10 ore al giorno. Alcuni aspetti di questo lavoro sono altamente gratificanti, in particolare stare con i più giovani. Forse con loro riesco a stabilire un buon rapporto proprio perché mi ricordo di aver sofferto la mancanza di una figura che mi capisse e motivasse quando ero giovane io e ne avevo bisogno. Non posso però nascondere che questa vita mi va un po’ stretta. L’ambiente, in particolare, mi delude: fra chi allena dovrebbe esserci un continuo scambio di informazioni ed esperienze e invece ci sono solo invidie e gelosie. Mi piacerebbe quindi tornare a mettermi in gioco e trovare una giocatrice (o, perché no, un giocatore) da allenare. Per farlo però occorre o che la Federazione decida di utilizzare in modo più esteso i suoi ex-campioni, in quanto depositari di competenze non facilmente reperibili (nel mondo del tennis sono molte purtroppo le figure che millantano..) o che io mi renda più visibile di quanto fatto fin qui. Poiché la Federazione non dà segnali, dovrò far violenza al mio carattere, che mi rende restia a coltivare pubbliche relazioni!”
64 Commenti to “Sandra Cecchini, una vita nel tennis..”
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Madmax says:
Salve Anna Sandra
, ma insegna sempre a Milano Marittima??
Lavora magari insieme a Rinaldini? L’ho conosciuto a Pescara e Correggio..
A settembre forse verremo per il Master TTK perciò chissà qualche dritta l’accetteremmo volentieri..
Se le fa piacere..
bogar67 says:
Grazie a Gianfilippo Maiga
@per qualcuno della FIT se legge!!
Sandra Cecchini è un’altra passata dal centro Federale, top 15, voglio vedere dopo Pennetta, Schiavone e Vinci che se ne sono anch’esse servite, che risultati avremo visto che al momento non è previsto !!!
Mi sono formata e allenata al centro tecnico di Latina, che da un lato mi metteva a disposizione tutto quanto serviva a una professionista, dall’altro non mi ha permesso di acquisire quella tranquillità e fiducia che bisogna avere quando entri in campo.
Devo alla Federazione la mia crescita tennistica, perché a 12 anni mi sono trasferita nel centro federale, che, come ho già accennato, allora era a Latina e lì ho avuto possibilità di allenarmi e di migliorare che altrimenti non avrei avuto stando a casa.
luca di padova says:
@madmax
La Cecchini insegna al tennis club Cervia,un bel circoletto immerso nella pineta con 2 campi anche coperti da struttura geodetica,ma non a milano marittima.Tra i tanti maestri che ho provato per me,u16,rimane il top.Mi ha subito corretto l’impugnatura del mio rovescio che e’ diventato il mio winner e atleticamente mi ha massacrato.quell’ora che facevo valeva per tre!
Ciao max.luca
Madmax says:
Frazie Luca…
Caspita ma se da Padova ti tocca andare fino a Cervia vuol dire che in zona non siete messi binissimo…:)
Stefano Grazia says:
magari di padova e’ solo il cognome completo e invece vive a a forli’…
Atti says:
Non cadro’ giammai nelle provocazioni….
Cmq a Padova vengono ad allenarsi da tutto il Veneto (Verona compresa)…e non solo !!!
Ahahah…
Madmax says:
Atti..
Ma hai la coda di paglia??
Cmq può darsi che abbia ragione Stefano, ma non è una provocazione ho inteso che fosse di Padova per davvero…
Come non sapevo che a Padova ci si allenasse bene, perchè ci sono tanti padovani e veneti buoni o cmq ragazzi che si allenano lì e sono buoni?
Non lo so, non li conosco..
Atti says:
Stavo scherzando Max….figurati tranq.
ma quale coda di paglia….
In effetti il nome non dice nulla pure a me…
luca di padova says:
Amici,a
Cervia ci vado in vacanza…e non solo per il tennis…
Per Atti
in effetti il nome non dice nulla pure a me…
che vuol dire?anche a me il tuo non dice nulla ma mico lo dico…
Per Max e Stefano
Si’ sono di Padova e devo dirvi che a livello veneto in generale non ce nessuno di particolarmente forte ne maschile ne femminile,a parte Semprebon e Giacomini (97 entrambi)che li ritengo piu’ talentuosi rispetto agli altri.
Ciao e buone vacanze a tutti.
Madmax says:
Luca..
E allora già che ci sei..
In zona Padova buone strutture e coach dove allenarsi ce ne sono o no?
Almeno scopriamo se nel nostro paese esistono delle isole felice dove potersi allenare bene a livello agonistico….
Atti says:
Luca..
mi sono espresso male…
Collegavo il tuo nome del blog al fatto che fossi un U16 .
E non ricordo appunto un U16 maschio in zona di nome Luca.
Ma non conosco tutti gli agonisti.
Io non gioco a tennis…
Concordo su Semprebon e Giacomini.
In bocca al lupo .
Atti says:
Max…
chiedigli dove si allenano Matteo Viola, Trusendi & co….
così poi glielo diciamo anche a loro se il posto è Ok o no !
Bye.
Madmax says:
E chi sono questi scusa??
Madmax says:
prima che non mi si capisca..
quanti anni hanno cos’hanno fatto.. etc…
Roberto Commentucci says:
A Padova da un pò di tempo si è formato un interessante gruppo di lavoro, attorno al quale ruotano vari giocatori. Il più importante è Matteo viola, un ’87 che ha fatto grandi progressi negli ultimi 2 anni e che ormai è stabilmente nei primi 200. Oltre a lui ci sono Walter Trusendi, un toscano dell’ 85 di buon talento e ottima tecnica, ma che spesso in partita non riesce ad esprimersi al meglio, e poi altri giocatori come Nicola Ghedin e Marco Speronello, un ’91 dotatissimo quanto a tecnica e fisico, ma dalla testa un pò pazzerella.
Da quando si allenano assieme sono migliorati tutti quanti, specie Viola e Speronello. Certo, prima che madmax irrompa con il suo consueto garbo…
nessuno di loro ha vinto uno slam, stiamo parlando di seconde linee.
Madmax says:
Grazie Roberto e come ringraziamento, non commento e mi mordo la lingua (anzi i polpastrelli) !!
ah ah
Atti says:
Max … la tua domanda (assolutamente non maliziosa….) era :
“In zona Padova buone strutture e coach dove allenarsi ce ne sono o no ?”
Io dico di si, poi logico che tutto è migliorabile….ci mancherebbe.
Ed evidentemente un one to one è molto piu’ proficuo.
Pero’ la struttura e il team sono nettamente sopra la media locale. Quasi ogni settimana arriva un nuovo ragazzo/a agonista della regione, che vuol venire ad allenarsi li.
Segnale preoccupante di come oramai siano trattati i giovani agonisti, nei circoli di zona.
Cmq Rob, Viola questa settimana è nr. 155… così a titolo di cronaca… Chapeau direi…
Se riesce a migliorare il servizio e il dritto ( il rovescio è ottimo) .. puo’ farcela ad entrare nei 100.
Sicuramente testa, voglia e impegno non mancano.
Un esempio da seguire e imitare sotto questo punto di vista….
Almeno per me.
Roberto Commentucci says:
Atti, Matteo Viola è a mio avviso uno dei più lampanti esempi di quanti danni possano fare maestri non adeguati ai giovani tennisti.
Uno come lui, che ha testa, fisico e voglia, e un rovescio bimane naturale eccellente, sarebbe potuto diventare tranquillamente un top 100, ma purtroppo la tecnica di esecuzione approssimativa del servizio e del diritto che gli hanno fatto assimilare da ragazzino, per quante pezze ci si possano mettere ora, gli ha precluso una potenziale carriera ad alto livello.
Adesso arriva il primo maestro di Viola e mi querela
però a vederla da lontano sembra proprio come dico.
Madmax says:
Atti..
Va benissimo.. Occorre però ricordare che troppo spesso si ricorre a parole del tipo “locale”..
Ragazzi il tennis è uno sport tutto tranne che rionale, perciò che qualcosa (struttura, coach, giocatori) siano quanto di meglio si possa trovare a livello locale provinciale e regionale (spesso anche a llivello nazionale) non è di nessunissima rilevavanza…
Voglio dire.. il numero 10 d’ITALIA è 200 al mondo… paga quindi per giocaare o se va bene fa pari..
Atti says:
Ma se Monet diceva che era nel gruppetto dei 5-6 seguiti dalla FIT assieme a Fabio, Arnaboldi, Naso …. ?
Cmq…per me è un ragazzo esemplare come professionalità e volontà di emergere.
Dote rara in giro…..almeno in Italia.
Roberto Commentucci says:
Si, si, certo Atti, Matteo Viola è sempre stato nel gruppo dei migliori. Però a quel tempo l’attività federale sotto i 14 anni era molto più scarna di adesso, e i problemi di Viola derivano da magagne tecnice accumulate durante le famigerate “fasi sensibili”, e su cui la Federazione non era in grado di intervenire in modo efficace.
Una cosa del genere adesso, con i centri periferici e il monitoraggio capillare che è stato messo in piedi, è molto più difficile che si verifichi.
Almeno si spera.
lamelavvelenata says:
a Kommentu’
ancora ci credi ai CP e al monitoraggio capillare?
ma in quale favola li hai visti fatti bene?
Kommentuccio rosso e i sette nani (Bologninolo, Tirellolo, Delledrolo, Palumbolo…. etc etc)
a ridaje co sto monitoraggio capillare, maddeche’?
Ma perche’ non chiedi lumi al Gargamella della Lombardia, quello che paga le spese a MadMax, cosa ne pensa dei CP. o al puffo-tecnico di macroarea quanto monitora i ragazzini?
Cambia storia misterK, questa non ha lieto fine!
un omaggio a nicoxia: “mettete dei fiori nei vostri cannoni”
Leo caperchi says:
Il maestro di Viola si chiama Andrea Mantegazza ed ha svolto il lavoro che devi svolgere e ha aiutato Matteo ad essere il 150 del ranking ATP per il momento.mi sembra un buonissimo risultato e a differenza di tanti gioca e magari non guadagna ancora ma gioca ad un buon livello mentre tanti sono a casa.il monitoraggio non fa il lavoro ,sono due cose ben diverse.ogni tanto mi chiedono come faccio a difendere Fabio fognino e il suo gioco…si dimenticano che comunque con limiti e ptenziale da colmare ancora parliamo di un top 50 non un top 0…monitoraggio e lavoro giorno a giorno sono cose da distinguere ,bene.
Madmax says:
Le spese a Madmax??? Sogno o son desto??
Che Dio vi ascolti..
N.B. E chi sarebbe questo santo protettore che paga le spese? (non so a chi a me no di certo, purtroppo!!)
Atti says:
X Leo Caperchi…
Mantegazza un ottimo maestro… che lavora sodo e parla.. poco!
Cioè… la miglior forma di insegnamento rimane… l’esempio diretto !
Roberto Commentucci says:
Atti, Leo, fatemi capire… Il maestro Mantegazza segue Matteo Viola da quando ha iniziato a giocare a tennis?
a la mela avvelenata.
Io non conosco la realtà della Lombardia.
So che nel Lazio lo scorso anno l’esperimento dei centri periferici è stato un buon successo, il resto è dietrologia. Se il presidente del cr lombardo non ci crede, è libero di pensare ciò che vuole, ogni realtà è diversa e tutti i progetti di decentramento devono fare i conti con realtà locali diverse. Anzi, è proprio per questo che si decentra…
Poi magari se dite anche chi siete, quando scrivete questi post che trasudano simpatia, anzichè nascondervi dietro ad un nickname, ne guadagnate in credibilità.
Atti says:
Roberto… penso di si che lo segua fin da ragazzino !
Sui CP… se dopo un anno già si riesce a trovare difetti insormontabili…siam messi male…
Chiaro che c’è da rettificare e sistemare diverse cose…
PA in primis. Ma rimane un ottima idea.
Così come il creare un elenco dei circoli piu’ virtuosi verso l’agonismo.
Posso dirti pero’ che oramai, è l’agonista che si orienta ad allenarsi dove trova un minimo di collaborazione e buona volontà.
Dalle ns. parti sta già succedendo…
Madmax says:
Guardate sui CP in Lombardia almeno per quanto riguarda Palazzolo non si può certo parlarne male, anzi..
In campo quasi sempre due ragazzi, poche volte tre, alcune anche uno solo con il/i maestro/i..
E parlare male di Bolognino vuol dire essere in assoluta malafede..
Che poi al Presidente non sia simpatico, saranno anche affari suoi visto che tra l’altro sono cose personali..
Ma la sua passione ed il suo impegno sono assolutamente fuori di discussione..
E se può si fa in quattro per aiutare i ragazzi, già questo non è cosa di poco conto..
A Palazzolo tra l’altro si può proprio parlare di monitoraggio capillare perchè della zona le ha chiamate proprio tutte e si premurava di chidere con anticipo la conferma della presenza per poter eventualmente chiamarne altre..
Che poi organizzati in questo modo servano poco, i dubbi già più di una volta li ho evidenziati, ma questo è un altro discorso..
Ma tanto qualunque cosa fai sbagli perchè o lo fai per tutti o quelli che non ricevono il servizio/aiuto si lamenteranno sempre..
E bisogna assolutamente non curarsi di loro e proseguire per la propria strada, tanto dopo un po’ spariscono, anche se ovviamente ne verranno sempre di nuovi..
D’altronde gli scarsi sono sempre maggiore dei buoni, perciò è inevitabile…
Vabbè ma poi se ascoltiamo uno che dice che mi pagano i conti allora siamo proprio alla frutta!! ah ah
Roberto Commentucci says:
Rispondo un pò più nel dettaglio a Leo.
Certo che il monitoraggio non fa il lavoro. Il lavoro lo fanno ogni giorno i maestri.
Ma il confronto tra tecnico federale, tecnico della scuola maestri (con la videoanalisi) e maestro del ragazzo che si fa al centro periferico serve a dare spunti su come indirizzare il lavoro, ad evidenziare lacune e a concordare un percorso per metterci mano. Poi è chiaro che il lavoro specifico sul ragazzo va svolto dal maestro che lo segue.
Tuttavia, la maggiore cooperazione dovrebbe andare a beneficio di tutti. E sia i maestri dei ragazzi, sia gli stessi tecnici federali, se riescono ad instaurare una interazione e una cooperazione positiva e costruttiva non possono che beneficiare da queste esperienze, crescendo anche loro professionalmente.
Mio parere.
Madmax says:
Guarda Roberto, purtroppo non è così..
Non è possibile farlo perchè a volte ti arrivano informazioni opposte al percorso che si sta seguendo…
Anche perchè magari si sta facendo un certo tipo di lavoro opposto per svariati motivi..
Tra l’altro non è affatto detto che le indicazioni del maestro federale siano più corrette di quelle del maestro del ragazzo..
Ed esiste in questo modo anche il rischio di confondere i ragazzi..
Questo significa che così come sono non possono funzionare, se intendiamo usarli per la crescita tecnica dei ragazzi, se al contrario si usano come centro servizi dove potersi confrontare con i migliori, usufruire della videoanalisi (da non non c’era) o fare dei lavori in palleggio per chi magari non ha sparring allora è un altro discorso..
L’importante è essere chiari per non rischiare di buttare via soldi che al contrario servirebbero per fare dei percorsi certi, chiari e condivisi..
Perchè poi la differenza è questo che la fa..
Roberto Commentucci says:
Ma io mica dico che i maestri federali sono più bravi di quelli dei ragazzi. Dico solo che 4 occhi vedono meglio di due, specie se c’è pure la videoanalisi. Poi, certo, è difficile riuscire a personalizzare gli interventi nel percorso di sviluppo di ciascuno. Però secondo me con il tempo e l’abitudine si può migliorare.
E iniziando, come faremo da quest’anno, con i centri di aggregazione provinciali dagli 11 anni in avanti, si può riuscire a capire per tempo come e dove intervenire su un campione più ampio di ragazzi.
Federico Di Carlo says:
Atti
“Cioè… la miglior forma di insegnamento rimane… l’esempio diretto !
Cioè….UNA forma di insegnamento rimane……l’esempio diretto!
La miglior forma di insegnamento è quella che predilige colui a chi stai insegnando, qualsiasi essa sia. Ti faccio notare questo aspetto perchè molti tennisti non sono visivi.
Madmax says:
Roberto..
Se uno vuole fare le cose giuste i bambini deve monitorarli a 7/8 anni non a 11, è troppo tardi..
Ai più gradi invece serve a poco..Volendo essere gentile…
A questi servono solo i soldi per i tornei e per pagare sparring coach di alto livello (o stages) preparatori atletici..
Per favore non continuiamo a prenderci per in giro..
Madmax says:
Federico..
Confermo..
andrew says:
arrivano i CAP…
spettacolare Kommentucci, continua a lavorare per loro!!!
leo caperchi says:
Conosco abbastanza bene il percorso di Matteo Viola.
Lo ho convocato nella nazionale under 18 quando ne sono stato capitano e Fognini si era infortunato e gli altri ormai non avevano più livello.
Qualificazione a Verona e Finali in Francia.
Il suo maestro cercava confronto sul dritto.i passi etc etc e altre cose e cercava di fargli prendere una buona mentalità che sul territorio è difficile prendere per motivi di conoscenza ed esperienza.
Non ci si compromette totalmente e non si pensa di giocare Pro se si è dei tipi normali come Matteo.
Ci lavora da sempre il suo maestro.
Matteo gioca quasi Pro ( che vive di quello che fà) tanti altri a casa.
Sono d’accordo con NotsomadMax che i CP abbiano degli aspetti buoni nel confronto tra ragazzi di livello in allenamento o per match.
Penso che il lavoro debba essere svolto ma gli interventi tecnici discussi con i tecnici responsabili(se si presentano,cosa di cui invece si lamentava assenza mi sembra) perchè solo chi lavora giornalmente sà perchè e per come della strada intrapresa.
Il confronto fa bene.
Fa bene soprattutto a chi monitora il lavoro svolto quotidianamente laddove organizzato con coscienza.
4 occhi meglio che 2…
si balla meglio in due che in tre… allora…la frase fatta basta adattarla al senso e ci cade perfetta Roberto.
Ma se voglio altri due occhi li voglio di grande esperienza,e dico grande.
Sono convinto che la pa debba essere meglio programmata , coordinata e relazionata.
Sono convinto che più di una volta a settimana ostacoli i processi a meno che il tecnico possa seguire lo sviluppo degli allenamenti o coordinare gli interventi.Una volta a settimana un buono strumento ,ottimo.
Sono d’accordo sull’impegno che tecnici hanno profuso costante,indiscutibile.
Bella esperienza per i ragazzi e forse forse ancora di più per gli aspiranti tecnici ex monitoratori e anche ex teorici dell’insegnamento poi scesi in campo.
Resto convinto che il progetto vero (perchè richiede investimenti maggiori e perchè è proprio li che perdiamo poi qualsiasi talento che abbia sviluppato armi minime per gareggiare e pensare di giocare Pro) riguarda la fase 14-18(junior) e 18-20 di qualificazione all’alto livello(top 100).
Un mio amico mi diceva che “se” è il paradiso dei…..degli stolti …
Nel tennis parlano tutti perchè la controprova non esiste e allora invece di offrire dei se da paradiso degli stolti chi è capace faccia e produca.
Matteo Viola gioca e alla sua età bisogna guardare ai risultati anche parziali come i suoi ma risultati.
Il resto sono chiacchiere e “se” troppo facili nel tennis.
Lui gioca.
ciao a tutti
Madmax says:
Intervento perfetto…
Roberto Commentucci says:
Leo va tutto bene, sono d’accordo con te, ma se non possiamo nemmeno dire che Matteo Viola ha evidenti lacune tecniche nel servizio e nel diritto allora chiudiamo il forum.
Lacune che fanno rabbia, perché concordo con voi che il ragazzo ha testa, voglia, fisico, mentalità giusta e un eccellente rovescio bimane.
E quindi a me pare giusto cercare di capire cosa non ha funzionato in un percorso (senza criminalizzare nessuno) per imparare dalle esperienze passate e cercare di metterci rimedio.
Sennò, perdonami, ma cadiamo nell’auoreferenzialità.
Alessandro Nizegorodcew says:
Il diritto è un problema tecnico, quello del servizio è anche e soprattutto fisico, perché Matteo ha un problema da sempre alla colonna che non gli permette certi movimenti e creare un gesto tecnico impeccabile non è stato possibile.
ivano says:
Ma secondo voi Viola è 150 perchè ha lacune tecniche sul Dx e sul servizio????????
Allora il servizio di Volandri???? il rovescio di Roddik?????? il rovescio di Curier???????? Il diritto della Sharapova?????? Il dirito di Berasategui e di Brughera??????? Il gioco di Phaloheimo ???????? Il rovescio di Sampras(gli ultimi anni solo in bek)???????’ Il rovescio di Steffy Graff (la piu’ grande giocatrice della storia)solo bek?????????
e poi aiutatemi ancora voi……….
Matteo Viola è 150(premetto che non lo conosco) sicuramente per altro motivo…………
Ma non sicuramente per un discorso tecnico……….. Da un certo punto in poi,(e non solo) contano altre cose…………
E lo dico un po presuntuosamente perchè mi è stato poi confermato da ex numero 19…………..
Roberto Commentucci says:
ecco, bravo, Ivano, lo dici presuntuosamente perchè non lo hai mai visto giocare…
Vai a vederlo giocare e poi mi darai ragione.
non ho mai visto un giocatore con due fondamentali così diseguali.
E il punto è che lui è arrivato a 150 proprio perché mentalmente e fisicamente è molto buono.
Roberto Commentucci says:
e poi, perdonami Ivano, ma i paragoni che fai non hanno molto senso, secondo me.
Un conto è avere un fondamentale scarso e due eccezionali (volandri serve male, ma dritto rovescio e gambe sono di livello assoluto, Roddick è tenero di rovescio ma il servizio e il diritto sono da n. 1 del mondo, gli altri giocatori che citi sono di epoche tennistiche diverse e confronti non se ne possono fare), e un conto è avere due fondamentali scarsi e uno buono.
Poi certamente ad alto livello è la testa che fa la differenza, ma a parità di arsenale tecnico.
Qua invece siamo proprio all’andare alla guerra con le baionette contro i carri armati, con tutto il rispetto.
ivano says:
Roberto
Se lo dici ci credo………
Quello che voglio esprimere stasera è un concetto piu’ ampio e globale…………
Ovvero in modo molto schietto le partite non si vincono perchè siamo corretti dal punto di vista biomeccanico………
Sono altre le componenti che ti portano a emergere……..
Altrimenti si fa l’errore(che peraltro ho fatto in passato) di perdere di vista la realta’ concentrandosi troppo sugli angoli di entrata e di uscita………..
ivano says:
Eppure il grande Roberto lo hai conosciuto forse meglio di me………..Lui ci diceva sempre che la tecnica la fanno i giocatori non il contrario………Ovvero se un giocatore vince tutto facendo certe cose,bene quelle sono tecnicamente giuste…………..e per me quello che diceva Roberto era Vangelo………..
Roberto Commentucci says:
Si, si certo Ivano, ma credo che il senso delle affermazioni di Roberto Lombardi fosse un tantino diverso: nel senso, se sei Connors, e vinci 8 Slam, puoi anche avere un diritto poco ortodosso…
Ma qua stiamo parlando di un volenteroso 150 Atp che con un diritto tecnicamente più corretto sarebbe potuto essere un buon top 100 per parecchi anni.
Insomma, Lombardi si riferiva al servizio di Sampras, non a quello di Matteo Viola.
ivano says:
Se sei Sampras e vinci 16 slam allora vuol dire che il rovescio in bek è un colpo efficace………pero’ zitti non diciamolo a Max altrimenti salta fuori la polemica…….ah ah ah ah ah ah ah ah ah
Stefano Grazia says:
comunque si scrive ‘back’…si pronuncia bek, ma si scrove back, lo dico senza spocchia, ma per dare un contributo backhand, back slice, back spin …
ivano says:
Grazie stefano………ma mi torna piu’ comodo e veloce………
Madmax says:
Non mi tirare in mezzo Ivano…
Tra l’altro a mia figlia il back lo faccio giocare tutti i gg in allenamento anche perchè mi aiuta nella volè di rovescio e devo dire che ha preso una discreta dimestichezza ed anche in partita quando capita lo usa… soprattutto in difesa e non ancora per scelta di un cabio di ritmo ma prima o poi imparerà anche quello..
Alessandro Nizegorodcew says:
@Roberto Commentucci
Condivido quasi tutto il tuo commento, ma non credo sia giusto dire di Viola che sia un giocatore che sarebbe potuto diventare top-100 per alcuni anni. Ha appena compiuto 24 anni, quindi direi che avrebbe, almeno come tempo, le possibilità di farlo..
Sul servizio ho già detto. E’ un dato di fatto oggettivo. Su quel fondamentale può fare quello che può…..
Sul diritto invece sono d’accordo. Bisognava lavorarci diversamente quando era molto giovane. Lo si è fatto da non molto, ma, per chi lo conosce bene, il diritto attuale rispetto a quello anche di 12-18 mesi fa è assolutamente un’altra cosa. Non sarà mai un colpo strepitoso ma sta divenendo discreto e può chiuderci svariati punti..
L’incredibile qualità di Teo sono le gambe e, ovviamente, lo splendido rovescio..
Per quanto riguarda il discorso di Ivano relativo ai giocatori che sono divenuti grandi con qualche mancanza è vero, così come è vero che vanno ben contestualizzati.. Il rovescio Sampras non lo giocava quasi mai, non gli serviva
e comunque sull’erba passava benino anche di rovescio..
Il discorso secondo me è un altro: quando si parla di top-100 a mio avviso si generalizza troppo. Ci sono i top-20/30 che sono un po’ una storia a sè.. In generale tra numero 60 e numero 200 le differenze sono davvero minime. La differenza la fa tutto tranne la tecnica.
Qualche esempio, stile Ivano, di altri giocatori che sono stati o sono top-100 senza letteralmente un colpo? Prendo ad esempio i top-100 di questa settimana.. Colpi a mio avviso con lacune evidenti:
Il diritto di Robert
Il rovescio di Berrer
Il diritto di Mahut
Il servizio di Machado
Avete mai visto un rovescio coperto di Petzschner?
Il rovescio di Andreev
Il servizio di Volandri
Il rovescio di Haider-Maurer
Il rovescio di Gimeno-Traver
Sweeting, tranne il servizio imbarazzante!
Il rovescio di Chardy
Il diritto di Stepanek
Il diritto di Nieminen
Il rovescio di Potito
Il servizio di Nishikori (a me non piace per niente)
Il rovescio di Granollers
Il rovescio di Monaco
Il rovescio di Robredo
Il rovescio di Isner
Poi vabbè c’è anche Roddick… Roddick che come dice Roberto AVEVA un dirtto da numero 1.. oggi quel diritto (da almeno due anni) è abbastanza ridicolo e il rovescio NUN SE PO VEDE’… (sul veloce col back fa male ma coperto è inguardabile)
Roberto Commentucci says:
Si, Ale, tutto giusto, ma nessuno dei giocatori top 100 che tu hai citato ha un fondamentale debole quanto il diritto di Matteo Viola (forse il servizio del Volandri prima maniera).
E poi il diritto di Nieminen non è così scarso, come pure il rovescio di Chardy, o il rovescio coperto di Petzcnhner, (che lo sa giocare bimane ma tira il back per scelta) o il rovescio di Andreev che a me pare decente, o il diritto di Stepanek, che sarà un pò ballerino, data la presa molto chiusa, ma che i vincenti te li procura eccome, mentre di diritto Viola sbaglia anche poco, solo che la palla non gli cammina…
E comunque, ripeto, puoi avere, fra i 3 colpi fondamentali (servizio, diritto rovescio) una lacuna più o meno grave, se sei molto forte negli altri due.
Ma non puoi avere 2 punti deboli su 3, ad alto livello.
Stefano Grazia says:
scusa ivano, non e’ per farti le pulci, anzi…ma sampras, quel tristo!, di slams ne ha vinti SOLO 14… e’ federer che ne ha vinti 16 … ( chiaro che e’ una distrazione, che il nozionismo non c’entra nulla col creare un campione e che il concetto comunque era chiaro, quindi non ti offendere…anzi, prendilo come un complimento: ti leggo piu’ io di wuanto tu faccia con me
!
Stefano Grazia says:
post 52… quindi non e’ vero quel che dice Safin che fra il numero 100 e i top 20 la differenza e’ solo il mental, perche’ tennis everybody has?
cioe’ fra 150-200 e 100 la differenza e’ superiore che fra 100 e top 20?
Alessandro Nizegorodcew says:
Si ma se batte gente che in teoria gioca molto meglio ed è molto più completa un motivo ci sarà… e non sono solamente le gambe..
E’ un ragazzo che ha lavorato in maniera eccezionale e che oggi ha limitato le proprie lacune. Ora col diritto non gioca così male, anzi.. dovresti vederlo all’opera.. Il servizio come spiegavo è un problema “fisico” nel senso più stretto del termine..
E comunque Petzschner il rovescio coperto lo fa solo per fare i “numeri” e lo gioca anche ad una mano a volte.. è pazzo! Su Chardy ok forse ho esagerato, ma Andreev per me da quel lato è abbastanza negato
Non vorrei fossilizzare il discorso su Viola, dico anche io che è importantissimo correggere ogni piccolo errore tecnico da giovanissimi.. però al giorno d’oggi nelle immediate vicinanze dell’elite (top-20) ci sono giocatori con evidenti lacune. Il discorso è: come sopperire alle proprie lacune? Qui sta il giocatore professionista vero e quello che non arriverà mai.. qui sta la differenza..
Alessandro Nizegorodcew says:
Per me tra 60 e 200 la differenza è (quasi) solo testa e gambe..
Io credo che i primi 10-15 siano di altra categoria, per il resto è questione di testa (e non solo dal punto di vista della gestione del match, ma della gestione, degli infortuni, degli allenamenti, ecc..)
Esempi di giocatoti fuori dai 100 che tecnicamente potrebbe stare tranquillamente al numero 40-50:
Paire, Golubev, Roger-Vasselin, Schoorel, Bolelli, Huta-Galung, Young, Andreas Beck, Gabashvili, Schukin (questo quando è in giornata per me vale top-30), Klizan, Bemelmans, Lacko, Ungur, Crivoi.. e sono solo alcuni…
ecco, sempre per mia esperienza, giocatori nei 100 che potrebbero, tecnicamente, stare anche fuori dai 150-180:
Robert, Sweeting, Gimeno, Berlocq, Machado, Mello…
leo caperchi says:
Roberto qui si tratta di imparare dalle esperienze passate non di metterci rimedio.QUesto è un lavoro che si impara e si svolge cosi imparando dalle esperienze passate.Bisogna cioè prenderne i punti forti che hanno prodotto,non concentrarsi sulle cose migliorabili.
Almeno si corre il rischio di cadere in qualcosa di diverso dal nulla cosmico .
Federico Di Carlo says:
Ciao Leo,
per capire il senso di alcuni posts devi partire dal presupposto che per un comune mortale, il lavoro di un allenatore e quello di un giocatore di 23 anni sarebbe comunque quello di colmare le lacune pregresse e di puntare all’Eccellenza con la E maiuscola.
E’ il falso mito del “perfezionismo” instillato nella mentalità di molti tennisti. Un mito che avviamente un allenatore ed un giocatore di tennis di alto livello non possono permettersi il lusso di avere. Come dici giustamente i se ed i ma non hanno vinto mai nessuna partita!!!! A quell’età puoi ottimizzare le caratteristiche ed il gioco di un atleta, non le puoi forgiare ex-novo. !!!!
Atti says:
Per FDC…
Solo per precisare che come “esempio diretto” non intendo mostrare come si fa il dritto…. ma piu’ semplicemente una gestione professionale, come solo un maestro/coach che vuole raggiungere quell’obbiettivo dovrebbe avere…che possa trasmettere messaggi chiari su cosa si aspetta e a quali difficoltà si va incontro….
Un allievo che cresce in un ambiente votato al divertimento e al tempo libero…farà sempre fatica ad assumere un atteggiamento professionale e ad avere il giusto focus nell’allenamento .
Parlo in generale…poi chiaro che qualcuno riesce comunque a farlo… o per sua dote innata e/o perché dietro ha una famiglia che gli trasmette i messaggi sportivi corretti.
Per Max e Rob…
La penso sostanzialmente come Max sui CP.. solo che continuo a ritenere assolutamente importante che vengano potenziati, proprio per diventare un metro di paragone per chi si avvicina all’agonismo, in modo che la famiglia e il ragazzo recepiscano subito, seppur a grandi linee, cosa li aspetta….
Cioè prima di stroncarli aspettiamo almeno che vadano a pieno regime….
Ritengo inutile paragonare un CP ad un percorso one to one… sono 2 cose completamente diverse…
E comunque l’ideale per un ragazzo italiano…è una via di mezzo… un po da solo…un po in mezzo ai migliori conregionali….
Per Leo Caperchi e Rob…
Poi bisogna anche capire che risorse sono state messe a disposizione del ragazzo…
Non dimentichiamoci che in questo caso, la “mela avvelenata” è il sistema dei circoli……
Io vedo il bicchiere mezzo pieno…pur fra mille difficoltà di crescere in un sistema senza punti di riferimento (e lo so bene anch’io ), lui e il suo maestro son riusciti ad emergere…
Quindi Bravi…a prescindere…
Anche perché appunto… ha solo 24 anni…che per un tennista italiano… sono minimo 2-3 anni in meno rispetto ad altri paesi (come maturazione “tennistica”).
cataflic says:
beh, io penso che bisogna intendersi su cosa voglia dire migliorare un fondamentale…
dal basso della mia ignoranza mi pare che al massimo si riesca ad aumentare la % di prime di servizio e migliorarne l’efficacia, a guadagnare 20 cm su un colpo e sbagliarne 2/3 in meno a set…
intendiamoci, se consideriamo un set medio di 50 punti, non è mica poco…3 punti di servizio in più e 2/3 punti giocati in più sono tanti e fanno spesso la differenza, ma da lì a stravolgere la tecnica e far diventare una muffa un vincente….
Roberto Commentucci says:
Cerco di spiegarmi meglio. IO mica dico che Matteo Viola e il suo maestro Mantegazza non sono stati bravi e non debbano essere apprezzati. Mica mi aspetto la luna, a 24 anni, nei possibili miglioramenti che il ragazzo potrà fare nel servizio e nel diritto (non ricordavo del problema alla schiena segnalato da Alessandro, che lo limita nel servizio).
Dico però che a mio avviso qualcosa non ha funzionato nel suo percorso di formazione tecnica durante le fasi sensibili, prima dei 14 anni. E credo che uno studio minuzioso su quali siano state queste cause potrebbe fornire indicazioni preziose su come evitare che gli stessi problemi si ripetano in futuro, su altri giovani con le medesime potenzialità di Matteo Viola.
Ragazzi, cerchiamo anche di essere onesti:
in Italia si vedono giocatori che hanno grandi qualità che arrivano alle soglie del professionismo, o addirittura dentro il circuito, portandosi dietro lacune tecniche profonde, che io francamente in altre scuole storiche non vedo, nonostante gli esempi portati da Alessandro.
Senza essere demagogico: ma avete mai visto un giocatore francese, o ceko, anche di livello future, servire come Volandri o tirare il diritto come Matteo Viola? Io giro parecchio per i tornei minori, e non ne ho mai visti.
Adeso poi, negli ultimi 10 anni il tennis è cambiato molto.
L’omologazione delle superfici, l’aumento vertiginoso del livello medio (a livello challenger si vedono sempre più spesso dei match pazzeschi), il miglioramento generalizzato della preparazione atletica dei giocatori ha modificato le carte in tavola: se fino a 10 anni ci si poteva permettere di avere qua e là qualche lacuna tecnica, di specializzarsi su una superficie, adesso le parole d’ordine per emergere ad alto livello sono “completezza” e “versatilità”, requisiti fondamentali per fare punti tutto l’anno e su tutte le superfici.
E quindi, per arrivare a costruire giocatori completi ed esenti da lacune tecniche macroscopiche nei colpi fondamentali secondo me tutto parte dal miglioramento dell’addestramento di base, da un monitoraggio capillare della crescita dei ragazzini migliori, dall’offerta ai ragazzi, alle loro famiglie e ai loro maestri di strumenti di analisi, consulenza, confronto e allenamento atti a migliorare l’offerta tecnica diffusa sul territorio.
Perché è vero quel che dice Leo, che tanti ne perdiamo tra il circuito junior e quello pro.
Ma questo accade anche, a mio avviso, perché mentre a livello junior se hai delle magagne ti arrangi, già a livello future se vedono che hai un buco nel gioco ti fanno a pezzi.
Madmax says:
Roberto..
Tutto giusto, ma se poi il cancro lo curi con l’aspirina, hai voglia ad aver capito quele è il problema..
andrew says:
Khom-ment-ucci:
guarda che anche Max Giusti è intervenuto in difesa del capo. Vogliamo un tuo articolo (inserire i vocaboli rutilante, obnubilante, inusitato, belluino e soggiacere) titolato “Ecco perché difendo l’angelo”.
Roberto Commentucci says:
Ti dico solo questo, andrew e poi non ci tornerò più sopra.
Binaghi ha pregi e difetti: senza dubbio a volte esagera nelle sue crociate, e sicuramente si è fatto tanti nemici perché quando risani finanziariamente una federazione e ripulisci un ambiente come ha fatto lui di nemici te ne fai tanti.
Ciò detto, pur non condividendo il suo approccio ai rapporti con i media, alcune intransigenze controproducenti, alcune perniciose rigidità, la fiducia che ha accordato ad alcuni collaboratori secondo me non all’altezza della situazione, e alcune scelte gestionali, specie nei rapporti con i nostri team privati, non credo assolutamente, fino a prova contraria, che abbia commesso reati penali, e credo che sul piano della politica sportiva e della visione a lungo termine i suoi meriti siano di gran lunga superiori agli errori che può aver commesso.
andrew says:
Boh…!