(Riccardo Bisti, Matteo Bisogno e Alessandro Nizegorodcew)

di Alessandro Nizegorodcew

Inizia quest’oggi una serie di interviste atte a conoscere il mondo del giornalismo tennistico e i suoi migliori interpreti. Cominciamo con l’amico e collega Riccardo Bisti, attualmente vice di Ubaldo Scanagatta per il portale Ubitennis.com e Addetto Stampa di numerosi tornei professionistici.

Per prima cosa, caro Riccardo, raccontaci come ti sei avvicinato al tennis..
“Ho conosciuto il tennis all’età di 5 anni. Facevo un po’ di zapping con il telecomando e mi sono imbattuto in Noah-Lendl, semifinale degli Internazionali d’Italia del 1986. Forse anche per questo Lendl è stato il primo giocatore per cui ho fatto il tifo. Col tennis “giocato” ho iniziato a 9 anni, ma sono sempre stato scarso. Al massimo sono stato classificato 4.2, poi ho dovuto smettere di giocare per un infortunio ad una spalla. L’amore vero e proprio è scoppiato intorno ai 12 anni di età, quando ho iniziato a comprare le prime riviste specializzate e ho scoperto che c’era dell’altro oltre a quello che vedevo in televisione. In merito alla professione di giornalista…è qualcosa a cui ho sempre aspirato. Alle elementari, quando scrivevo i “pensierini” della domenica, la mia maestra mi diceva sempre che avrei fatto il giornalista. Finite le scuole medie, ho impostato il mio percorso di studi in funzione di questo desiderio.”

Quali sono state le tue collaborazioni e come hai iniziato? Quanto è difficile entrare in questo mondo?
“Il mio primo articolo (ma forse è più corretto definirlo “racconto”) è uscito sulla rivista “Tennis Oggi” nel 1998. Avevano organizzato un concorso di domande sulla storia del tennis con in palio un viaggio a Parigi durante il Roland Garros. Lo vinsi, e mi chiesero di scrivere un racconto di quella esperienza. Un paio d’anni dopo vinsi un paio di concorsi analoghi promossi dalla rivista “Il Tennis Italiano”, grazie ai quali conobbi Lorenzo Cazzaniga, la persona pià importante della mia crescita professionale (ma lo avrei scoperto solo qualche anno dopo…). Mentre frequentavo l’Università, mi divertivo a scrivere di tennis su internet, in particolare sul forum del sito di Rino Tommasi. Era iscritto anche Stefano Semeraro, condirettore di Matchpoint, che rimase colpito da alcuni miei scritti e mi chiese se mi avrebbe fatto piacere scrivere qualcosina per la sua rivista. Il mio primo pezzo giornalistico “propriamente detto” risale al 2004, e parlava della “Gira Sudamericana”, i quattro tornei su terra che si giocano dopo l’Australian Open. Nella copertina di quella rivista c’era un giovane Andreas Seppi. Entrare in questo mondo è facile e difficile allo stesso tempo. Internet ha allargato a dismisura le possibilità di “entrare nel giro” e fare “conoscenze importanti”, ma questo fa si che sia più complicato emergere. Tra tantissimi aspiranti giornalisti (di tennis, ma non solo) non è semplicissimo individuare i migliori, i più talentuosi, i più portati. Personalmente amo internet, ma non mi piace questo “avere tutto subito”. Hai bisogno di un risultato? lo trovi. Vuoi sapere tutto su un giocatore? Trovi più di quello che cerchi. Hai bisogno di contattare qualcuno? 90 su 100 lo trovi su Facebook. Bello, ma troppo poco selettivo. Personalmente, sono contento di essermi formato quando internet non era ancora un fenomeno di massa, quando si aspettava l’uscita di “Matchball” per avere la cronaca di un torneo. Se volevi sapere il risultato del tuo idolo impegnato in un challenger non avevi alternative: o aspettavi settimane o telefonavi alla sede dell’ATP a Monte Carlo. Cose divertenti, formative. Tutte piccole esperienze che poi mi sono tornate utili successivamente. Non è nostalgia: dico solo che un ragazzo con questa aspirazione, oggi, deve essere molto bravo per farsi notare ed emergere dal gregge.”

Quali sono le cose che ti piacciono di più e quali di meno del tuo lavoro di giornalista di tennis?
“Adoro il mio lavoro. Sono d’accordo con Milena Gabanelli, conduttrice di Report, quando dice che quella di giornalista è la professione più bella del mondo. Adoro cercare le storie, plasmarle, raccontarle. Adoro emozionarmi quando scrivo, perchè generalmente quelli sono gli articoli che riescono meglio. Mi piace il concetto (ahinoi, sempre più astratto), che il giornalista sia il “cane da guardia della democrazia”. Nel mio piccolo, minuscolo, cerco di ricoprire questo ruolo nella realtà del tennis. Forse ti saresti aspettato che dicessi che amo la “vicinanza” con i giocatori, l’opportunità di avere un rapporto diretto con persone che prima vedevo in televisione. In verità no, non credo alla mistica della professione. Non mi fa impazzire stare giornate intere tra sala stampa e sala conferenze senza quasi mai mettere il naso fuori. Cercare storie tra i campi, in mezzo alla gente, mi gratifica molto di più. Cosa non mi piace? Un buon giornalista deve avere una notevole faccia tosta, mentre io sono abbastanza riservato e mi faccio sempre tanti scrupoli. Col tempo ho imparato a gestire certe situazioni, ma all’inizio non è stato semplicissimo. E poi è un lavoro che richiede disponibilità enormi, mai dettate dagli orari: io sono un tipo metodico, “precisino”, e ogni tanto le due esigenze si scontrano.”

Tra gli appassionati sei diventato “famoso” come esperto di tennis argentino.. Come mai questa passione?
“Non c’è una ragione, è una cosa a pelle. Uno dei miei primi idoli tennistici era Hernan Gumy. All’epoca era l’unico argentino di livello nel circuito, e mi ci affezionai parecchio. Ebbi anche modo di conoscerlo. Dopo il suo ritiro, fu quasi naturale sostenere i suoi connazionali. Poi adoro il rovescio a una mano di scuola argentina, quello che giocavano Vilas, Sabatini, Alberto Mancini, nel suo piccolo lo stesso Gumy. E’ un gesto che mi fa impazzire, con quel polso che si libera dopo l’impatto…mi fa piacere che non sia del tutto scomparso: tra i giovani, lo gioca con una certa efficacia Kevin Konfederak. Se poi escludiamo l’ombra del doping, le vittorie degli argentini mi hanno sempre trasmesso l’idea di essere dure, sudate, conquistate. E io ho sempre preferito chi arriva grazie al lavoro e all’abnegazione.”

In Italia il lavoro di giornalista di tennis, soprattutto per i giovani, è molto complicato. La federazione parte forse prevenuta, così anche alcuni addetti ai lavori e colleghi da molti anni nel circuito e già, come dire, schierati.. Quanto è difficile? A volte hai perso voglia e motivazioni? Va a finire che il rapporto più facile e che da soddisfazione è quello con i giocatori?
“Quando ho messo piede per la prima volta nella sala stampa del Foro Italico rimasi sorpreso dall’età media dei giornalisti, molto alta. Credo che un ricambio sia sempre auspicabile, ma tutto sommato avere degli esempi e dei “miti” a cui guardare può anche essere positivo. E’ l’ambiente che non mi fa impazzire. Non voglio essere frainteso, perchè in generale ho una buona opinione di tutti i colleghi, ma mi pare che il clima non sia ideale. La politica conta tantissimo, gli schieramenti non mancano e sono facilmente riconoscibili. Quando ho iniziato ad occuparmi di argomenti “politici”, l’ho fatto con candore, come se fosse normale occuparsene. Ho appreso delle storie, le ho verificate e le ho raccontate. Tutto normale. Invece non è normale. Se fai scontento qualcuno, stai certo che la reazione arriva. Allora capita che tanti colleghi (più esperti, più scafati, forse più saggi) lasciano perdere per non avere rogne e magari non perdere l’aiutino, il favore, l’esclusiva in più. Mi spiace verificare che questa situazione sia quasi la normalità. Un esempio? L’inchiesta cagliaritana sul presidente Angelo Binaghi. Non dico che sia colpevole, non mi permetterei mai. E poi siamo tutti innocenti fino a prova contraria. Ma non capisco perchè quasi tutti gli organi di stampa, specializzati e non, non si occupino della vicenda. Perchè non parlarne? Se tieni una certa linea di condotta forse hai più chance di andare avanti, o almeno di non avere ostacoli. Ma non mi piace ragionare in questi termini. Mi piace ragionare seconda coscienza e operare di conseguenza (ovviamente nei limiti imposti dalla legge). Se penso che un argomento sia degno di interesse ne scrivo, dopo averlo opportunamente verificato. E pazienza se poi arriva il dispettuccio o l’intervista rifiutata. Voglia e motivazioni non le ho mai perse, amo troppo questo lavoro. Anche se ammetto di essere stato fortunato ad avere un maestro come Lorenzo Cazzaniga, che mi ha insegnato moltissimo e introdotto nell’ambiente in modo impeccabile. Mi ha sempre aiutato ma non mi ha mai dato la “pappa pronta” e mi ha sempre stimolato a crescere e migliorare. Chissà, se non avessi conosciuto lui non sarei qui a raccontare queste cose. Il rapporto con i giocatori? E’ il meno difficoltoso, ma può esserci il rischio contrario: diventare troppo amici e perdere un filo di obiettività. Per questo cerco di mantenere il giusto distacco, anche se ovviamente ho le mie preferenze. Ci sono giocatori che conosco meglio di altri, ma cerco di non abusare mai di una conoscenza (troppe richieste, troppe telefonate…) Credo che il rispetto dei ruoli, reciproco, sia fondamentale.”


(Riccardo Bisti e Lorenzo Cazzaniga)

Che idea ti sei fatto del tennis italiano? Quali sono i lati positivi e quali quelli negativi?
“C’è troppa politica. Mi pare che ci siano due fazioni più impegnate a screditarsi l’una con l’altra che a proporre qualcosa di costruttivo. Il dibattito è importante, ma si deve svolgere in serenità. Non mi piace essere “contro” o a “favore” a priori, preferisco verificare e farmi una mia opinione. Invece mi sembra che il sistema ti “imponga” di schierarti da una o dall’altra parte. E se io non volessi? E se una volta fossi d’accordo con A e un’altra con B? Auspico più serenità, più dialogo. Ci sono tante cose che mi piacciono: abbiamo tecnici importanti e una vivacità organizzativa eccezionale. E’ vero che abbiamo perso i tornei del circuito maggiore, ma l’impressionante numero di challenger e futures è il segnale che c’è una sincera spinta dal basso, frutto della passione dei dirigenti di periferia. Credo che nel tennis italiano ci siano tante brave persone e notevoli professionalità, in tutti i campi. In due parole: mi piace il potenziale che abbiamo, ma sarei più contento se riuscissimo ad esprimerlo. E parlo di tutti i campi, compreso il nostro. Pensa soltanto a quanti media tennistici ci sono, tra web e cartaceo: un patrimonio inestimabile per chi ama il nostro sport. All’estero mica ci sono così tante riviste di tennis.”

Cosa cambieresti nel tennis internazionale? Cosa non ti piace di Atp, Wta e Itf?
“Facile: l’enorme differenza tra i primi del mondo e tutti gli altri. Non trovo giusto che nel solo 2011 abbiano raccolto un prize money oltre 3.000 giocatori, ma che 2.500 di questi abbiano guadagnato meno di 10.000 dollari (al lordo di tasse e spese). Nei prossimi anni, il montepremi del circuito ATP toccherà i 90 milioni di dollari, ma degli aumenti beneficeranno solo i top players. Chi gestisce il tennis dovrebbe pensare anche alla base, alle centinaia di aspiranti campioni che spesso devono mollare per mancanza di risorse. Ti faccio un esempio: sono proprio necessari i bonus pools che a fine anno incassano i primi 12 del mondo? Mi rendo conto che sponsor, vendita dei biglietti e benefici d’immagine arrivino dai vari Nadal, Federer, Djokovic, ma la disparità mi sembra eccessiva. Perdi al primo turno dello Us Open e incassi 20.000 dollari, vinci un Future e a stento superi i 1.000. Onestamente non mi sembra giusto. Sulla WTA aggiungo che, a mio avviso, punta troppo sull’avvenenza di alcune giocatrici e agli aspetti glamour, “modaioli”. La campagna “Strong is Beautiful” non mi ha fatto impazzire. Va anche detto che, Serena e Petkovic a parte, non ci sono veri e propri personaggi. E allora puntano su altro. Chissà, al posto loro forse farei lo stesso.”


(Riccardo Bisti al lavoro)

Cosa ne pensi del rapporto tra i giornalisti del settore in Italia?
“In realtà non credo che il rapporto tra i giornalisti sia malvagio, almeno sul piano personale. Come dicevo prima, credo che il clima dovrebbe essere più disteso. Auspico che non ci siano più argomenti tabù e che ognuno possa esprimere il suo pensiero senza timore di doverne pagare le conseguenze. Ecco, vorrei che nessuno dicesse a nessuno: “Ma chi te lo fa fare, lascia perdere…”. E’ molto triste. Per questo, pur non essendo sempre d’accordo con lui, sono affascinato dal personaggio di Claudio Pistolesi. Si è sempre espresso in prima persona, senza peli sulla lingua e soprattutto senza pensare a cosa sarebbe successo a seguito di una presa di posizione. Un atteggiamento del genere dovrebbe essere la regola. Invece mi pare che sia l’eccezione.”

In conclusione… Ti lascio carta bianca per una tua conclusione…
“Mi fa piacere dare qui un consiglio a tutti i ragazzi (e sono tanti) che sognano di poter scrivere di tennis. Chiedono un parere persino a me, non oso immaginare le richieste che arrivano a colleghi più famosi! Ad ogno modo: non pretendete di avere tutto e subito: la strada e lunga ed è giusto che sia percorsa tutta, senza scorciatoie. Spesso internet offre l’illusione che sia tutto a portata di mano, conferisce notorietà (reale) e prestigio (effimero) e fa perdere di vista gli obiettivi di un buon giornalista. Tutti vorrebbero iniziare e scrivere di Federer e Nadal, ma il tennis non è solo questo. Bisogna essere preparati su tutti gli argomenti (politica, attrezzatura, storia, realtà locali, statistiche). Un cultura di base è fondamentale, perchè un articolo ben scritto e senza errori farà sempre una figura migliore di uno con qualche strafalcione sintattico. Per questo diffido un po’ di chi mi dice “Il tennis femminile non mi interessa” oppure “chissenefrega delle racchette”. Il mio consiglio è: studiare, studiare, leggere, leggere e leggere ancora. E non solo di tennis. Mischiando tutto questo a una condotta onesta e corretta, secondo me, si possono ottenere belle soddisfazioni…”

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29 Commenti to “A Tu per Tu con… Riccardo Bisti”

  • 1.

    Mah… Se posso permettermi è un po’ facile parlare così in generale. Se poi si entra nello specifico si può anche venire a sapere che il buon Riccardo lavora per un sito che applica la censura (censurati link che rimandavano a pezzi riguardanti il doping di Nadal) ma che soprattutto è stato protagonista di una manovra davvero poco edificante. Dopo commenti del tipo “guardate che se non dite cosa censurate è difficile farsi un’idea anche del caso Binaghi” (censurato) un altro in cui si diceva “ma che fate? censurate roba così?” (censurato) e un altro “vabbè, siete scemi allora e vi dovreste vergognare (pubblicato)”. A quel punto altro commento “ma vi sembra serio? pubblicare solo questo commento? così sembra che si sia pazzi” (censurato of course…) e un altro “ma andate al diavolo” (pubblicato. Con replica del buon Bisti che invitava tutti quanti a farsi un’idea: magnifico). Risultato: abbandono del sito (che preferiva articoli sulla gnocca a cui si rispondeva piccati che non sono solo quelli…). Questo mi pare sia lo stato del giornalismo in Italia. E il web si adegua, per fortuna solo alcuni.

  • 2.

    @muziek
    Beh, sinceramente non mi sembra questo il luogo adatto per criticare il sito di Ubaldo Scanagatta. Ci sono (credo) le email personali dei giornalisti e potrai scrivere a loro. E credo che lo stesso Riccardo possa risponderti privatamente (non qui su Spazio Tennis che non ha molto senso).

  • 3.

    A me sul sito di Scanagatta è capitato di essere censurato, avevo preso le difese di Binaghi, però hanno un web master scarso perchè poi cliccando sul nome utente si vedeva cosa avevano censurato di quello che avevo scritto.
    Cliccando sempre sul nome utente anche coloro che avevano scritto sempre contro la FIT apparariva che dallo stesso ip uno si era firmato con 6/7 nickname diversi per cui la discussione era davvero poco seria e moooooooooolto di parte.
    Io sono per la moderazione se uno insulta un altro utente o esprime opinioni su persone o strutture che potrebbe sfociare in querele con risarciemento danni ma censurare allo scopo di rendere una discussione a binario unico tipo no.
    Stessa cosa avviene sul sito della Federtennis, mi sembra che federtennis.it e ubitennis.it siano professionalemnte simili a RAI 3 e Rete 4, spero per questo di non essere querelato :)

  • 4.

    Dai ragazzi, parliamo di questa intervista… Bogar, ti ci metti pure tu! Non è mia intenzione usare questo articolo per far criticare altri siti e persone. Il mio obiettivo era ed è quello di avvicinare, ma se fate così ci si allontana tutti…

  • 5.

    a me è piaciuto particolarmente:”C’è troppa politica. Mi pare che ci siano due fazioni più impegnate a screditarsi l’una con l’altra che a proporre qualcosa di costruttivo.”

  • 6.

    Si scusa Alessandro, probabilmente non dovevo. Ma questa cosa – come forse si può comprendere – è stata abbastanza umiliante. E quindi mi scoccia che poi si venga un po’ a fare il figo altrove dicendo che “bisogna studiare”, “essere i cani da guardia” e cose così. C’è una generale situazione dell’informazione in Italia (ma anche all’estero) che è assurda e tutti sono embedded. Le mie prime letture di questo sito mi fanno ben sperare, ma avevo riposto speranze anche altrove ed è finita com’è finita. In questo senso spero di essere un po’ in tema con l’intervista stavolta. All’interno della professione esiste una tale paura di non essere accreditati a questo o a quel torneo, di essere querelati in modo inconsistente da questo o quel giocatore o dirigente di turno, di essere in qualche modo “esclusi” dall’ambiente che le discussioni intorno al tennis sono quasi sempre tendenti ad evitare guai. Paradossalmente è meglio il calcio, con l’Arpiniana distinzione tra iene e belle gioie. Il giovane che si avvicina alla professione è questo che deve imparare sin da subito nel tennis: o sei disposto ad inchinarti persino al genitore di turno che insulta chi gli critica il figlio dicendo che sono dei cornuti e parlando di mamma e sorelle (purtroppo questo l’ho visto qui ma in fondo è manifestazione di libertà) oppure ti scrivi un blogghettino tuo o delle mail con gli amici. La terza strada è quella delle scimmiette: ti occupi di argentini e racchette così stai tranquillo e ci scappa il viaggio a Parigi…. Scusa ancora Alessandro, per il primo post.

  • 7.

    Alessandro
    non avevo letto l’articolo ma solo primo commento, essere censurato mi da un fastidio enorme visto che mi reputo obbiettivo per cui sono andato a ruota del primo commento prima ancora di aver letto il tuo post 2 se no avrei risposto obbedisco :)

  • 8.

    @muziek
    Non sono certo io a dover difendere Riccardo Bisti. Ci penserà lui stesso. Posso solo dirti che la “moderazione” è una linea editoriale certamente non scelta da Riccardo, bensì una linea decisa da Ubaldo. Qui comunque la c’è il commento libero. Vengono “censurati” o “moderati” solo i commenti di insulti o che possono portare a querele di terzi verso il sito (che come sai è responsabile di tutto ciò che viene scritto)..
    Per il resto spero che SPAZIO TENNIS possa essere meta di tuo gradimento e ti do quindi il benvenuto

  • 9.

    in effetti le cose sono un pò cambiate con l’avvento di internet…però gente come riccardo bisti vanno sicuramente ricercate…è uno dei giornalisti a cui sono più affezionato…e quindi ascoltate i suoi consigli…

    ahahahaha in comune abbiamo il primo amore tennistico…ivan lendl…e poi siamo entrambi affascinati dal personaggio pistolesi…

    però di challenger e futures in italia ne abbiamo avuti sempre parecchi…il fatto di non avere tornei atp in italia è un bel problema…che molti sottovalutano…

  • 10.

    Complimenti ad Alessandro per l’idea di fare queste interviste che spero continuino in futuro; davvero molto interessanti. Ciò non fa che confermare il mio pensiero su Bisti che reputo da sempre un ottimo giornalista di Tennis e mi fa piacere che nel suo lavoro non si faccia influenzare dagli schieramenti. Forse grazie a questa nuova generazione le cose cambieranno…. Grande Riccardo!!!

  • 11.

    se mi posso permettere sarebbe interessante per chi vuole intraprendere questa strada, approfondire il discorso sul percorso di studi e sull’evoluzione del rapporto di collaborazione con Cazzaniga (presumo il periodo TennisBest e non solo)

  • 12.

    Mi ero fatto un’idea molto diversa di Riccardo Bisti, intendo fisicamente… ma continuo a credere che sia uno dei pochi che faccia giornalismo investigativo, d’inchiesta, nel tennis e tra l”altro senza il narcisismo consapevole di alcuni giornalisti piu’ famosi e celebrati…

  • 13.

    Che dire di Riccardo Bisti……un giornalista capace e serio. Non dimenticherò mai i bellissimi reportages dall’Argentina, quando fu l’unico giornalista italiano che ci raccontò la finale di Davis. E poi ha una grande qualità, riesce a rendere interessante un future di 10,000 $ come quello di La Spezia, scrivendo cose mai banali e interessanti. Scanna a prendere Bisti nel suo sito ha fatto bingo, mi auguro che lo paghi profumatamente, se lo merita.

  • 14.

    Sono colpito dai 10000 dollari guadagnati(al lordo di tasse e spese) nel 2011 da 2500 su 3000 tennisti…
    Stefano, sono seduto da parecchio a questo tavolo e non ho ancora capito chi è il pollo…

  • 15.

    Grazie agli amici che hanno speso belle parole per me, non credo di meritare così tanto.
    Mi rivolgo in particolare a Muziek, che ho provato a contattare via mail per discutere, ed eventualmente chiarire, alcuni punti in cui mi trova in disaccordo. Purtroppo l’indirizzo mail (che mi aveva gentilmente dato Alessandro) è risultato sbagliato. Pertanto gli chiedo, se gli va, di contattarmi a hernangumy@libero.it e magari lasciarmi un recapito in modo da potersi parlare e chiarire senza il filtro della parola scritta, che spesso porta a fraintendimenti.

  • 16.

    ciao ale,
    sono rimasto sorpreso quando Bisti parla dell’esistenza di due fazioni in lotta…

    quali sarebbero ?

    da una parte c’è una federazione che ha raggiunto traguardi eccezionali sotto moltissimi profili.

    non voglio fare la lista ma faccio presente che quando mi vengo a trovare nei consigli del CONI con tutti gli altri presidenti delle federazioni sono visto come un “marziano” perchè dirigente di una federazione considerata dopo il calcio (che fà mondo a se) un esempio da seguire.
    piaccia o non piaccia è così.
    e non mi risulta che si screditi alcuno.
    non c’è neanche tempo di farlo.
    qui in FIT si cerca di costruire non c’è tempo per occuparsi di chiacchiere e polemiche.

    dall’altra parte non c’è alcuna fazione.
    solo qualche persona isolata (ex giocatori in cerca di contratti, coach in cerca di risorse, giornalisti a caccia di scoop che talvolta hanno un conflitto di interessi nascosto malamente – procuratori di giocatori e giornalisti? – …..) unita solo dal vecchio adagio “il nemico del mio nemico è mio amico”.

    quindi elevare sullo stesso rango una federazione che ha dalla sua risultati e dati vincenti (anche se non mi stancherò mai di affermare che alcune criticità ESISTONO) con uno sparuto gruppo di scontenti (ripeto, spesso a caccia di opportunità di guadagno facile…)è assolutamente una finzione, appunto, giornalistica !!

    quindi caro Riccardo Bisti – che non conosco bene ma che mi dicono essere comunque molto bravo – il volere mettere sullo stesso piano due realtà NON CONFONDIBILI E ONTOLOGICAMENTE DIVERSE, è un errore giornalistico che potrebbe nascondere (me lo dica lei) un tentativo di dare importanza strategica a soggetti che – allo stato – sono non solo di gran lunga minoritari numericamente ma non hanno mai – dico mai – espresso alcuna critica costruttiva, serena e che non sia oggettivamente funzionale al proprio interesse economico.

    è come mettere sullo stesso piano la RAI, Mediaset o Sky con qualche giornalino di parrocchia….

    suvvia usciamo dall’ipocrisia…

    se alessandro vorrà potrà testimomiare direttamente quanto la fit sia – anche in tema di giornalismo e comunicazione – migliore di quella che si vuole far apparire.

    spero comunque di affrontare con Bisti questi temi in occasioni future o in radio con alessandro.

    trophy

  • 17.

    @trophy
    A molti addetti ai lavori sembra che la Federazione voglia fare più attività mediatica (televisione ecc ) che tennistica. Mi piacerebbe sapere quali sono quest “traguardi eccezional” Se non mi sbaglio l’ultimo Slam vinto dagli uomini risale al 1976 e l’ultimo italiano tra i primi 10 al 1977.
    La Federazione francese, quella spagnola e tedesca ( 31 giocatori tra i primi 100)non hanno una televisione che costa più di 3milioni di € l’anno. E’ questo forse il traguardo eccezionale??

  • 18.

    trofio…

    va a confessarti…

  • 19.

    Trofio, uomo tronfio…

    ma il Lazio che giocatori di tennis produce? Lazio e Roma sedi della federazione e con milioni di abitanti…

    Scommetto che sei soddisfatto dell’aumento del numero di tesserati e che state facendo un gran lavoro e che ci sarà persino spazio per il tennis ai ROM in vaticano…

    Forza Aniene, affogali tutti!!!

  • 20.

    Mah, a trophy dico che – come ricordato da tilden – dovrebbe un po’ raccontare quali sono questi risultati raggiunti e su quelli confrontarsi. Per quanto ne so io c’è un signore al vertice della federazione che al momento dell’insediamento disse che non avrebbe fatto più di due mandati e non mi pare che stia andando così. Sul tennis d’élite meglio stendere il velo pietoso. Quindi, di grazia, di cosa sta parlando esattamente? L’incremento del numero dei tesserati pare sia sospetto ma magari ho notizie sbagliate, mi piacerebbe sapere chi dice il vero e chi il falso. Sulle polemiche lasciamo perdere altrimenti si dovrebbe rispondere come fa andrew. A Bisti invece (scusandomi ancora con Alessandro ma non so come altro comunicare) dico che non capisco cosa significhi “non funziona la mail”, visto ceh la uso. Sono un po’ restio a contattarlo via mail perché credo che le discussioni vadano fatte pubblicamente e non “in camera caritatis”, fermo restando che da un comportamento errato (molto, molto errato) non debbano per forza nascere pensieri terribili sull’intera persona. Non conosco Bisti e non ho motivo per pensare che sia una cattiva persona, ma si è reso protagonista di un’azione molto in linea con l’andazzo della stampa italiana (da Sky al giornalino della parrocchia. Ah, a proposito, per trophy: la vera differenza tra i due è che il giornalino della parrocchia in genere è più preparato). Però appunto, credo che non sia un buon esempio di giornalismo e non capisco bene quando si fa cenno alle “inchieste”. Ce ne sono sull’eventuale doping di Nadal? Sulla federazione? Sulle scommesse? Ma magari mi sbaglio io.

  • 21.

    Vorrei aggiungere anch’io che mi trovo d’accordo su sta cosa segnalata da Bisti, dalla disparita’ di soldi guadagnati dai top 20 e dai peones…davvero, l’ATP dovrebbe prodigarsi in una distribuzione piu’ equa dei montipremi con piu’ soldi a futures e chsllenger e anche all’interno degli stessi slams, invece di dare un milione di dollari al vincitore dovrebbero dargliene mezzo che e’ gia’ piu’ che abbastanza e distribuire la meta’ ai primi turni … Comunque ci devono essere piu’ soldi per i tornei minori…giornalisti, media, unions, sindacati dovrebbero lottare per questo…e’ l’unico sport, il tennis, in cui all’inizio piu’ sei bravo e piu’ devi spendere…

  • 22.

    grazie Riccardo pe rla stima che e’ assolutamente ricambiata. Anche secondo me un Giornalista conla G maiuscola come te dovrebbe essere la regola ma purtroppo e’ l’eccezione insieme a poche altre.

  • 23.

    Caro Muziek, ho provato a scriverti all’e-mail che hai lasciato su questo sito e il messaggio mi è tornato indietro.
    Personalmente, più che lasciarti il mio indirizzo e offrirmi di parlare a voce con te, non so che fare.
    Da quello che scrivi, credo di aver capito che tu sei “ospite” che circa un mese fa riempì il sito per cui lavoro di messaggi furiosi solo perchè non era stato pubblicato un tuo commento sull’argomento del doping. Per inciso, io quel commento neanche lo ricordo, sono quasi certo di non averlo cancellato io, giacchè sono in diversi ad avere la password della moderazione. Io ho cancellato tutti i tuoi messaggi seguenti, ne mandavi a vagonate. A un certo punto ti ho risposto e confermo quello che scrissi allora: su Ubitennis non c’è alcuna censura, ma semplicemente si cancellano i commenti che (ripeto le mie parole di allora) “non riteniamo pubblicabili perchè diffamatori, gratuitamente provocatori o sgradevoli”.
    Lascio qui il link per comodità (nessun problema se Alessandro preferirà non pubblicarlo per ragioni di legittima concorrenza)
    http://www.ubitennis.com/sport/tennis/2011/07/30/553751-lotta_doping_momento_chiave.shtml#jsid-1312203928-174
    Qualcuno aveva cancellato il tuo commento, perchè evidentemente riteneva che avesse superato i sopracitati limiti. Io ricordo di aver visto (e non pubblicato) i tuoi commenti successivi. Più li cancellavo e più ne mandavi, a quel punto ho ritenuto giusto risponderti e pubblicare la tua controreplica. Mi sembrava un dibattito normale e civile.
    Ti assicuro, e lo dico tendendoti la mano, che non esiste alcuna censura preventiva. Allo stesso tempo, c’è grande attenzione (e timore: non c’è mica niente di male ad ammetterlo) a non avere problemi legali a causa di quello che esce sul sito, per questo – nel dubbio – cancelliamo. E ti informo che purtroppo c’è un’antipatica causa legale, peraltro ancora in corso, proprio a causa di commenti passati qualche anno fa. Non ho la pretesa di riuscire a convincerti, ma ci tenevo a sottolineare che è benvenuto il parere di tutti, su qualsiasi argomento (entro i limiti che ho citato mille volte). Hai scritto, qui e altrove, che non abbiamo l’autorità etica per parlare ci certi argomenti. Sei libero di pensarla come credi, ma sulle discussioni politiche abbiamo sempre pubblicato con le medesima risonanza le testimonianze di persone favorevoli all’operato della Federazione. Sul mio operato personale sarò lieto di parlartene a voce o in privato, rinnovandoti l’invito a contattarmi. Non lo faccio qui perchè non mi interessa “fare il figo” come hai scritto in un commento. Spero, di cuore, di non aver trasmesso questa sensazione.

  • 24.

    Tropiano … non conosci bene Bisti ? Capita . Riccardo fa parte di quel gruppetto di giovani giornalisti a cui viene regolarmente negato il pass stampa del torneo di Roma. Per un attimo tralascia i capolavori di Baccini e leggi i loro pezzi. Scoprirai che sei davvero un ” marziano” e che vivi in un mondo parallelo.

  • 25.

    hai visto Lendl – Noah e sei diventato tifoso di Lendl? …c’è qualcosa che non quadra ;)

    tralasciando questa partenza seppuku l’intervista è una lettura veramente interessante, anzi edificante

    looking forward to more, al doc domandate se Wertheim lo ha convinto con l’idea di televendite e tataki al cambio campo, e a Scanzi chiedete se ha già individuato e pescato un sostituto per Seppi?

    Si scherza ovviamente, tornando più seri trovo che scrive molto bene anche Enzo Cherici, spero quindi che intervisterete anche lui, e Commentucci chiaramente.

  • 26.

    Riky nel giorno del tuo compleanno..(oggi 6 sett.) ribadisco il mio pensiero personale: sei un grande! e lo penso da quasi 20 anni… da quando ci conoscemmo sui gradoni del tennis Spezia e pensasti di me “però bravino questo tipo”..era il 1993…
    un abbraccio affettuoso

    Lorenzo

  • 27.

    cogliendo l’occasione per fare gli auguri al buon riccardo bisti chiedo se non è possibile leggere interviste anche a penne storiche del giornalismo tennistico italiano (e non credo ci sia bisogno di fare dei nomi) e anche a gente emergente, ancor più giovane e sicuramente meno nota di bisti.

    vai alessandro.
    ciao e grazie

    fred

  • 28.

    @Fred
    La mia intenzione e’ proprio quella.. Ciao e buon tennis

  • 29.

    [...] serie di interviste di Spazio Tennis ai giornalisti specializzati nel tennis. Dopo aver parlato con Riccardo Bisti di Ubitennis e Matteo Cirelli di Tennis Oggi, è il turno di Lorenzo Cazzaniga, telecronista di [...]

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