(Cosimo Napolitano con il figlio Stefano)

di Fabio Colangelo

Conosco Cosimo Napolitano da moltissimi anni, in quanto maestro “storico” di uno dei miei più cari amici (Nicolò Cotto ndr), e pur sapendo che il mio giudizio potrebbe essere un po’ di parte a causa della stima che nutro nei suoi confronti, mi sento di poter affermare che è uno di quei personaggi che, a mio modestissimo parere, fanno più che bene al nostro sport. Tecnico competente, umile, con una passione smisurata per il tennis e con la grandissima qualità di dire sempre le cose in faccia. La sincerità è merce rara al giorno d’oggi, non solo nel nostro mondo. Da qualche anno si sta dedicando anima e corpo alla crescita tennistica di suo figlio Stefano (recente finalista nella Junior Davis Cup U16, ma già numero 100 del ranking Under 18) con un unico grande obiettivo.

COSIMO RACCONTA AI LETTORI DI SPAZIO TENNIS LA TUA STORIA NEL MONDO DEL TENNIS CHE TI HA PORTATO ORA A SEGUIRE A TEMPO PIENO TUO FIGLIO STEFANO.
Ho giocato a tennis a livelli non eccezionali, sono stato prima categoria quando questa però era allargata a 48 giocatori, ho conquistato qualche punto Atp, ma a 23 anni ho deciso di smettere per diventare maestro di tennis. Ho iniziato a Biella, partendo dalla scuola SAT, per poi crescere pian piano con un’agonistica prima formata solo dai miei ragazzi e poi anche da ragazzi che venivano da altri circoli. Ho continuato questo percorso allenando anche nel frattempo alcuni giocatori giunti intorno al 600-700 posto del ranking Atp. Purtroppo in quegli anni la dirigenza del circolo (I Faggi di Biella ndr) ha avuto qualche difficoltà, ed allora ho deciso di farmi carico della gestione di questa struttura che è piuttosto impegnativa ma che fortunatamente continua ad andare avanti. In questi anni siamo partiti con l’organizzare la tappa di un satellite fino ad arrivare ad essere nominati per due volte miglior challenger del mondo dall’Atp. Un anno il nostro 100000$ (organizzato per ben otto anni ndr) è riuscito ad avere ben 17 giocatori nei primi 100, un record di cui vado molto fiero. Ora invece ho la grande fortuna di seguire mio figlio Stefano che mi ha dato e mi da tutt’ora un entusiasmo indescrivibile.

COME E’ NATO IL VOSTRO “RAPPORTO PROFESSIONALE” E QUALI SONO STATI GLI SVILUPPI?
E’ avvenuto tutto in maniera molto naturale. In quanto maestro e direttore del circolo, avevo i miei figli sempre qui con me poiché ritenevo con mia moglie che farli crescere in un ambiente sportivo fosse la soluzione migliore. Stefano passava le giornate qui, ha iniziato con la SAT due volte a settimana, e ho voluto che fosse seguito da un altro maestro. Era giusto che imparasse a “prendere ordini” anche da altri, e soprattutto che fosse lui a chiedermi di giocare. All’età di 10 anni ha iniziato a chiedermi con insistenza di giocare perché gli piaceva moltissimo ed abbiamo iniziato ad integrare il suo bisettimanale con i sabati e le domeniche in cui lui era sempre e comunque qui al circolo. Da quel momento abbiamo iniziato a lavorare insieme e abbiamo deciso di comune accordo con la famiglia, che ci appoggia e sostiene sempre, di iniziare questo progetto insieme. Nei primi anni ho preferito che giocasse pochi tornei, soprattutto in Italia. L’ho portato spesso all’estero, sia per allenarsi che per confrontarsi con quelli che a mio avviso erano i più bravi, e dai quali c’era da imparare. Ora siamo molto contenti di quanto fatto, perché ritengo che Stefano abbia acquisito anche un’ottima educazione sportiva. E’ cosi che siamo arrivati pian piano e con molta tranquillità ad oggi.

DAL TUO PUNTO DI VISTA. COM’E’ ALLENARE IL PROPRIO FIGLIO? AVETE AVUTO DIFFICOLTA’ IN QUESTO RAPPORTO SICURAMENTE NON FACILE?
Ti confesso che nel momento in cui ho iniziato a lavorare con Stefano ho dovuto fare cento passi indietro. Lui era, ed è il protagonista di questo progetto nel quale il mio ruolo di maestro è quello di aiutarlo nella crescita tecnica e di fare da filtro in un ambiente che non è tutto rose e fiori, e come padre, insieme a mia moglie, è quello di assecondare il suo sogno. Tutto quello che chiedo è il massimo impegno in quello che fa. Nessuno stress, nessuna fretta, ma non possiamo prescindere da quello. Non abbiamo avuto grandi difficoltà in quanto lui non ha mai dato importanza al fatto che il papà non sia stato un gran giocatore, o che fosse maestro e presidente di un circolo. Abbiamo sempre lavorato in serenità spesso con l’aiuto di persone che potevano aiutarci a crescere.

A CHI TI RIFERISCI E COSA INTENDI?
Io mi reputo una persona ed un tecnico normalissimo, ma ho buoni amici in questo mondo che hanno fatto tanto, mi riferisco a Piatti, Sartori, Pistolesi e anche altri. Gli ho spesso chiesto consigli, li facevo giocare con Stefano, cercavo di imparare il più possibile. Avevo iniziato da poco con mio figlio, e ricordo che una volta Piatti mi disse prima di tutto di allenare le motivazioni. Io cerco di farlo ancora adesso, come testimonia la nostra partecipazione agli Us Open junior. Più che una trasferta tecnica è stata un’ubriacatura di emozioni. Stare a contatto con i giocatori, allenarsi con loro, è stata un’esperienza importantissima. Sempre lavorando tanto e con dedizione, quello non deve mancare mai.

COME VEDI IL GRUPPO 95-96 DI CUI TUO FIGLIO FA PARTE E SU CUI SONO RIPOSTE TANTE SPERANZE PER IL FUTURO DEL NOSTRO TENNIS?
A mio avviso siamo pieni di giovani interessanti, non solo quelli i quattro di cui si parla maggiormente (Quinzi, Donati e Baldi oltre al figlio ndr). Non faccio nomi per non dimenticarmi qualcuno ma credo che in tanti possano avere un’ottima carriera da professionisti. Alcuni sicuramente sono dei “predestinati”, mentre gli altri tra cui mio figlio devono raggiungere l’obiettivo attraverso il duro lavoro. Non ho problemi a dirlo, e non mi sarei messo in gioco se non ne fossi convinto, ma sono sicuro che Stefano coronerà il suo sogno. I risultati che stanno ottenendo ora per quanto mi riguarda non contano niente. Sono importanti come allenamento delle motivazioni, perché in una coppa Davis junior giochi in uno stadio gremito e vieni trattato come “uno vero”, ma il tennis che conta arriveranno a giocarlo tra 4-5 anni se lo avranno meritato.

OGGI (napolitano ha perso al primo turno del future di Biella 46 76 64 contro Richard Becker 690 Atp) STEFANO HA DIMOSTRATO DI POTER GIA’ COMPETERE A LIVELLO FUTURES. COME INTENDI PROGRAMMARLO DOPO CHE AVRA’ ALLE SPALLE UN ALTRO INVERNO DI ALLENAMENTO E CRESCITA?
Inizio col dirti che sono quasi contento che oggi abbia perso. So quanto avrebbe fatto piacere conquistare il primo punto in casa, ma questa sconfitta gli darà sicuramente ulteriori motivazioni nel lavoro quotidiano. Non ci interessa prendere 3-4 punti in un anno, l’obiettivo è quello, quando sarà pronto, di farne 50-60 per poter uscire al più presto dai futures. Ora l’importante è allenarsi e crescere fisicamente per i prossimi 2-3 anni. L’anno prossimo giocherà gli slam junior più altri 4 tornei di grado 1 o A e poi una quindicina tra futures e qualificazioni challenger.

SONO DUE ANNI CHE SVOLGI LA PREPARAZIONE INVERNALE A TIRRENIA. CI VUOI DIRE COSA NE PENSI DEL CENTRO E COSA ANDREBBE MIGLIORATO?
Personalmente credo che Tirrenia in Italia sia il posto ideale per allenarsi. C’è tutto quello di cui un giocatore ha bisogno, un preparatore validissimo come Pino Carnovale col quale spero Stefano continuerà a lavorare. Altre figure professionali di primo livello. Ci vuole sicuramente più motivazione da parte di tutti per fare le cose sempre meglio, ma non credo ci sia bisogno di andare da nessun altra parte ad allenarsi, e non lo dico perché ce l’ho con qualcuno. Quello che a mio avviso manca è uno o più “super-allenatori” che aiutino nella formazione e nella crescita i tecnici. Studiare alla scuola di formazione è sicuramente utile, ma poi ci vuole chi ti insegna sul campo come si fa questo mestiere. Sono favorevole all’arrivo di tutti questi ex giocatori, ma anche loro hanno bisogno di una guida, poiché aver giocato bene a tennis è un grandissimo vantaggio e può dare tanto ai ragazzi, ma non implica che uno appena smesso sia già un grande allenatore.

COSIMO PER CONCLUDERE UN PASSO INDIETRO ALLA TUA “CARRIERA” DA DIRETTORE DEL TORNEO. CHI TI AVEVA IMPRESSIONATO ANCHE SE SCONOSCIUTO E CHI TI HA INVECE DELUSO SE COSI SI PUO’ DIRE?
Ho avuto la fortuna di avere sempre un torneo di altissimo livello, Ferrer, Youzhny, Canas e tantissimi altri che ora non ricordo. Come sai, ho sempre dato i miei inviti ai giovani italiani, ma una delle pochissime eccezioni l’ho fatta per Del Potro. Quando vedi un ragazzo a 16 anni quasi due metri, magro come un chiodo, tirare a quella velocità con quella facilità e muoversi anche piuttosto bene capisci che c’è qualcosa di speciale. E mi ha fatto molto piacere quest’anno a New York che lui sia venuto a salutarmi, dopo che non lo vedevo da quel torneo, e che si sia offerto di giocare con Stefano. Questo fa capire di che pasta sono fatti i veri campioni. Non posso dire invece che qualcuno ha tradito le mie aspettative perché chi fa una carriera da 30-40 del mondo a mio avviso è comunque un fenomeno. Qualcuno forse facendo scelte diverse avrebbe potuto fare meglio ma rimangono comunque dei giocatori di tutto rispetto.

COSIMO GRAZIE PER LA TUA DISPONIBILITA’ E IN BOCCA AL LUPO PER TUTTO.
Grazie mille a te, è stato un piacere e un saluto a tutti i lettori di Spazio Tennis.

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33 Commenti to “Napolitano racconta… Napolitano”

  • 1.

    [...] da ragazzi che venivano da altri circoli. Ho continuato questo percorso allenando anche nel … permalink Condividi la [...]

  • 2.

    Padre, maestro e gestore di un circolo importante…
    Conoscenze come Piatti, Sartori, Pistolesi…da cui attingere preziosi consigli.
    Percorso che di normale,…direi…ha ben poco!!!

    Tutto assolutamente personalizzato, come deve esserlo per un ragazzino di buone prospettive che vuole tentare fino in fondo di giocarsi tutte le carte a disposizione….
    A proposito… e la carta con la scuola ???

    …Diciamolo sotto voce…. per certi versi, scoraggiante….se si vuol leggere fra le righe…

    Pero’ per arrivare non è che bastino i buoni presupposti….rimane durissima.
    Gran merito è del ragazzino che sta giocandosi fino in fondo tutte le chance…

    Quindi proprio per quello….. chapeau, bravi…. e auguri sinceri!

  • 3.

    Intervista veramente interessante. Complimenti! :)

  • 4.

    Allenare le motivazioni.

  • 5.

    Il segreto del tennis Allenare le motivazioni ma nessuno dice come fare segreto professionale

  • 6.

    Un affetuoso e sincero saluto a Cosimo e Stefano !!!
    A leggere l’intervista mi son balzate subito alla mente le discussioni su GianLuigi!!!
    Bei tempi !!!!!!!!!
    Cosimo domanda…..chi sono i predestinati?????????
    Sincero !!!!!!!!!
    Un saluto Ivano

  • 7.

    si ma poi in fondo cosa vuol dire allenare le motivazioni? se arrivi a 16 anni e fai quel mestire sai di certo a cosa vai incontro.giorni e ore e ore passate sul campo a tirare dritto rovescio volè e servizi ripetutamente fino alla nausea,e se non hai le motivazioni mandi tutti a cagare e la pianti li.quindi non capisco cosa voglia dire allenare le motivazioni,se hai il sacro fuoco dentro lo hai già a quella età e le tue motivazioni come i tuoi obbiettivi rimarranno alti,sempre anche quando .il più delle volte,non riuscirai a centrare quello per cui ti sei prefissso.non avrevve senso di logica allora vedere giocatori di 25 28 anni mai entrati nei 100 allenarsi giornalemnete e faticare,la loro motivazione non è certo inferiore a quella di un ragazzino,in fondo loro credono sempre che prima o poi entreranno nei 100……..

  • 8.

    Credo che allenare le motivazioni voglia dire farle crescere in modo adulto, l’idea che inragazzini hanno del tennis e del professionismo e’ tutta fantasia e tendono a dare importanza a cose assolutamente assurde e fare tragedie per stupidaggini.
    A vederlo giocare sembrano grandi, ma mi e’ capitato di parlare con loro e ti accorgi subito che sono e restano dei ragazzini.
    Una volta i piu’ poveri mandavano a garzone i ragazzini di 10 anni, che si guadagnavano la pagnotta e dovevano imparare a lavorare, perbloro e’ un po’ la stessa cosa, solo che non hai l’urgenza della sopravvivenza e le motivazioni rischiano di essere davvero cretine.

  • 9.

    Ormai hanno sicuramente deciso di provare la carriera da pro.

    Le motivazioni credo siano riconducibili al modo in cui ti prepari e ti alleni. Una cosa è comportarsi come Nadal e Ferrer ed un’altra come Gulbis.

    Io spero di avere dei giovani con la voglia di non mollare neanche un punto, magari anche nelle partite di allenamento.

  • 10.

    Credo dal mio punto di vista che allenare le motivazioni significa far calcare al proprio giocatore i palcosceni importanti….
    In fase di programmazione si allenano le motivazioni….
    Mi spiego meglio…..Starace invece di andare a giocare i master 1000 toronto e monreal ha preferito rimanere in italia per giocare san marino e un’altro che non ricordo……ecco lui non ha allenato le motivazioni…….

  • 11.

    @ ivano
    Ciao e complimenti a te e le figlie!!!
    Ricorderai ciò che pensavo allora. Gian x me e’ uno tanto , tanto bravo
    @monet
    Allenare le motivazioni e’ una frase che rubai a Piatti quando mio figlio aveva 11 anni.Eravamo al foro x vedere il torneo. Per mio figlio da piccolo e’stato motivante fare viaggi per vedere campioni dal vivo,guardare tanti allenamenti fare il raccattapalle ai tanti giocatori passati nel torneo di casa oltre che giocare a tennis, calcio e altro ancora.Questo tipo di situazione credo sia stata positiva per lui.Oggi la sua motivazione e’ certamente altissima tale da sostenere tante cose che tu conosci meglio di me. Poi cosa sara’ il futuro..vedremo

  • 12.

    Cioè nel caso specifico,
    se mi alleno ed ho fiducia in quello che mi dice mio padre, utilizzo una struttura che mi da ampia disponibilità, sono seguito dalla federazione fin da piccolissimo, ho anche qualche sponsor che mi fa credere di essere già diverso dagli altri coetanei, frequento coach e tennisti professionisti, gioco a tennis perché sostanzialmente mi piace competere…e soprattutto, …vinco molto…rispetto alla mia età…

    Ecco trovato un ottimo metodo di allenamento delle motivazioni….

  • 13.

    Non so cosa Piatti intendesse per “allenare le motivazioni”.
    Quasi tutti i giocatori sono molto motivati, in ambito pro direi tutti.
    Per me allenare le motivazioni è un compito esclusivo dell’allenatore e significa saper progettare un reticolo fittissimo di obiettivi a brevissimo termine, obiettivi giornalieri, anche meglio se mattutini o pomeridiani.
    Non si tratta di stimolare la motivazione alla vittoria, quella è scontata, tutti vogliono vincere.
    Si tratta invece di trovare la motivazione per far soffrire ogni giorno un po’ di più il tennista, lavorare insieme per cercare con le sofferenza del lavoro duro il miglioramento dell’atleta.
    E’ questo secondo me il compito più difficile del coach, ESSERE MOTIVANTE, infondere entusiasmo anche quando le cose non vanno, anche quando si ha la sensazione che non ci sono progressi.
    Il coach deve trascinare con la sua energia chi si allena, soprattutto nei momenti di difficoltà, che sappiamo essere veramente tanti.

  • 14.

    quoto atti, con cui sono come al solito in sintonia, al post 12 e aggiungo che a volte hai tutto questo ma per un motivo o per l’altro, magari perche’ sei bravo, molto bravo ma non cosi’ bravo oppure perche’ attraversi una fase ormonale o adolescenziale, cominci a non vincere piu’…e allora il castello che ti si era costruito intorno crolla e crollando fa molto ma molto piu’ rumore di chi era partito con meno aspettative ( Ferrer?) … e comunque e’ la legge della jungla, the survival of the fittest, del’alla fine ne rimarra’ uno solo…’ … E non crediate che anche i nostri 3 o 4 moschettieri non abbiano avuto o non avranno momenti bui… lo stesso GQ che noi conosciamo bene… ma la differenza sta nella capacita’ di bouncing back, di rimbalzare in piedi …

  • 15.

    Mi piace la programmazione per il prossimo anno. I 4 slam piu 4 tornei G1 o GA, che poi saranno quelli di preparazione agli slam immagino. Come dice Cosimo, respirare l’aria degli slam è sicuramente una bella esperienza per questi ragazzi, e credo che quei 7-8 tornei junior piu importanti li dovrebbero giocare tutti i migliori almeno una volta. E’ anche un’occasione di giocare con futuri campioni e osservarne la crescita da vicino.

  • 16.

    in politica c’è il Trota…

    nel tennis, i girini…

  • 17.

    ciao Cosimo,sapevo a priori la tua risposta anche perchè sai bbene della nostra frequentazione in casa Piatti…..aggiungo solo ua cosa,il 90% delle volte quando un ragazzo ha 15 16 anni si capisce che è già in possesso delle famose ”motivazioni” non cè bisogno che tu ce lo metta col naso sopra,ormai lo fa già lui da solo.e a capire che sia un predestinato penso possa essere la cosa piu facile del mondo anche per uno come me che non è certo un addetto ai lavori.il tuo ragazzo sono certo che arriverà dove il tennis conta,in fondo oltre a essere un padre e coach tu sei tutto meno che un …pirla….e nonostante gli insegnamenti dei vari ”guru” sei in grado di sapere e di aspettare il momento giusto in cui il tuo boy …partirà!!poi ci sono anche gli aspetti negativi da mettere in conto,tipo gli infortuni e altre cose ,ma alla fine dentro di te una certezza la hai già,altro che …coiones :) !!!!

  • 18.

    arriverà come è arrivato il mio anche perchè……..per fortuna hanno un fisico della madonna e non hanno preso dai….padri!!! :)

  • 19.

    Cosimo Napolitano,nella tua struttura è possible per un esterno accedervi avvalendosi di una tua consulenza per un ragazzo?

  • 20.

    interessante intervista, ho visto Napolitano due volte una volta vh eaveva 12 anni e un altra volta due ani fa mi pare che si stava allenando a Caldaro con Sartori, mi era parso di intraveder un buon potenziale fisico ma è difficele dare un giudizio sensato vista l’età e anche la mia ridotta competenza

    @Stefano Grazia
    forse mi ripeto ma il “survival of the fittest” di Darwin non si riferisce alla sopravvivenza del più forte o del più allenato o fisicamente più prestante, “fit” invece si riferisce all’adattamento all’ambiente

  • 21.

    Certo che se si avesse la bacchetta magica e si andasse avanti in un istante di dieci anni, potrebbe succedere d vedere un napolitano 25 arrancare nei meandri del tennis intorno alla 700/800 posizione, e allora questo editoriale dimostrerebbe ancora una volta, quanta aria fritta c’è in giro. Ci sono maestri che hanno la scuola tennis da 20 anni, e non sono nemmeno riusciti a produrre giocatori che riescono apassare un turno di quali nei 10.000$, però sono riusciti a far campare la famiglia. le academy serie sono quelle che producono giocatori a getto continuo, e in Italia quante ce ne sono…? Nemmeno Tirrenia riesce a farlo, e possiede un’organizzazione della madonna dietro le spalle.

  • 22.

    Auguro al giovane Napolitano di coronare il suo sogno, anche se credo che solo il fatto di portare la bandiera italiana lo penalizzi. Noi italiani siamo per ii giochi di squadra, le cose individuali non fanno per noi.,

  • 23.

    e di grazia caro darione quali sarebbero le famose accademie che sfornano a getto continuo dei campioni? perchè in questo momento sarei davvero interessato,ti prego di non venirmi a dire quella di ”bolleieri” perr fare un esempio,mi scapperebbe davvero da ridere,anche perchè quella accademia prende dei fenomeni da piccoli,tanti per poi farne uscire uno…una tantum,e avendo 2000 3000 altri players che pagano per loro e ….profumatamente!

  • 24.

    ”Nemmeno Tirrenia riesce a farlo, e possiede un’organizzazione della madonna dietro le spalle.”

    sull’ organizzazione … ho dei seri dubbi

  • 25.

    @Monet Sanchez-Casal, Mouratoglu,Tandil ecc…..ti bastano????

  • 26.

    @kill Bill hai perfettamente ragione sull’organizzazione,,sorry

  • 27.

    mouratoglu 8360 euro al mese,per gli allievi non finanziati,

    baoo ,bravi

  • 28.

    tandill tanto per cambiare non è una accademia,sono stato tante volte in argentina e anche se da tandill sono usciti ottimi giocatori è solo per la bravura del sistema di allenamento da non confondere con accademia,per non parlare della francese dove escono giocatori gia formati e per finire alla sanchez casal che io definisco una ììvaltur” del tennis,per cortesia darione prima di afffermare certe cose dovresti perlomeno eserci andato in quelle accademie e io si ”ebbi” andato

  • 29.

    @nicoxia
    Contattami pure volentieri

  • 30.

    Sulle motivazioni:
    A cavallo tra gli anni 60 e 70, le aziende insegnavano un metodo ai loro venditori basato sui desideri di acquisto dei loro potenziali clienti, il metodo si può spiegare il italiano con l’acronimo “IL CASO”
    I: Innovazione
    L: Lucro
    C: Comodità
    A: Affettività
    S: Successo
    O: Orgoglio

    Quando facciamo qualcosa o acquistiamo qualcosa, lo facciamo in maniera preponderante per uno o più di queste ragioni i motivazioni d’acquisto.
    Faccio un esempio, supponiamo che dobbiamo comprarci un auto nuova e scegliamo un mercedes, forse i nostri motivi d’acquisto sono orgoglio e sucesso? Oppure scegliamo un fiat multipla, i nostri motivi d’acquisto sono comodità e affettività?
    Oppure scegliamo l’ultimo modello della renault, innovazione?
    Se siamo onesti con noi stessi riusciamo a capire perché abbiamo fatto un determinato acquisto o una determinata scelta.
    Ritornando al tennis, quali motivazioni spingono i nostri figli e come fare per incrementarle?
    Per prima cosa capire quali sono le pulsioni che li spingono, per esempio sono più attirati dai soldi o dal successo? dall’affettività o dalla comodita?
    Una volta individuate una o più motivazioni d’acquisto il gioco parrebbe semplice. Le cose però si complicano un tantino quando introduciamo insieme al concetto di desiderio il concetto di freno inibitorio, ovvero, io posso desiderare ardentemente di comprarmi un vacheron constantin, (orgoglio), ma non l’ho acquisto perché costa troppo (lucro), o perché distolgo soldi alla mia famiglia (affettività). Il buon venditore cosa farebbe?, probabilmente scoprendo i freni potrebbe proporre un pagamento dilazionato e per quanto riguasrda la famiglia dire che un orologio simile si rivaluta giorno per giorno e che quindi accresce il patrimonio familiare.
    Possiamo quindi capire che non è solo importante agire sulle motivazioni ma anche sui freni inibitori che bloccano l’azione.
    La domanda diceva Lubrano nasce spontanea, è giusto manipolare i nostri ragazzi? E’ giusto agire sulle loro motivazioni e non aspettare che invece tutto fluisca spontaneamente?
    Io avevo provato a dare una risposta quando ho scritto qui su spazio tennis un piccolo articolo che si intitolava l’ambizione dei genitori. Voi provate a dire la vostra.

  • 31.

    Conosco Cosimo e Stefano da parecchi anni,da quando Stefano aveva forse 8 anni,abbiamo fatto un
    bel Po di strada insieme e ho avuto modo di assistere alla loro crescita, sono due persone eccezionali e sono certo che sono sulla strada giusta per raggiungere il loro sogno! Continuate così!
    Denis.

  • 32.

    Conosco Stefano e cosimo da parecchi anni,da quando Stefano aveva forse 8 anni,abbiamo fatto una buona parte di strada insieme e ho avuto modo di assistere alla loro crescita, sono due persone ” speciali” con dei valori umani sopra la media e vedere i loro risultati mi rende davvero felice..
    Continuate così che il sogno e più vicino di quanto sembra!!!!!!
    Denis

  • 33.

    [...] Da allora nessun azzurro aveva più vinto un Grade A Itf Under 18. Ma pochi giorni Stefano Napolitano è riuscito nell’impresa, conquistando l’Abierto Juvenil Mexicano 2012. Il biellese ha superato in finale Federico Ferreira Silva 64 64. Stefano è stato cresciuto dal papà Cosimo, di cui potete leggere una bellissima intervista di Fabio Colangelo a questo link. [...]

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