
(Gianmarco Moroni – Foto Adelchi Fioriti)
di Roberto Commentucci
Di seguito una breve carrellata sui giovani giocatori che più ci hanno colpito in questa 28esima edizione del Lemon Bowl, con l’avvertenza che abbiamo potuto seguire solo pochi incontri e che quindi molti ragazzi, meritevoli di di citazione, ci sono sicuramente sfuggiti. Ce ne scusiamo in anticipo.
10. Ena Kajevic. Potente croata vincitrice dell’under 16, da qualche tempo seguita dall’ex Davis Man Stefano Pescosolido nell’Accademia di Max Giusti, presso il Circolo Villa Pamphili. Fondamentali potenti e puliti, buona mano, un filo macchinosa negli spostamenti. Pare che possa prendere la cittadinanza italiana. Sarebbe un eccellente acquisto.
9. Riccardo Perin. Napoletano, vincitore dell’under 12, dopo che due anni fa si era aggiudicato anche l’under 10. Tennista tutto sostanza, non molto appariscente, non è uno di quelli che ti fermi a guardare a bocca aperta se passi vicino al suo campo. Però conosce benissimo la misteriosa arte di vincere i match. E se migliora il diritto, può davvero fare strada.
8. Giulia Peoni. Toscanina di Massa, vincitrice dell’under 12. Intelligente mancina dal gioco geometrico e regolare, con un diritto arrotato e pesante e un rovescio bimane piatto e penetrante. La sua specialità sono gli angoli stretti: se le dai il tempo di organizzare le sue trame, ti fa fare i chilometri.
7. Francesco Bessire. Romano, allenato dal Tecnico Izzo presso l’Accademia Tennis di Agnano. Vincitore dell’under 18. Lo vedi, e pensi: oh, eccone uno con il fisico da tennista vero. Alto, longilineo, potente e veloce. Un servizio bellissimo, un diritto pesante, buone trame di gioco, insospettabilmente bravo anche in difesa, nonostante la statura. E una classifica nazionale (2.8) che in nessun modo ne riflette il valore. Seguitelo, perché potrebbe essere la sorpresa italiana della stagione fra gli under 18.
6. Lisa Piccinetti da Abbadia San Salvatore (Siena), semifinalista nell’under 12. Tecnica, velocità e potenza. Ha dato vita ad un furibondo, sentitissimo derby toscano con la massese Peoni, secondo molti una finale anticipata. Gran trasferimento di peso sulla palla, splendida fluidità di esecuzione. Quando va in forcing, con entrambi i fondamentali, sembra una tennista dell’est.
5. Riccardo Balzerani da Rieti, vincitore dell’under 14. Piedi velocissimi, reattività, timing perfetto, rovescio bimane naturale, telecomandato. Sui campi sintetici dell’Eschilo 2, dove si giocava l’under 14, in omaggio al Progetto Campi Veloci della FIT, il piccolo Davydenko del Terminillo grazie al suo inesorabile anticipo e al suo pressing forsennato ha lasciato le briciole agli avversari. Mettendo qualche chilo, e aggiungendo qualche segmento di spinta in più sul servizio, potrà giocarsela con tutti, nei Tennis Europe di categoria sul veloce.
4. Lorenzo Musetti da La Spezia, vincitore dell’under 10. Di tutti i 1936 iscritti al torneo, è senza dubbio quello che ha giocato il maggior numero di rovesci in back. Giocatore classico, tecnica cristallina, rovescio magnifico ad una mano (esiste ancora qualcuno che lo insegna, per fortuna). Molto bella la sua vittoria in semifinale contro Flavio Cobolli, talentuoso figlio dell’ex pro Stefano.
3. Marco Furlanetto da Massa, quartofinalista nell’under 12. Unico 2001 in gara, ha destato un’eccellente impressione per completezza tecnica, grinta e innate qualità tattiche. Un autentico computerino con la racchetta, che sceglie sempre la palla giusta, la soluzione giusta, la traiettoria giusta, in tutte le circostanze. E uno spirito guerriero indomito, che se ben canalizzato potrà portarlo lontano.
2. Elisabetta Cocciaretto, da Porto San Giorgio, semifinalista nell’under 12, dopo che lo scorso anno aveva dominato l’under 10. I piedi più veloci del torneo, appoggi perfetti, braccio rapidissimo, mente sveglia e una velocità di palla che ad undici anni si vede raramente. Ha gareggiato alla pari con ragazze di un anno più grandi, e sul piano del gioco, nessuna è riuscita a metterla sotto.
1. Gian Marco Moroni, da Roma, vincitore dell’under 16 senza avere ancora compiuto 14 anni. Capelli lisci, a caschetto, al Parioli lo chiamano “Jimbo”, data la vaga somiglianza con il grande Connors. Ma lui è destro, è grande e grosso, e quando ha i piedi fermi fa i buchi per terra sia con il diritto che con il rovescio, aiutato da un fisico già massiccio, da torello. Se lavorerà bene sul piano atletico, su rapidità e reattività, questo giovane picchiatore potrà far impazzire tutta Roma, e non solo.
Infine, qualche considerazione sul senso di queste competizioni giovanili. Non ci stancheremo mai di ripetere che i risultati, a queste età, vanno presi con le molle. L’attività agonistica è solo uno dei mezzi per crescere e migliorarsi, per verificare la qualità del lavoro svolto. La vittoria non deve mai diventare il fine a tutti costi, l’obiettivo di breve respiro a cui sacrificare il lavoro da fare in prospettiva.
Le storie dei ragazzi che hanno avuto successo dimostrano che si, da bimbi è importante stare fra i migliori, ma più importante è il lavoro che viene svolto, giorno dopo giorno, per aggiungere, pezzo dopo pezzo, con certosina e faticosa pazienza, quel qualcosa in più al bagaglio tecnico, tattico, fisico e mentale dei giovani. Per poterli portare, un giorno, a vincere quando conterà davvero: nel circuito professionistico.
A tutti questi ragazzi, e ai loro staff, un sentito buon lavoro e un grande in bocca al lupo.
64 Commenti to “Lemon Bowl 2012: La Top Ten”
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Davide says:
Con i piedi ben piantati per terra sono un fenomeno anch’io…Teniamo da conto questo articolo e rispolveriamolo fra qualche anno. Sarà molto interessante commentarlo tutti insieme. Che ne dici Alessandro? Non mi pare una cosa difficile ed è senz’altro un odei modi migliori per comprendere il perchè delle cose…
Alessandro Nizegorodcew says:
Ne potremmo tirare fuori tanti… di articoli..
Però Davide, se con i piedi ben piantati tiri come Moroni, e soprattutto se lo facevi già a 13 anni, sarebbe stato meglio fare il tennista no?
A parte gli scherzi, è ovvio che bisognerà vedere come cresceranno questi ragazzi (e come verranno cresciuti e da chi).. Comunque direi che possiamo tranquillamente riprendere da qualche tempo questo articolo e tanti altri scritti anche dal sottoscritto..
Roberto Commentucci says:
Davide, perdonami ma a me il tuo discorso sembra un pò qualunquistico…
punto primo. Qua nessuno dice che tutti questi ragazzi entreranno nei primi 100. Anzi, dati storici alla mano, è più probabile che non ce ne entri nemmeno uno. Tanto più che nel mondo, in questo momento, mentre si disputa il Lemon Bowl, ci sono altre decine di migliaia di ragazzini che sputano sangue ogni giorno per raggiungere quel traguardo. Ma questo non significa che un cronista non debba raccomtare ciò che vede. E io ho solo scritto ciò che ho visto.
punto secondo. scrivere “da fermo sono un fenomeno anch’io” è un’espressione che denota scarsa comprensione del messaggio che si voleva mandare (magari è colpa mia che non mi sono espresso bene). Però a mio avviso non è vero per niente che da fermo sono tutti fenomeni. Io non ho mai visto un tredicenne tirare forte come Moroni, da fermo o in movimento. Per spaccare la palla in quel modo occorre tanta forza fisica, certo, ma anche un braccio veloce e una tecnica sopraffina, un timing impeccabile. Il servizio è un colpo da fermo, eppure c’è chi serve bene, e chi serve male. Se fai colpire un diritto da fermo a Giovanni Calvano, coetaneo di Moroni e altro ragazzino di buon talento, ti accorgerai che la palla non cammina allo stesso modo.
Poi, è chiaro che colpire bene è solo una piccola parte di quel che ci vuole per diventare un giocatore. Però un Moroni, se avrà voglia di sacrificarsi e se su di lui si lavorerà bene, ha le carte in regola per fare ottime cose. Questo era il senso dell’articolo.
Poi, lo so anch’io, che fra tutti questi ragazzi, andrà di lusso se al professionismo ne arriveranno due. Ma questo vale sempre, quando si parla di tennis giovanile, perché le incognite sono troppe. Sono le regole del gioco.
Ed è per questo che fa piacere vedere come la base di ragazzini che ha – almeno sul piano tecnico – le carte in regola per provarci si stia lentamente allargando
nunziovobis says:
Grande Commentucci, l’espressione ” ci sono altre decine di migliaia di ragazzini che sputano sangue ogni giorno per raggiungere quel traguardo” è di quelle che vorrei vedere scritte ogni giorno qui su spazio tennis, sei un grande, comunque una postilla per la figlia di Bogart potevi pure farla, diciamo che è una tra le promettenti del 2004 senza togliere niente alle altre.
NB Non vedo l’ora di vederti dal vivo l’anno prossimo
Rino says:
Piancastagnaio e’ in provincia di Siena e non di Lucca.Per la precisione Lisa Piccinetti e’ di Abbadia San Salvatore E’ tesserata per il ct piancastagnaio…
Roberto Commentucci says:
Grazie Rino, Correggo.
Roberto Commentucci says:
nuntio, io scrivo, da sempre, solo dei ragazzi che ho visto giocare. Purtroppo non sono riuscito a vedere Irene Garbo all’opera, perché il primo turno lo ha vinto senza giocare, e il giorno successivo non sono potuto andare al torneo. Ti aspetto il prossimo anno.
Davide says:
@Alessandro e Roberto
Veramente la mia era una battuta! Mah…metterei le faccine, ma non so farle! Pensavo si capisse…
Scherzi a parte: era una battuta che però vuole anche sottolineare l’importanza di lavorare anche sull’aspetto della “struttura fisica”, altrimenti difficilmente si mantengono altissimi livelli.
Per quanto riguarda il discorso di ripescare questi articoli fra qualche anno: penso sarebbe davvero utile, ma non voleva essere una critica alle vostre osservazioni. So che siete ben consapevoli (visto che siete del mestiere) che pochi arriveranno, ma tenere da conto tutti questi articoli e commenti e rispolverarli fra 8/10 anni sarebbe utile e interessante per capire molte cose. Perchè quello promettente non è arrivato, perchè quello che sembrava una mezza pippa ci ha sorpresi tutti etc etc.
E’ un’osservazione così sciocca?!?
Davide says:
chi mi insegna a fare le faccine?
Kill Bill says:
senza nulla togliere al Lemon Bowl e ai suoi campioni, alla famiglia Bogar che ha esordito sul continente ….
due parole su i ns fab four, Napolitano, Donati, Quinzi, Baldi e su quelli di Tirrenia … che finalmente andranno a fare uno slam junior ?
un commento sulla vittoria di Napolitano nel grado A in Messico ?
perchè Quinzi non va agli Australian open ?
come mai una così diversa programmazione tra i ns. migliori junior ?
e le femmine Rosatello, Marchetti, Pairone .. e le due di Tirrenia Albano e Paolini che fanno ? faranno i tornei Itf o puntano decise ai 10.000 ?
bogar67 says:
@Rino
come si forma una giocatrice brava in un circolo di una piccola comunità, secondo te dove sta il segreto? personalizzazione, qualità, quantità, specificità, etc etc? puoi scriverci di più?
Rino says:
In un centro piccolo come Piancastagnaio si lavora molto bene.Il maestro e’ Piccinetti Stefano padre di Lisa.Nel circolo fino a qualche tempo fa giocava anche Benanchi Sofia forte 2001,che per motivi personali ha smesso ma e’ prossimo il suo rientro.Il segreto non e’ altro che la passione e l’abilita’ di un maestro e di una dirigenza che dal 2001(anno della nascita del circolo)ad oggi hanno creato unvero e proprio gioiellino.Nel periodo estivo si sono allenati nel centro di Piancastagnaio con il maestro Piccinetti anche giocatori provenienti da altre regioni come le sorelle Gennari Emma e Norma la prima vincitrice del master nazionale bye lotto e per brevi periodi anche Bandini Gaia,Urelli Rinaldi Valentina e La Rocca Giulia finalista ai campionati italiani under 11.Si cura molto l’aspetto tecnico in modo particolare gli appoggi,gli allenamenti sono molto scrupolosi e tutti gli agonisti ruotano tra loro.A Piancastagnaio non ci sono solo Piccinetti e Benanchi ma anche altri giovani promettenti come il 2003 Vegni Riccardo e la 32 Ronconi Alessandra.Gran parte del merito va comunque al maestro Piccinetti e ai suoi collaboratori.LO consiglio per periodi estivi di allenamento considerando anche il clima ideale.
pulsatilla says:
Sono lieto di sentire il prossimo rientro di Sofia Benanchi, un’altra “giocatrice dell’est” come da definizione di Commentucci, un’attaccante a tempo pieno senza pause. Sarebbe stato un vero peccato perdere una giocatrice così promettente.
E complimenti davvero al maestro Piccinetti, al quale si deve per intero il merito di quanto costruito, con passione e competenza, senza pubblicità, esattamente come il suo carattere schivo.
bogar67 says:
Rino
ti ringrazio per la cortese risposta. Sicuramente quando in un circolo piccolo si riesce a formare più di un giocatore di interesse nazionale gran merito è da dare ai maestri e ai gestori del circolo che permettono una determinata programmazione.
Per quanto riguarda la Piccinetti che ho osservato giusto qualche secondo al lemonbowl impressionandomi in positivo parto sempre dal presupposto che le qualità alle ragazze forti non mancano ma è anche vero che se sei figlio di maestro o maestra il percorso è sicuramente avvantaggiato rispetto a chi ha un genitore normale e mi riferisco soprattutto al fatto di poter personalizzare la crescita tecnica.
giogenna says:
Confermo: chi è figlio di maestro o maestra parte avvantaggiato e per il genitore-maestro di un circolo esiste solo il proprio figlio…gli altri atleti passano in secondo piano!
andrew says:
diciamo che, in linea generale, per giocare a tennis devi già saper giocare a tennis…
pulsatilla says:
Stavolta al post 16 hai detto una cosa giusta, che va molto al di là delle tue intenzioni naturalmente.
pulsatilla says:
Bogar,
abbadia san salvatore e piancastagnaio insieme non arrivano a 11.000 abitanti.
sono posti di montagna, difficilmente accessibili, per esempio dai senesi, dunque non avranno mai agonisti di altre zone per evidenti ragioni logistiche.
Pensa se il maestro Piccinetti avesse l’utenza di città come roma o milano…un decimo o un ventesimo di roma o milano…
Arturo Franco says:
Se avesse l’utenza di Milano e Roma, probabilmente penserebbe all’utenza..
Rino says:
dite questo perche’ non conosciete il maestro Piccinetti ,sara’ anche schivo ma e’ di una disponibilita’ incredibile.
bogar67 says:
Rino e Pulsatilla
E’ abbastanza chiaro a vedere anche i risultati che se sei in un circolo piccolo e hai talento, un maestro capace e appassionato che ti personalizza la crescita al di la se sei sua figlia con rapporto 1 a 1 o 1 a 2 a costi ridotti siete avvantaggiati non vi pare?.
Per chi non è genitore maestro e ha un figlio o una figlia talentuosa la strada è solo quella delle lezioni individuali o del personal trainer con costi enormi. Da sottolineare anche il fatto che in un circolo piccolo già a 4/5/6 anni in Sat con maestro bimbi sono 2/3 in una sat di un grande circolo dove i campi servono ai soci ve ne stanno anche 5/6 e prima di prendere il più talentuoso e metterlo da parte non si arriva a prima di 8/9 anni quando certe cose invece bisogna acquisirle prima.
giogenna says:
confermo in pieno bogar67.
Precisazioni per Rino: ho sentito il padre di Sofia Benanchi pochi giorni fa e la bimba non ha nessuna intenzione di ritornare in campo. Definire brevi periodi di allenamento tre giorni di vacanza in montagna per Urelli Rinaldi Valentina e La Rocca Giulia non è proprio corretto sia per il maestro Stefano Piccinetti sia per il Circolo Piancastagnaio. Definire giovane promettente una U18 cl. 32 quando ci sono U18 24 o 25 lo sai anche tu che non è cosa veritiera! E per quanto riguarda il Piccinetti, caro Rino, dato che tu lo conosci così bene da sembrare lui stesso nei commenti (sai troppi particolari per non essere lui…mi sbaglio?), è disponibile solo quando è interessante per la figlia Lisa (vedi le ragazze invitate al CT Piancastagnaio).
Ciao Rino, in settimana ci sentiamo al telefono, così possiamo confrontarci meglio.
Nikolik says:
Essere figlio o figlia di maestro è importante per vincere tornei fino all’under 14. Dopo non conta più nulla. Non cercate altri alibi per le sconfitte, genitori, per favore, oltre a quello dei soldi. Per favore. Grazie.
Rino says:
Carissimo giogemma io sono un carissimo amico del piccinetti e i particolari li conosco perche’ gran parte della gionata sono con lui tutto qua .Non penso che abbia piacere di sentirti visto che parli senza sapere quello che dici la discussione finsce qui.Comunque domani lo vedo per lavoro gli comunico quello che hai detto.
giogenna says:
Caro Rino, intanto rispondimi con il mio nick giusto e poi la tua risposta non è altro che la conferma di quello che ho detto. Sai, dobbiamo sentirci per forza, anzi se non ti chiamo io entro il 22 gennaio dovrai chiamarmi per forza tu…il corso per Maestro Nazionale ti dice niente?
PS: Ma se tu sei gran parte della giornata con il Piccinetti, il maestro riesce a lavorare? Non mi risulta che abbia “amici carissimi” a contatto durante le sue lezioni.
Precisazione fatta e discussione finita anche per me.
Davide says:
Ma perchè i più talentuosi non li prendiamo e li mettiamo da parte già a 3 anni, così ci avvantaggiamo?
bogar67 says:
Nikolik scrive
Essere figlio o figlia di maestro è importante per vincere tornei fino all’under 14.
appunto è anche quello che intendevo io e che abbiamo in questo blog fin qui affermato.
@Davide
è una provocazione o dici sul serio? ma sai quanti scoordinati, obesi, che non frega nulla del tennis ci sono in una sat a 5/6/7 anni e ti pare giusto farli allenare in gruppo di 5/6 bambini insieme ha chi ha talento e passione per il tennis? Prendere talento è separare a costo di rimetterci qualche soldino dovrebbe essere compito del maestro e dei dirigenti del circolo.
nicoxia says:
Bogar,il circolo non è un istituzione tipo scuola dove l’insegnante dovrebbe fare esclusivamente l’interesse dell’allievo,questo lo può fare solo la federazione che cerca di farlo alla sua maniera,se un circolo investe a volte nell’agonistica lo fa per un suo interesse di visibilità ,sta a te vendere bene questa visibilità che puoi dare.
Davide io non ti contesto nulla e apprezzo la tua passione ,ma il vittimismo per me non porta da nessuna parte,io a Nikolik voglio dimostrare con i fatti che si sbaglia ma finchè non lo faccio a ragione lui,tu sei all’inizio della tua avventura continua con tenacia e vedrai che poi i frutti arriveranno,io sono andato da Buzzelli a fare i test e lui in quattro ore a guadagnato la metà che tu guadagni in un mese ma lui la gavetta l’ha già fatta e il prezzo della sua esperienza lo fa lui,così come Catizone e molti altri.
Mammager says:
Davide,
le faccine sorridenti si fanno con ‘:)’ avendo cura di staccare i ‘:’ dalla parola precedente
Federico Di Carlo says:
X Nikolik
“Essere figlio o figlia di maestro è importante per vincere tornei fino all’under 14.”
Interessante affermazione per approfondimento.
Perchè è importante fino ai 14 anni e non oltre o prima? Perchè è importante? Perchè sono seguiti di più?, perchè passano più ore in mezzo al campo?, perchè hanno una predisposizione genetica?, perchè sono più addentrati nell’ambiente……?
E cosa succede dopo i 14 anni? Le cose sopracitate non contano più? O forse, che per la strada i figli dei maestri perdano motivazioni? O che ripieghino sull’attività di insegnamento dei genitori? O che dopo i 14 anni diventi più importante lo sviluppo fisico? ……….
nicoxia says:
Voglio ringraziare, Federico di Carlo,perchè in tutti questi anni di blog è stato l’unico a dare informazioni sull’aspetto mentale,e lo ringrazieranno soratutto i miei figli quando riusciranno a mettere a frutto i suoi consigli.
nicoxia says:
Federico,che diventi fondamentale l’aspetto mentale naturalmente l’hai tralasciato volontariamente.
Nikolik says:
Federico Di Carlo,
per nessuno dei motivi che hai detto.
Semplicemente, perchè il bambino, fino ai 14 anni, fa quello che gli dicono i genitori: il padre è un maestro, lo porta con sé al circolo, il bambino è felice perché sta tutto il giorno con lui, gioca con lui, impara da lui, vincere fino ai 14 è relativamente facile perchè è sufficente allenarsi più degli altri ed il gioco è fatto.
Dopo i 14 i figli dei maestri smettono di giocare esattamente come gli altri, perchè il tennis non gli piace ed hanno l’indivisualità per dirlo, prima no.
Tutto lì.
Federico Di Carlo says:
Nikolik,
non sono assolutamente d’accordo. Il carattere primigenio di una persona si forma entro i primi 7 anni. Se fosse come dici tu i bambini sarebbero schiavi e vittime dell’imprinting. E grazie al cielo non è così. Le similianze nelle abilità sviluppate dal cervello tra i bambini e gli animali si fermano a quando i bambini hanno 5 anni dopo sono completamente diverse. Senza considerare che quando uno dei genitori è esperto in uno sport, i bambini fanno di tutto per primeggiare in qualche altra disciplina, proprio perchè sanno che è più facile acquisire l’approvazione dei genitori in qualche ambito a loro sconosciuto.
bogar67 says:
Ringrazio pure io Federico Di Carlo,
Nikolik mia figlia gioca a tennis perchè è lei a volerlo, se solo mi accorgersi che gioca per me smetterebbe subito di giocare, sai quanti soldi risparmierei?
Nikolik says:
Ma che discorsi sono…ma certo che è lei a volerlo.
Vede che quando gioca a tennis tu sei contento; vede che quando si allena bene, tu sei fiero di lei; vede che tu parli solo di tennis; vede che quando parli del futuro, te la immagini a vincere Wimbledon; vede che la porti a Roma per un torneo di tennis, altrimenti restavi in sicialia…e che dovrebbe volere, una bambina, se non quello che il suo unico punto di riferimento, il suo genitore, vuole per lei?
Ma per favore, ma cosa dite…
Una bambina di quella età è assolutamente impossibile che manifesti un valido, maturo, consapevole consenso.
Se lo manifesta, non è un convincimento spontaneo, personale, maturo, consapevole.
In ogni caso, è un convincimento chiaramente indotto dall’ambiente che la circonda, che chiaramente indirizza e condiziona ogni suo gesto, ogni sua scelta, non avendo essa una personalità matura e distinta tale da fronteggiare e vincere questi condizionamenti.
Quando comincia l’adolescenza, il soggetto comincia a mostrare una propria individualità, una propria personalità, non prima, e solo allora, infatti, si creano i problemi con il tennis e si finisce per smettere, nella stragrande maggioranza dei casi.
Ma che state dicendo…
Roberto Commentucci says:
Io non sono uno psicologo specialista dell’infanzia, e quindi posso parlare solo per la mia esperienza personale.
Conoscete tutti quanto sia forte la mia passione per il tennis.
Bene, mio figlio (7 anni) ha fatto nuoto e ora fa atletica leggera 3 volte a settimana, in un centro FIDAL allo stadio degli Eucalipti, vicino Viale Marconi. E’ totalmente disinteressato al tennis, al punto che non capisce come mai io sia così appassionato… E io ovviamente mi guardo bene dal forzarlo.
Le sue passioni, forti e ben definite e caratterizzate fin da quando aveva 3 o 4 anni, sono i trenini elettrici, i modellini, il modellismo e i plastici ferroviari. Al punto che ha costretto il sottoscritto, suo malgrado, ad improvvisarsi bricoleur da strapazzo (sono molto scarso nella manualità e faccio una fatica boia) per realizzare assieme a lui un plastico ferroviario, a cui stiamo lavorando faticosamente da mesi, tutte le sere.
Qusto per dirvi che a mio avviso è vero quel che dice Di Carlo, ovvero che il carattere si forma prima dei 7 anni. Ma c’è chi ha un’indole remissiva e chi cerca di imporsi. Mio figlio, pur essendo un tipo molto tranquillo, sa abbastanza bene cosa gli piace e cosa no.
Per cui a mio avviso fra quanti, fno all’adolescenza, seguono i padri nella passione per il tennis, esistono coloro che il tennis lo amano veramente, ma anche coloro che sono semplicemente di indole remissiva e subiscono l’autorità dei genitori.
Questi ultimi, difficilmente emergeranno.
pulsatilla says:
Sono pienamente d’accordo con commentucci e con di carlo. la personalità è innata, come le passioni, che non possono essere guidate dai genitori.
bogar67 says:
Nikolik
io non voglio un bel nulla, anzi ti dirò di più per le bruttissime cose che mi sono successe in questo periodo a seguito della partecipazione al lemonbowl in campo lavorativo e non è bene che mia figlia mi dica al più presto che questo sport gli fa enormemente schifo!!!
Kill Bill says:
Nikolik ha sempre ragione … è il suo calvario ..
Arturo Franco says:
Difficile trovare un giocatore con meno personalità di Federer.. Forse Bolelli (36 ATP)
Maurizio says:
Sull’argomento, avevo scritto l’unico mio articolo su Spaziotennis, a beneficio di Nikolik lo incollo nuovamente:
“Noi genitori veniamo accusati spesso di voler trasferire le nostre ambizioni ai figli, spingerli a fare quel qualcosa che noi non siamo riusciti a fare. Spesso anch’io mi sono chiesto se a far diventare mia figlia un’agonista nel tennis sia stata principalmente la sua volontà o la mia ambizione.
Ebbene la risposta giusta è la seconda, ovvero il suo essere un’agonista nel tennis è frutto essenzialmente della volontà dei genitori, nella fattispecie della mia.
Prima di scandalizzarci però la domanda da fare è un’altra, ovvero: ciò è veramente un male oppure un fatto inevitabile e per certi versi giusto?
Da secoli, soprattutto per necessità, l’uomo ha trasferito ai suoi figli il proprio sapere, perché ciò significava insegnare a vivere e camminare con le proprie gambe, pensiamo per esempio all’arte della caccia. Col tempo l’uomo ha trasferito alla sua progenie il proprio mestiere, chi l’agricoltore, chi il fabbro, chi il falegname ecc., perché significava dare al proprio figlio la possibilità di imparare un mestiere e guadagnarsi da vivere.
Oggi questa necessità è andata scemando, anche se in molti casi un avvocato ha un figlio avvocato, un panettiere ha un figlio panettiere ed un politico ha molti figli (ahimè) politici.
Non solo, con l’andare degli anni sono nati anche gli hobbies e gli sport, ed anche in questo caso assistiamo spesso al passaggio di padre in figlio.
Ma è un male?…..Andiamo avanti.
A noi genitori, hanno anche insegnato che educare significa tirar fuori, far venire alla luce, dal latino educere; giusto, corretto, ma sicuramente si intende non far emergere un desiderio particolare ma piuttosto fare venire alla luce delle qualità quali la forza di volontà, il coraggio, la sensibilità la generosità ecc.
C’è qualcosa di male se un genitore cerca di far sviluppare queste doti usando come mezzo ciò che meglio conosce e ama di più? A questa domanda occorrerebbe rispondere.
Certo, meglio sarebbe se il mezzo lo scegliesse il proprio figlio, ma da piccoli, hanno gli strumenti e le conoscenze per farlo?
Credo inoltre che i nostri ragazzi, oggi, abbiano bisogno di certezze, di strade tracciate nelle quali possano scegliere se percorrerle o meno, ma devono vederle, hanno bisogno di porti sicuri dove potersi riparare in caso di necessità.
La scuola trasmette valori e conoscenze ai nostri ragazzi, gli amici trasmettono loro socialità e complicità, i genitori tutte queste cose, ma c’è qualcosa di male se trasmettono anche le proprie passioni?”
Davide says:
Prove tecniche di faccine sorridenti

Davide says:
@Bogar
Un conto è separare quelli a cui non frega niente da quelli che ci tengono e organizzare i gruppi a seconda del livello. Magari oltre che nel tennis lo si facesse anche nella pf! Non mi troverei gruppi con insieme bambini di 9 anni e ragazzi di 19, seconda categoria insieme agli nc etc etc.
Tu hai detto una cosa diversa! Hai parlato di separare il TALENTO! E su questo a 4/5/6 anni non posso essere d’accordo.
Davide says:
Ho imparato a fare le faccine!!! Grazie Mannager!!!
I post di Di Carlo sono sempre ricchi di spunti per riflessioni e commenti. Molto, molto, molto interessanti
Nikolik says:
Maurizio,
ma guarda che io sono completamente d’accordo con te.
Non c’è assolutamente nulla di male nel trasmettere le proprie passioni ai figli, direi anzi che è inevitabile, direi, in un certo modo.
Basta che poi non si dica che una bambina di 6-7 anni che si allena 15 ore la settimana a tennis è perchè piace a lei, perché lo chiede lei, perché è lei che lo vuole, perché ha la passione personale del tennis.
Perché son discorsi che non si possono sentire.
E infatti poi si vede, quando realmente possono scegliere loro, i figli, perché ne hanno finalmente la capacità, il discernimento, l’autonomia, la personalità per farlo, perchè son cresciuti, infatti poi si vede, dicevo, come va a finire.
Mammager says:
Concordo con Davide: parlare di talento riferendosi a bambini di 6-7 anni, ma anche di 8-9 anni, è assurdo tanto quanto avere grandi aspettative nella disciplina della corsa solo perchè il pargolo ha cominciato a camminare precocemente rispetto alla media, o pronosticare un futuro di scrittore ad un bimbo che ha una bella grafia.
Federico Di Carlo says:
Maurizio,
secondo me molto bene aveva sintetizzato sull’argomento Roberto al post 37 quando aveva chiosato: “Per cui a mio avviso fra quanti, fino all’adolescenza, seguono i padri nella passione per il tennis, esistono coloro che il tennis lo amano veramente, ma anche coloro che sono semplicemente di indole remissiva e subiscono l’autorità dei genitori.
Questi ultimi, difficilmente emergeranno.”
Se parliamo di un agonista di livello professionistico (top 100), le motivazioni che spingono un essere umano ad allenarsi e spingersi al di la della sofferenza e della sopportazione; a cimentarsi ed emergere in una concorrenza globalizzata e spietata, a spingersi al di la del comfort psicologico, a far diventare il tennis un’ossessione maniacale, possono essere soltanto interne. Se la passione, la motivazione, l’ambizione non sono sue, ma dei genitori o dell’ambiente, non andrà mai da nessuna parte.
E quando a 14-16 anni come scrive Nikolik le vere ambizioni, diverse dal tennis, vengono fuori, allora cominciano i cavoli acidi, il famigerato “scontro generazionale” o “l’ uccisione simbolica dei genitori” che ha radici nella notte dei tempi, con i genitori da una parte che considerano egoisticamente i figli un’estensione della propria vita e vorrebbero tenerli sotto la propria potestà ed influenza ed i figli che ambiscono alla loro indipendenza ed alla loro vita. Non è un caso che statisticamente i burn outs (come vengono chiamati in inglese) o abbandoni avvengano tra le donne tra i 15 ed i 17 anni e tra gli uomini tra i 16 ed i 18. E ti dico ancora di più, il fenomeno è molto più difficile da affrontare nella relazione tra padre e figlia dal momento che le ragazze tendono per natura ad essere più compiacenti ed a ribellarsi di meno nella relazione con i loro padri rispetto ai maschi. Citando un autorevole parere: “Nel circuito pro maschile circa il 97% ha avuto un rapporto normale con i propri genitori; in campo femminile solo il 3%”
Nikolik says:
Sono completamente d’accordo con quanto scritto da Federico Di Carlo nel commento n. 48.
pulsatilla says:
Nel circuito pro maschile circa il 97% ha avuto un rapporto normale con i propri genitori; in campo femminile solo il 3%”
Interessante.
però forse vale la pena anche indagare sui rapporti figlio maschio-madre. Sono relazioni tenaci, tenacissime.
Jho says:
OT (ma magari a qualcuno interessa)
La Federazione Italiana Tennis ha scelto, tra le varie candidature, la Valle d’Aosta per assegnare l’ambito torneo “osservato” di Macro Area al quale prenderanno parte tutti i più forti atleti di Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta. La manifestazione si disputerà dal 31 marzo all’8 aprile: presso il T.C.Aosta si giocheranno il torneo under 10 e quello under 14, al T.S.Sarre il torneo under 12, mentre si disputerà presso il T.C.Chatillon/St.Vincent il tabellone under 16. L’intera manifestazione sarà seguita con grande attenzione dai Tecnici Federali che, in questa occasione avranno i riferimenti per le future assegnazioni di wild card ai tornei internazionali e per concedere i nullaosta ai migliori ragazzini del 2002 per poter disputare in futuro anche le gare riservate agli under 12.
Federico Di Carlo says:
Pulsatilla,
si il rapporto figlio-madre è assai tenace (vedi caso Murray) ma statisticamente sono molte di meno le mamme che incidono profondamente nelle carriere dei figli professionisti. Comunque, in molti casi i maschi si svincolano prima e meglio dalla pressione genitoriale(vedi caso Safin, rispetto alla figura della madre) rispetto alle donne.
Kill Bill says:
mah … ora faccio come voi … ma Agassi e le Williams che hanno detto di odiare il tennis , quindi presumo saranno stati i padri a ” invitarle a giocare” ?
guardate che è più semplice di quanto dite …
si smette perchè i risultati non sono pari alle attese … a tutti i livelli.
Quelli della sat smettono a 12-14 perchè si son rotti di giocare e perdere 60 60 con i figli dei maestri.
I figli dei maestri non smettono perchè in buona percentuale faranno i maestri … a 16 – 18 non vincono più perchè quelli della sat e delle agonistiche di circolo da prendere a pallate hanno già smesso e rimangono quelli che hanno giocato come loro …
andrew says:
esatto Kill…
è matematica… all’aumentare dei maestri, aumenta il numero di giocatori, a seconda delle capacità di fecondazione dei primi…
andrew says:
fa parte di un ambito di studio denominato “Conservazione della specie in ambiti protetti”, inaugurato durante il periodo pre-rivoluzione messicana dai ricchi hacenderos latifondisti messicani
Federico Di Carlo says:
Kill Bill,
Non è solo i risultati che non arrivano, ma spesso è che non si puo diventare campioni tutto di colpo e che non tutto va sempre secondo i piani in modo consequenziale. Nel tennis moderno in cui gli alti livelli si raggiungono in età sempre più tarda, a mio modo di vedere, troppi tennisti abbandonano le proprie velleità troppo presto, non ci credono fino in fondo. Il che ovviamente non vuol dire coltivare sogni utopici; vuol dire che giocatori dal buon potenziale rispetto alla media si arrendono troppo presto quando non raggiungono risultati precocemente e passano al piano b. Del resto quando sono i genitori a pagare e non ci sono risultati immediati ed eclatanti, comincia una certa pressione, quella dell’ambiente, i rimorsi di coscienza, i dubbi; è assai facile gettare la spugna …..
Secondo te, per alcuni Agassi e Williams (la percentuale di quelli che ce la fanno è striminzita rispetto a quelli che ci provano)che pur odiando il tennis hanno raggiunto il livello top, vale la pena che migliaia di ragazzi e ragazze vengano inibiti nelle loro personali aspirazioni verso altri settori ed ambiti?
nunziovobis says:
Finalmente vedo che si inizia a parlare di un concetto che è alla base nella formazione di un campione: l’odio del tennis.
Davide says:
Interventi di Di Carlo puntualissimi e inappuntabili
@KillBill
Federico ne saprà più di me, ma le cause prime dell’abbandono sportivo non sono quelle che sottolinei tu. Non entro nel dettaglio, ma recenti ricerche hanno evidenziato che la prima causa dell’abbandono nel tennis è la necessità di maggiori relazioni sociali con i coetanei da parte dei ragazzi, che quando giochi a tennis più difficilmente riesci a coltivare. Curioso, se si pensa che il tennis in Italia si insegna quasi esclusivamente nei circoli, nati proprio per favorire la ricreazione e la socialità. E’ chiaro che se bambini di 7/8 anni si dedicano al tennis 15 ore a settimana ad un certo punto, soprattutto se non raggiungono i risultati, avvertono l’esigenza di fare cose diverse. Lancio una provocazione: se i nostri ragazzi si allenassero meno e meglio? Potrei farmi mille esempi di allenamenti da me visionati: tre ore al campo per allenarsi si e no 45 minuti.
Federico Di Carlo says:
Fino ai 12 -13 anni sono rose e fiori. Quando poi i regazzi crescono e da una parte aumentano le distrazioni (amicizie, cotte, musica, internet ed altri interessi vari)e dall’altra l’iperspecializzazione richiede impegno più oneroso e pesante, molte certezze vengono messe in dubbio, in particolar modo quando i risultati stentano ad arrivare.
Davide, sarebbe certamente eccellente se i ragazzi si allenassero con grande intensità e quindi si potesse privilegiare la qualità piuttosto che la quantità. Ho però constatato diverse volte che nel periodo 13-17 anni i ragazzi/e generalmente fanno estremamente fatica a trovare continuità, concentrazione e disciplina ANCHE in allenamento. E’ un vero peccato, soprattutto perchè non si rendono conto che se srriveranno nel tennis che conta, di tempo per allenarsi e fare le cose per bene, tra spostamenti, viaggi e tornei, durante la stagione agonistica, dai 18 anni in su, ne avranno ben poco.
pulsatilla says:
per le ragazze non ci sono dubbi: il moroso.
se il moroso non gioca a tennis e non è dell’ambiente fine dei giochi.
per i ragazzi metterei fra le cause anche l’incompatibilità con l’impegno universitario.
bogar67 says:
@Federico Di Carlo
inevitabilemente lascerò la Sardegna tra 5 max sei anni per tornarmene in Sicilia, pensi al fine tennistico che lasciare un’ambiente verso i 13 anni per un altro sia positivo o negativo? Hai fatto caso che in passato in ambito femminile proprio le ragazze che a quella età sono state tolte dall’ambiente familiare per andare nei centri FIT di Riano e Latina abbiano poi fatto grandi risultati scalando le classifiche internazionali?
L’insegnante di pattinaggio di mia figlia mi ha detto che finite le medie qui in sardegna è andata qualche anno fa in un paesino dell’Abruzzo dove oltre la parte dedicata allo studio la giornata era intenta quasi interamente ad allenarsi con il risultato poi di numerosi titoli iridati.
Federico Di Carlo says:
Bogar,
io penso che l’età dei tredici anni, soprattutto per le ragazze, sia “l’età dello spatiacque”, quella in cui si prendono decisioni inportanti sul proprio futuro. Essendo un periodo fisiologico di cambiamenti, cambiare anche geograficamente la residenza dal mio punto di vista può essere foriero di benefici soprattutto a livello di motivazioni. Io non conosco le realta tennistiche sarda e siciliana, ma, fidandomi di quello che hai scritto più di una volta, mi sembra di capire che l’ambiente siciliano è più competitivo di quello sardo. Se così è, sarebbe sicuramente un cambiamento potenzialmente vantaggioso e proficuo.
bogar67 says:
@Federico Di Carlo
è più competitivo perchè ci sono maggiori realtà dove crescere ma soprattutto con la macchina la distanza dell’isola dalla terraferma è solo di 30/40 minuti di traghetto nello stretto e le spese per affrontare viaggi sono minori tuttavia vedremo come saremo collocati e cosa accadrà di qui a 5/6 anni, cioè se non siamo di interesse nazionale cmq si smette di sognare agonisticamente qualsiasi sia il luogo dove si sceglierà di vivere.
primo says:
…..tra poco spiccherà il volo……