di Sergio Pastena 

“Il Capitano e la Federazione devono limitarsi a non fare casini, tanto dipende tutto dai giocatori”

Quante volte avrete sentito questa frase prima di un incontro di Davis? In realtà, molto più spesso di quel che si pensa, il compito dei giocatori è agevolato o complicato da scelte azzeccate o meno. Decisioni che a volte sono realmente difficili, ma anche errori clamorosi dettati da autentici “Art Attack”. Quest’anno, ad esempio, in un paio di casi la scelta delle superfici ha lasciato perplessi.

Copacabamberg

In questi giorni, nelle presentazioni, abbiamo parlato abbondantemente della genialata dei tedeschi, limitandoci a segnalare il clamoroso errore di valutazione fatto nello scegliere la terra rossa contro gli argentini. Tuttavia, verrebbe da dire, sti crucchi mica sono pazzi? Perché l’han fatto?

L’impressione è che il ragionamento sia stato: “Giocano Del Potro e Nalbandian, sul veloce sono forti, scegliamo la terra”. Questo processo mentale mi riporta alla vigilia della sfida di Torre del Greco del 2005, con la Spagna: quella in cui quasi li scherzavamo, avete presente? A proposito, scusate se divago, ma qualcuno dica a Supertennis che Seppi contro Ferrero vinse: già sono pochi i momenti da ricordare, se ce li togliete pure… ad ogni modo la fiducia non era altissima, giocavamo contro l’ex numero uno e un giovane che aveva appena vinto il suo primo Roland Garros. Ricordo che, nel commentare i sorteggi, mi scappò un sarcastico: “Se c’era ancora Tieleman, convocavamo lui e Sanguinetti e giocavamo nei Giardini Vaticani”.

Ecco, quello era il commento acido di un 25enne provato da anni di sconfitte. E’ umano, tutto sommato. E’ meno umano che ragioni in questo modo una Federazione, basandosi su una montagna di presupposti errati. Cominciamo dal fatto che, viste le loro condizioni fisiche non proprio al top, per pensare che l’Argentina si presenti sia con Del Potro che con Nalbandian in un primo turno di Davis bisogna essere più pessimisti di Marco Masini. Ad ogni modo, anche volendo essere catastrofisti, in terra teutonica ancora devono spiegare cosa sarebbe cambiato in quel caso.

Il problema non è tanto che Del Potro e Nalbandian sulla terra vanno lo stesso alla grande. Il punto della questione è che per togliere un po’ di potenza da fuoco agli avversari, i tedeschi si sono depotenziati enormemente: sì, perché è vero che qua e là sulla terra qualche risultato l’han colto, ma il rendimento medio non è stato certo da antologia. Kohlschreiber, per dire, si trova bene a Monte Carlo e nel 2009 ha centrato gli ottavi al Roland Garros, ma ha vinto solo quattro partite nelle altre sei edizioni giocate. In quanto a Mayer, i quarti di Roma del 2011 sono un exploit, visto che nei restanti 13 tornei che contano (Slam e Masters) giocati sulla terra non è mai andato oltre il secondo turno. Petzschner, poi, per il suo stile di gioco in singolare la terra la usa solo per piantare le gardenie.

In compenso si è fatto un bel favore al “rincalzo” di turno, in questo caso un Monaco che sarebbe stato già ostico sul duro, chiudendo il match inaugurale prima che cominciasse.

Il budino di Friburgo

Altro fattore da considerare attentamente: non conta solo la superficie in sè, ma anche come questa si presenta nella sede scelta. Voglio dire, c’è una certa differenza tra l’erba del Khanna Stadium di Nuova Delhi, luogo nel quale l’attrito è stato cancellato da un’antica maledizione indù, e l’erba di Wimbledon che ormai somiglia paurosamente alla “terra verde” ancora in voga negli States. Non trovate?

Ecco, partiamo da un fatto: King Roger, contro Isner, ci avrebbe perso lo stesso. Seconda considerazione: la scelta della terra come superficie, da parte degli svizzeri, ci stava tutta. Federer gioca bene ovunque e Wawrinka col mattone tritato ha un buon rapporto. Il problema è che qualcuno avrebbe dovuto esaminare il tipo di terra con cui si aveva a che fare.

In tanti anni raramente credo di aver visto un terreno così lento e, come se non bastasse, dal rimbalzo così alto. Una specie di rebound ace rallentato che, visto il colore, ricordava un budino della Elah dopo mezz’ora in freezer. Avete presente quegli impiastri gommosi che in caso di incendio si potevano usare al posto dei teloni dei pompieri? Sicuramente una superficie del genere disinnesca il servizio di Isner (che ieri, infatti, ha avuto percentuali di conversione simili a quelle di Federer), ma rispetto a una terra “normale” finisce per indebolire anche il lato del rovescio, specie se a una mano. Come quelli di Federer e Wawrinka, of course.

Quando poi dall’altra parte hai Fish, che non è uno sprovveduto, la frittata è fatta: contro Wawrinka è stata la sagra del servizio in kick. La palla atterrava, si fermava, prendeva una tisana e ripartiva verso Nettuno. In particolare è stato memorabile il match point, col povero Stan che ha dovuto ribattere una palla lentissima, ma talmente carica e alta da somigliare a una moonball: in questi casi giocare un rovescio decente è complicato, specie se per farlo devi rischiare di decapitare le signore in prima fila. Così gli Usa hanno impacchettato il primo punto.

Quando la superficie ti fa vincere

Senza andare a pescare chissà cosa, mi permetto di citare un bell’articolo scritto da Federico Ferrero nel 2008 per “Il Tennis Italiano”, riguardante Jaime Oncins. Ricordate, quello di Maceiò? Tre frasi:

su Brasile-Germania: “Tornano in Europa inebetiti, i panzer ingolfati nella sabbia, avvertendo: attenti, là si gioca nelle paludi con palle Pzm che pesano un chilo”

su Brasile-Italia: “le palle gonfiate dall’umidità rispettano la legge della caduta dei gravi e atterrano come gatti grassi e macilenti”

su Svizzera-Brasile: “L’avrebbe castigato la Svizzera, forte della scelta del campo: sul ghiaccio del Palaexpo di Ginevra il forcone di Oncins non pescò un punto”

Scelte semplici e lineari: ai brasiliani occorreva rallentare il gioco e il caldo avrebbe fatto il resto, quindi optarono per due pantani tropicali. Agli svizzeri serviva accelerare per disinnescare i pallettari e scelsero un infamissimo Taraflex che mandò ai matti i carioca col suo classico effetto “palla pazza che strumpallazza”.

Nei casi citati le scelte erano ancora più semplici. Ai tedeschi cosa serviva? Un veloce standard, senza complicazioni, per puntare a battere il Monaco o il Chela di turno e, salvo imprese, giocarsi tutto nel doppio. Oppure, se gli argentini fossero stati al completo, c’era sempre l’opzione: “Tanto avremmo perso comunque, almeno proviamoci”. Alla Svizzera bastava la normalissima terra di Gstaad, senza bisogno di andare a pescare un tappeto elastico con le molle rotte.

Quando si dice superfici superficiali…

14788
Thanks!
An error occurred!

4 Commenti to “La Davis e le superfici superficiali”

  • 1.

    “…in questi casi giocare un rovescio decente è complicato, specie se per farlo devi rischiare di decapitare le signore in prima fila.” grande Sergio!

    c’è un detto tedesco “wer anderen eine grube gräbt, fällt oft selbst hinein” (chi scava una buca/trappola per altri spesso finsce per cascarci dentro lui stesso), vero che gli svizzeri parlano un tedesco alemanno particolare che per tedeschi e austriaci suona come il sardo di barbagia ai piccoccusu del continente, ma questo detto della buca quelli di swiss tennis se lo ricorderanno a lungo.

    Per i tedeschi non vale nemmeno questo detto, li è proprio uncaso di seppuku.

    il problema in svizzera non era solo la terra ma anche che si giocava a quasi 700 metri facendo rimbalzare la palla ancora di più, in più indoor con l’aria secca per il riscaldamento e quindi minor attrito per i servizi di Isner.

    visto che le condizioni trovato non era abbastanza lente per il team svizzero hanno chiesto di aggiungere terra per rallentare il campo, peggiorando la situazione perché così facendo la palla rimbalzava spesso in modo irregolare, specie dopo il passaggio dell’aratro Isner che pesa pur sempre 111kg

    non è la prima volta che succede una roba del genere, alla fine questo favorisce Isner perché il suo servizio non perde molto della sua pericolosità e quindi rimane quasi impossibile fargli un break s enon fa 3 cavolate di fila, mentre il campo lento favorisce Isner nel rispondere alzandole sue chance di fare un break.

    Con i rimbalzi irregolari e il kick talmente efficace in specialmodo contro giocatori con rovescio ad una mano con presa tradizionale come Federer poi (ma anche Wawrinka che ha una presa che gli permette di colpire il rovescio anche con rimbalzi più elevati ma ceto non a livello sopra la spalla) la partita la deve perdere Isner altrimenti c’èpoco da fare.

    Mi ricordo una situazione simile in austria qualche anno fa, quando allestirono una palude indoor nel velodromo di Vienna contro Roddick per favorire Melzer, alla fine il campo era uno schifo e Roddick scavava buche ogni volta che cambiava direzione e Melzer giocò una partita da schifo perdendo.

    La terra indoor ha senso solo se la terra è la superficie preferita dai giocatori di casa tipo Nadal o Muster ma se la si mette per fare un dispetto algi altri finisce male, vale anche all’aperto ma indoor spesso è ancora peggio.

    Ad ogni modo Sergio a Gstaad si gioca a 1100 metri quindi il servizio di Isner sarebbe slatato ancora più alto e poi d’inverno anche li avrebbeero dovuto giocare indoor. Se proprio volevano giocare indoor su terra avrebbero dovuto falro in ticino in riva al lago maggiore a 190 m di altitudine, ma la cosa migliore sarebbe stata giocare o con una superficie dura e veloce ma con rimbalzo basso tipo quella usata dai cechi o con la superficie dell’australian open (magari anche le stesse palle, ma meglio sarebbe stato abbasare i rimbalzi invece hanno fatto di tutto per alzare i rimbalzi) con federer rodato e capace di fare molti winner e servizi vincenti a Isner che su un campo veloce è troppo lento negli spostamenti per acchiappare i colpi di federer mentre con una palude che rallenta i colpi dei suoi avversari ha possibilità di acchiapparne alcuni e poi lui dall’alto dei sue 2 metri e passa può “schiacciare” diritti e rovesci

  • 2.

    BTW un altra palude indoor che è finaita male per chi l’ha ideata come trappolone è quella della finale di Mosca dove Sampras e Todd Martin hanno battuto Chesnokov e Kafelnikov …alla fine l’unico a giocare male e perdere su quella terra paludosa era Courier duplice vincitore del Roland Garros e triplice finalista mentre Samprasche doveva essere neutralizzato con la terra battuta non era mai andato oltre le semi RG

  • 3.

    Beh, Aves, è vero che Gstaad è in alto, ma è anche vero che non c’è quella terra lì. Ripeto, a mio avviso il problema non è tanto nel servizio: premesso che Isner sarebbe pericoloso anche se servisse sull’olio d’oliva, a guardare le cifre si nota che le percentuali di conversione sono state buone, ma non allucinanti. Questo perché la terra è pur sempre terra e, per quanto possa essere alto il rimbalzo, non è comunque un rebound ace.

    La cosa davvero letale per gli svizzeri è stato l’effetto della superficie lenta e rimbalzante sul rovescio degli atleti di casa. In questo senso Gstaad è una garanzia, se è vero che ci hanno vinto Almagro, Gasquet e Hanescu: la palla rimbalza, ma non in quel modo mostruoso. Insomma, per tornare a quello che dicevamo, per fare un piccolo danno a Isner hanno fatto un danno enorme a loro stessi, impiccandosi da soli.

    A ben pensare, però, concordo con te sul fatto che un bel Deco sarebbe stato una soluzione altrettanto efficace rispetto a un rosso classico. Non vorrei fare dietrologia, ma credo che in certi casi ci siano di mezzo anche valutazioni “politiche”: da dieci anni quasi tutti ospitano gli States sulla terra e magari si preferisce andare sul sicuro per evitare di sentirsi poi dire “Eh, dovevamo scegliere il rosso!”.

    Ad ogni modo, terra o veloce, a Friburgo han fatto ridere i polli.

  • 4.

    Terra o non terra Wawrinka doveva battere Fish, che su qualunque terra è inguardabile e venerdi non ha nemmeno giocato bene, visto che sul duro era probabilmente più forte l’americano. Gli svizzeri hanno giocato sulla terra semplicemente per agevolare il compito a Stan visto che su cemento indoor è probabilmente inferiore sia a Isner che a Fish e anche se Federer avesse battuto Isner oggi sarebbe stata dura lo stesso per Wawrinka battere Isner su un eventuale 2-2. Purtroppo quando si allestiscono campi indoor in dei palazzetti non si sa mai bene cosa viene fuori. Per i tedeschi discorso diverso, pazzi totalmente pazzi ma su di loro si era già detto e scritto giustamente prima.

Torna su

Scrivi un commento

Tennis World Champions
Tennis World Champions

Ultimi Commenti

Slowpitch Art
Sono un itagliano

Categorie

Sondaggio

Su quale giovanissimo puntereste?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...

Archivio

Utenti in linea

Utenti: 31 ospiti