
(Jurgen Zopp)
di Guido Pietrosanti
Solamente due i tornei challenger disputati nella settimana appena trascorsa, entrambi sul veloce. Nel challenger australiano di Burnie vittoria del tailandese Danai Udomchoke (162 atp) che ha sconfitto in finale l’australiano Samuel Groth per 76 63. Il tailandese, ex top 100, conferma il buon momento di forma già evidenziato agli Australian Open dove era riuscito a qualificarsi per il main draw. Buon risultato anche per il finalista Groth, precipitato in classifica oltre la 500esima posizione dopo essere arrivato nei primi 300 del mondo poco più di un anno fa. Da segnalare i quarti di finale raggiunti dal 92 australiano Benjamin Mitchell, numero 222 del ranking atp, che ha sconfitto al primo turno il suo connazionale e coetaneo James Duckworth (210 atp) e l’ex numero 1 del mondo junior Tsung-Hua Yang (177 atp). Si preannuncia un decennio positivo per il tennis australiano che, oltre al già affermato Tomic, può contare su Duckworth e Mitchell, oltre al 93 Jason Kubler (che ha appena vinto un future negli Stati Uniti) e al 94 Luke Saville, attuale numero 1 nella classifica juniores e neo vincitore degli Australian Open junior.
Nell’altro challenger della settimana, quello disputato a Kazan in Russia, vittoria dell’estone Jurgen Zopp, classe 88 e in costante ascesa. Con la vittoria a Kazan, che segue la qualificazione agli Australian Open, Zopp raggiunge il suo best ranking al numero 121 e si propone per diventare uno dei nuovi top 100 del 2012. Fa un passo indietro in classifica il finalista di Kazan, il rumeno Marius Copil, vincitore in Russia lo scorso anno che scende fino alla posizione numero 267. Copil, sconfitto in finale per 76 76 da Zopp, resta uno dei giovani della classe 90 con migliore classifica atp, ma il fatto di non essere riuscito a migliorare la sua classifica negli ultimi due anni, lascia dei dubbi sulle potenzialità future di questo ragazzo. In Russia era presente anche il nostro Thomas Fabbiano, bravo a qualificarsi, ma sfortunato nell’incontrare al primo turno il futuro vincitore Zopp.
13 Commenti to “Zopp e Udomchoke vittoriosi”
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Stefano Grazia says:
Vorrei ricordare che Udomchoke ha goduto di un momento di gran popolarita’ gia’ 4-5 anni fa quando sulla Mail Bag di Jon Wertheim su si.com fu fatta notare l’onomatopeica del suo nome, in pratica Colui che non ‘choke’, che non molla, che non gliela da su, che non se la fa sotto, visto che to choke e’ il verbo che nello slang sportivo viene usato per chi viene attanagliato dalla Paura di vincere ( o di perdere, vedete un po’ voi)…in italiano sarebbe: Colui che non si caga mai addosso
Nikolik says:
Bell’articolo!
Ecco, però non so dove scriverlo e lo scrivo qua, visto che Stefano stesso ha scritto qua.
Scrivo qua perché proprio non vorrei che passasse sotto silenzio la biografia, appena uscita, di Arantxa Sanchez, nella quale ne dice di tutti i colori contro i genitori.
Eh, già , rieccoci ai Genitori!
Anche lei, l’ennesima, anche Arantxa Sanchez!
Aggiungiamo anche lei al lunghissimo elenco di campionesse che con i Genitori…
Guido says:
Comunque io ho letto la biografia di Agassi, e secondo me il rapporto col padre in fondo non era cosi brutto come dicevano. Certo il padre è strano forte, ma in fondo Andrè mi sembra sia rimasto legato al padre.
nicoxia says:
Nikolik,tu propio perchè sai di essere come quei genitori,te ne sei tirato fuori,e ti sei messo a criticare propio come quelli che non essendo in grado di provarci possono fare solo questo,Stefano ci ha provato e continua a vivere intensamente il rapporto con suo figlio,tra te e lui non c’è propio paragone.
cataflic says:
secondo me per arrivare in alto ci vogliono dei genitori un po’ fuori di testa…e un figlio/a che oltre ad avere talento e fisico, sia in grado di reggere la pressione fino al professionismo.Poi la frittata è fatta e ci si ritrova con un giocatore/trice di tennis da primi 100.
Di solito gli estremi portano a situazioni estreme, dal parricidio …al n° 1 del mondo! ahahah
Nikolik says:
Nicoxia, non capisco il tuo paragone tra me e Stefano, che peraltro io ho sempre apprezzato molto, a livello personale, come lui ben sa.
Anzi, avrei continuato a scrivergli anche, se non avessi perso, purtroppo, la sua mail, nel disastro telematico che mi contraddistingue sempre, purtroppo, dal momento che di computer non ci capisco nulla.
Ho scritto qua perché non sapevo dove scrivere e perché ho visto che Stefano aveva scritto qua e Stefano è sempre stato il Gerente della rubrica Genitori e Figli, solo per questo.
Ovviamente, non ho mai pensato nemmeno lontanamente di fare paragoni con Stefano, ci mancherebbe.
Volevo solo far riflettere sulla Realtà e Verità tanti Genitori, non certo Stefano, che sa benissimo come va il mondo.
nicoxia says:
Nikolik,me la prendo con il tuo modo di generalizzare,sono anche daccordo su quello che dici se lo contestualizzassi,ma invece preferisci accomunare tutti i genitori e tutte le situazioni,probabilmente è il tuo modo per attirare una particolare attenzione,se devo essere sincero non mi dispiace neanche,ogni tanto prò qualche battutina contro il tuo sarcasmo ci sta.
Nikolik says:
Io non generalizzo niente.
Volevo solo non far passare sotto silenzio questa biografia della Sanchez che è l’ennesima, e la fila ormai è lunghissima, campionessa che ha avuto tanti, tanti, tantissimi problemi con i Genitori, guarda caso.
Non c’è nessuna generalizzazione.
Ci sono nomi e cognomi.
Questa si chiama Arantxa Sanchez.
E ci sono decine di altri nomi e cognomi di campionesse.
Decine.
Nessuna generalizzazione.
nicoxia says:
Nikolik,ma veramente non te ne rendi conto?
atti says:
Si, ma questi campioni che poi, fatalità , in concomitanza con l’uscita dell’autobiografia, sparano a zero a dx e a manca… non mi incantano molto.
Diciamo che mentre a tennis è stata un abile stratega, non così si puo’ dire riguardo alla gestione degli introiti…
Pazienza, ma volendo, in Spagna nelle accademies hanno bisogno di braccia esperte….
Pinot says:
Nikolik,
Intanto sono giunti a scrivere biografie, e se sono in molti, forse, per fare un figlio campione, dico forse, bisogna essere così.
Vogliamo cominciare a segnalare le biografie non scritte di figli, mai arrivati, di genitori “buoni”?
Comincio a pensare di non essere “abbastanza cattivo”….
Barbara says:
io credo che il 90 / delle persone non famose se dovesse scrivere una biografia addosserebbe la colpa del proprio fallimento ai genitori, praticamente gli psichiatri si occupano solo di questo
Dal momento che sbaglieremo comunque forse e’ meglio farlo facendolo diventare il numero uno di tennis piuttosto che In attesa di occupazione.
ovviamente scherzo, ma sentendo le reazioni alle prime pagelle della IV ginnasio mi domando cosa scriveranno questi futuri professionisti nella loro biografia sulle manie di grandezza dei loro genitori
Federico Di Carlo says:
Nikolik
“Io non generalizzo niente.”
Se vuoi parlare in termini assoluti allora l’unica alternativa è comprobare le tue affermazioni con statistiche. Menziona quanti giocatori su un totale la pensano allo stesso modo e poi si potrà capire se le tue sono affermazioni che hanno un fondamento oppure meno. Fino a quando non è così, rimaniamo nel campo delle pure opinioni e prese di posizione.
Tutti quanti abbiamo letto la biografia di Agassi e cosa dice su suo padre a fine carriera. Eccoti cosa ne pensava nel 2001 e dell’importanza dei genitori per i tennisti:
Question: Yesterday Stefano Capriati told me that nobody can become a tennis champion without a parent, father or mother, struggling a lot at the beginning of the career for his son or daughter. He was mentioning the case of Williams, Hingis, himself, others. With you, we never hear anything about your father. I believe he had some importance at the beginning of your career. Do you ever think about it? Do you ever tell us anything about it?
ANDRE AGASSI: Yeah. My father was very crucial to my success. I mean, he has a passion for the game that is more now than when I was a little boy. I mean, he plays every day. He’s either working on the court, working on the ball machines, playing with his friends, teaching kids or giving me an earful about how I can be better, which is great to see his passion for the game. I do believe as tough as the sport of tennis is, in order to succeed, you have to start early. If you have to start early, there’s a heck of a chance one of the parents are supporting or nurturing you in your direction. So that is important. I think a parent plays an important role in many ways. I don’t necessarily feel like they have to be consumed with it or make it the end-all. I think it could be a very positive experience. But I think you always risk those lines getting crossed when it starts so young and it becomes so important.