Sognando Rafa: il talento di Carlos Alcaraz Garfia

di - 2 marzo 2018
Carlos Alcaraz Garcia, foto fedetenismurcia.com

Mentre l’ex top 10 Nicolás Almagro cerca, con estrema difficoltà, di tornare ai vertici dopo una montagna russa di lesioni, un suo giovanisimo conterraneo, nato a El Palmar (Murcia) il 5 maggio del 2003, si sta affacciando al mondo del tennis: Carlos Alcaraz Garfia. Lo potremmo anche chiamare Carlos Alcaraz Jr., perché figlio dell’omonimo giocatore che negli anni novanta fece una veloce e non particolarmente gloriosa incursione nel tennis professionistico, prima di dedicarsi all’insegnamento. Il tennis, insomma, lo ha respirato fin da piccolo. Infatti, in un’intervista rilasciata lo scorso anno a Radio Murcia, alla classica domanda sui suoi inizi in questo sport, Carlos risponde: “Ho cominciato a giocare a tre anni perché mio padre, che aveva una scuola a Murcia, mi regalò una racchetta e cominciai a giocare al muro, per poi passare al campo e alle prime lezioni”. Il padre lo conferma, e aggiunge che ogni sera era un autentico problema portarlo via dal circolo, tale era la passione con la quale ha sempre giocato. Poi, all’altra prevedibile domanda riguardante i suoi modelli tennistici, arriva l’ancora più prevedibile risposta per un ragazzino spagnolo: “Ho sempre ammirato Rafa… il suo stile di gioco e il suo carattere non ce li ha nessuno, è uno dei migliori sportivi, per non dire il migliore, della storia… è il mio esempio, il mio idolo”.

Proprio qualche settimana fa il suo idolo Rafa Nadal -che tra l’altro dice di non conoscere personalmente, a parte un paio di preziose foto che è riuscito a farsi al suo fianco- è passato dietro di lui nel ranking dei giocatori spagnoli più precoci ad ottenere un punto ATP, che vede al primo posto, e solo per pochi mesi rispetto al nostro Carlos,  Nicolás Álvarez Varona (classe 2001). L’exploit è stato raggiunto in un Futures da 15.000$ proprio nella sua Murcia, nel quale però non è entrato, come forse si potrebbe supporre, con una wild card in quanto giovane promessa locale. No, Carlos si è fatto le sue belle qualificazioni, con tre match che sono stati tutt’altro che una passeggiata, e si è trovato al primo turno un esperto professionista come il nostro Federico Gaio. Contro ogni possibile pronostico, e in una durissima partita risolta al tie-break del terzo, si è imposto il giovane spagnolo, che ha poi bissato il successo contro il meno quotato russo Tatyanin, per essere poi regolato facilmente nei quarti dal redivivo Sergio Gutiérrez-Ferrol, di cui avevamo raccontato qualche tempo fa la peculiare storia, a cavallo fra tennis e corse in montagna.

Se la sua apparizione nel mondo pro è una novità, Carlos Alcaraz ha un Palmarés di tutto rispetto nelle varie categorie infantili, sia a livello nazionale che internazionale. Un percorso agonistico iniziato come campione regionale under 10, e culminato l’anno scorso con la finale nell’ ITF World Junior Tennis Finals di Prostejov (campionato a squadre giovanile) e soprattutto con il trofeo vinto all’”Invitational Lacoste” di Londra, una sorta di mini Master under 14. Lì, nella spettacolare O2 Arena, c’era anche il tecnico della Federtennis Luca Sbrascini, che ha riportato ai nostri microfoni le sue impressioni più che positive sul giovane spagnolo, che in quell’occasione batté in semifinale il nostro Nardi: “È uno che ha degli ottimi fondamentali, molto fisico. Molto tennis spagnolo insomma, a rete non ci si avvicina mai… un dritto fortissimo, e un’ottima mobilità”. I video che potete trovare su YouTube vi confermeranno le impressioni di Sbrascini, e vi mostreranno un giocatore grintoso, sicuro e potente, dotato anche di un buon servizio e di una buona mano, con la quale esegue smorzate millimetriche.

Nell’intervista radiofonica citata lo si sente pacato e maturo per la sua età. All’altra domanda di rito sui suoi obiettivi futuri, risponde: “Mah, l’anno prossimo proverò a giocare qualche ITF under18, e anche qualche torneo di categoria maggiore, per vedere un po’ come mi va… A lungo termine invece non ho ancora obiettivi definiti”. La risposta non è stata “voglio diventare il numero uno del mondo”, e anche se naturalmente lo sognerà, sembra positivo che non lo dichiari ai quattro venti.  L’impressione è che stia crescendo in ambiente sano e sensato, cosciente degli enormi pericoli che comporta per un ragazzino l’eccessiva pressione di essere visto come un futuro campione, o addirittura come l’erede di Nadal. Per il momento si allena a Murcia, nella Real Sociedad Club de Campo, seguito dal tecnico Kiko Navarro, e chissà se in futuro sarà tentato, come molti giocatori spagnoli, dalle sirene di qualche accademia catalana. Troppo presto per dirlo e per fare ipotesi a lungo termine, come dice lui. La stoffa, il fisico, la tecnica e la grinta ci sono, eccome se ci sono. Solo il tempo dirà se la vendemmia avrà come risultato un pregiato vino DOC.

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