Tennis ATP, Steve Johnson: la nuova scoperta dell’America

di - 16 febbraio 2017
Steve Johnson - Foto Ray Giubilo

27 anni compiuti il 24 dicembre, Steve Johnson è un importante tennista statunitense nato ad Orange, in California, nel 1989. Soprannominato “Stevie”, inizia a giocare a tennis all’età di due anni, utilizzando palloncini e palloni da spiaggia.

Figlio di Steve, maestro di tennis, e di Michelle, professoressa di matematica, deve al papà il suo successo nel tennis; infatti in un’intervista, Stevie afferma: “Mio papà mi ha insegnato tutto ciò che io conosco; ricordo che giocavamo sempre insieme, divertendoci un sacco”. Cresciuto, ispirandosi a Sampras e Agassi, esordisce nel circuito ITF nel settembre del 2006, alla giovane età di 17 anni. Nel 2008, entra ufficialmente nel ranking ATP, piazzandosi 1550esimo ma, nel giro di un anno, riesce a scalare circa 400 posizioni e, nell’agosto del 2009, ottiene la sua prima vittoria a livello ATP nel torneo di Los Angeles.

I primi sigilli importanti arrivano durante la sua esperienza accademica. Infatti, dal 2009 al 2012, Stevie frequenta la USC (University of Southern California), uno dei college più prestigiosi al mondo, situato nel cuore di Los Angeles, dove diventa il primo tennista a vincere 4 NCAA team titles e 2 NCAA singles titles nel 2011 e nel 2012, terminando questi due anni con la nomina di giocatore nazionale dell’anno e chiudendo la sua carriera universitaria con la striscia record di 72 match vinti.

Specializzato in Human Performance, spera di poter completare la laurea dopo la carriera tennistica. Diventa professionista nel 2012, vince il suo primo titolo Challenger ad Aptos, in California, nell’agosto dello stesso anno, senza perdere neanche un set durante tutta la settimana; dopo pochi giorni, vola a New York come wild card, per partecipare all’ultimo slam stagionale, gli Us Open, dove ha la meglio su Ram e su Gulbis, prima di perdere al terzo turno dal francese Gasquet.

Nel 2013, gioca per la prima volta tutti e quattro i tornei del Grand Slam e, a giugno, sfonda il muro dei 100 dopo la vittoria nel Challenger di Nottingham; rimane in Top 100 per cinque settimane, raggiungendo il best-ranking (no. 97) l’8 luglio del 2013. Nel 2014, diventa uno dei giocatori migliori presenti sul circuito, trionfa nei due Challenger di Dallas e di Le Gosier, terminando l’anno in 41esima posizione e come terzo giocatore americano, dopo Isner e Querrey.

Nel 2015, raggiunge il terzo turno nel tabellone di singolare degli Australian Open e del Roland Garros e conquista la semifinale di doppio con Querrey agli Us Open. Sempre nel 2015, debutta in Davis Cup in occasione dei play-off per il World Group contro l’Uzbekistan, perde al quinto set contro Istomin, ma porta a casa il punto della vittoria (3-1) nel match di doppio insieme all’amico Querrey; il 2015 termina per lui in 31esima posizione mondiale. Il 2016, anno davvero significativo, inizia a Brisbane, dove Stevie porta per la prima volta con sé un bel diario in cui racconta alcuni momenti della sua giornata sul tour.

Quali giovani statunitensi potranno seguire le orme di Johnson? I nomi sulla bocca di tutti, e in particolar modo dei bookmaker (www.casino-planet.net), sono quelli di Tiafoe, Kozlov, Fritz, Mmoh, Rubin e Opelka.

Proprio a Brisbane, scrive: “Non c’è tempo per riposare sul tour e per celebrare le vacanze; è il primo giorno dell’anno ed io ho appena finito due ore di allenamento. Ma questo è ciò che mi piace fare e non potrei iniziare meglio la stagione, se non a Brisbane. La cosa più eccitante per me è che provengo dalla stagione migliore della mia carriera. Nel 2015, ho terminato l’anno con il mio best-ranking (No. 32).”

Dopo Brisbane, vola ad Auckland e, dopo aver perso il match di primo turno, scrive: “Nessun problema, giusto?! In questi momenti, devi ricordare quanto sia importante avere un buon team che ti supporta, devi ricordare che giochi sempre contro una piccola parte di te stesso; gli alti e bassi sono normali, le sconfitte ti restano a lungo nella mente, ma io ho imparato a pensare ad esse come ad una cosa positiva. Alla fine dell’anno, se farò le cose giuste, sono sicuro che troverò me stesso in una buona posizione”.

Ed infatti, di cose giuste, nel 2016, ne ha fatte davvero tante. Vince il suo primo titolo ATP in singolare a Nottingham, vince il bronzo olimpico a Rio nel torneo di doppio in coppia con Sock e raggiunge i quarti nel torneo olimpico di singolare; raggiunge per la prima volta un quarto turno Slam a Wimbledon e il primo quarto di finale in un Masters 1000, a Cincinnati.

Raggiunge il suo best ranking (no. 21) il 25 giugno e diventa il primo tennista americano il 22 agosto. La nuova stagione è iniziata da pochissimo, e chissà se Stevie riuscirà a raggiungere un nuovo best-ranking anche nel 2017.

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