Francesco Piccari: “Karin è fuori dal comune, sarà l’ultima operazione”

di - 3 Dicembre 2015

barbieri knapp

Di Giulio Gasparin (@giuliogasparin)

Quello che con gentilezza risponde al telefono ben dopo l’ora di cena è un Francesco Piccari molto cortese e disponibile, nonostante una giornata di lavoro intenso con il Piccari Tennis Team ad Anzio. Lui ed il fratello Alessandro stanno lavorando per mettere le basi di un ottimo 2016 delle loro ragazze, oltre che alla riabilitazione ed il recupero dall’ennesima operazione subita da Karin Knapp. Nonostante un po’ di amarezza per l’ennesimo stop dell’altoatesina ormai dall’accento quasi romano, c’è un moderato tono ottimista per il lavoro di qualità che stanno mettendo in campo, nonostante la situazione. Noi Karin l’avevamo già sentita qualche settimana fa (e potete leggere la sua intervista qui), ma fa piacere sentire che anche il suo allenatore, nonché fidanzato, condivide lo stesso atteggiamento positivo e propositivo.

Per prima cosa, come sta Karin? Come va il suo recupero?

Allora, il recupero va bene e la riabilitazione procede nel verso giusto. Per ora non ci sono intoppi, anche se è stato un po’ più lungo il periodo in cui ha dovuto portare le stampelle, perché hanno provato con una nuova tecnica a ricostruire un po’ di cuscinetto al posto della cartilagine che ora le manca nel ginocchio. Per cui anziché fare solo una pulizia, hanno fatto sanguinare la rotula così che si depositasse del liquido dove manca la cartilagine, così dovrebbe fungere da sostitutivo. Per adesso lei non sente dolori e ha ricominciato a riprendere la racchetta in mano, ovviamente dall’angolo e con calma questa settimana.

Quando pensate che potrà tornare in campo?

Lei spera di rientrare per l’Australia, io sono un po’ scettico. Purtroppo abbiamo avuto molta esperienza in quanto a recupero dagli infortuni e sappiamo che la fretta non è mai buona consigliera. Vedremo, se non ci saranno intoppi e non si gonfierà in questo periodo dove comincerà a spingere un po’ di più è anche possibile che a Melbourne ci possa giocare, almeno senza dolori. Altrimenti sarà febbraio.

A proposito di questo: Karin ha passato tanti infortuni e tanti recuperi. Con che atteggiamento vi siete posti davanti a questo ennesimo stop?

Onestamente, un po’ giravano le scatole questa volta. Mentre nelle altre occasioni anche Karin se l’era presa con la sfortuna e si diceva che sono cose che capitano, questa volta l”abbiamo proprio presa di petto. Rispetto alle altre volte ha un po’ più di timore, purtroppo non ce lo nascondiamo, sappiamo tutti che è l’ennesimo intervento e comunque nel bene e nel male sarà l’ultimo intervento per Karin, perché non credo che quel ginocchio sia in grado di superare altri infortuni così gravi. Per cui speriamo che da qui a fine carriera non abbia più problemi. È anche vero che è stato un intervento più semplice, quindi la voglia di rientrare e la determinazione ci sono. L’idea è di giocare per altri 4-5 anni e devo dire che Karin è fuori dal normale in questo, perché ci mette sempre una voglia, una passione e una grinta, che sono fuori dal comune.

Un po’ per la sua carriera, un po’ perché ho avuto la fortuna di parlarci qualche volta, si vede sempre questa sua voglia e questo suo bell’atteggiamento. Penso che tutti non possano che augurarle il massimo della fortuna da qui in avanti, perché se lo merita.

Sì, guarda, per dirti, l’altro giorno ha chiamato Corrado (Barazzutti n.d.a.), poi tanti di quelli che lavorano a Tirrania e anche tante ragazze, ma tutti, tutti, ci hanno mandato parole di sostegno o comunque si sono interessati. Se lo merita e speriamo che le vada bene.

Dopo l’infortunio, aveva come obiettivo quello di migliorare il suo vecchio best ranking.

Anche questa volta abbiamo giocato con le stampelle dopo l’operazione…l’altra volta ha portato bene!

Quest’anno l’ho vista dal vivo a Bad Gastein, in un periodo in cui giocava bene, ovviamente ora parlare dell’anno passato può essere un po’ così, dato il lavoro di recupero e l’orientamento al futuro, ma tu, da allenatore, come valuti quest’anno di Karin?

Purtroppo è mancato il finale di stagione, perché aveva raggiunto il best ranking prima dello stop. È stata una stagione nel complesso molto positiva anche se è mancato un bel risultato negli slam, ma questo sarà l’obiettivo del prossimo anno. Sicuramente si è migliorata molto nel comparto della continuità, però un paio di sorteggi sfortunati negli slam non l’hanno aiutata. L’anno prossimo punteremo di più sugli slam, quindi eviteremo di giocare la settimana prima, così la potremo aiutare ad esprimersi al meglio in quelle settimane, perché alla fine è mancato solo quello. Per noi è stata una grandissima stagione. Lei da quando ha rimesso piede in campo 5 anni fa, dopo l’infortunio, aveva come obiettivo quello di migliorare il suo vecchio best ranking: quest’anno c’era riuscita e mancavano ancora due mesi da giocare, quindi stava andato tutto veramente bene.

Possiamo dire, tra virgolette, che nel male, al rientro dall’infortunio non avrà molti punti da difendere, no?

Esatto, è proprio quello che sto cercando di farle capire, però sai, le mi risponde: “vero non difendo punti però è un buon momento per salire in classifica”. Guarda, gli atleti poi vogliono sempre giocare. Anche io nel mio piccolo, al mio livello quando giocavo, ho trovato che gestire gli infortuni non è una cosa così semplice. Ora so che bisogna farglieli vivere nel modo giusto anche dovesse saltare gli Australian Open e si andrà sicuramente avanti. Karin tornerà anche questa volta e sono sicuro che potrà fare una bella stagione.

Da questo punto di vista, io mi ricordo che su Facebook girava un video di quando, dopo l’altra operazione, l’avevi fatta giocare con le stampelle…

Sì e l’ha voluto fare anche sta volta! Non lo so se poi l’ha messo online perché io non ho Facebook, però abbiamo ripetuto il rito anche questa volta, visto che la scorsa aveva portato bene. Lo spirito è lo stesso, poi, come ti dicevo, non è stato un intervento così invasivo come gli altri, seppur sempre di un intervento si tratta.

A proposito del fatto che hai fatto la tua carriera da giocatore, quanto il passato da atleta ora ti torna utile nel nuovo lavoro da allenatore?

Tantissimo, soprattutto per queste cose. L’aspetto positivo è proprio che avendo vissuto tante esperienze in prima persona, sia quando hai risolto i problemi, sia quando hai sbagliato, hai un’esperienza che ti dice come comportarti con il tuo giocatore. Io ci sono passato, ho avuto i miei infortuni, ho avuto fretta nel rientrare, quindi ecco, so benissimo qual è il percorso, so come si sente un giocatore al rientro… da questo punto di vista aiuta esserci passati.

Ci sono invece delle insidie nell’avere un passato da atleta?

Sì, io me ne rendo conto perché vedo che per alcuni miei colleghi che hanno giocato la cosa più difficile è vivere la carriera del loro giocatore in seconda persona. Cioè non sembrano in gradi di accettare che ora non sei più tu il protagonista, ma diventi un supporto, un consigliere: il tuo ruolo deve essere quello di aiutare un giocatore ad esprimersi. Invece vedo che qualcuno che è stato giocatore fatica un po’ di più in questo, ma anche nelle piccole cose: tipo aspettare di andare a cena perché lei deve fare la doccia o andare a farsi massaggiare. Ovviamente io lo faccio volentieri e non mi pesa, anche perché lei è la mia ragazza, oltre che la mia atleta. Immagino però che farlo per una persona che stimi sia ben differente che farlo solamente per lavoro, perché sei pagato. Se uno ha giocato fa più fatica rispetto ad un’altra persona ad accettare questa situazione. Questo è il lato negativo, assieme al fatto che uno sa che è arrivato a quei risultati in quel modo, ma non è detto che il giocatore che stai allenando ottenga i risultati facendo le stesse cose che hai fatto tu, perché siamo tutti diversi. Per cui la capacità di staccarsi dalle sicurezze che avevi quando giocavi è importante per capire quello che serve al tuo giocatore.

Coach e fidanzato: in generale non è semplice!

Lei è molto brava a rispettare i ruoli quando siamo in campo, da parte mia, penso troppo al tennis

Visto che tu, oltre ad essere l’allenatore di Karin, sei anche il compagno nella sua vita. Com’è gestire questo doppio ruolo?

Quest’anno è stato un po’ più difficile rispetto agli altri anni, ecco. Però in generale non è semplice, lei è molto brava a rispettare i ruoli quando siamo in campo, ma poi è normale che se uno non va d’accordo fuori dal campo per delle incomprensioni, poi è più difficile metterle via quando si lavora. Da parte mia, quello che mi accusa lei, è di pensare troppo al tennis e non riuscire sempre a staccare quando siamo fuori dal campo, magari quando siamo a cena, c’è una parte che resta connessa al lavoro, al tennis, ai programmi eccetera… bisogna trovare un equilibrio ed in questo il fatto che Karin sia seguita anche da mio fratello Alessandro è fondamentale. Noi ci dividiamo le settimane, quindi più o meno facciamo 50% a testa, anche se quest’anno lui si è sposato, quindi con Karin sono stato un po’ di più. Però facendo così è ottimale non solo come contributo tecnico, ma anche per staccare un po’.

Visto che con tuo fratello avete messo su un bel gruppo, come procede anche con le altre ragazze, Gioia (Barbieri) e Cristiana (Ferrando) in primis?

Cristiana è arrivata da pochissimo ed inizierà la preparazione con Gioia, focalizzandosi sull’allenamento atletico. Abbiamo deciso che entrambe porteranno avanti un lavoro più lungo ed inizieranno la stagione a fine gennaio/inizio febbraio. Cristiana è arrivata da noi perché da quest’anno lavora da noi Daniele Ceraudo, che è andato via dalla federazione e siccome lei lavorava con lui a Tirrenia, lui l’ha seguito qui ad Anzio. Ovviamente Daniele seguirà sia lei, che Gioia, alternandoci anche con me e mio fratello.

Per loro due, visto che di Karin ne abbiamo già parlato, quali possono essere i loro obiettivi? Iniziamo dalla Barbieri.

Per me Gioia farà una bella stagione, perché quest’anno passato lei ha pagato lo scotto di essere arrivata in alto in classifica, era arrivata a 180 del mondo, senza essere pronta a gestirlo dal punto di vista mentale. Si è messa un sacco di pressioni addosso e non si sentiva all’altezza della classifica che aveva raggiunto, per cui lavorare con lei all’inizio non è stato per nulla semplice: lei era poco disposta al cambiamento e non vedeva i cambiamenti come una possibilità di migliorarsi, anzi, aveva paura di perdere tempo e perdere le sue certezze. Per questo all’inizio siamo riusciti ad incidere troppo poco, poi non appena lei ha cominciato ad aprirsi e a fidarsi di più, ha avuto problemi al tendine d’Achille. Dopo Katowice, lei ha giocato ancora un paio di tornei, tra cui il Foro Italico, però senza allenarsi, quindi è stata ferma tre mesi. Per lei è stata una stagione veramente difficile sia dal punto di vista mentale, che fisico. Stava giocando bene ora, a fine stagione, perché aveva trovato la tranquillità, per cui per me sarà più forte dello scorso anno, semplicemente per aver fatto un’esperienza, seppur negativa, di crescita.

Per quanto riguarda la Ferrando invece?

Cristiana invece è sull’onda dell’entusiasmo, è più giovane, è intelligente… quest’anno le è girato quasi tutto bene, per cui non ha dubbi in questo momento e si sente forte, quindi speriamo che continui tutto ad andare liscio così. Inizierà dovendo difendere qualche punto, quindi un po’ come Gioia l’anno scorso, però ovviamente ognuno ha il suo carattere, c’è chi è più spavaldo e chi un po’ più timido. Sono tutte cose che fanno parte del gioco e io so che lei ha le capacità per salire e sicuramente so che può scalare la classifica tantissimo. Poi se arriverà 6 mesi prima o 6 mesi dopo, per noi non è un problema, per lei spero solo che non si metta fretta perché le qualità le ha di certo.

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