Casper Ruud, una stella dalla patria dei fiordi

di - 2 marzo 2017
Casper Ruud

Esistono Paesi in cui il destino di uno sportivo sembra irrimediabilmente segnato. Quei Paesi in cui storia, cultura e tradizioni (cui si aggiunge il sempre più decisivo apporto dei media) lasciano non molto spazio a tutto ciò che di autoctono ha ben poco. Nella mappa sportiva norvegese, ad esempio, è quasi impossibile scorgere tracce di tennis. Da quelle parti si diventa sciatori, ciclisti o giocatori di pallamano. Tennisti no. Per fortuna, però, ci sono sempre alcune liete eccezioni pronte a confermare la regola. La nostra eccezione si chiama Casper Ruud, ha 18 anni e la scorsa settimana ha fatto irruzione nel circuito maggiore con modalità decisamente lontane dai tradizionali standard scandinavi. Sui campi in terra battuta del torneo ATP 500 di Rio de Janeiro il giovanissimo norvegese è esploso. E il botto è di quelli che fanno rumore.

Casper Ruud nasce ad Oslo il 22 dicembre 1998. Come molti bambini della sua età impugna prestissimo una racchetta ma non è quella da sci. Inizia a giocare a tennis che ha poco più di quattro anni e lo fa sotto l’ala protettiva di papà Christian, ex tennista professionista (con best ranking 39 nell’ottobre del 1995) in grado di battere in carriera leggende del calibro di Becker, Ivanisevic e Kafelnikov. Con lui si allena duramente e cresce, come sportivo e come uomo. Vince e convince, sin da subito. I successi giovanili non tardano ad arrivare e all’inizio del 2016 la testa del ranking Itf under 18 è realtà. A 17 anni e 2 mesi conquista il suo primo titolo futures a Pataguera, in Spagna. Pochi mesi dopo, sulla terra rossa di Siviglia, arriva anche il primo Challenger (partendo dalle qualificazioni e superando avversari più quotati come Andrej Martin, Inigo Cervantes Huegun e Taro Daniel).

Il 2017 inizia con la sconfitta nel turno decisivo delle qualificazioni agli Open di Australia (per mano del gigante statunitense Reilly Opelka) e prosegue con l’ottima semifinale sul cemento indoor di Budapest (sconfitto dal beniamino di casa Marton Fucsovics). Tutto, come detto, prima del momento magico di Rio de Janeiro. Da numero 208 del ranking mondiale, Casper Ruud ha ricevuto una wild card per il tabellone principale del “Rio Open” e ha ripagato con gli interessi la fiducia degli organizzatori. Dopo l’ottimo esordio con un netto 6-3 6-4 ad una vecchia volpe come Rogerio Dutra Silva (numero 84 ATP), il baby fenomeno di Oslo si è ripetuto prima ai danni dello spagnolo Roberto Carballes-Baena (battuto in rimonta 6-7 6-4 7-6 dopo quasi tre ore di battaglia) poi, ai quarti di finale, anche con il padrone di casa Thiago Monteiro (6-2 7-6). Anche la semifinale con la testa di serie numero 4 del torneo (e 24 del ranking ATP), lo spagnolo Pablo Carreno Busta, è stata al di sopra di ogni aspettativa. Dopo una partenza lampo con la conquista del primo parziale per 6-2 in appena mezz’ora di gioco, Ruud non è stato in grado di concretizzare un match point sul 5-4 in proprio favore nel secondo, prima di cedere di schianto e perdere i successivi nove giochi.

Sebbene più di qualcuno gli avesse già messo gli occhi addosso da qualche mese, la settimana di Rio ha mostrato a tutti quanti le enormi potenzialità del giovane talento norvegese, cresciuto nel mito di Rafa Nadal. E’ un giocatore moderno, completo, con pochissimi punti deboli e un diritto (il suo colpo preferito) devastante sia quando accelera sia quando palleggia, perché vuole e sa mantenere sempre lo scambio nelle sue mani. Nonostante la statura non eccezionale (182 cm) ha un servizio  molto efficiente, con cui spesso si apre il campo per il successivo colpo definitivo.

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Il suo coach da due stagioni è Pedro Rico, con cui si allena facendo la spola fra Alicante, in Spagna, e Oslo. Il preparatore atletico, invece, è Manuel Da Cruz, che ne ha fatto un giocatore rapido e potente. In Norvegia è già una star: “Qui sono davvero contenti di avere un ragazzo che si sta mettendo in evidenza nel mondo del tennis. Abbiamo campioni nello sci e Martin Odegaard che gioca nel Real Madrid. Se la gente è contenta di seguirmi per me è fantastico”. Dopo aver raggiunto la posizione numero 133 del ranking, l’obiettivo principale resta la qualificazione al Master di Milano (attualmente è  numero 3 della “Race to Milan”), su cui lo stesso Ruud ha speso qualche parola: “Per un tennista giovane le Next Generation Finals sono il più importante torneo da vincere e rappresentano una forte motivazione. Tutti vogliono qualificarsi e questo significa che non sarà affatto facile. Ora è presto per pensarci ma indubbiamente per me sarebbe un grande onore potervi partecipare”.

I margini per migliorare ci sono tutti. I colpi e l’atteggiamento non sembrano destinati a un exploit occasionale ma a molto, molto di più. La stagione è appena entrata nel vivo. La corsa delle meraviglie verso Milano, anche.

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