Il Gomito del Tennista

di - 11 Novembre 2011

di Lorenzo Falco (Preparatore Fisico FIT di II Grado)

Cari appassionati lettori di Spazio Tennis, nel precedente articolo dedicato alla preparazione fisica specifica, si è trattato un argomento decisivo per il controllo dell’allenamento: la valutazione.
Alcuni tecnici e colleghi preparatori fisici mi hanno scritto privatamente, moltissime persone hanno mostrato attenzione nel leggere, nei dettagli, le righe che ho scritto.
Allo scopo di animare in modo proficuo la discussione, ritengo sia utile esprimere pubblicamente le proprie osservazioni. Mi rendo conto tuttavia che molte persone, dotate di garbo e di sano spirito critico, possano sentirsi vilipese, senza alcuna colpa, dalle affermazioni offensive di alcuni commentatori. La mia posizione personale riguardo agli interventi a commento degli articoli è chiara: presterò il mio contributo soltanto all’interno di discussioni pacate, motivate e con un solido filo logico. Accolgo ogni critica, se costruttiva e succintamente motivata. Non ha alcun pregio che io spenda il mio tempo, che ritengo prezioso, a rispondere a fantasiose affermazioni sospese nel vuoto e prive di valore, all’interno della discussione.

Questa settimana si prenderà in esame un argomento di medicina sportiva: l’epicondilite laterale. La categoria 11, inserita tra le tipologie di allenamento, contiene i mezzi impiegati nel recupero post – infortunio. Saranno prese in esame le corrette strategie per affrontare un valido trattamento conservativo della patologia.

Il gomito del tennista: inquadramento clinico
L’epicondilite laterale è un’affezione dei muscoli estensori del polso alla loro origine sull’epicondilo laterale. Sede delle principali alterazioni patologiche è l’origine aponeurotica dell’estensore breve radiale del carpo (ERBC). Si possono riscontrare alterazioni anche nelle strutture muscolotendinee dell’estensore radiale lungo del carpo e dell’estensore comune delle dita.
Il sovraccarico o traumi ripetitivi in quest’area provocano fibrosi o microrotture dei tessuti interessati.

Il gomito del tennista: eziologia
La maggior parte dei pazienti con epicondilite laterale ha un’età compresa tra 30 e 55 anni e la quasi totalità di chi manifesta un quadro patologico ha muscoli poco efficienti.
Il 95 per cento dei soggetti con gomito del tennista non è rappresentato da giocatori di tennis, mentre una componente tra il 10 e il 50 per cento dei giocatori regolari di tennis presenta sintomatologie di vario grado riconducibili all’epicondilite laterale, in diversi momenti della vita agonistica.
La causa più frequente di epicondilite laterale nei giocatori di tennis è da ricercare nell’errata preparazione meccanica e muscolare del colpo del rovescio.
Altri fattori comprendono una scorretta impugnatura, un cattivo ammortizzamento da parte della racchetta e muscoli deboli della spalla, del gomito e del polso.
Le impugnature della racchetta troppo piccole e non personalizzate esacerbano o possono causare il gomito del tennista.
Molti soggetti, anche non tennisti, riferiscono sintomatologie acute, in relazione alla pratica di attività ripetitive di flessione – estensione di gomito o iperattività di pronazione – supinazione e sovraccarico: lavorare con un cacciavite, alzare bagagli pesanti in pronazione.
Afferrare con forza e trasportare una borsa pesante è una causa molto frequente.
Rastrellare foglie, praticare il baseball, il golf, il bowling e compiere alcune attività di giardinaggio possono essere origine di sintomatologie di vario grado nell’epicondilo laterale.

Il gomito del tennista: esame obiettivo
Il soggetto colpito da tale patologia infiammatoria ha, in genere, una dolorabilità puntuale sull’origine dell’estensore radiale breve del carpo nell’epicondilo laterale.

Il dolore del soggetto è spesso esacerbato dall’estensione del polso contro resistenza ad avambraccio pronato (palmo verso il basso).

In molti soggetti l’estensione del gomito può essere lievemente limitata.
Il test di Mill può essere positivo. In questo test si ha dolore sull’epicondilo laterale quando polso e le dita sono flessi completamente.
Nel test di Maudsley il soggetto può avvertire dolore nell’estensione contro resistenza del dito medio all’articolazione metacarpo – falangea quando il gomito è completamente esteso.

La valutazione deve ricercare parestesie sensitive nella distribuzione del nervo radiale superficiale, per escludere una sindrome del canale radiale. Tale disturbo è la causa più comune di dolore laterale riflesso e coesiste con un’epicondilite laterale nel 15 per cento dei soggetti.
Il terapista deve inoltre escludere una radicolopatia cervicale.
Chi osserva il soggetto deve inoltre accertarsi di compiere una corretta diagnosi differenziale: deve considerare quali patologie possono generare fastidi simili. Tali sintomatologie possono nascondere la reale origine dell’infiammazione.
Nel caso del gomito del tennista, il terapista deve considerare la borsite della borsa sottostante il tendine congiunto, il dolore cronico dell’articolazione o della capsula di gomito, un’artrosi omeroradiale, una frattura del collo del radio, un’osteocondrosi del capitello del radio e un’osteocondrite dissecante del gomito.

Il gomito del tennista: come intervenire
Nei soggetti che non praticano attività sportive che sollecitano direttamente l’articolazione del gomito, il miglioramento si ottiene con la sospensione forzata delle attività dolorose.
La crioterapia e l’impiego di FANS possono ridurre l’infiammazione, a patto che tutte le attività che esacerbano il dolore siano sospese.
I movimenti di pronazione e di supinazione, spesso abbinati al sollevamento di carichi pesanti, devono essere eliminati o almeno fortemente limitati.
Il soggetto deve evitare prese vigorose in pronazione (con il palmo rivolto verso il basso).
I FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) in alcuni soggetti sono controindicati. Il soggetto deve scegliere inibitori della cicloossigenasi 2 (celecoxib) oppure, nel caso di fastidi gastrici dato il rischio di gastrolesività delle mucose dello stomaco apportata da alcuni FANS, può scegliere di impiegare l’ibuprofene.
La crioterapia (l’impiego del ghiaccio) a cicli di impacchi umidi per 10′ da ripetersi per 4 volte al dì, può essere un sollievo nel tentativo di ridurre l’infiammazione.
Alcuni soggetti riescono ad esercitare molte attività che in genere comportano fastidi, impiegando un tutore di controforza per il gomito.
Tale strumento deve essere impiegato esclusivamente nel corso di attività sportive o durante lo svolgimento di attività che esaltano il dolore. Il tutore di controforza è una fascetta sistemata due dita distalmente dall’epicondilo laterale: dovrebbe agire determinando una sollecitazione sulla fascetta, riducendo il dolore all’inserzione prossimale sull’epicondilo laterale.
In letteratura si evidenziano buoni risultati con le iniezioni di cortisone. Il soggetto non dovrebbe effettuare più di tre iniezioni all’anno per evitare una possibile rottura del tendine.
Molti soggetti hanno manifestato sollievo con la pratica di esercizi per il ROM dell’articolazione e per favorire l’aumento della mobilità articolare.
La figura sotto mostra un esercizio di allungamento passivo in estensione del polso. Con il gomito in estensione, il polso in flessione e leggera adduzione, il soggetto esegue alcuni stiramenti, tenendo la posizione per alcuni secondi, senza molleggiare. E’ consigliabile ripetere alcune volte al giorno.

La figura sotto mostra un esercizio di allungamento passivo della massa flessoria del polso.
Con il gomito in estensione, il polso in estensione e leggera abduzione, il soggetto esegue alcuni stiramenti, tenendo la posizione per pochi secondi, senza molleggiare. Ripetere più volte al giorno.

Il gomito del tennista: correzione della meccanica del gesto
La causa più frequente di epicondilite laterale nella categoria dei tennisti amatoriali è strettamente determinata da una cattiva qualità nell’esecuzione del gesto del rovescio.
Il rovescio ritardato, per i giocatori che colpiscono ad una mano, provoca sollecitazioni marcate sulla massa estensoria del gomito.

Si osserva un marcato anticipo con l’avambraccio. Il gesto non è fluido. Il gomito si estende con pesantezza e rigidità.
Nella posizione corretta, l’arto colpisce la palla con anticipo, davanti al corpo, e viene elevato ed esteso nell’accompagnamento finale del gesto.

I tennisti possono ridurre la tensione delle corde della racchetta, modificare l’ampiezza dell’impugnatura, ricorrendo ad una presa più ampia ed impiegare una racchetta più flessibile.
Nella letteratura specializzata nella rieducazione sportiva specifica, è utile menzionare la tecnica di Nirschl per la corretta ampiezza della presa.

Con l’impiego di un regolo, si misura la distanza tra il solco palmare prossimale e l’apice dell’anulare. Occorre posizionare il regolo tra l’anulare e il medio per sistemarlo correttamente sul solco palmare prossimale. La misura ottenuta è la dimensione corretta dell’impugnatura: se la misura è di 12 centimentri, la corretta impugnatura deve misurare 12 centimetri.

Il gomito del tennista: esercizi di rinforzo
Quando il soggetto ha risolto la fase infiammatoria, con almeno due settimane di totale assenza di dolore, durante le attività quotidiane, può cautamente iniziare gli esercizi di rinforzo.
La comparsa di sintomatologie dolorose modifica la progressione degli esercizi. Occorre infatti adottare un livello più basso d’intensità e ricorrere alle applicazioni di ghiaccio se compare dolore.
Le esercitazioni idonee al rinforzo attivano la muscolatura flessoria ed estensoria
dell’avambraccio.

Movimenti attivi del polso
Sono utili esercizi che mobilizzano il polso e l’avambraccio.

Il soggetto a gomito disteso impugna la racchetta. Estende il polso in posizione neutra, portando la racchetta in posizione parallela rispetto al suolo. Mantiene la posizione e ritorna alla fase di partenza. L’esecuzione è lenta e controllata.

Il soggetto impugna la racchetta a gomito disteso. L’impugnatura è neutra e la racchetta è perpendicolare al suolo. Il soggetto compie una supinazione dell’avambraccio, portando la racchetta con il piatto corde parallelo al suolo. Mantiene la posizione per pochi secondi. In seguito compie un arco di 180 gradi, torna in posizione neutra e prona l’avambraccio. L’esecuzione è lenta e controllata.

Esercizi di rinforzo del polso e dell’avambraccio
Queste esercitazioni, da svolgersi in totale assenza di dolore, favoriscono il corretto trofismo della muscolatura dell’avambraccio e del gomito.
Il soggetto, a gomito disteso, impugna una pallina da tennis. Per esercitare una corretta e sinergica attivazione delle strutture muscolari, è utile schiacciare ripetutamente la pallina, alternando fasi di contrazione a fasi di rilassamento.

Per favorire un corretto e graduale aumento della forza della muscolatura di sostegno del polso e del gomito, il soggetto può impiegare elastici di resistenza graduale e modulata.

Il terapista scrupoloso è in grado di favorire un approccio graduale al carico, per il soggetto che presenta tale disturbo.
Galloway, De Maio e Mangine suddividono in tre fasi il loro approccio ai pazienti con epicondilite laterale e mediale.
La fase iniziale è orientata alla cessazione di ogni infiammazione ed è preparatoria alla seconda fase.
La seconda fase garantisce il recupero della forza e della resistenza. In tale stadio, si possono verificare eventuali sintomatologie acute di reazione.
La terza fase include una rieducazione funzionale gesto – specifica che lo scopo di riportare il soggetto all’attività praticata. Questo protocollo è modulato sulla gravità dei sintomi iniziali e può essere modificato in relazione all’esame obiettivo svolto all’inizio del trattamento.
Nei rari casi in cui le sintomatologie acute persistano, nonostante il trattamento conservativo mirato e progressivo, è indicata la soluzione chirurgica.

Bibliografia
1. Galloway M, De Maio M, Mangine R, Rehabilitation techniques in treatment of medial and lateral epicondylitis. Orthopedics 15: p. 1089 anno 1992
2. Nirsch RP, Chumbley EM: Valutazione dello stress da sovraccarico negli infortuni del gomito. Physician 61 (3): 691, 2000

Ringrazio il circolo Tennis Le Pleiadi per avermi concesso gli spazi. Ringrazio con grande piacere il tecnico Lorenzo Comollo, soggetto delle foto, per avermi donato una parte del suo tempo e per aver collaborato in maniera simpatica e professionale.

© riproduzione riservata

24 commenti

  1. pibla

    Unico rimedio realmente credibile in caso di infiammazione acuta:onde d’urto.

    Rivolgersi quindi ad un centro che abbia un apparecchio per le onde d’urto all’avanguardia e che padroneggi adeguatamente i relativi protocolli.

    In ogni caso, ottimo lavoro.

  2. ho letto molto in fretta ma confermo quanto dicevo ad Archipedro: se si parla di medicina, forse sarebbe meglio che ne parlasse un medico a meno che non si voglia parlarne in maniera divulgativa, alla piero Angela, cioe’ per spiegare in parole povere e in soldoni al popolo bruto…Scrivere invece in termini tecnici e scientigici senza essere tecnici e scientifici mi lascia un po’ li’, ma magari sono solo io…Pero’ io non mi sognerei mai di scrivere un articolo su come si deve fare la PA, al massimo racconterei quello che facevamo noi … non so se sono riuscito a spiegarmi, e comunque anche l’ibuprofene e’ senza ombra di dubbio un Fans quindi non e’ esatto dire che lo si usa al posto di un antinfiammatorio antisteroideo…e’, semmai,fra i fans uno dei meno gastrolesivi …se uno ha la gastrite o lo stomaco debole ( per usare un termine colloquiale), semmai puo’ proteggersi con un protettore della mucosa tipo l’omeprazolo… Pero’ onestamente contro il tennis elbow alla fine se uno non ha gran tempo da perdere si fa il cortisone intrarticolare…io ho avuto 4-5 pazienti col tennis elbow e tutti, inclusa mia moglie, 2-3 giorni dopo erano li’ che giocavano…il mio carissimo amico nonche’ cugino acquisito, Dr Stefano Della Villa , Presidente Fondatore dell’Isokinetic, Centro d’Eccellenza Fifa, quest’estate mi ha rivelato che aveva scoperto un nuovo metodo quasi per caso: il gioco delle freccette…allora, era andato a pescare in Madagacascar in un posto lontano da dio e dal mondo, in tenda e senza acqua corrente ( accannito pescatore lui passa tutte le sue vacanze in posti cosi’ oppure in Sardegna) con un amico ortopedico… non so come salta fuori che ha il tennis elbow, probabilmente per via del colpo di frusta che si da con la canna da pesca…l’amico gli fa l’iniezione, anzi gliene fa due o tre anche se non si dovrebbe ma lui aveva quella vacanza di una settimana in quella settimana e quindi magari non lo avrebbe mai prescritto a un paziente ma su se stessi i medici fanno di tutto ( io morso da un cane mi son dato i punti, e non si dovrebbe coi morsi di animale,anzi me li son fatti dare da mia moglie che poi e’ svenuta, ho preso il flagyl e sono andato a giocare a tennis il giorno dopo)…comunque, nessun risultato…tornato a casa, trova il figlio con una influenza, anzi forse la prende anche lui e quindi per due o tre giorni sono entrambi costretti in casa…a un certo punto salta fuori un bersaglio con i dardi, le freccette, quel gioco da pub inglesi…si mettono a giocarlo e per tre quattro giorni ci giocano per ore…a un certo punto si rende conto di non avere piu’ il tennis elbow…ci ragiona su e intuisce che forse il movimento di lancio della freccetta con arresto secco del polso e della mano potrebbe aver giovato al gomito del tennista…Il giorno dopo fa acquistare non so quanti giochi delle freccette e li implementa nella riabilitazione del gomito del tennista… non conosco ancora le statistiche, se davvero e’ stato registrato un beneficio…io in quei giorni avevo un golf elbow ma sul gomito sinistro ( che mi disturbava appena appena il rovescio a due mani ma m’impediva di godermi il golf…segno di Mill superpositivo…tornato in Nigeria sono piombato dall’ortopedico e gli ho ordinato l’iniezione intrarticolare e il giorno dopo ero a giocare a golf…no, dai, tre giorni dopo… ( cosi’ come 6-7 anni fa mi ero fatto fare un cortisone nell’articolazione della spalla per un rotator cuff che mi impediva di alzare il braccio per servire, non riuscivo nemmeno a palleggiare piano con Nicky che aveva 7-8 anni…feci l’intrarticolare contro tutti i pareri, incluso quello del Presidente dell’Isokinetic, ma…dopo 4 mesi di fisioterapia, nada de nada…dopol’iniezione, due giorni dopo avevo ripreso a giocare a tennis)…vabbe’, come al solito mi son lasciato prendere la mano…

  3. pulsatilla

    Lorenzo perdonami,
    perchè la chiami epicondilite laterale?
    Esiste forse una epicondilite mediale?
    No.
    in medicina il superfluo è dannoso, anche nel linguaggio. Si chiama epicondilite. Punto.

    Per il resto concordo quasi su tutto, in particolare vorrei che fosse chiaro che nel tennista l’epicondilite è quasi sempre la conseguenza di un rovescio ad una mano, spesso mal eseguito, ma a volte anche correttamente eseguito.
    E questa è una grande ragione per eliminare l’insegnamento del rovescio ad una mano.

    Per quanto riguarda la terapia. Tu concorderai con me che la terapia più efficace, in ogni malattia, è quella causale, cioè quella che elimina la causa.
    Se la causa è un movimento che viene fatto centinaia di volte al giorno, come si può pensare che l’epicondilite si può curare con farmaci e con cure fisiche? Nessuna delle terapie da te citate ha un’efficacia, al limite solo temporanea. E qualcuna addirittura è anche dannosa, perchè fare infiltrazioni di cortisone in un tendine di un giovane è da codice penale. Le onde d’urto sono una bufala.

    Per il resto: ottimo articolo.

  4. Lorenzo Falco

    Caro Stefano Grazia. Ti scrivo ora dopo aver ripreso i sensi al termine della lettura del tuo intervento: nessun paragrafo, punteggiatura altalenante. Credo di aver compreso le tue perplessità. Intanto ti invito a leggere interamente, se lo desideri, il contributo che ho scritto.
    Le diagnosi le fanno i medici, le terapie e le modalità d’intervento sono personalizzate. Ciascuno risponde in tempi diversi.

    Tu certamente da scienziato liberale, consentirai certamente che, in una forma più divulgativa, per un pubblico non specializzato, si possano mostrare alcuni aspetti legati a disturbi comuni nell’attività agonistica.

    Il mio articolo – e il mio lavoro me lo consente – è incentrato sul trattamento rieducativo e conservativo della patologia.

    Il preparatore fisico moderno deve conoscere questi aspetti. Non deve sostituirsi al chirurgo ma deve supportare l’atleta nel ritorno alle competizioni in totale integrità.

    Detto questo, sono felice che tu, Stefano, abbia commentato un mio articolo. Le tue parole mi aiutano a migliorare. L’ibuprofene è certamente un FANS: probabilmente dalle parole traspare un altro concetto. Una frase scritta currenti calamo ha travisato il significato.

    Buonaserata a tutti.

    Lorenzo Falco.

  5. bogar67

    Ho fatto onde d’urto non sono servite a nulla!!
    Ho smesso di giocare a 42 anni mentre mi accingevo a passare 4.2, adesso faccio giusto giusto qualche minuto ogni tanto con mia figlia ma di tornare a giocare mi è proprio passata voglia ed il fisico ne sta risentendo.

  6. Lorenzo Falco

    Caro/a Pulsatilla, nella letteratura che ho consultato si menziona un’epicondilite mediale (gomito del golfista). L’epicondilite mediale è certamente più rara di quella laterale e coinvolge l’origine del pronatore rotondo e del flessore radiale del carpo sull’epicondilo mediale. E’ frequente nei lanciatori che hanno forti sollecitazioni in valgo e trazioni ripetitive della muscolatura flessoria dell’avambraccio.

    In letteratura è citato l’intervento con cortisone. Non potevo non menzionarlo. Il medico sceglie la strada maestra.

    Le onde d’urto sono un inserimento nella discussione non effettuato da me ma da PIBLA che ha risposto nel primo commento.

    Concordo pienamente che sia necessario comprendere la causa del fastidio: ne ho citate alcune. Bisogna sperimentare.
    Il trattamento conservativo, in letteratura, non è , permettimi, da cestinare in toto. Molti casi rispondono molto bene alla terapia fisica conservativa.

    Buona serata

  7. pulsatilla

    Lorenzo perdonami,
    quella si chiama epitrocleite.
    Medialmente non c’è nessun epicondilo, ma c’è l’epitroclea.

    Tu sei giovane, ascolta me. L’unica terapia possibile del tennis elbow, dunque l’epicondilite causata da un movimento iterativo che il più spesso è il rovescio, è il riposo ed eventualmente la correzione del movimento. Tutto il resto è acqua fresca, compresi gli interventi chirurgici.
    Sai qual’è il passo successivo dopo le onde d’urto.
    Le scarificazioni del tendine. Con un bisturino si fanno delle piccole incisioni sul tendine. E sai perchè a volte funzionano? Perchè il tennista dopo l’intervento è costretto a stare a riposo. naturalmente il chirurgo si prenderà il merito.

    Nel tuo articolo non hai menzionato la differenza fra le forme infiammatorie acute e quelle croniche.nelle forme acute va bene tutto, dalla catena glossopodalica che nel blog riscuote molto successo alla pancafit, dall’omeopatia all’osteopatia, dall’uso dei fans alla borsa del ghiaccio, dal laser alla tecar.
    Nelle fome croniche (e i professionisti che hanno il rovescio ad una mano hanno quelle) guardacaso tutti ci sbattono il grugno, compresi i nobel in camice bianco.
    A te che sei giovane, in gamba e appassionato, ti dò un piccolo consiglio, leggi e studia, ma subito dopo aver letto e studiato cancella subito quello che hai letto e studiato.

  8. pulsatilla

    E non scrivere terapia fisica conservativa.
    in medicina il superfluo è dannoso.
    conosci una medicina fisica che non sia conservativa?

  9. bogar67

    pulsatilla
    avevo pc a riparare 🙂 si rovescio bimane, penso però che oramai è davvero tanto tempo che non gioco sul serio, mi pare marzo 2010, ho lasciato che ero 83 kg e adesso sono 88 PER 1,79, mia moglie e mia figlia dicono che per correre non ci sta bisogno di usare racchetta ma mi sono un pò impigrito.

  10. anto

    Complimenti all’autore dell’editoriale, argomento molto interessante. Ho sofferto di epicondilite, a causa di una racchetta troppo rigida, e di un settaggio corde mono-filamento eccessivo. La racchetta in questione era la radical della head. Non riuscivo a guarire, ho provato le onde d’urto, niente da fare, ho provato il laser, niente,,,alla fine il mio medico curante mi ha fatto due infiltrazione, e dopo un mese di riposo e un cambio di racchetta, la ki della Kennex quella che usa Seppi, ho ripreso a giocare. Uso sempre il tutore al gomito per precauzione ma fortunatamente l’epicondilite è quasi sparita, sono stato fortunato.

  11. zorromancino

    @ falco, complimenti per i tuoi articoli, molto interessanti. Premetto che non sono un medico, ma un appassionato tennista da parecchio tempo, e un gran curiosone sulle attrezzature ,e quant’altro gravita sul mondo del tennis.Puoi darmi ulteriori delucidazioni in merito all’ampiezza della presa ?
    “Con l’impiego di un regolo, si misura la distanza tra il solco palmare prossimale e l’apice dell’anulare. Occorre posizionare il regolo tra l’anulare e il medio per sistemarlo correttamente sul solco palmare prossimale. La misura ottenuta è la dimensione corretta dell’impugnatura: se la misura è di 12 centimentri, la corretta impugnatura deve misurare 12 centimetri.” cioe’ la racchetta deve avere un diametro di 12 centimetri?? Inoltre come si fa a vedere Bene il solco palmare prossimale?? E’ questione di centimetri..che potrebbero essere importanti. Inoltre puo’ influenzare mettere Overgrip ,che in qualche modo anche se di poci mm, puo’ cambiare l’impostazione dell’impugnatura e dei vari movimenti??
    P.s.: mi devo ritenere fortunato..facendo il rovescio ad una mano..al momento questo problema non l’ho avuto…e tocco ferro!!!
    Grazie per la risposta.

  12. mah, io posso accettare anche critiche sulla mia cultura medica, ma sul mio modo di scrivere proprio no :)!… tralasciando gli errori di battitura, il nessun paragrafo e la punteggiatura altalenante sono frutto di un continuo studio nel trasferimento del parlato sullo scritto…in pratica io scrivo come magno, e scrivo come penso, una sorta di flusso dai neuroni cerebrali al dito indice che batte sulla tastiera ( e prima dell’avvento dei computer alla penna)… Come vedi non sono stato pedante e pignolo come pulsatilla, ma confermo: come l’hai scritto tu, non e’ opera divulgativa ma sembra un trattato scientifico e poiche’ vi sono degli errori il fatto che tu non sia medico ti rende vittima di critiche…Se parli di PA invece sei un Preparatore, sei tu il Responsabile di quello che scrivi, al massimo ti scontri con Mad Max… Ma e’ tutta Filosofia …
    Mia opinione, sia ben chiaro, mio consiglio,io del resto sono piu’ invogliato all’aneddotica( vedi il gioco delle freccette) che a spiegarvi la differenza fra epicondilite e epitrocleite, altri invece si sentono portati piu’ ai discorsi scientifici, orgamizzati sistematicamente, etc etc…si tratta anche di predominanze di un lobo cerebrale rispetto ad un altro…io ho fatto medicina per sbaglio, altri avrebbero voluto o dovuto farla ( vero pulsatilla?, che pero’ ha un ottimo stile ‘divulgativo’, devo dire…io no, io parlo come magno, con nessun paragrafo e punteggiatura altalenante…alla Versione di Barney! tseh, magari…)

  13. pulsatilla

    Stefano,
    è chiaro che hai una vocazione da scrittore.
    Il mio tarlo invece è la ricerca della verità. E mai mi sarei aspettato, qualche anno fa, che nell’ambito del tennis la ricerca della verità fosse pari a quella del fondamento dei miei studi filosofici.
    Se Lorenzo sapesse che l’epicondilite è una delle malattie più misteriose della medicina…
    esistono forme di epicondilite bilaterale che insorgono acutamente in soggetti in cui il più grande sforzo fisico giornaliero è quello di sfogliare la gazzetta dello sport la mattina. sono misteri della medicina. alcuni ricorrono a tutte le terapie possibili e non guariscono, altri non fanno niente e guariscono altrettanto misteriosamente.
    Ma nel tennis una causa c’è ed è chiara ed è su questo che bisognerebbe discutere e riflettere a lungo, anche a livello dirigenziale Fit: il ROVESCIO.
    Il rovescio ad una mano eseguito non correttamente ma a volte anche correttamente e il rovescio bimane in cui la mano dominante resta sempre quella del dritto, ad esempio la destra nel destrimane, queste sono le cause.
    A mio parere il rovescio ad una mano va eliminato, in maniera radicale. Io porrei il divieto ai maestri di insegnarlo ai bambini.

  14. andrew

    sinceramente non mi sembra che molti tennisti professionisti o comunque agonisti soffrano di gomito del tennista…

    anch’io credo che sia stato un fenomeno legato al modo di giocare del passato e che molti quarantennis-cinquantennis si portano dietro in quanto giocano ancora con tali canoni…

    è più facile che in un maestro insorga il gomito del tennista dando la palla al cesto che in un agonista…

    oltre al rovescio, anche il diritto giocato con la leva a fianco del corpo con avambraccio bloccato va a sforzare sul gomito…

    più preoccupante invece è la sifilide del tennista..

  15. alex farol

    Io ringrazio Lorenzo Falco, e anche gli altri che sono intervenuti, visto che soffro di questa patologia. E ne soffro da pochi mesi, da quando ho abbandonato (alla bellezza di 42 anni) il diritto bimane per cercare di migliorarmi con un diritto da una mano (è ovvio che a 42 anni, pur avendo discrete gambe arrivo più tardi sulla palla, quindi il mio gioco deve migliorare tecnicamente perchè il degrado fisico è ormai ad un passo 🙂 ). La cura che ho fatto è RIPOSo, anche se per guadagnarmi da vivere scrivo ancora a penna (ho l’obbligo) e cmq l’ìuso del pc è sconsigliato. Ho ripreso a giocare da una settimana, vediamo come va. In ogni caso vi ringrazio veramente tutti e non solo per questo articolo e i relativi commenti, ma perchè ritrovo in voi la mia stessa passione per il tennis e soprattutto per lo scambio di idee in un mondo che è ormai di una superficialità alluncinante e tutto fa meno ragionare!

  16. taglia64

    Sono un maestro di tennis.
    Il rovescio si insegna a una mano perché in tal modo è possibile la gestione delle rotazioni.
    Il rovescio bimane è figlio della spesso troppo giovane età di chi comincia a giocare a tennis e non riesce a sostenere lo sforzo del “braccio-racchetta” durante l’esecuzione del colpo.
    Ricordo poi a tutti che le statistiche non costituiscono mai prova, semmai inducono ad approfondimenti magari scientifici: Borg e Vilas soffrivano di epicondilite pur essendo assolutamente titolari di rovescio bimane, così come l’attualissimo Nadal.
    Federer, Edberg, Sampras per citare alcuni dei migliori rovesci ad una mano mai visti nel cicuito ATP, non hanno mai sofferto di tale disturbo.
    Riguardo poi a chi critica l’utilizzo del termine epicondilite laterale vorrei dire che l’ignoranza non andrebbe mai esibita: la porzione distale non articolare dell’omero è infatti costituita dall’epicondilo laterale e dall’epicondilo mediale (o epitroclea) molto meno sviluppato.
    Il condilo invece, insieme alla troclea, costituisce la porzione articolare dell’omero.
    Buon tennis a tutti

  17. luca63

    Ciao a tutti, io gioco(male) da quasi 40n anni e ne ho 52, rovescio ad una mano, mai sofferto di epicondilite fino a dieci anni fà, a fronte di almeno un ora al giorno di gioco. (all’epoca usavo una babolat Pure control, corde in budello tensione 25/26 kg.) Ho quindi sospeso le mie gesta all’incirca nel 2009, anche a causa di un intervento per una stenosi del forame cervicale.
    Riprendendo quest’anno non vi dico i dolori di gomito e spalla, nonostante periodi di riposo forzato.
    Posso quindi pensare che sia un problema di invecchiamento dell’arto, oltre al resto evidentemente..?

  18. Alessandro Nizegorodcew

    @Luca63
    Ciao Luca ho segnalato il tuo commento all’autore dell’articolo che provvederà a risponderti nell’arco di qualche ora (max un paio di giorni)

  19. Ciao Luca63, provo a risponderti. Per una risposta più appropriata è necessario che tu consulti un ortopedico sportivo con cooscenza di neurochirurgia.
    In base all’esperienza lavorativa con persone che segue e che hanno manifestato problematiche simili alle tue, ti posso dire che la diagnosi deve essere accurata. Si può confondere, a livello di sintomi, un’epicondilite laterale con, invece, una compressione nervosa.
    Propenderei per definirla come una problematica prevalentemente legata all’artrosi e al pregresso intervento per la stenosi.
    Legami con il gesto – tennis e con la strumentazione non ne vedo moltissimi.
    Spero di esserti stato utile.
    Buon tennis!

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