La leva tennistica della classe ‘98

di - 2 Dicembre 2015

Stefan Kozlov

di Salvatore Greco

La stagione 2015 si è conclusa con verdetti ritenuti quasi all’unanimità estremamente conservativi: Novak Djokovic ha conquistato tre dei quattro tornei del grande slam, sei dei nove Masters1000 stagionali e le Finals di Londra, con quest’ultimo torneo che ha sancito la chiacchierata realtà del progressivo invecchiamento del tennis di vertice con numeri precisi: per la prima volta l’età media degli otto partecipanti superava i trent’anni (fonte Branchstats).

Gli attesi eredi al trono hanno mancato l’appuntamento un’altra volta e sarà sempre più difficile nel 2016 parlare di Kei Nishikori (1989), Milos Raonic (1990) o Grigor Dimitrov (1991) come di giovani ricambi; specie per il giapponese l’età della maturità tennistica dovrebbe essere già stata raggiunta ma né lui né gli altri di questi al momento sembrano in grado di scalfire concretamente il potere degli “anziani”.

Qualcosa di molto più interessante si è mosso invece tra i giovani “veri”, quella generazione tennistica nata tra il 1995 e il 1998 che è già in grado di esprimere talenti cristallini come quello di Nick Kyrgios (1995), in divenire come quello di Hyeon Chung (1996) o decisamente promettenti come quello dell’americano Taylor Fritz (1997) o del russo Andrej Rublëv (1997). Non parliamo probabilmente di giocatori pronti a compiere il salto definitivo di qualità entro il 2016, ma che possano arrivare a scavalcare la generazione del guado citata pocanzi è un pensiero che viene in mente a molti, quasi inevitabilmente.

Altrettanto promettente sembrerebbe essere il manipolo di tennisti non ancora diciottenni ma che già portano a casa risultati e interesse nel circuito maggiore, attualmente nella top-600 ATP sono in sette e tutti già più o meno noti agli appassionati. Scopriamo le loro prospettive di crescita nella prossima stagione a partire da quanto mostrato nel 2015 e dalla scalata del ranking compiuta negli ultimi mesi perché è evidente che la montagna non ha nessuna intenzione di andare da Maometto, ma Maometto non starà certo a guardare la montagna.

Frances Tiafoe – n.180 ATP (best ranking 178)

Il ragazzo del Maryland è stato protagonista delle nostre pagine innumerevoli volte quest’anno e non senza motivo: dopo un inizio di stagione passato a remare nei Futures ha passato una primavera da autentico protagonista con tornei giocati molto bene sull’har-tru che gli sono valsi anche la wild card americana per il Roland Garros e poi ha notevolmente rallentato la sua corsa pur raggiungendo buoni risultati in finale di stagione. Chiude il 2015 intorno alla posizione 180 del mondo quando alla settimana del 5 gennaio faceva segnare la n. 1143.

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Il primo “crack” stagionale Tiafoe l’ha avuto subito con la partenza importante nei futures americani di gennaio (una semifinale partendo dalle qualificazioni, una finale e un quarto di finale in altrettante settimane) per riceverne un altro poche settimane dopo con la conquista del suo primo (e finora unico) titolo sul cemento di Bakersfield (USA F10) prima dell’assestamento importante con i challenger primaverili su terra verde che gli sono valsi la top-400 e la crescita costante per quanto inferiore in termini di utilità marginale che l’ha portato all’attuale eccellente posizione n.180 del ranking.

Partendo da qui nel 2016 lo vedremo verosimilmente impegnato nelle qualificazioni per l’Australian Open e magari in vari tabelloni di quali a livello ATP oltre che in molti challenger, cosa che per un atleta americano è comunque piuttosto agevole, come la possibilità di ottenere wild card per giocare anche tornei di livello significativo.

Ad oggi l’esplosività dei colpi e l’istinto per le soluzioni d’attacco sono armi preziose per Tiafoe ma che non coprono abbastanza la forte tendenza a commettere gratuiti quando cerca la profondità caricando di spin con il diritto e una tenuta mentale non sempre all’altezza, difficile che con queste caratteristiche arrivi un exploit entro dodici mesi, più probabile una stagione di transizione magari con meno risultati in termini di punti ma con un gioco più maturo alla fine della fiera.

Duck Hee Lee – n.236 ATP (best ranking 236)

Come nella migliore tradizione orientale il giovane coreano vive lontano dai riflettori, ma inanella risultati, concretezza e buon tennis mettendo in mostra anche una solidità psicologica non indifferente per un ragazzo di quest’età. Ha iniziato la stagione 2015 partendo dalla posizione n.505 e la chiuderà intorno alla n.236, suo attuale best ranking. Il momento chiave della sua stagione l’ha avuto a maggio dopo due titoli vinti sul cemento in Indonesia a livello Futures e il quarto di finale raggiunto nel challenger cinese di An-Ning.

Le curiosità che lo riguardano non sono poche, è chiaramente un giocatore più a suo agio sul cemento che sulla terra dove –oltre gli atipici campi di An-Ning- si è misurato solo a Padova giocando non più di due partite. Padova, per altro, è stata finora la sua unica apparizione extra-asiatica da professionista all’interno di una stagione per il resto giocata tutta nel Far East. Sembra probabile che il giovane Lee scelga di giocarsi anche la prossima stagione accumulando punti “comodi” dove meglio si può esprimere, magari provando un po’ di più ad abbandonare la sua confort zone, ma sempre in modo graduale. D’altro canto guardando la sua progressione di ranking nel 2015 la crescita regolare sembra appartenergli pienamente.

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Stefan Kozlov – n.353 ATP (b.r. 353)

È stato l’anno della mancata conferma per il golden boy del tennis americano chiamato a rispondere alle corpose pressioni di tutto il movimento a stelle e strisce dopo il famoso (famigerato?) torneo di Sacramento del 2014 che consegnò al tennis mondiale l’immagine del baby fenomeno dal tocco magico. Ne avevamo già parlato altrove, il 2015 di Stefan Kozlov non è stato dei più brillanti, marchiato da tornei inconcludenti e partite perse in maniera a volte gratuita contro avversari più che superabili, sconfitte arrivate da un misto di forte tensione e scarsa concentrazione, di certo non per colpa del tennis che –fatti salvi alcuni aggiustamenti dovuti allo sviluppo fisico repentino- è rimasto quello pulito e coordinatissimo che l’aveva reso famoso. Rispetto ai due coetanei che lo precedono in classifica è cresciuto relativamente poco in termini di ranking passando dalla posizione 466 con cui si presentò a gennaio alla 353 intorno alla quale chiuderà il 2015, ma non ha avuto un peso indifferente in questo senso la cambiale della finale di Sacramento pagata equamente in termini di classifica, come si evince dal grafico. Per quanto riguarda i risultati, l’iniezione di fiducia dopo la campagna di Bielorussia che ha portato al ragazzo originario di Skopje il primo attesissimo titolo non sembra aver dato la continuità che effettivamente si sperava (ma forse è impietoso il confronto con il cammino da mattatore del connazionale Taylor Fritz), per immaginare un 2016 diverso e all’altezza delle aspettative qualcosa deve radicalmente cambiare.

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Orlando Luz – n.453 ATP (best ranking n.449)

Il ragazzo brasiliano è stato protagonist nel 2015 di una progressione notevole, simile per rapidità e potenza a quella di Tiafoe anche se più a “scaloni” come si intuisce dal grafico, fatto sta che il tennista verdeoro è partito a gennaio 2015 dalla posizione 1200 delle classifiche mondiali per attestarsi oggi alla numero 453, tutto all’interno di una stagione in cui si è concesso alcune importanti apparizioni nel circuito juniores come quella casalinga di Porto Alegre e quella del Bonfiglio.

Tra i grandi ha ottenuto importanti risultati nei due challenger brasiliani di Santos e San Paolo che gli hanno offerto una wild card ad aprile e che lui ha ricompensato raggiungendovi rispettivamente la semifinale e i quarti di finale oltre a due finali a livello Futures: quella persa ad Este dall’italo-argentino Francisco Bahamonde e quella di Santa Maria in Brasile nella quale a togliergli la gioia del titolo è stato il connazionale Joao Menezes.

Sulla crescita di Luz per quanto mi riguarda sono più le ombre che le luci a farla da padrona. Il gioco del brasiliano è potente e solido da fondocampo quanto poco rapido nei movimenti, motivo per il quale sarà interessante vederlo cimentarsi finalmente sul veloce dove quest’anno da professionista non ha giocato un punto (i risultati junior non sono un buon termometro, probabilmente falsati dalla supremazia fisica che un ragazzo della sua stazza può imporre sui coetanei). I dubbi che lo riguardano partono insomma dal timore che i margini di miglioramento siano per lui piuttosto esigui e che il bagaglio tecnico di cui ora dispone non possa arricchirsi più di tanto. A meno di grosse novità che però ad oggi sembrano improbabili, il 2016 di Luz sarà all’insegna della crescita parziale in giro per i campi in rosso d’Europa e d’America, malinconico preludio di una carriera da buon giocatore da terra battuta o poco più.

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Michael Mmoh (n.456 ATP – best ranking 385)

Tra i ragazzi americani, l’abbiamo già detto, è uno dei meno accattivanti per la stampa eppure il giovane di origini saudite è stato protagonista di una stagione di livello assoluto con due titoli Futures conquistati e una serie di buoni risultati raggiunti in altri tornei, anche di livello challenger. Da americano di impostazione piuttosto classica ha un gioco potente da fondo, che si sposa alla perfezione con il cemento, un po’ minore la confidenza con la terra dove i risultati per il momento faticano ad arrivare come dovrebbero. Il 2016 per lui può comunque essere un anno molto importante in cui iniziare a giocare anche a livello challenger con continuità e aumentare sensibilmente il suo best ranking.

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Stefanos Tsitsipas – n. 572 ATP (best ranking 572)

Il giovane greco suscita curiosità in molti e pure una certa simpatia motivate da quel rovescio a una mano incredibilmente inusuale per un ragazzo della sua età in quest’era così radicalmente bimane. Al suo primo anno da professionista (anche se misto, attualmente è in gara al torneo giovanile Eddie Herr) ha dimostrato capacità interessanti tradotte in una buona crescita nel ranking con un passaggio dalla posizione 1278 di partenza a quella attuale di 572 del ranking mondiale. La federazione greca gli ha concesso la possibilità di partecipare al poco che il tennis ellenico può realmente offrire, vale a dire la serie di Futures che perlopiù si svolge sull’isola di Creta a Candia (Heraklion), tornei in cui comunque il giovane Stefanos si è saputo far valere in più di un’occasione concludendo con la finale conquistata nell’edizione Greece F9 del medesimo torneo e poi persa contro il canadese Steven Diez. In seguito è arrivata anche il primo trofeo stagionale, sul cemento cipriota, alla conclusione di un torneo non banale durante il quale aveva superato  l’esperto slovacco Adrian Sikora e il giovane francese Enzo Couacaud.

Visti gli scarsi mezzi della sua federazione, difficilmente vedremo Tsitsipas nel 2016 carpire wild card che gli permettano di saltare delle tappe, ma se la continuità di buoni risultati che ha iniziato a mettere in cascina negli ultimi due mesi sarà tale anche nel 2016 è plausibile che la sua crescita continui, anche senza l’esplosività e la mediaticità che ci si potrebbe aspettare.

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Mikael Ymer – n.588 ATP (best ranking 588)

Mentre il fratello Elias si prendeva la briga di qualificarsi a tutti e quattro i tornei maggiori coronando il suo personalissimo grande slam, il più giovane Mikael non è stato a guardare e  a livello junior ha fatto valere la sua forza conquistando tra gli altri il grade1 di Marcinelle in Belgio e la finale a Wimbledon, dove l’ha sconfitto solo il coriaceo americano Reilly Opelka. Non ha mancato di fare risultati anche da pro’, anzi, ha conquistato come Tsitsipas il suo primo titolo in carriera, a maggio sulla terra di casa dei campi di Bastad e solo Joe Salisbury al terzo set l’ha privato del bis qualche settimana dopo sempre in Svezia, ma  a Danderyd in condizioni indoor.

Le opinioni sul più giovane degli Ymer sono piuttosto polarizzate tra i suoi detrattori che attribuiscono i suoi successi juniores a una forza mentale comunque inusuale per l’età e quelli che invece lo ritengono addirittura più futuribile del fratello maggiore. La classifica conquistata quest’anno non gli  permette ancora di poter affrontare i tornei challenger, ma d’altro canto parliamo di un ragazzo che ancora alterna tornei under-18 e professionistici, il passo nei Futures va ancora compiuto in maniera completa. Se poi la crescita dovesse essere repentina come nel 2015, il circuito cadetto dell’ATP lo accoglierebbe a braccia aperte.

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8 commenti

  1. Andi

    Ed i nostri ? Calma piatta quasi per tutto l’anno , poi tra ottobre e novembre 2/3 tornei ad alto livello dal nulla (zero punti ITF ) di Guerrieri , battuti 300,500,700 atp. Vedremo l’anno prossimo se il suo livello è così lontano da quello di questi top. La cosa che però fa più sorridere con le valanghe di discussioni lette in questi anni su come creare il giocatore , Bollettieri, la Spagna , il team specializzato, tutti da Piatti , tutti in Francia…….il nostro Andrea ancora per oggi sedicenne per provare ad emergere è….restato a Casa ! Anzi attraversa la via Emilia tra Correggio ed Albinea (sempre Reggio è) . In bocca al lupo a Guerrieri sottovalutato ed ignorato da tutti fino a due mesi fa ma da sempre ben presente a chi ha un figlio (ex tennista ) nato nel 1998 in Emilia Romagna.

  2. Kevin

    Commento ingeneroso (tralascio la chiosa conclusiva…) su Luz per come sappia stare in campo e per i margini di miglioramento che ha, eccome, servizio in primis. Non molti suoi coetanei sono capaci di far viaggiare la palla come Orlandinho. Per la supremazia fisica, Luz impressionò gli addetti ai lavori già a 15 anni, quando affrontò Quinzi nel 2013.

  3. Salvatore Greco

    @Kevin,

    non ho assolutamente nulla contro il ragazzo e non nego la pesantezza di palla, ma resto dell’opinione che il suo apice non sia poi così lontano dal livello di adesso.
    Per il resto, che dire, sarò veramente felicissimo di sbagliarmi se vorrà smentire questa mia sensazione, ma per me è dettata da quello che finora ho visto…

  4. Kevin

    Bah, l'”apice” dipende da come lavori (tra l’altro non so se ancora si alleni con Passos). Per “buon giocatore da terra battuta” cosa intendi?

  5. Alessandro Nizegorodcew

    Caro Andi,

    ecco come più di un anno fa (non due mesi) Spazio Tennis sottovalutava Guerrieri: http://www.spaziotennis.com//2014/09/andrea-guerrieri-mi-ispiro-a-rafa-nadal/
    http://www.spaziotennis.com//2014/09/guerrieri-andrea-campionati-italiani-under16/

    Occhio a dire “sottovalutato da tutti”. Perché qui sei nella casa di chi il mondo junior lo segue meglio di tutti. Sul resto si può discutere e sicuramente ci saranno altri più bravi e preparati di noi. Ma qui caschi male 😉 Un saluto

  6. Salvatore Greco

    @andi,

    ovviamente dipende da come lavora, però se tutto un anno il cemento l’ha visto con il binocolo questo mi dà l’idea di una preparazione un po’ troppo radicata sulla terra e -come ho scritto- se non arriveranno cambiamenti (che magari arrivano, per carità) resterà un buon giocatore da terra perché spinge bene da fondo pur non avendo un colpo letale e un servizio piuttosto “normale”.
    Vedremo quanto e come giocherà su superfici veloci nel 2016 per capire come si adatterà avendo di fronte un trentenne burbero anziché un sedicenne mingherlino, se riuscirà a migliorarsi e se ne avrà voglia anche

  7. Andi

    @ Alessandro ,mi scuso, in realtà non volevo assolutamente riferirmi a Spaziotennis che leggo sempre e che so benissimo che fa un opera straordinaria….solo che forse un pò in generale quando si nominavano (prima di ottobre)in varie interviste i top tra i 97-98-99 ho letto spessissimo di Moroni, Della Valle, Ramazzotti , Pelleglino, Ciurletti, Mosciatti …tutti molto più pubblicizzati, mi pare. Ma ammetto di essere un po’ generico. Io di Guerrieri sento parlare da quando era under 10 , sono di parte 🙂 Andrea

  8. cataflic

    A me invece Guerrieri era sfuggito, finchè me lo son trovato per caso davanti in un open quali per gli internazionali di Roma.
    Notevole devo dire (già a livello future) il rovescio incrociato ed una certa “quadratezza”, ma indietro con servizio e dritto.
    Non mi è sembrato un crack, ma uno che se lavora tanto e bene può farcela a fare una carriera come challengerista.

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