Le abilità visive e percettive nel tennis

di - 29 marzo 2017

Salve a tutti, mi chiamo Sergio Costa e sono uno psicologo dello sport di Roma. Lavoro in questo ambito, e in particolar modo nel tennis, da qualche anno, sia per circoli e atleti privati che per la federazione. Ho avuto il piacere e la fortuna di scrivere su questo sito qualche articolo in merito alle mie ricerche e ai lavori che sto portando avanti, e vorrei continuare su questa strada per dare modo di rimanere aggiornati sulla preparazione mentale. Durante la ricerca di materiali utili per il mio dottorato in Neuroscienze e Imaging all’Università di Chieti, iniziato a novembre 2016, mi sono imbattuto in un interessante elaborato che tenta di spiegare l’importanza delle abilità visive e dell’anticipazione nei giocatori di tennis.

Come psicologo dello sport ho colto quindi la palla, o meglio, la pallina al balzo per fare un po’ di chiarezza su un argomento molto delicato e di grande attualità, cercando così di spiegare anche quale sarà la mia attività e progetto all’interno del dottorato, e di come tale argomento posso essere fondamentale all’interno della preparazione mentale. Per ulteriori chiarimenti vi consiglio di leggere l’articolo “Does Visual Training Provide Competitive Advantage in the Perceived Stressful Situations of a Tennis Match?” del mio amico Federico di Carlo oppure di rimanere aggiornati su questo sito, seguiranno infatti altri articoli che approfondiranno questo argomento.

Leila Overney e colleghi presso l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL) in Svizzera hanno scoperto che i giocatori di tennis sono spesso migliori, rispetto al resto della popolazione, nelle abilità percettive, come la discriminazione della velocità e del tempo. Gli autori hanno cercato di determinare se giocare a tennis migliora solo gli aspetti sport specifici della percezione visiva (come la stima della velocità della pallina da tennis) o più in generale le competenze di base percettive, come il rilevamento della velocità in generale.

I ricercatori hanno confrontato le prestazioni dei giocatori di tennis esperti con quelle di non atleti e di atleti di un altro sport (triathlon) per verificare eventuali differenze legate allo sport e più in generale alla forma fisica.

Ogni soggetto ha quindi effettuato sette prove visive, che coprono una vasta gamma di funzioni percettive, tra cui il movimento e la trasformazione temporale, il rilevamento di oggetti e l’attenzione, rispondendo attraverso dei pulsanti a degli stimoli proposti dal computer.
Overney e colleghi, nel loro articolo “Enhanced Temporal but Not Attentional Processing in Expert Tennis Players” (2008), hanno concluso che alcune capacità percettive sono positivamente associate al giocare a tennis, tra cui la velocità di elaborazione, e che i giocatori di tennis sono spesso più veloci e più precisi; tuttavia, gli effetti osservati sono piuttosto poco significativi per confermare che il tennis migliori tali abilità o che viceversa che tali lavori specifici possano migliorare la prestazione tennistica, come confermato anche dalla review di Federico di Carlo (2016).

La percezione visiva è caratterizzata da processi di elaborazione, selezione, confronto, memorizzazione nei quali, oltre alle informazioni visive, partecipano quelle di altri sistemi sensoriali, in particolare vestibolare, propriocettivo, tattile e uditivo. Successivi lavori dovranno quindi essere in grado di dimostrare come i giocatori riescano ad anticipare i colpi del proprio avversario e a decidere in fretta cosa fare sotto pressione. Tali informazioni permetteranno all’atleta, insieme allo psicologo dello sport e all’allenatore, di mettere in atto delle strategie di potenziamento per migliorare le prestazioni tennistiche, attraverso stimolazioni multisensoriali orientate ad ottenere un processo di integrazione.
Durante un’attività motoria e sportiva, come il tennis, un atleta deve continuamente confrontarsi con diverse situazioni interattive (avversario, pallina, …), attività (ricerca della palla, giocare la pallina, ecc.) e contesti (durante il gioco, nelle pause, ecc.), che prevedono la necessità di una decisione immediata. Le scelte, in un processo decisionale, sono prevalentemente soggettive, determinate da caratteristiche fisiche e psichiche, interne ed esterne al decisore stesso e sarà proprio il modo in cui l’atleta percepirà il contesto che farà la differenza tra una buona e una cattiva decisione (Bar-Eli, et al., 2012).

Vi invito quindi a seguire i prossimi aggiornamenti e articoli su questo sito perchè andrò ad approfondire nel dettaglio, di pari passo con gli sviluppi della mia tesi, il concetto di anticipazione, reazione e decision making, prestando particolare attenzione alle attività corticali e ai relativi cambiamenti nel cervello.

Bibliografia:
Bar-Eli, M., Plessner, H., and Raab, M. (2012). Judgment, Decision-Making and Success in Sport. Oxford: Wiley.
Di Carlo, F. (2016). Does Visual Training Provide Competitive Advantage in the Perceived Stressful Situations of a Tennis Match. Journal of Sports Science, 4, 325-331.
Lisi, R. (2009). Tennis e salute. Come migliorare il proprio tennis ed evitare inconvenienti psicofisici. Lombardo Editore, Roma.
Overney, L. S., Blanke, O. and Herzog, M. H. (2008). Enhanced Temporal but Not Attentional Processing in Expert Tennis Players. PloS One, 3, 1-9.
Schmidt, R. A., and Lee, T. D. (2005). Motor control and learning: a behavioral emphasis (4th ed.). Champaign. IL: Human Kinetics.

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