La Crisi Usa? Non si allena il Footwork

di - 23 Aprile 2014

footwork

di Giampaolo Mauti

Ciao a tutti i lettori di Spazio Tennis. Innanzitutto volevo fare i complimenti per il nuovo sito che seguo sempre con molta attenzione.

Come penso sia balzato all’occhio di molti appassionati tennisti nel torneo Masters 1000 di Montecarlo non erano presenti tennisti americani in main draw e tantomeno nel tabellone di qualificazione. Non so per certezza se è la prima volta nella storia che in un torneo di una certa grandezza non ci sono tennisti statunitensi ai nastri di partenza, ma sicuramente questo è un fattore che pone tantissime domande sul movimento tennistico americano.

Capisco anche che nel Masters 1000 di Montecarlo l’iscrizione non sia obbligatoria, ma sono sicuro per esempio che a Cincinnati non succederà mai che nessun tennista europeo si presenti nel main draw e in qualificazioni. Le ragioni di questo avvenimento possono essere tante e difficili da capire ma sicuramente il movimento statunitense maschile al momento non è un movimento in piena salute. Scorrendo l’Atp Ranking troviamo John Isner all’11 posizione e poi altri sei americani tra 60 e 100 Atp. Potrebbe essere una scelta di programmazione o altro ma lavorando da ben 7 anni negli Stati Uniti ho fatto delle deduzioni e discusso proprio di questo durante il recente torneo di Miami con parecchi addetti ai lavori.

Una cosa che vedo un po’ mancare nell’insegnamento e nello junior development è il footwork. Proprio gli Stati Uniti erano un modello di footwork negli anni passati con alcuni esempi di giocatori come Agassi, Courier, Chang, Krickstein, Gilbert, ecc… Da quello che noto in giro si da parecchia importanza alla biomeccanica e alla tecnica dei colpi, ovviamente importantissima, ma si dimentica un po’ il fattore footwork e la parte strategica, che sono alquanto importanti nella crescita dei giovani.

Proprio per questo alla Rick Macci Tennis Academy dove oramai lavoro da 7 anni abbiamo deciso di puntare tantissimo anche su questa parte che abbiamo notato essere carente. Grazie all’esperienza di Leonardo Caperchi, che come ormai penso sapete tutti è venuto dalla a far parte del nostro staff, cerchiamo di apportare delle aggiunte molto interessanti al programma dei ragazzi.

Crediamo tantissimo nel fattore footwork visto che a livello di insegnamento di tecnica tennistica, di conoscenze della biomeccanica, qui negli Stati Uniti penso siano ad un livello di eccellenza. E’ anche molto stimolante vedere bambini che dopo alcuni specifici lavori di footwork iniziano a muoversi tipo giocatori, invece di continuare a strillare loro “muovi i piedi” oppure “piegati di più”. E’ come chiedere a una persona che non ha mai giocato a calcio di fare una diagonale o di marcare a zona o ancora di fare il fuorigioco.

Le cause del non eccezionale momento del movimento maschile possono essere innumerevoli, ma quella del footwork credo vada messa in risalto. Un grande saluto a tutti i lettori, aspetto le vostre riflessioni e domande…

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8 commenti

  1. stefano grazia

    This is interesting. Se devo riflettere sulla mia esperienza americana, la prima cosa che mi balza in mente in realta’ e’ la parola FOOTWORK. Il Footwork era alla base dell’insegnamento dello Strategy Zone Program alla Bollettieri Academy ai tempi in cui il Programma era condotto da Lance Luciani e Margie Zesinger e mi ricordo di averlo in pratica introdotto io, come termine, ai lettori del BraccoUbaldo Show prima e di ST poi gia’ quasi 10 anni fa…quando Buzzelli e Jo Catizza per bocca del Principe Buzzurro parlavano, piu’ o meno correttamente, di Preparazione Atletica Precoce e Specifica, io parlavo di Footwork e dei video dello Strategy Zone e degli allenamenti mirati per bambini di 7-10 anni, basati esclusivamente o quasi sul footwork con una serie di 10-12 modi di colpire la palla ( hop, jump shot, mogul, one foot pivot, two foot pivot, etc) e dei video di Pat Etcheberry, altro guru del footwork, che con altri termini piu’ o meno raccontava le stesse cose che, a suo dire, avevano fatto la differenza prima con Jim Courier e poi con Ju Ju Henin. All’interno della stessa Bollettieri, mi ricordo, c’erano resistenze da parte dei senior coaches, incluso Chip Brooks,che di li’ a poco sarebbe poi diventato il Tennis Director prima della malattia che lo costrinse poi a farsi da parte, che mal sopportavano che un non coach come Luciani ( nato soprattutto come esperto di videoanalisi ) avesse in pratica creato un Academy all’interno dell’Academy, ma a mio parere la vera decadenza dell’Img/ Bollettieri comincia con la chiusura del Programma Strategy Zone avvenuta 4-5 anni fa, guarda caso quando mio figlio comincio’ l’avventura come Full Timer. Che cosa era questo Programma? Semplicemente un mezzo per preparare tecnicamente i ragazzini dai 7-8 anni ai 12 anni: avevano una decina, forse venti ragazzini da tutte le parti del mondo che venivano due, tre, quattro volte all’anno a farsi una o due settimane e poi tornavano a casa e se il loro coach era furbo, continuavano a fare le stesse cose anche con lui. Nicholas fece proprio cosi’ e dopo esser stato da Bolletta un paio di volte d’estate, dall’eta’ di 8 anni, era stato accettato nel Programma e lo portavamo a Natale, Pasqua e d’estate…. Voi direte: si, vabbe’, ma alla fine non ha combinato un cazzo. Verissimo, ma tutti quelli che l’han visto giocare e muoversi dicevano che tecnicamente era ineccepibile. Poi, che non avesse, a dispetto delle prime apparenze, los cojones o il fire inside o la voglia di soffrire, be’ questo e’ un altro paio di maniche. Ma il footwork di Nicholas e’ sempre stato perfetto…il problema e’ che poi, in partita, era pigro, non ne aveva voglia,o semplicemente non accettando di trattare allo stesso modo vittoria e sconfitta, those impostors, si e’ perduto per strada. Ora, tornando al Footwork: dopo la cacciata di Luciani , dovuta anche a motivi interni e politici, all’IMG la PA rimase completamente affidata ai Preparatori Atletici dell’IP, un programma sponsorizzato prima da Adidas e poi da Under Harmour…in pratica all’interno dell’Academy c’era un Dipartimento di PA che svolgeva il compito di fare una PA polivalente per tutte le branch dell’Img Academy: tennis, golf, football, basket,soccer… Il problema era che non c’era piu’ una PA specifica per ogni singolo sport, non c’era piu’ il lavoro p recoce sul Footwork… Certo, queste cose le dovrebbe fare il Coach e infatti, anche dietro sollecitazioni di un genitore a caso ( 🙂 ), il problema venne sollevato e in effetti l’anno successivo almeno in teoria ci fu una maggior collaborazione fra Coach e PA che stavano maggiormente sul campo insieme ma insomma, non fu mai piu’ la stessa cosa, la Primavera di Lance Luciani ( e Margie, rimasta alla Bollettieri ma solo a fare il Coach) era finita per sempre. Secondo me fu un errore.
    Etcheberry…chiunque puo’ trovare e comprare i video su internet, a 15-30$ …forse non dicono nulla di nuovo ai piu’ smaliziati ma sono tutti quegli esercizi che uno puo’ fare anche in cortile e se li fa 45′ al giorno sicuramente sono 45′ spesi bene … Io mi ricordo che rimasi shockkato nel constatare come alcuni ragazzini nigeriani, ottimi tennisti di per se’, messi a fare esercizi di footwork ( da qualsiasi basic exercise sulla agility ladder ad altri piu’ complessi inclusi quelli sul SensoBuzz) facevano la completa figura degli Imbranati rispetto a Nicholas che avendoli fatti per anni sembrava un pro… il che significa che per loro i margini di miglioramento erano eccezionali …
    Che in America avessero perso un po’ di vista il Footwork puo’ essere vero, che lo stiano riconsiderando e’ senz’altro positivo …certo, non bisogna confondere il footwork solo con la scivolata sulla terra rossa, come alcuni coach, in america ed europa, fanno …

  2. Maurizio

    Di certo giocare esclusivamente sui campi veloci non aiuta, tendenzialmente la palla ti arriva, non la devi cercare come sulla terra, si gioca sull’uno-due e non su 15/20 scambi.

  3. stefano grazia

    E infatti come da noi sotto la spinta del ‘nostro’ Rob Commentucci era partito il Progetto Campi Veloci ( per partire era partito ma e’ poi arrivato?) in US si faceva il disvorso opposto e ricordo 4-5 anni fa proprio Chip Brooks parlarmi di un Progetto Campi Lenti all’ interno della USTA ma anche proprio alla Bollettieri Img dove volevano costruire o convertire una ventina di campi in terra rossa … Non so se poi l’hanno davvero fatto, son due tre anni che non metto piede dentro l’Academy, ma il ragionamento era quello di Maurizio: gli Americani consideravano il passaggio del bastone del comando da Us ad Europa dovuto principalmente al fatto di imparare a giocare sul rosso e quindi di imparare fin da subito anche a difendersi e non solo ad attaccare magari sconclusionatamente … Ne avevo anche accennato a suo tempo …

  4. Giampaolo

    @stefano grazia
    Bellissimo e interessantissimo il tuo commento Che voglio in pieno il reaoconto di quello Che ho scritto nell’articolo.
    Abbiamo cominciato con bambini di 8-9 anni ( Che tecnicamente Gia’ sono mediocremente) impostati a fare questo lavoro di footwork a cui ti riferisci e abbinando questo lavoro alla parte tecnica la qualita’ aumenta in Maniera spropositata .

  5. Giampaolo

    @maurizio
    Ciao Maurizio sicuramente giocando suo campi veloci il discorso e’ diverso ma anche Che sia veloce , erba, ecc. la palla non arriva al giocatore ma e’ il giocatore Che va a colpire la palla .
    A mio parere va’ insegnato ai bambini come muoversi ( lo possono fare in tutte le superfici ) e specialmente come muoversi quando non giocano ( il recupero dopo aver colpito) specificandogli I punti del campo da tenere in considerazione.
    Da quando abbiamo iniziato a fare questo tipo di lavoro con I bambini abbiamo visto bambini iniziare a muoversi come dei piccoli giocatorini .
    E’ normale Che bambini di 8-9-10 anni non sanno come recuperare dopo aver colpito, il momento dello split step , coordinare tutti questi movimenti tenendo la racchetta in una certa Maniera, eccc
    Allora perche’ non insegnare questo tipo di lavoro abbinandolo alla tecnica ?

  6. Giorgio il mitico

    x Giampaolo Mauti

    in effetti il parziale declino dei tennisti statunitensi mi sorprende, certo una colpa potrebbe essere porre molta enfasi su tecnica unita a potenza dei colpi e lasciare un poco indietro il “come ci si muove in campo”, non avevo mai pensato ad una cosa del genere.

  7. Leo Caperchi

    Il Doc Grazia ha dettato i tempi al declino.sono d’accordo sulla lettura.etchberry aveva toccato con il suo lavoro generazioni interi di campioni americani e secondo me quando sono generazioni inetre come fu oer il nostro belardinelli non e’ giustamente mai un caso!
    Ragazzi non siamo il golf.muoversi e colpire.muoversi e colpire con un senso tattico.muoversi colpire con un senso tattico e saper leggee alcune situazioni in cui essere coraggiosi.ma sapersi muovere come fondamento.grazie doc ora sappiamo anche dove e quando certi programmi si sono impoveriti.

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