La Preparazione Fisica del Servizio (2)

di - 9 dicembre 2011

di Lorenzo Falco (Preparatore Fisico di II Grado Fit)

Cari appassionati lettori di Spazio tennis, nell’ultimo articolo si è posta l’attenzione sulle metodologie pratiche di addestramento e condizionamento fisico del servizio nel tennis.

Ringrazio coloro che hanno contribuito ad animare la discussione: ho letto commenti pacati, mirati, educati e rispettosi delle opinioni di ogni interlocutore. Auspico vivamente che questa tendenza sia destinata a durare per ogni altra occasione.

L’articolo di questa settimana completa il piano di lavoro fisico per il servizio, descritto nel precedente contributo.

I contenuti delle pagine che seguono provengono dall’osservazione diretta delle metodologie adottate dal professor Buzzelli, coordinatore e responsabile del Centro Tecnico per l’Allenamento Ottimale, situato a pochi passi dalla città di Bologna.

I presupposti teorici delle metodologie di allenamento fisico, preparatorie al servizio sono già stati analizzati nel precedente articolo.

Esercitazioni per il servizio: la mobilità scapolo – omerale e la flessibilità del rachide

L’analisi della biomeccanica del servizio mette in luce la necessità per l’atleta di ottenere una completa padronanza dei segmenti corporei che costruiscono lo schema tronco – spalla – braccio – racchetta.

E’ dunque fondamentale che l’atleta ottenga una completa mobilità del tratto scapolo – omerale e che possieda, senza compensi, un’ idonea flessibilità del rachide.

Gli atleti possono svolgere esercitazioni alla spalliera – oltre a quelle già citate, con bastoni e palle zavorrate – enfatizzando i movimenti di apertura del tratto scapolare, allo scopo di aumentare l’efficienza e l’escursione dei movimenti generali di torsione dell’intero tronco.

Nelle foto sopra, l’atleta Enrico Burzi (325 ATP) compie alcune aperture del tratto scapolare, con allungamento dei muscoli pettorali, in appoggio alla spalliera.

Tra le esercitazioni da svolgere per favorire una controllata flessibilità del tronco in estensione, si può svolgere il ponte dorsale, da eseguire con gradualità e, nelle prime fasi, con l’assistenza di un istruttore.

Esercitazioni per il servizio: impiego di elastici e palle zavorrate

I movimenti di caricamento, rotazione e spinta che caratterizzano il servizio del tennis richiedono un consolidato trofismo della muscolatura del dorso e della spalla.
L’atleta può simulare la retroposizione della scapola, con i giusti angoli articolari, e il corretto impiego delle forze dinamiche richieste, con l’impiego di elastici di differente carico e con l’utilizzo di palle zavorrate.

Nell’esercizio mostrato nella foto a sinistra, Burzi esegue un opportuno caricamento del tronco, prima di lanciare la palla zavorrata contro la parete.
Nell’esercizio mostrato a destra, l’atleta, partendo dalla posizione supina, esegue un sollevamento del tronco, una successiva rotazione del busto e termina con un lancio impulsivo diretto avanti.

I movimenti della scapola possono essere condizionati anche con l’impiego di elastici di forza.
E’ opportuno notare gli angoli di rotazione delle scapole, i movimenti dell’avambraccio e la corretta coordinazione tra gli arti superiori.

L’atleta Manuel Righi (2.5 Under 18) simula le corrette aperture articolari del servizio con l’impiego di un elastico.

Esercitazioni per il servizio: impiego di carichi

Per condizionare l’intera catena cinetica posteriore, è utile inserire alcune esercitazioni tratte dai programmi di pesistica e di muscolazione. L’esecuzione di tali esercizi non è realizzata in forma tradizionale: Enrico Burzi esegue un pull-over in stazione eretta in forma dinamica, con l’impiego di un manubrio. Si enfatizza il caricamento degli arti inferiori seguito da una dinamica estensione degli arti superiori, in un gesto concatenato.

Esercitazioni per il servizio: l’impiego del giavellotto

Per un preparatore fisico accorto, è opportuno osservare la cinematica dell’intero movimento del servizio, con particolare attenzione al tronco e agli arti superiori.
Le tecniche di videoanalisi e gli studi di biomeccanica hanno mostrato una stretta similitudine tra il movimento di preparazione e di colpo del servizio e la gestualità del lanciatore del giavellotto, dal caricamento fino al momento immediatamente successivo al lancio.
Il Professor Buzzelli ha impiegato i risultati dei tracciati biomeccanici per costruire un supporto metodologico al servizio, servendosi dell’addestramento al lancio del giavellotto.

Nelle immagini sotto, Enrico Burzi (maglia bianca) e Manuel Righi (maglia rossa) svolgono alcune esercitazioni preparatorie al lancio del giavellotto, realizzate con l’obiettivo di riprodurre gli angoli e l’impegno muscolare del servizio nel tennis.

Conclusioni

Il preparatore fisico deve osservare ogni fase dell’ esecuzione del movimento del servizio.

L’analisi delle leve e delle forze impiegate nell’intera cinematica del gesto, permettono di adottare la corretta metodologia di addestramento fisico e tecnico.

Esperienza personale

Al termine di questo breve contributo, a completamento del primo articolo sul servizio, desidero affrontare, a brevi cenni, il racconto della mia esperienza formativa e professionale nel Centro Tecnico per l’Allenamento Ottimale, coordinato dal prof. Buzzelli.

Il Centro è situato alle porte di Bologna.

Ho avuto l’opportunità di trascorrere alcune ore accanto a Buzzelli e al tecnico che collabora con lui, Davide Scala. Ho visto all’opera Enrico Burzi, nel corso del suo allenamento fisico e tennistico. Ho apprezzato l’impegno professionale mostrato da Buzzelli e da Scala, nel seguire Manuel Righi un giovane talento dalle ottime potenzialità.

Nel corso del fine settimana appena trascorso, ho avuto l’opportunità di visionare i metodi di valutazione applicati da Buzzelli: c’è una forte attenzione per le qualità motorie dei ragazzi e un marcato interesse per la gestione di una corretta programmazione fisica e tennistica.

E’ essenziale fornire numeri, proposte di lavoro concrete e praticabili, esercitazioni specifiche e accorgimenti tecnici essenziali: ciò si realizza con una perfetta sintonia e collaborazione tra l’atleta, l’allenatore e il preparatore fisico.

© riproduzione riservata

16 commenti

  1. Stefano Grazia

    Riporto qui quanto appena scrittoladdove le Candele stanno in Aria ( per dir che e’ tutta aria fritta):
    Io rimango sempre piu’ perplesso: quando scrivi di Off Topics partendo da spunti tennistici o parto per la tangente naufragando da spunti aneddotici o consciamente mi invischio e sproloquio in derive alla Dallas e Dinasty, vengo invitato a parlare di tennis … ci sono i Monet che vogliono solo notizie tennistiche ma ci sono anche i Genitori che vogliono invece Notizie Tecniche,Saggi o Tavole Rotonde su biocinetica, ergonomia, ideazione psicomotoria quantistica complicata etc etc…poi Lorenzo Falco scrive un articolo sulla PA del Servizio e non raccoglie nemmeno un commento? si, lo so, il 99% legge solo, apprezza ma non commenta… ( ma fatemi il piacere…tra l’altro qui qualcuno, al solo citare il giavellotto, 5 anni fa lancio’ la Stagione dei Grandi Attacchi,riportando opinioni negative di un altro Preparatore…senza scendere in polemiche sterili, poteva essere interessante sviluppare in termini civili…E invece par di essere in un film di Nanni Moretti, concludevo, quando all’udire l’annuncio a fine film: Segue il Dibattito, urla con quanto fiato aveva in gola: NO!!!!IL DIBATTITO NO!!!!!!

  2. Stefano Grazia

    Vorrei aggiungere due cose: primo, che le foto dei lanci del giavellotto sembrano invertite come sequenza a meno che Burzi non acchiappi al volo il giavellotto lanciatogli con grande maestria dal Buzz; secondo, che comunque io ho sempre preferito sia al giavellotto ( che non e’ comodo da portarsi in tram o sull’aereo) ma anche al vortex, il piccolo ovale da football americano, col quale ci si diverte anche in due o tre ( lanciarlo, acchiapparlo, e magari aggiungerci anche un bello scatto) e si impara a usare la pronazione per imprimere il ‘giro’ alla palla…in Us l’ho visto usare anche da Stepanek e dalla Sharapova, ma noi avevamo cominciato a farlo molto prima, mi ricordo di aver letto qualcosa al riguardo gia’ nel 2005-6 e visto il mio background rugbistico, per affinita’ elettiva, l’avevo subito implementato…pero’ Nicholas,se ricordate, col Prof si divertiva molto anche col giavellotto e infatti il suo servizio, quando entra e considerata anche la statura, e’ sempre stato considerato un ottimo servizio… ( e tutto questo perduto, like tears in the rain…).

  3. pulsatilla

    “Inoltre il “giochino” costituisce una esperienza ed una memoria motoria significativa, diversa, divertente ed altamente correlata col gesto tecnico specifico ed anche un modo per uscire dagli schemi classici ed a volte alienanti eseguiti sul campo.”

    Riporto queste parole del Prof. Buzzelli scritte nel 2007.
    Io sono perfettamente d’accordo con lui. Ritengo il lancio del giavellotto estremamente propedeutico per il l’allenamento del servizio.
    Soprattutto per gli under, dove i dieci minuti riservati al servizio alla fine dell’allenamento, quando si è stanchi e la concentrazione va a farsi friggere, non servono a molto.

  4. andrew

    per un atleta che batte da sotto, cosa si consiglia? il ritiro? il lancio del martello?…

    LawrenceHawk: cosa ne pensi dell’allenamento del servizio con il fodero montato?

  5. Grande Stefano, occhio avvezzo!
    In realtà le foto di lancio del giavellotto sono state inserite male.
    Le prime due di Burzi che lancia devono essere invertite (come pure quelle di Manuel) e la terza è il finale del lancio, mentre la quarta di Burzi è un lancio a sè stante eseguito a due mani .

  6. nunziovobis

    comunque sul fatto di lanciare una piccola palla da rugby devo dire che è un esercizio che a mia figlia è servito parecchio e di solito nelle nostre sedute ci dedichiamo 10 minuti

  7. Lorenzo Falco

    Buongiorno a tutti. Domando scusa agli attenti osservatori del blog: le foto le ho posizionate male io, tuttavia senza alcun dolo.
    Mi sono accorto dell’errore soltanto dopo la pubblicazione. Cercherò di rimediare contattando il buon Alessandro.

    In soccorso è giunto Stefano Grazia. Io sono sempre onorato dei suoi interventi all’interno degli articoli che ho prodotto: le sue parole creano sempre una cornice dorata ad ogni contenuto, anche il più mediocre.
    Come direbbe Dante a Virgilio:

    O degli altri poeti onore e lume,
    vagliami il lungo studio e ‘l grande amore
    che m’ha fatto cercar il tuo volume.

    Tu sé lo mio maestro e ‘l mio autore;
    tu sé solo colui da cù io tolsi
    lo bello stile che m’ha fatto onore

    Grazie Stefano. In questi freddi e cupi giorni, rappresenti il mio, il nostro “faro”.

    Andrew: Per la mia esperienza, non ho mai visto eseguire un’esercitazione preparatoria al servizio con la racchetta “foderata”.
    Credo che sia un mezzo che possa ragionevolmente essere inserito: basta saper cosa si vuole fare e quando insistere su certe esercitazioni. Occorre accertarsi che il movimento sia corretto e che l’atleta non abbia alcun fastidio a “servire a vuoto” con la racchetta foderata.

    Opinione positiva per la palla ovale da football.

    Saluti.
    A presto. Lorenzo Falco.

  8. Stefano Grazia

    Lorenzo, spero solo tu non mi stia pigliando per i fondelli … visto che avevi ringraziato anche Mad Max quando liquidava con mal trattenuto disprezzo i tuoi articoli … Siccome io son io e come si sa son pieno di me come nemmeno Archipedro lo fu, sarei tentato davvero di credermi Virgilio … invece ieri nel cortile immortalato col SensoTouch nel video SensoBuzz Addenda avente come soundtrack Clocks dei Coldplay, ci siam fatti un’oretta e mezzo di quei circuiti che fan cagare Francescogemelli, inserendo pero’ nelle varie stazioni il tema del Setvizio e utilizzando quindi alcuni degli esercizi sopra riportati, utilizzando elastici, palla medica e piccoli pesi….

  9. Stefano Grazia

    Be’, abbiamo comunque continuato a fare anche le nostre cose, molti balzi e sprints fra i coni … E voi direte: ma perche’, se ha smesso… Infatti: preparazione presciistica a parte, nicholas mi ha detto, da vero ruffiano, che vuole allenarsi per tre cose: per essere pronto nel caso gli torni la voglia (tennis per il college,eh…);perche’ comunque mens sana in corpore sano; e terzo, per poter fare qualcosa insieme a me …
    Poi mi ha chiesto se poteva andare anche a un party venerdi’ sera e io,incorruttibile e impassibile, gli ho risposto: solo se finisci di leggere The Catcher in the Rye ( Il Giovane Holden)…

  10. Lorenzo Falco

    Assolutamente, Stefano. Mai mi sognerei di burlarmi di te.
    Io sono un tuo grande sostenitore. Sono felice che vi siate cimentati con alcuni esercizi citati nell’articolo.

    Madmax, chi?

    A presto. Lorenzo.

  11. Stefano Grazia

    simply, l’avevo scritto prima di leggere il tuo post… ! Comunque, si, ha smesso, ma domenica ha giocato sei sets, come dicevo altrove, e dopo 3 doppi poco motivanti in mia compagnia ha battuto 63 il pugliese 4.3, poi ha perso 86 al tb con Kabirou, un ventenne che gioca tornei qui in Nigeria e infine mi ha dato 60 dicendomi che non aveva mai giocato cosi’ piano in vita sua …(io ero al settimo set pero’ ed ero un po’ stanchino…)…Sui doppi, voglio dirne una…il primo set l’abbiamo fatto contro Kabirou e Chiroma, un ragazzino di 15 anni … be’, Nicky giocava cosi’ bene che a un certo punto mi sono commosso…cioe’, davvero, mi sono venuti due,tre singulti… Poi abbiamo giocato contro Kabirou e il Pugliese e…mi ha fatto venire invece i moccoloni perche’, come spesso gli capita, e per usare le sue parole, si eta ‘disattivato’, sembrava non avesse piu’ voglia di stare li’… perdiamo il primo e anche il secondo, sempre 57 67, ma con lui a rimorchio mio…si sveglia finalmente un pochino nel finale del secondo, dopo che mi ero piu’ volte lamentato, non degli sbagli ma della voglia, del body language, della concentrazione… poi pero’ ha chiesto lui di giocare e anche dopo aver perso il set con Kabirou, e aver sacramentato e scagliato la racchetta un paio di volte, ho potuto notare che slmeno..aveva combattuto, come era da tempo che non capitava…e cosa e’ che diceva pure Kill Bill: io non volevo farne un campione, io volevo farne un agonista … Io aggiungo: vorrei solo che ritrovasse la voglia di divertirsi… La ritrovasse, checche’ ne dicano altri, tecnicamente e anche atleticamente, e’ sempre stato una spanna superiore alla maggior parte di quelli che ho visto …Rimane che e’ alto un cazzo e un barattolo e che quindi per forza di cose il modello rimane Rios..Di Chang mi pare abbia molto poco!
    Scherzi a parte,giocare a tennis nel week end non significa aver ripreso … Se mai lo fara’, voi pero’ non lo saprete mai … giochera’ con falso nome e magari con naso e baffi posticci :)!

  12. Pingback: Biomeccanica: La trilogia. Velocità | Lanci che passione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *