Quando l’estate sul cemento Usa…

di - 30 luglio 2014

Pete Sampras e Andre Agassi

di Marco Mazzoni

Pete SamprasCielo grigio, estate scappata altrove. Il tempo a casa non scorre, e le ferie già volate via. Optare per un flashback di oltre 20 anni potrebbe apparire un’operazione nostalgia fine a se stessa, una perdita di tempo. Non sempre è così. Ricordare a volte è piacevole, e fa riflettere. Il navigare tra i ricordi in questi giorni finisce inesorabilmente per portarmi agli anni spensierati dello studio, quando alla mattina il riaprire i libri per preparare il prossimo esame dell’università era faticoso perché buona parte della notte la si era spesa di fronte alla tv. Birra fresca, qualche stuzzichino e tennis a go go, grazie ai tornei sul cemento USA. Una vera manna dal cielo, non solo per alimentare la fame perenne di tennis, ma anche perché la stagione sul “duro” americano era forse la più elettrizzante. Di tutte.

Parlo di fine anni 80, fino a tutti i ruggenti 90s. Anni in cui i grandi tennisti yankee dominavano il circuito, tanti e diversi, a dare il loro meglio proprio nei vari eventi casalinghi che si susseguivano senza soluzione di continuità per tutta l’estate. Un grande tennis, vario ed altamente spettacolare, nobilitato da enormi differenze portate in campo da campioni immortali (ed altri ottimi giocatori). Si andava dagli Ace e classe di Sampras alle risposte ed anticipi mortali di Agassi, passando per la sostanza di Big Jim Courier, la corsa e sapienza di Chang, le botte di Wheaton, il “vincere sporco” di Brad Gilbert, gli ultimi assalti di Jimbo Connors e di Super McEnroe. Pure qualche scorribanda dei vari Rostagno, Reneberg, Arias, Scott, incluse le ultime cartucce di “gentleman” Tim Mayotte. Anni in cui il ranking ATP era dominato dagli statunitensi, come certifica una classifica presa a caso del 29/7/91: 18 tennisti USA nei top 100, 10 nei primi 22, con il dominio di Sampras ed Agassi che stava solo per arrivare. Guardando come è messo oggi il gigante americano nel nostro sport viene più di un brivido…

Andre Agassi

Ma brividi veri mi travolgono se penso alle emozioni pazzesche che torneo dopo torneo ho provato in quelle bellissime estati e nottate di tennis. Oltre agli US Open, evento da sempre top, quasi tutti i  tornei “minori” come Washington, Los Angeles o New Haven, come gli oggi Master 1000 di Cincinnati e Open del Canada erano quasi sempre tra i migliori eventi della stagione per qualità pura del tennis prodotto; e soprattutto per quantità di emozioni. Dai primi turni alle finali pochi erano i match davvero scontati. C’era enorme competizione, con tantissimi protagonisti capaci di affacciarsi e provare il colpaccio. Anche qua, senza mettersi a comporre una statistica complessa e completa, basta scrutare a casaccio gli albi d’oro dei tornei USA di quel periodo d’oro per rendersene conto. Pescando a caso, nel 1988 da luglio a settembre si giocano negli USA oltre 10 tornei, e solo un giovanissimo Agassi riuscì a vincerne due, con altri successi di Muster, Lendl, Wilander, Becker, Connors… Tanta roba.

Il canovaccio non cambia negli altri anni: spettacolo a non finire, tanti i protagonisti in evidenza, tutti i migliori di fatto e qualità media dei match altissima. A cavallo tra fine ’80 e inizio ’90 ci furono grandi successi estivi per Edberg (che proprio sul duro USA divenne n.1 nel 1990), Chang, Sampras, Agassi, Korda, Krajicek, Ferreira, e molti altri. Dal 1993 in poi gli americani presero in parte il sopravvento in questo momento della stagione, nel pieno della loro magica epopea, ma spazio per altri ci fu sempre. Grandi tornei e grandi match grazie ad un grandissimo tennis, oserei dire mediamente il picco massimo di qualità mai toccata nell’era moderna del gioco.

Come fu possibile tutto questo? Semplice: il tennis era ancora uno sport “diseguale”. Il tour era animato da giocatori tra di loro assai diversi. Dai grandi battitori a chi rispondeva; dai serve & volley ai veri pedalatori del rosso, acerrimi pallettari capaci di sfinirti palla dopo palla, inclusi giocatori a tutto campo e picchiatori da dietro. Giocatori dotati di tecnica e fisici assai diversi, con attitudini diverse. Wimbledon chiudeva la breve stagione su erba, spesso fin troppo dominata da servizi bomba e grandi volleatori (ma quasi sempre con grande tocco di palla); appena prima si era chiusa la parte più consistente del tennis sul rosso, “sangue e area”, battaglie infinite all’ultima palla e battaglie eroiche. Sui prati troppo favoriti gli attaccanti/battitori; sul rosso troppo avvantaggiati i giocatori potenti/consistenti. Ecco che dopo Wimbledon arrivava il cemento americano, veloce sì ma non come i tappeti indoor o l’erba. Il “duro” di quegli anni era una superficie che il grande Rino Tommasi definiva giustamente “onesta”: non premiava troppo i battitori/volleatori, nemmeno deprimeva in modo eccessivo i grandi contrattaccanti. Con le condizioni di allora (incluso palle e corde) era forse la superficie ideale per garantire a tutti una chance di giocare al proprio meglio. Questo creava ogni settimana un mix spettacolarmente esplosivo di qualità, a produrre centinaia di match di qualità Patrick Raftersuperlativa e con grande spettacolo. Ce n’era veramente per tutti: da chi amava il S&V puro a chi invece si esaltava per le rincorse più disperate a castigare con lob e passanti gli spericolati artisti di volo. Difficile elencare i match più belli, ne ho vissuti troppi e farei un torto non citandone abbastanza… Ve ne lascio solo una manciata, i primi che mi vengono in mente: la finale pazzesca di US Open 1988, quando Mats Wilander andò oltre i propri limiti attaccando per 5 set un fortissimo Lendl, battendolo nel suo torneo e diventando n.1 del mondo; il susseguirsi continuo di emozioni nella semifinale ’91 a Los Angeles, dove Gilbert si impose sul n.1 del mondo Edberg; la finale di eccezionale qualità tra Krajicek e Agassi a New Haven, con un contrasto di stili perfetto, o sempre nel ’95 tra Agassi ed Edberg a Washington; la vittoria di Rafter su Sampras nel ’98 a Cincinnati… Quanti ricordi, quante emozioni e che tennis! Rasoiate in back seguite a rete, passanti e lob perfetti, dritti in corsa a pizzicare l’angolo, risposte subito vincenti… di tutto e di più. Impossibile non divertirsi.

Perché ad inizio articolo parlavo di nostalgia? Non solo per “l’effetto passato”, per lo scorrere del tempo che si accompagna con l’umana debolezza del guardarsi indietro e del pensare che “prima era meglio”… No. Oggettivamente da qualche tempo la stagione sul cemento USA non offre più quella valanga di grande tennis ed emozioni. Resta un bel momento in calendario, ma non più il clou per qualità pura di gioco e spettacolo. Ogni anno vanno in scena buoni tornei (con alti e bassi notevoli) conditi da emozioni varie, ma il tutto si è decisamente appiattito. Colpa forse dalla mancanza di grandi giocatori USA, che dalla dipartita di Roddick sono praticamente estinti al massimo livello. Colpa di come nel calendario i veri tornei importanti in America sono diventati solo 3. Ma soprattutto colpa del gioco, che è stato mutato troppo nelle sue condizioni nei primi anni 2000. Troppo rallentato tra palle e campi, con il maligno effetto combinato di corde e telai ad acuire il tutto. Un mutamento che è stato amplificato dalla nuova generazione di giocatori, lontanissimi dai giganti battitori dei 90s (che troppo spaventarono i potenti del gioco, allora poco lungimiranti…) e invece atleti più potenti, più veloci, estremamente completi e resistenti. Condizioni più lente + grande atletismo = tennis consistente, esageratamente sbilanciato sul piano della continuità di prestazione con enorme agonismo. Una tendenza a tratti irrefrenabile che ha creato una serie di giocatori troppo uguali a se stessi sul piano tecnico e tattico per creare delle differenze, dei contrasti. Proprio quello che oggi manca (o si vede ben poco…) e che in quei ruggenti 90s invece sul duro creò le condizioni ideali a produrre uno spettacolo tennistico superiore.

Con questo spaccato di nostalgia non voglio forzare la mano, affermando che da qua a settembre vedremo “brutto tennis”. Questa settimana in quel di Washington per esempio le condizioni non paiono così lente (o almeno non terribilmente lente…) e sarà quindi la qualità dei tennisti a determinare spettacolo o meno. Una cosa è certa: per chi (come il sottoscritto) amava tanto la varietà, rimpiange non poco quelle calde estati di una ventina di anni fa. Non solo perché si era più giovani e spensierati, ma perché ogni notte si andava a letto carichi di adrenalina ed emozioni tennistiche importanti. Cose che da qualche estate sono sempre più rare.

© riproduzione riservata

28 commenti

  1. stefano grazia

    si, ma porco cane, se i campi di adesso ci fossero stati allora, chissa’, magari Agassi di Slams o almeno diUsOpen,ne vinceva il doppio e Sampras parecchi di meno … o no?

  2. stefano grazia

    voglio dire, per uno che tifava agassi, al punto di guardarlo quasi solo in differita perche’ soffriva troppo a vederlo perdere, non sarebbe mica stato male …

  3. Alessandro Nizegorodcew

    Beh si, questo è molto probabile. Qualche decimo di secondo in più per leggere la risposta non sarebbe stato poco per Andreino … 😉

  4. cataflic

    Doc….per fortuna che non è stato così, sennò il mio povero Becker sarebbe stato spacciato! Ahaha

  5. Yorich

    Io invece tenevo per Wilander, e in quel magico 1988, quando Mats dominò la stagione sul cemento americano, ho goduto come un riccio 🙂
    Tuttavia anch’io come Stefano ho spesso rosicato sul fatto che, se l’erba di Wimbledon fosse stata quella attuale, nell’88 ci sarebbe potuto scappare il Grande Slam.

  6. cataflic

    Già, un Mats coi fiocchi quell’anno…come ho goduto quando ha battuto Lendl a Flushing Meadows facendo serve&volley, un grandissimo match!
    Sarebbe interessante vederlo all’opera oggi….temo che sarebbe tritato dai top che sbagliano quanto lui ai bei tempi , ma tirano molto più forte, però non si sa mai, anche nel tennis la palla è rotonda.

  7. Pier

    Wilander in quella finale non fece praticamente mai giocare il dritto a Lendl e fu l’apice di uno sviluppo tattico che lo porto’ da terraiolo a giocatore completo.E’ la dimostrazione che nel tennis di allora la strategia contava molto , vedi finale RG contro Leconte dove la percentuale di prime di servizio superò il 90%(ne sbaglio’ 2!).Ora i più forti hanno una continuità mostruosa, difficilmente hanno grossi cali di rendimento e di certo non li sorprendi con una tattica ad hoc…e poi chi saprebbe trasformare così il proprio tennis?

  8. cataflic

    infatti, dopo quell’apice si spense come una candela…aveva bruciato troppo presto, come il suo ispiratore Borg.
    Chiaro che oggi non ce ne sarebbe per nessuno dei top dell’epoca, almeno contro i primi 5/6, però sarebbe bello vedere come di sarebbero adattati ai materiali e campi odierni.
    Io ad esempio trovo che Sampras, Agassi, Lendl, Chang, Muster, Bruguera e tanti altri con un po’ di aggiornamento sarebbero altrettanto competitivi oggi…..Wilander mi verrebbe da dire che sarebbe sovrastato in velocità di palla e diventerebbe un medio giocatore, come Hewitt, però ci sono anche esempi come Santoro che più o meno ha attraversato tre generazioni con la stessa classifica…..discorsi da ombrellone!

  9. Pier

    Già, e siccome sono in spiaggia e tengo l’ombrellone chiuso il sole mi fa fare strani pensieri. Forse, con un adeguato lavoro atletico, il caro bum bum Becker con quelli di oggi se la giocherebbe:la palla viaggiava e l’aggressività costante di problemi ne creerebbe ai fondisti odierni.Però che nostalgia…se penso che impugnava una clava poi.

  10. stefano grazia

    Tanto poi alla fine quel che peserebbe di piu’ sarebbe sempre la Spectacular Dullness tanto invidiata da Andreino a Pistol Pete …:)

  11. Giorgio il mitico

    Caro Cataflic,

    hai mai pensato come giocherebbero i campioni di oggi con racchette di legno pesanti 420-430 grammi, con un ovale di 70 pollici scarsi e con tornei quasi tutti con partite al meglio di 3 set su 5 ?

    Vedi le realtà sono diverse, dipende da dove osservi.

    Il duomo di Milano siamo abituati a vederlo frontalmente, però è diversissimo se visto dall’alto, di lato, da dietro e dall’interno !

  12. Giorgio il mitico

    Caro Ctaflic,

    ti faccio questa domanda : per te viaggia più chimica oggi o ieri ?

  13. Giorgio il mitico

    Caro Cataflic,

    proporrò a Nizegordcew di farci un simpatico elenco di campioni che negli ultimi tempi mi sembrano “sgonfiati” (uno su tutti in particolare), e guada caso stanno facendo una fatica maledetta per portare a casa vittorie che prima era (da gonfi) erano delle vere passeggiate , poco più di semplici allenamenti, qui mi fermo perchè in fondo sono troppo buono.

  14. Alessandro Nizegorodcew

    @Giorgio il Mitico
    Di sicuro Cipolla sarebbe top-20 con le racchette di legno. Federer sempre numero 1.

  15. cataflic

    Giorgio
    La chimica c’è per tutti, così come le racchette, le palle e i campi.
    Federer con una racchetta di legno non potrebbe di sicuro tirare dritti a 3800 rpm come oggi e quindi gliene andrebbero fuori la metà, ma si appiattirebbe e sarebbe altrettanto forte, così come Mc non potrebbe certo venire a rete su campi così lenti e con colpi così poco potenti e non sarebbe adattabile, Agassi fu, c’era stato, c’era e praticamente ci sarebbe anche oggi, Lendl con le corde di oggi aumenterebbe la sua potenza e precisione e sarebbe altrettanto forte, così come lo era quando giocava ancora col legno, Becker soffrirebbe la consistenza da fondo per i soliti motivi e si trasformerebbe in un Tsonga, mentre col legno manterrebbe più o meno il suo valore, Edberg, giocherebbe benissimo col legno, ma oggi sarebbe spacciato come Mc, Connors giocherebbe……come GQ!
    Splash!!!

  16. bogar67

    Ho visto tb terzo set Giorgi Vesnina. Praticamente sette punti Vesnina per sette errori Giorgi. Nello sport come nella vita bisogna spesso anche per necessitá scendere a compromessi. Giusto tirare e cercare le accellerazioni ma con cognizione e dopo la costruzione del punto.

  17. Cataflic

    Bogar67
    Secondo me Camila tra poco farà un’altra fiammata….oggi è così, non ha continuità, c’è poco da fare e non è certo una che tira più piano perchè ha una brocca di lá.
    Sempre che non abbia qualche problemino fisico…

  18. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67
    Ultimamente mi è parsa un po’ nervosa la Giorgi. In genere lei i tie-break li vince sempre. E’ più “umana” del solito, e la cosa tennisticamente non è un vantaggio

  19. cataflic

    Ale
    Anche io ho avuto la stessa impressione, ma per me la “umanizzazione” di Camila è essenziale per penetrare la sua tetragonicità e farle entrare qualche concetto in più su come giocare un match di tennis anche a costo di qualche sciolta che prima col suo modo di giocare il primo punto come il match point non aveva.
    Poi magari sa solo che il suo nuovo ragazzo la guarda in tv…ahahah

  20. bogar67

    Cataflic
    la fiammata spero sia in uno slam. Sul fatto di essere umani mi spingo ad affermare che la Giorgi forse sottolineo forse ha sempre giocato per il padre di conseguenza senza cuore in campo. Mia moglie suonava per mio suocero il pianoforte dicevano che pur suonando bene non suonava con espressione. Parliamo cmq di una top 39.

  21. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67
    Ma quanti articoli devo scrivere affinché tu capisca che sei lontano dalla realtà? Ma ti vuoi fidare che li conosco…

  22. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67
    Questa per portarla fuori dal campo di allenamento bisogna prenderla a male parole, altrimenti giocherebbe 10 ore di seguito. Non ti rendi proprio conto della passione che ha questa ragazza per questo sport

  23. bogar67

    Alessandro
    se lo scrivi tu ci credo. Io sono abituato a vedere Fognini 🙂 mi piace di più. Quello è sicuro che non gioca per il padre 🙂

  24. Giorgio il mitico

    L’omologazione e rendere i campi sempre più identici porta all’affermazione di una SOLA tipologia di giocatori da cui nasce una noia sempre più mortale nel vedere i loro matches.

    Il tutto aggravato dall’insipienza tennistica dei padroni del vapore , che terrorizzati dalle battute sempre più veloci ha pensato di rallentare le superfici a cominciare da Wimbledon!

    Questi asini, perchè tali sono, anche se strapieni di soldi non capiva che i professionisti arebbero migliorato e di moltissimo la ……..risposta alla battuta ; qualcuno ricorda a tal proposito il match Roccik-Raonic di Menphis ?

    Roddik rispondeva , nonostante molti aces di Raonic, a battute cronometrate a 240-250 Km orari !

    Perchè il pubblico inglese era numerosissimo alle partite della Giorgi ? Percè giocava un tennis che non era palloso come quello di quasi tutte le altre, meditate gente, meditate !

  25. cataflic

    Giorgio
    Ma se sono lì a discutere di come alzare il montepremi dei master1000 …gli fa comodo che i top siano pochi, che siano riproducibili e che che ci sia tempo per costruirci attorno il personaggio.
    Le superfici aiutano.
    Un US open con Federer fuori al secondo turno e Nadal agli ottavi vale la metà, anche se in finale ci va un Kyrgios di turno.
    Purtroppo le new generations giocano così, quindi ci aspettano altri 10 anni di tennis muscolare.
    Coincidono troppi interessi e come la Francia di metà settecento tutto continua nella bambagia tra coppe di champagne e celebrazioni continue.
    Basta vedere anche una puntata del settimanale dell’atp per capire quanto di poco tennistico ci sia.
    Per tutta la questione la soluzione è semplice…basta ridurre gli ovali, senza neanche toccare i campi.
    Allora una volée diventa difficile come un passante, un servizio ficcante più difficile da rispondere, un palleggio di 30 scambi un’eccezione e il quid che oggi hanno Dolgo, Gulbis, Fabio e pochi altri un’arma vincente.

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