Tennis ATP e WTA: le premiazioni celebri rimaste nella storia

di - 6 febbraio 2017
Kim Clijsters dopo la vittoria agli Us Open 2009

Nella recente finale degli Australian Open non sono riuscito a staccarmi per un momento dalla Tv, neanche durante consegna dei trofei, che ha rappresentato a mio avviso la ciliegina sulla torta di un torneo che passerà alla storia. I due più grandi antagonisti degli ultimi anni, ancora una volta inaspettatamente contrapposti in campo e ancora una volta (la ventiduesima volta in poco più di dieci anni) affiancati sulla pedana: Rafa come al solito impeccabile nel suo intervento, gli occhi di Federer inumiditi dalle lacrime (come i miei, lo confesso), e il trionfo di una bellissima rivalità, con premi speciali della giuria per le categorie sportività, talento, carattere, disciplina, professionalità e amore per il tennis. Questa grande finale, forse l’ultima fra i due in uno Slam (anche se spero di sbagliarmi), mi ha fatto riflettere proprio sul fatto che spesso la premiazione non è solo una cerimonia necessaria, noiosa e prescindibile, ma è un’appendice organicamente legata a una finale, anzi a volte può rappresentarne un’importante chiave di lettura. Chi vince un torneo lo può celebrare in mille modi diversi, buttandosi per terra, arrampicandosi sugli spalti, abbracciando e baciando i suoi cari, disegnando cuori per  terra, guardando verso il cielo o baciando la superficie che lo ha visto vittorioso. Poi però, dopo questo sfogo spontaneo e libero, arriva il momento del riconoscimento ufficiale della vittoria (e della sconfitta) con un rituale e un protocollo ben stabilito e uguale quasi ovunque: tappeti, pedane, coppe, presentazione delle autorità, consegna dei trofei, sessione fotografica e discorsi di rito, con un canovaccio che molte volte i giocatori e le giocatrici ripetono quasi come pappagalli: “Complimenti al mio rivale che ha giocato un gran torneo… È uno dei giorni più felici della mia carriera… Ringrazio il pubblico, i raccattapalle, i giudici di linea, gli organizzatori, gli sponsor e tutti quanti hanno reso possibile questo meraviglioso torneo, uno dei miei preferiti… Ringrazio il mio team, senza il quale questo non sarebbe stato possibile… Grazie a tutti e arrivederci al prossimo anno!”. Però non sono pochi i casi in cui la sceneggiatura di questo film visto mille volte ha subito un’alterazione inattesa, grazie alla quale la cerimonia finale di un torneo non è finita come di consueto nel dimenticatoio. Ho scavato nei miei ricordi e, anche grazie all’aiuto prezioso dei miei colleghi di Spazio Tennis, ho provato a riesumare premiazioni che, per un motivo o per l’altro, sono divenute “celebri”. Un catalogo minimo e frammentario, serio e faceto allo stesso tempo, assolutamente imperfetto e incompleto. Eccolo qua.

DA UNA LACRIMA SUL VISO… HO CAPITO TANTE COSE

Innumerevoli i casi in cui la cerimonia è stata “bagnata” dalle lacrime, di tristezza, di gioia o di emozione che siano. A volte la commozione blocca, impedisce la verbalizzazione, fa sognare una doccia calda lontano dai riflettori, come è successo nella finale Junior dell’Australian Open di quest’anno, quando l’israeliano Oliel (sconfitto in finale dall’ungherese Piros), con occhi lucidi e groppone alla gola è stato letteralmente incapace di proferire una parola nel suo turno di intervento. Martina Hingis nelle lacrime si affogò dopo la sconfitta con la Graf nel Roland Garros ’99: strinse a malapena la mano alla sua avversaria, per poi sparire negli spogliatoi. La cerimonia finale dovette attendete il suo ritorno in campo, devastata e accompagnata da sua madre. Ma se di lacrime parliamo quelle forse più significative sono quelle di Federer dopo la Finale degli Australian Open 2009. Significative perché erano la voce dell’impotenza, dell’incapacità di contrastare, tatticamente e psicologicamente, dopo altre due finali Slam perse consecutivamente (Roland Garros e Wimbledon 2008) il dominio di Nadal, che tra l’altro coronava in quell’occasione il suo grande Slam personale con il primo trionfo in Australia. Ma quello che ha fatto passare agli annali quella premiazioni è stato soprattutto l’abbraccio di Rafa per consolare l’amico-rivale. Una foto per la storia.

RIDIAMOCI SOPRA

C’è chi piange, chi si commuove, chi si dispera ma anche, come nella vita, chi la butta sul ridere, relativizzando con ironia. Tutti ricordiamo il monologhetto comico di Na Li nella premiazione degli Australian Open 2014, con chicche tipo “grazie al mio manager… mi hai fatto diventare ricca”, oppure “grazie a mio marito, sono fortunata ad averti… ma tu sei fortunato ad aver trovato una come me”. Una risata bella e contagiosa, che coinvolse tutto lo stadio, anche la “perdente” Cibulkova. Aveva fatto altrettanto anche Francesca Schiavone nella premiazione del Roland Garros 2010: nessuna battuta studiata, ma una bellissima spontaneità che aveva rotto il protocollo, sciolto le tensioni e disegnato un sorriso sul viso di tutti i presenti, Stosur compresa.

OGNI PROMESSA È DEBITO

Bisogna stare attenti con le promesse. Come quando Alex Corretja disse ad Albert Costa prima della trasferta di Sidney 2000 che lo avrebbe baciato (sulla bocca) se avessero vinto una medaglia. Arrivò un bronzo e… un bacio, passato poi all’aneddotistica olimpica. In una premiazione divenuta celebre, quella degli Australian Open ’97, un altro spagnolo, un giovane Carlos Moyá (battuto in finale da Sampras) terminò il suo intervento con un “Hasta luego, Lucas!”, forse opaco per orecchie non spagnole (ricordo Tomasi e Clerici che in telecronaca cercavano di spiegarsi il significato di quelle parole), ma che fece divertire moltissimo il pubblico spagnolo. Anche in questo caso si trattava di una scommessa (“Se arrivo in finale giuro che lo dico!”) e di un omaggio ad un grandissimo comico, Chiquito de la Calzada, che in quegli anni imperversava in Spagna e che amava appunto salutare il suo pubblico con il famoso e surrealista: “Hasta luego, Lucas!”. Coerenza …ma anche una bella dose di coraggio coraggio quelle di Moyá!

QUANDO MENO TE LO ASPETTI…

La premiazione regina in questa sezione è senz’altro quella degli Us Open 2015, storici per i nostri colori. La Pennetta vince il suo primo Slam battendo in finale Roberta Vinci, rientra in Top Ten e… annuncia il ritiro! In altri casi i fattori che alterano l’ordine delle cose sono meno trascendentali, ma altrettanto sorprendenti. Penso alla premiazione degli Us Open 2009, quando Kim Clijsters, dopo un lungo periodo di stop e la recente maternità, torna a vincere uno Slam (su Caroline Wozniacki) e si presenta alla cerimonia di premiazione la figlia, con la quale solleva la coppa.

LO SPETTACOLO ANZITUTTO

In molti casi le premiazioni diventano un puro pretesto di spettacolo, di sfoggio di effetti speciali. Il caso forse più estremo che ricordo è quello dello scorso anno a San Pietroburgo (con vittoria di Roberta Vinci), dove il pubblico dovette sorbirsi un interminabile show tecno, degno della cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici. Ma per fare spettacolo non sono necessari grandi mezzi tecnologici. Chi non si ricorda la premiazione degli Internazionali d’Italia 2009, in cui Lea Pericoli convinse Djokovic a fare la famosa imitazione di Nadal, e proprio davanti a lui, vincitore del torneo? Rafa la prese bene (che altro poteva fare?) e Nole, dopo la sua piccola performance disse: “Se vinco sul campo, almeno vinco con le imitazioni”.

CI VUOLE UN FISICO BESTIALE

Australian Open 2012: Djokovic batte Nadal, 5–7, 6–4, 6–2, 6–7, 7–5. in 5 ore e 53 minuti, la finale Slam più lunga della storia. Ecco, in quel caso proprio l’ultima cosa che i nostri eroi avrebbero voluto era beccarsi lo speech del koreano della Kia e delle altre autorità, insensibili al fatto che i due si reggono in piedi a malapena, si piegano su se stessi, si appoggiano dove possono, rischiano seriamente lo svenimento, finché un’anima pia li invita a sedersi. D’accordo, il protocollo bisogna rispettarlo, ma fino a un certo punto…

NOTA FINALE

A chi ha avuto la pazienza di leggere questo pezzo, saranno sicuramente venute in mente molte altre “premiazioni celebri”, ne sono sicuro. Questo “attivare” le memorie degli altri appassionati è per me il miglior premio.

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