Tennis WTA, servono più International per far ripartire il tennis azzurro

di - 5 maggio 2017
Jasmine Paolini - Foto Stefano Berlincioni

Si parla spesso del momento difficile del tennis italiano al femminile, ma siamo sicuri che quanto viene fatto sia del tutto funzionale nell’aiutare le giovani italiane ad emergere a livello internazionale? Al di là della soddisfazione personale e l’orgoglio di partecipare agli Internazionali BNL d’Italia, è una Wild Card sudata a discapito di tante settimane di tornei davvero un aiuto nella crescita delle nostre future leve?

Partiamo da un punto saldo: il torneo di Roma è spettacolare e per tutte le italiane è certamente un sogno poter partecipare davanti al sempre folto pubblico di casa. Il rovescio della medaglia è che, tra i Premier 5, Roma presenta sempre un cut-off stellare, tra i più alti dei tornei di questa categoria. Questo dato si riflette in uno show assicurato per gli spettatori, ma anche in poche chance di ottenere una vittoria per una giocatrice abituata al livello ITF. A riprova di quanto detto, solo in due occasioni in sei anni di prequali una ragazza ha vinto un match una volta passata la selezione interna: Nastassja Burnett nel tabellone di qualificazione nel 2012 e Karin Knapp l’anno precedente.

Per ottenere la Wild Card sia per il tabellone principale, che per quello di qualificazione, le ragazze devono giocare il torneo interno di prequalificazione, che si svolge a pochi giorni dalle qualificazioni e, quest’anno, durante l’ITF da $25.000 di Roma. Proprio a riguardo della concomitanza di questi due eventi, ad oggi, il torneo cadetto non vedrebbe nessuna azzurra in partenza e, data la concomitanza di ben altri due tornei dallo stesso montepremi ed un torneo da $100.000 in Europa, avrà un campo giocatrici più morbido del solito.

Iniziando poi il 6 di maggio, anche la partecipazione ai tornei della settimana precedente è messa a rischio e l’eventuale passaggio alle qualificazioni (o al main draw), comporta l’ulteriore cancellazione dagli eventi della settimana di Roma (in Europa ci sono due $25.000, un $60.000 e un $100.000), questo con pochissime possibilità di accumulare punti agli Internazionali per il già citato altissimo livello sia nel tabellone principale che in quello di qualificazione.

A queste 2/3 settimane di assenza dal circuito ITF, per molte ragazze va aggiunta almeno una settimana dedicata ai tornei Open e dunque ulteriore tempo portato via alla crescita internazionale.

Di per sé, il sistema a cascata delle prequali, partendo dai tornei provinciali, è uno stupendo sistema di promozione dell’evento e dello sport e la FIT fa bene ad allargare il business che così crea, ma se l’obiettivo è quello di aiutare la formazione delle nuove leve, parte di quei €469.205 non potrebbe essere usata per organizzare un WTA International?

Prendiamo ad esempio quanto accaduto la scorsa settimana ad Istanbul: con un cut-off nel tabellone principale oltre la 100a posizione mondiale e quelle delle qualificazioni oltre la 200, le WC date alle giocatrici di casa stanno ripagando. Basak Eraydin ha passato le qualificazioni, a cui aveva acceduto grazie proprio all’invito degli organizzatori, e anche il primo turno (bravissima a sfruttare l’occasione contro Tsvetana Pironkova). Il caso poi ci ha messo uno zampino e trovandosi a giocare il prossimo incontro contro un’altra WC, Ayla Aksu, una turca fuori dalle prime 200 del mondo, conquisterà i quarti di finale di un torneo WTA e con essi 60 punti (più ulteriori 18 nel caso della Eraydin).

Quando si giocava il torneo di Palermo, infatti, non mancavano le vittorie delle tenniste azzurre a cui veniva data la fiducia degli organizzatori e non a caso questo succede continuamente nei tornei di questo livello in giro per l’Europa e non solo: senza correre lontano, ricordiamo la settimana da incorniciare di Rebecca Masarova a Gstaad la scorsa estate, o Paula Cristina Goncalves che dalle qualificazioni (anche lì entrata grazie ad una WC) è giunta ai quarti del Rio Open o Jessica Pegula, semifinalista a Washington.

Dunque, ha senso pensare che con i soli Internazionali d’Italia si possa aiutare le giovani ad esplodere? Sono le prequali il modo migliore per far crescere le nuove leve? La risposta, anche dati alla mano, sembrerebbe di no, nella speranza che quest’anno chiunque trovi la WC possa smentire i dati passati.

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