Us Open Amarcord, le grandi imprese dei tennisti italiani nello Slam americano

di - 28 agosto 2017

Dei tornei dello Slam, lo Us Open è probabilmente quello più avaro di soddisfazioni per il tennis italiano al maschile: è vero che Corrado Barazzutti si è spinto fino alle semifinali nel 1977 quando si giocava ancora sulla terra verde di Forest Hills, ma da quando l’anno dopo il torneo si è trasferito sul cemento di Flushing Meadows, i migliori risultati sono rappresentati dagli ottavi di finale raggiunti da Adriano Panatta, Gianluca Pozzi, Davide Sanguinetti e Fabio Fognini rispettivamente nel 1978, 1994, 2005 e 2015. In questi 40 anni però non sono mancate le grandi giornate per i nostri tennisti, protagonisti di alcune imprese davvero memorabili in quel di New York.

Il 1994 fu un anno da ricordare, non solo per la cavalcata di Pozzi che, partendo dalle qualificazioni, si spinse fino agli ottavi superando tra gli altri Renzo Furlan ed il forte israeliano Amos Mansdorf, prima di arrendersi a Bernd Karbacher, ma anche per la grandissima vittoria di Andrea Gaudenzi sull’idolo di casa Jim Courier. Sul vecchio Louis Armstrong, l’allora 21enne tennista faentino ingaggiò una dura battaglia da fondocampo con l’ex numero 1 americano che era scivolato fino alla posizione 11, manifestando in quel periodo per la prima volta propositi di ritiro. Gaudenzi, con la fascia tricolore in testa, giocò un match perfetto, senza scomporsi dopo aver perso il terzo set e finì per imporsi col punteggio di 7-5 6-2 3-6 6-3, facendo emozionare anche Rino Tommasi, protagonista di una meravigliosa telecronaca. Per Andrea si pensava già ad un grande futuro, ma due giorni dopo fallì la prova del nove nel terzo turno contro il semisconosciuto Renzenbrink e, pur costruendosi un’ottima carriera, non ebbe più picchi così importanti in uno Slam.

Impresa assimilabile, anche se certamente contro un rivale meno blasonato, quella del 1990 di Cristiano Caratti su Derrick Rostagno, anche questo match di secondo turno: il 20enne di Acqui Termi quell’estate si guadagnò il soprannome “Caratti kid” proprio grazie alle sue imprese nei tornei americani su cemento e quella su Rostagno, tennista in rampa di lancio che l’anno dopo avrebbe raggiunto il suo best rank al numero 13 Atp, fu certamente la sua vittoria più bella, soprattutto perché giunta al tie-break del quinto set. Nel match seguente l’azzurro si fece invece rimontare due set di vantaggio dal numero 13 del torneo Jay Berger, sfiorando un’altra vittoria eclatante per lui che si era appena affacciato nel tennis professionistico.

Il 2005 è l’anno dell’impresa di Davide Sanguinetti, che a 33 anni suonati (secondo più “vecchio” in gara dopo Agassi) raggiunge gli ottavi battendo prima Carlos Moya, e poi il thailandese Paradorn Srichaphan, miglior giocatore asiatico, al termine di una maratona di cinque set e oltre 3 ore e mezza, prima di arrendersi al fuoriclasse argentino David Nalbandian. Alla sfida tra Sanguinetti e Srichaphan hanno assistito quasi 10.000 spettatori più quelli appollaiati sul centrale che preferivano ammirare la sfida del Luis Armstrong, piuttosto che la partita della Clijsters: un match bellissimo quello del ligure, con continui capovolgimenti di fronte, in cui lo spezzino, dopo aver vinto il primo set ed essere andato in vantaggio per 2-0 nel secondo (con due palle del 3-0), ha subito il ritorno di Srichaphan, che si è aggiudicato seconda e terza frazione. Davide incamera il quarto set al tie-break per 8-6 e nel parziale decisivo si porta avanti 4-1, procurandosi anche una palla del 5-1, senza però riuscire a trasformarla. Il thailandese rientra e la conclusione al tie-break (il terzo della serata) è inevitabile: qui Sanguinetti è impeccabile e si impone col punteggio di 7-5, completando il suo capolavoro. 

Ma veniamo alla più grande impresa compiuta da un tennista italiano a Flushing Meadows, la “remuntada” di Fabio Fognini su Rafa Nadal nel 2015, la più bella partita dell’anno secondo l’Atp. Mai nessuno era stato in grado di rimontare Nadal in un torneo del grande Slam, un Nadal che fino a quel momento vantava un record di 151 vittorie a 0 nei match condotti con due set di vantaggio nei quattro tornei più importanti. Un Fognini magnifico, mentalmente solido ed efficace con tutti i fondamentali, capace di strappare il servizio a Rafa per ben 4 volte nel set decisivo, mettendo a referto un totale di 70 colpi vincenti contro i 30 dello spagnolo. 3-6 4-6 6-4 6-3 6-4 il punteggio di una partita che segna la storia del nostro tennis, facendo il paio con la vittoria di Andreas Seppi su Federer all’Open d’Australia dello stesso anno. Memorabili le lacrime di Nadal al rientro negli spogliatoi: raramente si era visto il tennista di Manacor così frustrato ed impotente di fronte al tennis di un rivale, il miglior Fognini di sempre, che purtroppo (come nelle altre 2 occasioni in cui era stato capace di battere il maiorchino, tutte in quel 2015) perderà male la partita successiva contro Feliciano Lopez, mancando uno storico accesso ai quarti.

A corollario vale anche la pena citare due imprese soltanto sfiorate, ma che hanno regalato ai tifosi italiani emozioni intense: Flavio Cipolla che, da lucky loser e numero 142 Atp, nel 2008 si regalò un terzo turno contro Stan Wawrinka e si portò ad un passo dal successo vincendo i primi due set al tie-break, per poi cedere alla rimonta di “Stanimal” (il romano seppe però prendersi pochi mesi dopo una splendida rivincita sul campione elvetico a Chennai) e Paolo Lorenzi che nel 2016, anche in quel caso di trattava di un match di terzo turno, giocò 2 set alla pari con Andy Murray, che da lì a poche settimane sarebbe diventato numero 1 al mondo, cedendo però allo scozzese col punteggio di 6-7(4) 7-5 2-6 3-6.

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