Fifteen-Love – I numeri di Luca Fiorino (Puntata 3)

di - 8 Aprile 2019
Garbine Muguruza - Foto Ray Giubilo

15 su 29 i punti piazzati in risposta sulla prima di servizio di Emilio Gomez da quel pazzo di Alexander Bublik nell’atto conclusivo del Challenger di Monterrey. Il tennista kazako, grazie al successo in Messico, ritorna in top 100 dopo un anno e 6 mesi dall’ultima volta (15 ottobre 2017) e sale a quota 3 Challenger vinti in stagione. Bublik, giocatore con più tornei Challenger messi in bacheca in questo 2019, si conferma anche un vero e proprio cecchino nel circuito: 6 titoli Challenger vinti in carriera su altrettante finali disputate.

14 come gli incontri totali portati a termine in maniera positiva da Jessica Pegula quest’anno. La statunitense, che in virtù del terzo turno raggiunto a Charleston ha migliorato anche il best ranking, ha conquistato settimana scorsa il suo miglior risultato di sempre superando Anastasija Sevastova (N°12 WTA). Il primo sigillo marchiato Pegula contro una giocatrice compresa fra le prime 20 al mondo, invece, risaliva al quarto di finale di Washington del 2016 quando regolò la testa di serie numero uno Samantha Stosur in due set.

13 le posizioni guadagnate in classifica da Petra Martic rispetto all’ultimo ranking stilato. La croata, dal portamento dei colpi eleganti e dal tennis bello ma discontinuo, si è contraddistinta a Charleston per aver raggiunto la settima semifinale della carriera, la prima in assoluto in un evento Premier. Nel suo splendido percorso sino al penultimo atto del torneo americano su terra verde, Martic è stata capace di estromettere dalla manifestazione una giocatrice particolarmente in forma come Belinda Bencic sovvertendo i pronostici della vigilia.

12 i match messi in cascina senza perdere un set negli ultimi tre tornei disputati da Lukas Klein. Il tennista slovacco, fresco vincitore delle ultime due manifestazioni che si sono tenute a Sharm El Sheikh, vanta un’impressionante striscia aperta di 20 set vinti su altrettanti parziali giocati in terra egiziana. Soltanto nel primo dei tre tornei prima menzionati qualcuno è stato in grado di metterlo in seria difficoltà: Andres Artunedo Martinavarro, unico a batterlo negli ultimi 14 match disputati dallo slovacco, e Pablo Vivero Gonzalez, abile a sfilargli via almeno un set.

11 soltanto i punti vinti in ribattuta nella finale del W80 di Palm Harbor da Nicole Gibbs. La tennista statunitense è stata letteralmente asfaltata dalla ceca Barbora Krejcikova col sonoro punteggio di 6-0 6-1. La tennista di Cincinnati, inoltre, è riuscita addirittura a far peggio al servizio: nessuna palla break salvata (0/6) e appena la miseria di 7 punti totali vinti alla battuta. Dall’altra parte una raggiante e straripante Barbora Krejcikova ha potuto festeggiare la conquista del torneo più importante della carriera.

10 le partite vinte consecutivamente da Daria Snigur. Nel W25 di Kashiwa, Snigur è partita male all’esordio perdendo il primo set per 6-0 contro Risa Ozaki, ma è riuscita da quel momento in poi a vincere tutti i restanti set giocati nel torneo nipponico. Per la giovane classe 2002, uno dei tanti prodotti giovanili sfornati al femminile dall’Ucraina, si tratta del più prestigioso ITF agguantato in carriera dopo i due titoli da 15.000 $ vinti ad Antalya lo scorso anno e a Sharm El Sheikh un mese fa.

9 le giocatrici provenienti dal Belgio in top 300. In una settimana piuttosto povera di risultati per Elise Mertens e Ysaline Bonaventure, battute entrambe all’esordio a Charleston, hanno brillato particolarmente Kirsten Flipkens e Maryna Zanevska. La prima si è ben disimpegnata nel WTA International di Monterrey avanzando sino ai quarti di finale, la seconda, invece, ha messo le mani sul W25 di Obidos. Sul carpet portoghese, la tennista nativa di Odessa, ha regolato in finale la georgiana Mariam Bolkvadze senza alcun patema d’animo aggiudicandosi il titolo n°17 della carriera. Dal 2009 ad oggi, Zanevska ha sempre vinto almeno un torneo di singolare all’anno eccezion fatta per il 2015.

8 i tornei Challenger vinti in carriera dal ritrovato Dustin Brown. L’eclettico tennista di origini giamaicane ha sbaragliato la concorrenza sulla terra di Sophia Antipolis vincendo contro pronostico la finale su Filip Krajinovic. Il tedesco non vinceva un titolo dal maggio del 2016, circostanza nella quale trionfò sull’erba di Manchester. Con questo splendido successo, Dustin Brown scatta in avanti di oltre 50 posizioni in classifica rientrando ampiamente in top 200.

7 gli anni trascorsi dall’ultima vittoria nel circuito maggiore di Greta Arn. L’ungherese, ripescata in main draw di Monterrey dopo aver perso nell’ultimo turno di qualificazioni, ha infatti ritrovato il successo in un torneo WTA a 11 giorni dal compimento dei 40 anni. L’ultima vittoria della tennista magiara risaliva al primo turno dello Us Open del 2012, quando eliminò la connazionale Agnes Szavay. Arn, ferma ai box dal 2013 sino al 2017 per via di una trombosi, durante il periodo di inattività ha studiato architettura presso l’Universita’ di Zurigo senza mai abbandonare del tutto il desiderio di tornare a calcare i campi da tennis. Fra le altre cose, in passato, l’ungherese ha anche militato nella Serie A1 italiana tra le fila del TC Parioli.

6 i tentativi per Martina Trevisan prima di ottenere il primo successo a livello WTA. Dopo una carriera caratterizzata da infortuni e vicissitudini varie, la toscana, proveniente dalle qualificazioni, ha saputo sfruttare al meglio l’urla benevola di Charleston che l’aveva abbinata all’ucraina Nadiia Kichenok. In seguito a questo successo, Martina non è riuscita poi nel turno successivo a racimolare più di 3 game contro la detentrice del titolo Kiki Bertens. Con qualche altro buon risultato di spicco, l’italiana potrà a breve ritoccare il proprio best ranking al n°144 raggiunto il 21 agosto di due anni fa.

5 i titoli Futures messi in bacheca da Botic Van De Zandschulp. Nel M25 di Bolton, il tennista olandese ha vinto il derby sul compagno di doppio Igor Sijsling vendicando la recente sconfitta subita all’atto conclusivo del M15 di Kaarst di inizio febbraio. Per Van De Zandschulp si tratta del primo successo contro il connazionale Sisjling e della prima finale vinta in tre set della carriera. Ad onor del vero, il grande sforzo Botic l’ha compiuto in semifinale: nel match contro Lenz, difatti, ha dilapidato un vantaggio di 5-2 nel secondo set e poi fallito 2 matchpoint nel tie-break del medesimo parziale. Come se non bastasse, nel terzo e decisivo set, l’olandese ha rimontato da 2-5 salvo poi inanellare una serie di 5 game di fila e accedere in finale.

4 i titoli ITF, tutti sulla terra, conquistati in carriera da Camilla Scala. La tennista italiana, nel W15 di Tabarka, ha demolito ogni avversaria le sia capitata sul suo cammino lasciando in totale soltanto 18 game complessivi per una media di 3,6 giochi a match persi. Una superficie amica per Scala che, al di fuori del rosso, si è spinta al massimo sino ai quarti di finale in due occasioni: a El Kantaoui nel 2015 e a Ortisei nel 2017. Non vanta invece alcuna presenza a qualsiasi livello sull’erba.

3 i derby che si sono disputati quest’anno nelle finali Challenger. Il primo scontro tra connazionali in un atto conclusivo Challenger si è consumato a inizio febbraio nel torneo di Dallas. Sul cemento indoor nordamericano, in una sfida tutta a stelle e strisce, Mitchell Krueger si è imposto in rimonta su Mackenzie McDonald. Due settimane più tardi, in condizioni di gioco più o meno simili a quelle di Dallas, Jannik Sinner ha annichilito Roberto Marcora portando a casa il suo primo titolo Challenger della sua giovane carriera in quel di Bergamo. Ieri, ad Alicante, Pablo Andujar ha prevalso in tre set su Pedro Martinez assicurandosi la decima vittoria consecutiva. Fra le altre curiosità, questi tre derby si sono giocati nella stessa nazione di appartenenza dei finalisti.

2 i successi in carriera contro una numero 13 al mondo per Madison Keys. La statunitense, frenata negli ultimi tempi da qualche annoso infortunio, è riuscita a mettere in cassaforte il suo quarto titolo WTA superando agevolmente Caroline Wozniacki all’atto conclusivo. Un trionfo, il primo in carriera in un torneo sulla terra, giunto su una superficie particolare come l’har-tru, su cui la nordamericana ha saputo sfruttare al meglio i propri colpi di devastanti da fondo e un servizio di assoluto livello. Prima della vittoria a Charleston su Wozniacki, Madison Keys aveva battuto un’altra sola volta una numero 13 del ranking WTA: a Wuhan nel 2014 approfittò del ritiro di Dominika Cibulkova dopo due set completati.

1 anno esatto dopo l’ultimo successo è ufficialmente tornata Garbine Muguruza. La tennista spagnola ha difatti bissato l’affermazione della passata stagione a Monterrey beneficiando del ritiro di una sfortunata Victoria Azarenka, costretta ad alzare bandiera bianca sul 3-1 per la propria avversaria nel secondo set. Se da una parte l’iberica ritrova il sorriso mettendo in bacheca il settimo alloro della carriera, dall’altra per la bielorussa si tratta del primo ritiro in una finale del circuito maggiore e dell’ennesima sventura di questi ultimi tempi.

0 vittorie nelle ultime 7 semifinali giocate a qualsiasi livello per Donald Young. Per l’ex talento statunitense, noto per le 17 sconfitte consecutive incassate nel 2012, è già la terza battuta d’arresto in stagione al penultimo atto. L’ultimo successo di Young in una semifinale arrivò nel febbraio del 2015 nel torneo ATP di Delray Beach. Nella circostanza si impose su Bernard Tomic salvo poi capitolare in finale contro Ivo Karlovic.

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