ATP NextGen Radar: guida settimanale alla Race to Milan 2017 – week 11

di - 20 marzo 2017
Taylor Fritz - Australian Open 2015 - Foto Ray Giubilo

Dopo una settimana di pausa, dovuta alle inesistenti variazioni di classifica nell’interregno di metà Indian Wells, torniamo a raccontare la Race to Milan. Ancora una volta non sono stati (del tutto) i giovani a rubare l’occhio e, fatto salvo il successo di Shapovalov nel Challenger casalingo di Drummondville che ha fatto guadagnare al giovane canadese la 14esima posizione (lontana comunque l’ottava), le notizie più corpose arrivano da un parzialmente ritrovato Taylor Fritz e dai colpi di Rublev che ha accarezzato il titolo a Irving e i conseguenti ricchi punti in classifica. Vediamo, come al solito, nel dettaglio.

  1. Alexander Zverev (385 pt.). Entra in tabellone a Indian Wells con la testa di serie n.18 e già questo basterebbe a dare la misura del dominio generazionale che per ora il tedesco impone in questa classifica, ad avvalorarlo ulteriormente anche il fatto che – nonostante per lui arrivi una sconfitta pulita da Kyrgios al terzo turno – la testa di questa race è sua senza possibilità di appello. Contro l’australiano non può molto, ma il livello con cui misurarsi è quello dei top-20 perché di quelli ormai fa parte, i risultati verranno.
  2. Daniil Medvedev (305 pt.). Stecca il principino di Russia e lo fa al cospetto dell’ultimo padre nobile del tennis del suo Paese, quel Michail Juzhnyj che a dispetto di detrattori e facili profeti continua a sprazzi a imporre la sua legge sul circuito. Per il suo più giovane connazionale appuntamento rimandato a data da destinarsi e venti punti acquisiti senza grandi soddisfazioni. Chi gli sta dietro non scalpita follemente, ma per se stesso Medvedev dovrà puntare a qualcosa di più e tornare a vincere almeno un paio di match di fila, cosa che non accade dal 250 di Marsiglia.
  3. Casper Ruud (251 pt.). A Brasile abbandonato e carnevale concluso, l’hype di Caspeer Ruud si sta fisiologicamente ridimensionando. Nulla che tolga valore alla vera e propria impresa combinata dal norvegese a Rio né certamente un rivalutare al ribasso le sue prospettive, ma un periodo di risultati così non poteva conoscere subito continuità e infatti Ruud durante il Challenger cileno di Chacantun ha superato sì la wild card locale Soto al primo turno con un agile 6-2 6-1 ma poi di fronte al brasiliano Souza, certamente non un maestro della racchetta ma giocatore di provata esperienza, ha ceduto 5-7 6-4 7-5 tornando a casa con un bottino di punti piuttosto magro. Non è quello che ora deve interessare al norvegese, questo è certo, e il lavoro da svolgere lo svolgerà sicuramente meglio con i suoi tempi. Mantiene il terzo posto nella race anche per l’altrui inappetenza.
  4. Andrej Rublev (221 pt.). Le quasi due settimane del quasi slam di Indian Wells sembravano essere nate sotto un cattivo auspicio per Rublev, subito fuori al primo turno di qualificazioni del ricco Masters1000 californiano e con il severo punteggio di 6-3 6-1 subito dall’australiano Whittington. Poi però Rublev fa un altro passo nella dimostrazione di maturità che sta concedendo ai suoi osservatori andando a Irving, storico Challenger “di consolazione” dei prematuramente eliminati da Indian Wells, e partendo dalle qualificazioni vince sei incontri di fila ergendosi fino alle semifinali. La sconfitta in semifinale contro il futuro campione del torneo Aljaz Bedene non mette in ombra la solidità di un percorso compiuto fino a quel momento e costruito anche ai danni di giocatori di buonissimo livello come Struff, Gojowczyk, Becker e Jeremy Chardy, tutti superati in due set. 40 punti in classifica che accorciano la distanza dal terzo posto nella race ma soprattutto tanta fiducia e solidità, la finale mancata a questo punto è poco più di un peccato veniale.
  5. Taylor Fritz (175 pt.). La corona di ennesimo giovane americano bruciato, il premio Donald Young per capirci, grava ancora come minaccia sulla testa di Fritz che non ha ancora trovato del tutto la quadra a una stagione che lo voleva pronto a conferme e salti e invece ancora lo vede arrancare e perdere posizioni in classifica. Consistentemente fuori dalla top-100, a Indian Wells è riuscito comunque a fare vedere lampi di buon tennis con due solide vittorie contro Benoit Paire e soprattutto contro il campione slam Marin Cilic. Vittorie importanti, che fanno morale e che rendono assieme dolce e amara la sconfitta in tre set subita al terzo turno da Malek Jaziri, avversario certamente inferiore ai primi due affrontati, al netto delle condizioni del momento. Se a Fritz serviva un’iniezione di fiducia per ripartire al massimo, forse è appena arrivata, il resto è ancora a sua disposizione per le dimostrazioni del caso.
  6. Aleksander Bublik (168 pt.). Il merito del giovane neo-kazako nelle ultime due settimane è stato quello di aver ricordato al mondo dell’esistenza di Ernests Gulbis, battuto nel primo turno di quali con un 6-4 7-6 di nitida nettezza. Non è bastata la spinta della vittoria contro il lettone più pazzo della terra a portarlo avanti contro Basilashvili e il georgiano l’ha estromesso dal torneo vincendo 6-3 7-6. Ripropostosi con tenacia alle qualificazioni di Irving, ha perso 6-3 6-4 dal britannico Bambridge. Vedremo cosa riuscirà a fare nel terzo tabellone cadetto di fila che lo aspetta, quello di Miami.
  7. Noah Rubin (165 pt.). Perde due posizioni in classifica il newyorkese che dalla cornice mirabile di Indian Wells torna con le pive nel sacco e uno 0 nella conta dei punti, eliminato al primo turno di qualificazioni dal re riconosciuto delle Barbados Darian King.
  8. Hyeon Chung (163 pt.). Inchiodato a questo punteggio dalla sfida di Davis contro il Kazakhstan, nel frattempo le qualificazioni mancate a Delray e Acapulco che non gli sono giovate alcun punto in classifica, Chung non attraversa il migliore momento della sua carriera e la beffa è che lo affronta in un periodo dell’anno in cui il suo tennis potrebbe dargli soddisfazioni anche a livello superiore. Per ora può permettersi di galleggiare, ma durerà?

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