Austin Krajicek: “Sampras era il mio idolo”

di - 11 Novembre 2014

austin krajicek brescia

 

da Brescia, Giulio Gasparin

Andrea Arnaboldi puntava molto sul Trofeo Città di Brescia, sperava di ripetere la semifinale di nove mesi fa a Bergamo. Invece si è trovato di fronte il serve and volley di Austin Krajicek che ad alti livelli è quasi scomparso. Il 24enne di Tampa si è imposto 6-4 3-6 6-3, mantenendo la calma nei momenti importanti. Al contrario, Arnaboldi si è deconcentrato su una palla dubbia sul 3-3 al terzo. Puntualmente, al game successivo è arrivato il break fatale. “E’ sempre difficile superare il primo turno specialmente su questi campi, non ci giochiamo spesso” ci dice Krajicek. “È dura giocare contro un mancino, pur essendolo anche io. Comunque penso di aver giocato bene nel primo set, ho fatto un po’ più fatica nel secondo, poi ho ricominciato a rispondere abbastanza bene nel finale e l’ho chiusa”. Anche grazie a 19 ace. “Mi piacerebbe servire sempre così” ammette, “ci provo almeno! Questi campi molto veloci aiutano a servire forte, soprattutto lo slice prende benissimo e per un mancino è sempre ottimo”.

Krajicek ha scelto di giocare in Europa anziché sfruttare i tanti tornei organizzati dalla USTA, la federazione americana. Ad esempio, in questi giorni avrebbe potuto giocare a Champaigne, in Illinois. “Ho giocato molti tornei di quel tipo negli anni e volevo provare qualcosa di diverso. E poi mi piace l’Europa, non è male venire qui, soprattutto in Italia… Ottimo cibo, bei posti, non posso certo lamentarmi”.

Sei anni fa Austin ha vinto i Campionati Nazionali americani che mettono in palio una wild card per il tabellone principale dello Us Open. Quella rimane la sua unica partecipazione in uno Slam. “Ho impiegato un po’ a entrare nel circuito”, ci racconta, “perché ero al college. Il gioco universitario è diverso da quello pro, ho impiegato del tempo per giocare in maniera più professionale, per programmarmi bene. Nel circuito sta tutto nel riuscire a mantenere la condizione”.

Lontano parente del campione di Wimbledon 1996, può essere molto insidioso sui campi rapidi. “Richard e Agassi mi hanno molto ispirato” conclude. “E poi sono sempre stato un fan di Pete Sampras, quindi… Beh, no, scherzi a parte, ovviamente Richard mi ha molto ispirato, magari in qualche modo mi ha trasmesso qualcosa nei geni. Sono sempre stato un grande appassionato del suo tennis, gran servizio, un grande giocatore in generale. Provo a giocare in quel modo pure io, ovviamente è diverso perché sono mancino, ma fare anche una carriera che valesse metà della sua sarebbe fantastico”.

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