Marco Bortolotti: “Ho ritrovato me stesso”

di - 11 settembre 2013

di Alessandro Nizegorodcew

Marco Bortolotti torna a far parlare di sè. Il ventiduenne tennista di Reggiolo, che in passato ha vissuto e si è allenato per 4 anni a Tirrenia, ha raggiunto la sua prima finale in Slovacchia ad inizio agosto. Da quel momento la fiducia è aumentata esponenzialmente, il ranking migliorato sensibilmente (n. 716 Atp) e la voglia di emergere si è fatta sempre più forte. Spazio Tennis ha voluto ripercorrere tutta la sua storia, dagli inizi a Tirrenia, dall’esperienza spagnola a quella a Verona con Daniel Panajotti, sino alla scelta dell’attuale coach Andrea Fava.

Dove e quando hai iniziato a giocare a tennis?
“Ho iniziato a giocare a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia. Intorno ai 10 anni mi sono trasferito a Correggio, dove ho iniziato a collezionare i primi buoni risultati junior. Tra gli 11 e i 12 anni sono stato indeciso se praticare tennis o calcio, ma la scelta alla fine è stata abbastanza semplice. A 14 anni ero nei primi 30 della classifica ETA (vittoria a Pescara e finale a Correggio; ndr) e sono stato convocato a Tirrenia, dove sono rimasto 4 anni.”

Qual è il tuo bilancio sull’esperienza a Tirrenia?
“Devo dividere il mio periodo a Tirrenia in due parti ben distinte: i primi due anni sono stati davvero molto positivi ed ero seguito in particolar modo da Renzo Furlan e Giancarlo Palumbo, che credo sia stato l’artefice del mio ingresso al Centro Tecnico Federale. Giancarlo era infatti il tecnico regionale dell’Emilia Romagna e durante i weekend mi allenavo sempre con lui a Ferrara insieme a Tommaso Bordoni, un ragazzo che oggi ha smesso. Il terzo anno a Tirrenia la guida tecnica non era molto chiara e mi sono ritrovato sballottato in una sorta di ping pong tra Paolisso, Furlan, Montalbini e Palumbo. I migliori due mesi della stagione sono coincisi con il periodo in cui mi seguiva Giancarlo, con il quale ho da sempre un rapporto speciale. Il quarto anno ero nel gruppo di Simone Ercoli insieme a Gaio e Colella. I tecnici che ho citato sono sicuramente di livello, ma dal terzo anno non ho mai trovato la giusta continuità e la possibilità di conoscere le persone anche a livello umano. La seconda parte a Tirrenia, dunque, non è stata molto positiva.”

A 18 anni sei quindi uscito da Tirrenia. Ti sei trovato un po’ disorientato?
“Uscito da Tirrenia ho parlato con Renzo Furlan ma non mi hanno saputo indirizzare come avrei voluto. Ho parlato con la mia famiglia e la scelta è ricaduta su Barcellona e nello specifico sull’Accademia di Bruguera. E’ stata un’esperienza positiva, ho conquistato i miei primi punti Atp e ho soprattutto acquisito la mentalità spagnola, che ben si sposa con il stile di gioco. Entravo in campo con le idee chiare, sapevo che dovevo tirare ben sopra la rete e non troppo vicino alle righe.”

La Federazione ha continuato a seguirti in qualche modo?
“A livello di wild card certamente si. Economicamente mi hanno supportato per una stagione, quella successiva alla mia esperienza spagnola.”

Che differenze hai notato tra Spagna e Italia a livello di insegnamento tennistico?
“La differenza è la mentalità, perché a livello tecnico in Spagna il lavoro è più “povero”. Mi dicevano due cose da fare in campo e io le mettevo in pratica. Ho ottenuto buoni risultati ed è un’esperienza che rimane nel mio bagaglio personale. Sono rimasto a Barcellona 9 mesi…”

E poi?
“Mi mancava un po’ casa e ho preso la palla al balzo quando mi si è presentata un grandissima occasione: lavorare a Verona con Daniel Panajotti.”

Come ha arricchito Panajotti il tuo tennis?
“Tecnicamente sono migliorato tantissimo nei due anni con Daniel. Ho iniziato a cercare molto, forse troppo, il vincente. Avevo molta fiducia nei miei colpi ma sbagliavo anche tanto e i risultati non sono stati eccezionali. Inoltre Panajotti, purtroppo, non mi poteva seguire molto in giro per i tornei.”

Il passaggio successivo, che è poi quello attuale, ti ha portato da Andrea Fava. Come ti trovi?
“Insieme a coach Fava ho ritrovato me stesso. Mi ero un po’ perso e con lui ho ritrovato quello che è certamente il mio stile di gioco ideale: qualche rischio in meno, tanto corsa, tanti chilometri, senza disdegnare ovviamente il vincente. Oggi, dopo le tante esperienze che porto sempre con me, credo di valere molto di più e con Andrea riesco ad esprimerle al meglio. Ho lavorato anche con il preparatore mentale Federico Di Carlo: non ho avuto modo di incontrarlo molte volte ma qualcosa di importante mi ha trasmesso anche lui.”

Quali sono i tuoi punti di forza?
“Il fondamentale migliore è sicuramente il diritto, abbinato alla grande capacità di corsa.”

Obiettivi per la fine del 2013? E quelli a lunga scadenza?
“Qualche mese fa, quando ancora non avevo iniziato a raggiungere buoni risultati, mi ero detto di provare ad entrare nei top-600. Oggi sono 716 e spero dunque di farcela. Il sogno, invece, è di entrare nella top-20.”

Ti senti pronto anche per il livello challenger?
“Come livello di gioco credo di potermela giocare con i giocatori almeno fino al numero 250. Ho disputato match alla pari con Trevisan, Naso e Arnaboldi, ma ve n’è stato un altro ancora più importante…”

Quale?
Contro Capkovic in Slovacchia, nel torneo in cui ho raggiunto la mia prima finale futures. Non avevo mai superato in quarto di finale e contro Capkovic ho vinto un match durissimo che avevo praticamente conquistato in due set, dovendo invece ricorrere al terzo. E’ un po’ di tempo che mi sento alla pari con tennisti che disputano i challenger. Inoltre le vittorie in doppio insieme a Francesco Borgo (nella foto) mi hanno dato ulteriore fiducia e spero di ottenere altri ottimi risultati entro la fine dell’anno.”

Grazie Marco e in bocca al lupo
“Crepi, grazie a voi.”

© riproduzione riservata

38 commenti

  1. Luca

    Nunero 716 Atp a 22 anni: ha ancora tra gli 8 e i 10 anni per diventare un top 20 come sogna, tutto é possibile. Magari é un altro Lorenzi.

  2. atti

    Giusto x completare le info….
    Il maestro Andy Fava insegna da diversi anni all’Accademia Plebiscito di Padova.

  3. cataflic

    Ringrazio Alessandro perchè è davvero l’unico nel panorama giornalistico a fare spaccati di realtà, come quella di Bortolotti, che altrimenti la maggior parte degli appassionati non avrebbe la possibilità di conoscere se non leggerne una riga nei risultati di qualche torneo in località amene.
    ….minchia che slecchinata 🙂 🙂

  4. pulsatilla

    “…Il terzo anno a Tirrenia la guida tecnica non era molto chiara e mi sono ritrovato sballottato in una sorta di ping pong tra Paolisso, Furlan, Montalbini e Palumbo…”

    L’ennesima conferma di quanto sia destabilizzante la realtà di Tirrenia. Di quanti danni provochi. Di quanti soldi si buttino nel cesso.
    Ma abolendo la Fit quanti soldi potrebbero risparmiare i circoli e i giocatori?

  5. Massimoromito

    Bella intervista, e complimenti a Marco per la serie di buoni risultati da quando ha lasciato Verona. Oggi in semi a pula!! Bravo Marco se leggi ti saluta Carlotta

  6. cesare veneziani

    Gli italiani emergono tardi ma emergono (se non mollano prima)
    Devono metabolizzzare un po’ di cosette ma poi ce la fanno

    In bocca al lupo

  7. L’intervista di Marco mi ha messo davanti ad un bivio: intervenire ed aprire spunti da dibattere o semplicemente stare zitto. Dal momento che il percorso di Marco ricalca e replica quello di tanti ragazzi che vogliono provare la strada del professionismo e coltivano molti sogni ed ambizioni vorrei focalizzare l’attenzione su alcuni concetti che stigmatizzerò con una similitudine generale: la storia delle acque minerali.
    L’Italia è uno dei consumatori mondiali più grandi di acqua minerale. Questo avviene perché ci dicono che la nostra rete idrica ha falle, che l’acqua viene trattata etc. I dati ci dicono invece che l’Italia è a tuttoggi uno dei produttori ed esportatori di acqua. Produttori di acqua minerale esistono in tutta Italia. E’ possibile che una persona di Belluno debba acquistare le acque prodotte a Fiuggi e che uno di Avezzano debba acquistare acqua prodotta a Belluno? Perché nessuno ha interesse a rendere l’acqua potabile dappertutto e renderla fruibile in tutte le case? Perché nessuno parla di questo argomento?

    Ci sono moltissimi ottimi giocatori stranieri che per allenarsi hanno scelto di farlo con allenatori stranieri di cui molti italiani, e allo stesso tempo molti ottimi giocatori italiani vanno all’estero o rimangono in Italia seguiti da allenatori stranieri. Questo vuol dire che ci sono ottimi giocatori italiani e stranieri e che ci sono ottimi allenatori italiani e stranieri e che alla fine:

    1)invece di prevalere la legge del buon senso prevale la legge del mercato;
    2)invece che prevalere la legge dei contenuti e della consapevolezza prevale la scelta emotiva ed irrazionale della pubblicità e del “così fan tutti”;
    3)che i metodi di allenamento degli allenatori bravi e dei ragazzi che ottengono buoni risultati sono abbastanza omologati;
    4)che nella maggior parte dei casi, i ragazzi non hanno tanto bisogno di strumenti o metodi nuovi ma che hanno bisogno di occhi diversi, una loro propria consapevolezza e senso di responsabilità su cui è possibile lavorare ovunque;
    5)che nella maggior parte dei casi ragazzi e famiglie sono spaesati e confusi da un’offerta che spesso purtroppo non corrisponde alle richieste della domanda e del sistema;
    6)Che in Italia (come pure in Germania) manca un movimento (come è per esempio in Francia o in Spagna) in grado di poter soddisfare la richiesta del sistema (tennis) e della domanda (giocatori/famiglie).

  8. Nikolik

    Tutte queste polemiche, ogni volta, sui maestri italiani o su Tirrenia, corredate ogni volta da varie filosofie, per non riconoscere un concetto semplicissimo, vale a dire che tu potrai essere il coach migliore del mondo ma se io mi trovo male con te, pazienza, non vai bene lo stesso, mentre tu potrai essere il coach peggiore del mondo ma se io mi trovo bene con te allora per me sei il numero 1 del mondo dei maestri.

    In questo blog i vari commentatori hanno sempre pervicacemente negato, in ogni argomento, il concetto dell’individuo e dell’individualità, che invece è il più importante: il talento non conta nulla, anzi, non esiste, le predisposizioni fisiche non contano nulla, tanto se lavori bene e vai da un bravo preparatore fisico il successo è assicurato, il maestro non conta nulla, tanto se fai tutto bene ti può allenare chiunque informandosi su internet, anche un genitore che fa un altro lavoro, e via discorrendo, così su ogni argomento.

    Eppure non è così.
    Facciamo un esempio.
    Quinzi, com’è noto, seppur per un breve periodo si è allenato con Piatti, come tutti ricorderete.
    Poi si sono lasciati e Quinzi sono ormai anni che si fa seguire da Medica.
    Che vuol dire questo, che Medica è meglio di Piatti?
    No, ovviamente, non si tratta di chi è più bravo, di chi è italiano o straniero, si tratta di trovarsi male o bene, tutto lì.

    Eh, sì, cari miei, l’individuo, quella cosa che ti fa preferire un’insalata ad un bellissimo e buonissimo gelato, e stai meglio a mangiare l’insalata, ti senti meglio, ti fa rendere meglio, anche se è oggettivamente più buono e saporito il gelato, eh, sì, esiste l’individuo, purtroppo per voi che ragionate sempre come se tutti si fosse uguali e si reagisse nella stessa identica maniera.

    Tanto, dite voi, non conta nulla di nulla, se sono alto o basso, se sono calmo o umorale, se sono maschio o femmina (perché, è uguale allenare, forse, un maschio e una femmina?), se mi trovo bene con una persona oppure no, in un ambiente oppure no, no, non conta nulla, per voi, c’è il giusto e lo sbagliato, mai il diverso, c’è il lavorare bene o lavorare male, mai diverso.

  9. Alessandro Nizegorodcew
    Autore

    @Nikolik
    Il tuo ragionamento ci sta, ma non credi che 4-5 allenatori cambiati in un anno senza prendere in considerazione la tua volontà siano un po’ troppi? Io non sono a prescindere né un sostenitore incallito né un accusatore nei confronti della Federtennis, ma non credi che nel terzo anno di Bortolotti a Tirrenia abbiano sbagliato?

  10. cataflic

    Ma dai Nikolik, sai bene che un grande coach deve avere una sua concezione della progressione evolutiva di un bambino che vuole diventare un tennista pro, così come deve capire qual è la maniera migliore per far effettuare quella progressione al suo allievo, mantenendolo in un ambiente confortevole, stimolante e fidelizzante.
    Se ti trovi bene col peggiore coach del mondo diventerai probabilmente e felicemente uno dei peggiori giocatori del mondo.

  11. Nikolik

    No, scusami veramente, Alessandro, anche io non volevo intervenire su questo articolo, ma se me lo chiedi espressamente allora no, no proprio, a Tirrenia non hanno sbagliato nel terzo anno di Bortolotti, non hanno sbagliato nemmeno nel primo anno, neanche nel secondo e nemmeno nel quarto, perché io, come sicuramente anche tu, Bortolotti l’ho visto giocare, diverse volte, anche negli anni di Tirrenia, e anche dopo, e allora ti dico che non ha proprio sbagliato nessuno.
    E non ha sbagliato nessuno perché è ora di finirla con questo buonismo, purtroppo non è vero questo concetto che se uno non diventa campione è perché qualcuno ha sbagliato qualcosa per forza, eh no, purtroppo il tennis, come ogni sport, ha delle gerarchie, ha delle classifiche, c’è chi è più bravo e chi meno bravo, ecco come funziona.
    E dopo averlo visto giocare diverse volte (almeno 7-8 in diversi anni), ti dico di no, stai tranquillo che non si è sbagliato proprio nulla con Bortolotti.
    Poi se si deve dare sempre, sempre, la colpa a qualcuno, che non sia il giocatore, che poi non è nemmeno colpa sua, perché non è colpa di nessuno, allora diamo pure la colpa a Tirrenia.

    Ma io resto convinto, dopo averlo visto giocare, e mi ricordo anche bene quando e dove la prima volta, del mio giudizio su Bortolotti.
    Tirrenia o non Tirrenia.
    Perché altrimenti si deve arrivare al solito paradosso, cioè che tutti i giocatori sono uguali, Fognini come Bortolotti, mentre il primo è stato allenato bene ed il secondo no.
    E invece non è così.
    Che ci posso fare, io ho le mie convinzioni.

  12. Alessandro Nizegorodcew
    Autore

    E allora però Nikolik, se il tuo parere (rispettabilissimo) su Bortolotti è questo, l’errore è stato spendere soldi pubblici per 4 anni su di lui, non credi? Se il tuo pensiero è questo, non avresti investito su qualcun altro?

  13. Alessandro Nizegorodcew
    Autore

    (comunque oggi vittoria netta anche su Sinicropi e finale futures per Bortolotti)

  14. Nikolik

    No, invece, non è stato per nulla un errore investire su di lui, proprio per nulla, e le due cose non sono per nulla in contraddizione tra di loro, perché comunque, al di là di tutto, Bortolotti era comunque uno dei nostri giovani migliori, e, in secondo luogo, anche Bortolotti costituisce una ricchezza del nostro tennis, perché in ogni caso, e sottolineo l’ogni caso, si sta parlando del n. 700 del mondo che, in ogni caso, era assolutamente giusto e legittimo aiutare ed agevolare a raggiungere il suo massimo.

  15. Alessandro Nizegorodcew
    Autore

    @Nikolik
    No, secondo me non regge. O l’una o l’altra. E comunque ricordati che si parla di errori di gestione tecnica su un ragazzo non perché non abbia ottenuto risultati, ma perché in una sola stagione gli hanno cambiato 4-5 allenatori! Questo, secondo me, non è accettabile. Anche perché non stiamo nemmeno parlando di una testa calda che litiga con tutti. Per me quando cambi ad un ragazzo 5 volte la guida tecnica in una stagione sbagli a prescindere. Però se vuoi continua a difendere ogni decisione federale a spada tratta se vuoi. Io giudico situazione per situazione…

  16. cataflic

    @Nikolik
    Io non so chi ci fosse a Tirrenia, però Travaglia,Giustino,Bellotti mi sembra che siano +/- coetanei e sono molto più avanti in classifica!?!

  17. Nikolik

    Ma che c’entra questa storia dei 4 o 5 allenatori.
    Tu stai parlando di Bortolotti, non in generale, non in teoria, hai fatto un nome e cognome e parli in pratica, non in teoria.
    E allora io ti dico che con Bortolotti non hanno fatto nessuno sbaglio a Tirrenia, stai tranquillo.
    Che vuol dire quando dici: quando cambi a un ragazzo…
    Eh no, quale ragazzo.
    Le persone hanno un nome e un cognome.
    Stai tranquillo che nessun danno è stato fatto.
    Bortolotti avrà la sua carriera, quella giusta per lui, e quello che è successo. Tirrenia è del tutto irrilevante per la sua carriera.

    La verità è che, anche se mi sforzo, non riesco a trovare un solo giocatore che mi faccia dire: che peccato che sia stato a Tirrenia, perché se non fosse stato a Tirrenia sarebbe diventato professionista.
    Cerco di farcela, passo in rassegna i nomi di tutti quelli che sono stati a Tirrenia in questi anni, e non mi riesce di trovarne uno per il quale si possa dire una cosa del genere.

  18. Nikolik

    Bolelli?
    A parte che Bolelli è un professionista e ce l’ha fatta, io intendevo chi è stato a Tirrenia da juniores.
    A me non viene in mente nessuno che avesse le qualità per diventare professionista e che non ci è diventato perché è stato a Tirrenia.

  19. Leo caperchi

    Ahahah a parte lo scherzo tutti quelli che non erano ancora professionisti senza controprova impossibile, ma zero usciti e’ una buona media….e bolelli comunque parecchio sottolivello ha anche la controprova …ma sempre tanto per scherzare chiaramente

  20. Diego

    Con Giannessi mi sembra che non abbiano lavorato male.
    Certo e’ sicuramente meglio avere un coach personale, ma costa enormemente di piu’ e non tutti possono averlo.
    E comunque quelli che possono arrivare pro (primi 100)anche con un buon coach personale sono veramente pochi.

  21. Alessandro Nizegorodcew

    @Nikolik
    A me a volte mi sembri matto però eh.. E te lo dico in amicizia.. Il nome e cognome non l’ho rifatto in quella frase perché lo avevo scritto 100 volte nei miei commenti e mi pareva evidente fosse riferito a lui. Io non sto attaccando Tirrenia in generale, non sto criticando nessun tecnico federale in generale. Dico che se convochi un giocatore a Tirrenia vuol dire che punti su quel giocatore e quindi, nello specifico con Bortolotti, credo che abbiano lavorato nella maniera giusta per due anni e non giusta nel terzo. Punto. Non è che sei depositario della verità e quindi puoi essere certo del contrario. La federazione, tramite molti addetti ai lavori, fa autocritica, ma tu sembri difendere a prescindere ogni loro scelta. È questo che risulta particolare. Tornando a Bortolotti, non esiste che in un anno sia stato
    seguito da 5 allenatori.. 5! 5! 5! Ma ci rendiamo conto? L’anno dei 4 allenatori (e parlo di calcio) a Roma ad esempio lo ricordano bene.. Cerchiamo di essere giusti per favore. Quello è un errore e se Bortolotti, come tu dici, non meritava l’attenzione federale gli potevano anche dare il benservito invece di contribuire con soldi pubblici ad una promessa in cui, a tuo e loro avviso, forse non dovevano credere più

  22. pulsatilla

    “A me non viene in mente nessuno che avesse le qualità per diventare professionista e che non ci è diventato perché è stato a Tirrenia.”

    Nemmeno a me viene in mente qualcuno che poteva diventare un Santo e non c’è diventato perchè è stato in Vaticano.
    Ah ah ah
    Ci sono tanti modi di tenere gli occhi chiusi, c’è chi li chiude per convinzione, chi per interesse, chi per mancanza di informazione…
    Poi ci sono quelli che c’hanno sbattuto la testa personalmente, che hanno provato sulla loro pelle. Probabilmente costoro, come dice Nik, non sarebbero diventati mai nessuno nemmeno se allenati dal miglior coach del mondo e proprio quello con cui avrebbero la maggiore affinità, probabilmente.
    Ma ciò non toglie che da quel posto non esce mai nessuno meglio di come era entrato.
    E poi, caro Nik, proprio lì, all’interno, proprio da persone che si occupano dei ragazzi, quando per una frazione di secondo cade la barriera di incomunicabilità, quando per una frazione di secondo il federale viene mosso a compassione perchè anche lui ha dei sentimenti e pecca di lasciarsi coinvolgere nei sentimenti dei ragazzi, proprio da queste persone partono consigli del tipo: “Vai via se hai qualche velleità, vai via…”.
    Parole dette a denti stretti e con lo sguardo serio di chi teme di aver detto qualcosa di compromettente.

  23. Maurizio

    A mio avviso Tirrenia assume un ruolo molto importante come centro di aggregazione periodica degli agonisti e dei suoi maestri. Altro discorso è la permanenza tipo accademia, ma non perché non ci siano persone preparate ( a parte una), ma come impostazione del lavoro, soprattutto per il continuo cambiamento di maestri e accompagnatori che ingenerano confusione nel tennista, anche Bortolotti lo dice, ma io l’ho sentito anche da altri ospiti.
    Questo succede però anche nelle accademie private. Stefano Grazia ha sempre asserito che la Bollettieri è un ottima accademia quando però hai uno staff tuo che opera all’interno.

  24. bogar67

    Io rimango del parere che soprattutto per le donne un centro federale dove le migliori si dedicano solo a poteri provare “con il tennis” sia indispensabile. In questo momento a Tirrenia mi dicono che ci sta un bravo tecnico, un certo Daniele Ceraudo che sta facendo grandi cose con Jasmine Paolini.

  25. gomma

    questa volta andrew ha perfettamente ragione!!!
    sembra come quando la sera arrivi a casa, ti siedi a tavola,guardi un telegiornale ed hai la sensazione di sentire sempre le stesse cose(parlo di politica chiaramente)
    Ho frequentato un centro tecnico quasi 25 anni fa e nn è cambiato nulla!!!
    che tristezza!!!!!!

  26. lib

    ‘ un grande coach deve avere una sua concezione della progressione evolutiva di un bambino che vuole diventare un tennista pro, così come deve capire qual è la maniera migliore per far effettuare quella progressione al suo allievo, mantenendolo in un ambiente confortevole, stimolante e fidelizzante’.

    perfettaaaaaaaaaaaaaaaaa

  27. Giorgio il mitico

    Per me un bambino prima di tutto si vuole divertire, poi diventare un campione, la storia del campione gliela mettono in testa genitori e maestri.

    Il problema è che se uno vede che un bimbo ha un grande talento deve riuscire a farlo allenare tanto e tanto bene senza fargli un domani fargli venire a nausea il tennis.

    A dirlo sembra facile ma credo sia la cosa più difficile in assoluto.

    Nessuno può garantire il successo professionistico, il massimo che si può onestamente garantire è che si fa un percorso simile a quello fatto dagli attuali professionisti del circuito.

    I genitori devono essere informati preventivamente di cosa hanno fatto da giovanissimi gli attuali professionisti, e cioè : ore dedicate al tennis, alla PA ed alla tattica.

  28. Alessandro Nizegorodcew

    Ma siete mai stati bambini? Non avete mai desiderato qualcosa che non riguardasse minimamente i vostri genitori? A volte parlare dei bambini come degli automi senza cervello. Io ricordo benissimo che ai miei genitori non è
    Mai interessato che io diventassi forte, mio padre nemmeno conosce le regole del tennis, ma ho sempre voluto essere come Thomas muster! Sottovalutate troppo spesso l’indipendenza anche mentale di un bambino..

  29. giovanni

    @Bogar

    Effettivamente sarebbe apprezzabile un centro tecnico dedicato per le ragazze, dove lavorare specificatamente a partire dalla personalità femminile, profondamente diversa da quella maschile.

  30. Giovanni,
    “…..dove lavorare specificatamente a partire dalla personalità femminile, profondamente diversa da quella maschile.”

    Forse questo è uno dei motivi per cui un centro tecnico dedicato alle tenniste non c’è. Faccio anche fatica a pensarne uno nelle altre nazioni……….

  31. Mi piace il ragionamento di Nikolik…
    da domani sarò astemio, ma berrò mezzo litro di vino ad ogni pasto.
    Ieri sera ho sbattuto accidentalmente il manico della valigia contro il muro: la colpa non è mia, ma del muro che si ostina ad esser così duro e compatto.
    Propongo anche la scarcerazione di tutti gli spacciatori: mica colpa loro se le strade sono piene di drogati che ti chiedono la roba!
    Infine, la mia proposta per la modifica dell’Art. 1 della Costituzione:
    “L’Italia è un’Anarchia amorale fondata sull’assenza di qualsivoglia responsabilità di qualunque cittadino, organismo o istituzione dello Stato.
    La sovranità appartiene agli incapaci, ai fancazzisti e ai raccomandati, che la esercitano come cazzo pare a loro e senza dover giustificare nulla a nessuno”

  32. Leo caperchi

    Grande Davide hai colto l’essenza…non rimane che ironia e cazzeggio perche’ se bisogna parlare sul serio diventa un vero dramma…

  33. Pingback: Marco Bortolotti: “Devo trovare costanza di rendimento” | SPAZIO TENNISSPAZIO TENNIS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *