Claudio Rizzo: “Fattore più importante per vincere? La gioia di giocare”

di - 3 febbraio 2017
Claudio Rizzo

Claudio Rizzo è un giovane e competente coach che qui a Latina, al Capanno tennis Academy, in occasione del Futures da 10mila dollari che si sta svolgendo segue lo svizzero Gabriele Moghini, 196 cm di altezza, un ottimo tennis e grandi possibilità di crescita.

Un piccolo inciso su Gabriele Moghini è dovuto: è un giovane molto educato, disponibilissimo, con degli occhi vispi e sinceri, ancora non smaliziato come è anche giusto che sia. E’ attento a ciò che lo circonda, ma come molti ragazzi della sua età non ha ancora gli strumenti culturali ed emotivi per comprendere tutte le dinamiche e quindi anche quelle interiori. In campo è  ancora in contrasto con se stesso, il Gabriele ragazzo sorridente e disponibile fuori si trasforma in campo nel più drastico critico del Moghini tennista, giudicandosi di continuo per il suo gioco, e quindi avendo picchi di fiducia alternati a momenti di depressione. L’aiuto di Claudio Rizzo sarà chiave per la sua crescita.

Ciò che subito ci colpisce di Claudio è il suo atteggiamento aperto e cordiale nei nostri confronti fin dal primo incontro. Si legge nei suoi occhi una passione infinita per il gioco del tennis, per le sfaccettature infinite di questo sport magnifico e maledetto allo stesso tempo, e anche per l’insegnamento a 360 gradi. Chi ama insegnare, chi sa trasmettere il proprio sapere agli altri, chi lo sa fare bene come Claudio Rizzo, senza quasi rendersene conto regala perle di saggezza anche di fronte ad un caffè parlando di tennis con un appassionato o un addetto ai lavori che sia. E questo è quello che è successo a noi, visto che non lo conoscevamo prima come coach.

Claudio Rizzo che giocatore è stato?
Ho iniziato al TC Monviso con Gianni Napione, più tardi mi ha allenato Gipo Arbino, storico coach anche di Lorenzo Sonego. A 15 anni, quindi davvero giovanissimo, ho deciso di andare via da Torino per rincorrere il mio sogno di diventare PRO, e mi sono trasferito a Barcellona all’accademia Sanchez-Casal dove sono rimasto 3 anni anche se uno in pratica l’ho perso a causa di un infortunio e lì mi seguiva Antonio Hernandez. Tornato dalla Spagna sono andato a Roma nel team di Zugarelli con Starace, Aldi, Petrazzuolo, Giorgini e altri. Rientrato a Torino sono tornato con Gipo e poi per un periodo mi sono allenato sotto la guida di mio padre intorno ai 20 anni. Il mio best ranking è stato intorno ai 1200 ATP in singolare, e 986 in doppio.

Sei diventato coach giovane, vero?
Ho cominciato presto a fare i corsi per diventare coach, mi è sempre piaciuto insegnare, mettermi al servizio dei ragazzi, e grazie a Gipo sono entrato come tecnico allo Sporting di Torino e sono rimasto lì 7 anni, in particolare seguivo 2 ragazzi, i fratelli Campi, Leonardo e Lorenzo seguiti anche sul circuito ITF. Dopo 7 anni nel team di Gipo lavorando con Sonego, Anna Maria Procacci, Stefano Reitano, tutti ragazzi che si stanno mettendo in mostra e sono ancora giovanissimi. Dopo ho accettato la proposta di Ocleppo seguendo Julian, talento eccezionale e son stato con loro circa 1 anno e mezzo tra la base e il centro FIT di Tirrenia.

A proposito, si parla tanto di Julian Ocleppo come un gran talento, è proprio così, come lo descriveresti?
Tecnicamente Julian sta messo bene come servizio e diritto, benissimo direi, potrebbe essere un giocatore da veloce, a livello fisico anche madre natura lo ha dotato bene, c’è da lavorare parecchio sugli aspetti tattici e soprattutto mentale. A Julian servono serenità e tranquillità, soprattutto questo.

Poi nel 2014 ti trasferisci a Lugano, diventando coach privato di Gabriele Moghini, qui presente al Futures di Latina.
Gabriele è sempre stato inserito nelle varie rappresentative nazionali svizzere, dall’età di 10 anni, ha avuto quali best ranking l’80° under 14 (con titolo conquistato nel torneo ETA di Davos), il 98° under 16 (titolo a Copenhagen), il 151° under 18 (finalista per 2 volte in Slovenia e per una in Svizzera). Nel gennaio del 2014 ha partecipato agli Australian Open juniores. Però mai avuti aiuti federali da parte della Svizzera. Nei primi 3 mesi ho portato qui Eremin ad allenarsi con Gabriele e poi il venerdì anche Marco Crugnola e il ragazzo è cresciuto tanto.

Come descriveresti Moghini?
Beh è un ragazzo alto 196 cm, serve bene, il servizio glielo abbiamo un po’ cambiato, e deve diventare un giocatore d’attacco, anche se lui parte da un’idea di gioco più attendista per natura. Il miglior colpo in teoria, quello che lui “sente” meglio sarebbe il rovescio, che gioca con naturalezza e si sente più sicuro ma fa più male col diritto in realtà. E’ proprio questo deve cercare di fare più vincenti, accettando però di rischiare di più senza perdere consapevolezza di sé dopo gli errori inevitabili che un gioco più offensivo comporta inevitabilmente. Atleticamente ha una buona base creata da Andrea Bronzo e stiamo lavorando sulla forza e sugli spostamenti, viste le lunghe leve di Gabri. Tatticamente non aveva una idea precisa di chi fosse, e di cosa volesse fare in campo, da Junior ha vinto molto e gli bastava giocare in modo anche disordinato, mentre adesso tra i Pro devi avere un chiaro programma e seguirlo. Sicuro come ti dicevo qui non basta difendersi ma contrattaccare al momento buono. Le doti ci sono e anche le caratteristiche di base. Mentalmente è il lavoro più duro da fare, quello però che potrebbe fare la differenza. Ha sofferto il passaggio da Junior a Pro, come è anche spesso inevitabile per ragazzi così giovani, e soprattutto sta prendendo coscienza del fatto che la crescita è mettere un mattone sopra l’altro ed avere pazienza.

Come sarà la programmazione dei prossimi mesi per Gabriele Moghini?
Per quanto riguarda la nostra preparazione stiamo facendo già 2 settimane con pochissima racchetta è un fondo di atletica grosso per riprendere; poi continueremo per circa 8/10 settimane tenendo in considerazione che Gabriele deve preparare e dare degli esami all’università. Il prossimo anno giocheremo circa 20 ITF, più qualche Open e stiamo vedendo se giocare a squadre in Svizzera, in Italia o entrambe se si giocano nello stesso periodo. Suddivideremo i tornei in blocchi da 2/3 settimane giocate e 1/2 a casa almeno per i primi 6 mesi della stagione.

Come è andato per voi questo torneo a Latina?
Direi bene nel complesso, primo turno di quali contro Peruzzi vinto 6-2 al terzo, poi al secondo abbiamo approfittato di un ritiro avversario ma eravamo sopra e al terzo turno partita incredibile con il romeno Tatomir, persa 6-4 al terzo set solo per una caduta di quell’energia mentale di cui parlavamo prima. Vedi, avevamo preparato la partita decidendo di spostare spesso Tatiomir costringendolo a lavorare tanto sul piano atletico, e lui non è fortissimo negli spostamenti, ma Gabriele lo ha fatto bene finché le cose giravano per il verso giusto, poi se ne è quasi dimenticato, facendo sì che l’avversario prendesse fiducia. Entrato come lucky loser ha trovato Nicola Ghedin, giocatore già fatto, e io volevo vedere più l’atteggiamento che il risultato o il gioco. Da una parte sono deluso perché avrei voluto vedere maggiormente gli occhi della tigre, la voglia di fare una impresa che a rigor di logica effettivamente non era possibile forse, troppo il divario di esperienza ancora, però Gabriele è stato moscio, con poca energia. Si gioca tutto su questo piano, a livello Pro fai risultato se giochi tutti i punti, ma proprio tutti, dal primo all’ultimo con lo stesso coraggio anche con tennisti che al momento ti sono superiori. Peccato perché poteva essere il primo punto ATP e so che Gabriele ci tiene tanto. Arriverà presto questo benedetto punto se Gabriele imparerà da queste sconfitte, il lato positivo è questo, che si cresce attraverso queste esperienze. Di buono c’è anche che la famiglia di Gabriele, della Svizzera italiana, non mette alcuna pressione al ragazzo, questo vuol dire tanto eh.

Chi ti piace tra gli azzurri giovani?
I giovani che mi piacciono di più sono Ocleppo a livello qualitativo puro, Sonego sicuramente per il fatto che sa essere giocatore; poi ce ne sono altri sicuramente che varrebbe la pena citare.

Hai mai pianto per questo sport Claudio?
Naturalmente ti confermo che ho pianto per questo sport, credo che quando ami qualcosa le emozioni che ti provoca siano infinite, e non mi vergogno di questo anzi ne vado fiero.

Augurandoti di poter diventare un coach di grande livello, conoscendo la tue capacità di comunicazione, passione viscerale e voglia di arrivare unita alla pazienza di chi conosce il professional tennis da dentro con tutte le problematiche porta con sé il circuito, vuoi dirci qualcosa a chiusura di questa chiacchierata?
Sai quale è la cosa più importante per chi gioca a tennis? La gioia di giocare, chi riesce ad essere felice su questo benedetto campo ha già vinto e non può che mettere in campo, nelle competizioni il meglio di sé.

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