Eleni Kordolaimi: “L’assenza di sponsor uccide troppe carriere nel tennis”

di - 23 luglio 2017
Eleni Kordolaimi, foto Giulio Gasparin

Eleni Kordolaimi è un nome che non è di certo sfuggito ai “nerd” del tennis, poiché spesso presente anche nelle fasi finali di moltissimi tornei in questo 2017. La ragazza greca ha infatti giocato e vinto molto in questa prima metà dell’anno a livello di $15k e ora si prepara al salto di qualità con l’aiuto di un team con sede in Italia. Pur colpendo molto forte e facendo del tennis offensivo la sua forza, la diplomata alla University of Houston, sa difendere egregiamente, aspettando la palla giusta per rovesciare lo scambio, dimostrando spesso la determinazione e la combattività di una belva.

Fuori dal campo, però, la Kordolaimi è una ragazza che difficilmente si vede senza un sorriso: ai tornei la si trova spesso intenta a chiacchierare con le colleghe o con gli organizzatori e volontari, con cui adora confrontarsi per scoprire la realtà dei luoghi in cui si trova. Allo stesso modo, parlare con lei sembra un viaggio, poiché la conversazione prende spesso cambi di direzione imprevedibili, sicché la ragazza greca non si fa alcun problema a porre ella stessa delle domande o commentare quanto detto. Il risultato è una chiacchierata, più che un’intervista, di quel tipo che speri si possa sempre ripetere al più presto, anche su temi diversi dal tennis, seppur sia il campo in cui Eleni eccella.

Ciao Eleni, cominciamo con una domanda semplice per chi non ti ha mai visto giocare: come descriveresti il tuo gioco e su che superfici preferisci giocare?
“Sicuramente preferisco condizioni lineari e veloci: mi piace finire il punto entro pochi colpi, piuttosto che andare avanti ad oltranza. Comunque sto imparando che quando devo, aspetto anche io il momento migliore per poi mostrare il mio gioco: se i campi me lo consentono, preferisco costruire il punto come piace a me, piuttosto che aspettare l’avversaria, questo è certo”.

Quest’anno hai giocato molti tornei, a volta cambiando posto di settimana in settimana. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una tabella così fitta di eventi?
“Quest’estate ho giocato molte settimane di fila, a volte cambiando radicalmente le condizioni. Ad esempio qualche settimana fa sono passata dal caldo della Tunisia all’altura di Tarvisio. Ma sono queste le cose che mi stanno aiutando a crescere come giocatrice e pur attraverso tanti cambi di condizione (non solo per il clima, ma anche palle e condizioni dei campi, perché non ovunque sono buoni come in Italia!) ho vinto molte partite, a volte salvando anche set point pesanti. Tutto questo mi sta aiutando a crescere e a capire che il punteggio non deve infastidirti, ma anzi, devi solo rimanere concentrata sul tuo gioco”.

Il risultato è stato evidente e stai risalendo molto nel ranking WTA. Ma qual è la chiave di questo successo?
“Penso sia il lavoro di ogni giorno: con il mio coach ed il preparatore. Bisogna solo rimanere concentrati sull’obiettivo e lavorare sodo per avvicinarcisi ogni giorno. Così ogni parita diventa un’opportunità per migliorarsi sia nel ranking che soprattutto come giocatore. Non penso sia una questione di numeri, infatti, quelli vanno rimenticati. Il mio motto invece è ‘come posso essere questa sera una giocatrice migliore di come lo ero ieri’. Penso che questa sia la chiave”.

Tra le soddisfazioni che ti sei tolta quest’anno, hai rappresentato la Grecia in Fed Cup. Com’è stato?
“Era la mia prima volta che giocavo per la Grecia e siamo state promosse nella Europe-Africa Zone 2, per cui sicuramente è stata un’esperienza speciale. Il primo match ero così nervosa che in un attimo mi son trovata sotto 4-1. Ma così  come ho detto che ho imparato a gestire i punti importanti, ho pensato che lo stesso andava fatto in Fed Cup: mentre giochi devi isolare tutto il resto e pensare che alla fine è solo un altro match.  Ovviamente poi è tutto speciale: stare con le altre ragazze greche e difendere i colori della mia nazione… l’avevo fatto già da junior, ma da pro è un’altra cosa ed è stata un’esperienza incredibile”.

Sembra che poi tu abbia preso molta sicurezza da quel momento…
“Penso che ogni vittoria aiuti la propria sicurezza in sé, ma se le vittorie arrivano giocando per la nazionale, ancora di più. È qualcosa di fantastico e che ho sempre con me da quel momento e certamente mi aiuta a mantenere alta la motivazione per andare avanti”.

Se non mi sbaglio, tu hai studiato negli Stati Uniti, a Houston. Com’è l’esperienza del college?
“Mi sono diplomata nel 2015 e solo da allora ho cominciato a giocare a tempo pieno nel circuito ITF. Nonostante ciò, penso che il college mi abbia fatto crescere molto dal punto di vista mentale, anche se non giochi così tanto come ora. Al college affronti tante sfide anche al di fuori del tennis che ti aiutano a cresce. Poi lì, spesso, giochi per la squadra e questo è uno stimolo diverso. Oggi giorno, il tennis è sempre più uno sport mentale e penso che l’esperienza del college mi abbia aiutato molto in questo senso”.

Che altro hai preso dall’esperienza negli States?
“Penso che sia stata una scelta azzeccata anche perché ogni qualvolta vai all’estero, scopri cose nuove e vedi come alcune vengono fatte diversamente da come sei abituata. A me piace confrontarmi con realtà diverse dalla mia e penso che se sei capace di vedere queste differenze e prendere le cose che ritieni valide e ‘gettare’ quelle che non ti servono ne esci sempre vincente. La cosa che mi piace del tennis è che questo confronto è sempre possibile perché si viaggia sempre e si incontrano sempre persone che vengono da realtà differenti. Questo confronto ti rende una persona migliore”.

Sembra che il tennis greco stia vivendo un momento molto positivo e con tanti giovani talenti pronti a sbocciare, pare che tempi anche migliori vi aspettino. Cosa pensi abbia portato a ciò?
“Penso che ci siano tanti giocatori greci pronti ad esplodere perché ora è molto più facile andare all’estero. Anche per i genitori è più facile mandare i propri figli via di casa per seguire un sogno. Noi greci siamo persone che lavorano sodo e questo è dimostrato da noi giocatori, però purtrppo non riceviamo molto aiuto dalla federazione. Sappiamo tutti che il tennis è uno sport che richiede molto a livello finanziario ed è per questo che la maggior parte dei greci che vedete in classifica si allenano all’estero. Non mi fraintendete, ci sono ottimi allenatori e bravissime persone in Grecia, ma è difficilissimo trovare qualcuno che ti possa aiutare economicamente. Per cui andando all’estero è più facile trovare quello che a casa al momento non c’è”.

Parlando di costi, se posso chiedertelo, qual è la tua esperienza? Quanto è difficile trovare i soldi per seguire una carriera da tennista?
“Onestamente, sto facendo molta fatica a trovare un sistema che mi possa sostenere in questo ambito. La mia famiglia, il mio coach ed il mio preparatore mi stanno aiutando tantissimo ad affrontare i costi, ma è davvero difficile trovare uno sponsor. Parlo di qualunque tipo di sponsor, perché a questo livello ogni aiuto conta. Purtroppo è difficile ed è triste vedere come spesso molti atleti che avrebbero del talento sono costretti a mollare il tennis perché non hanno i soldi per continuare. Nel tennis paghi tutto di tua tasca: non ci sono squadre che pagano i tuoi allenamenti o i tuoi viaggi”.

Pensi che, provenendo da una nazione con una tradizione tennistica non affermatissima, possa essere uno svantaggio in questi casi?
“Forse in alcune nazioni la situazione è migliore: ci sono ragazze della mia età e con un ranking inferiore che ricevono aiuti da sponsor e federazioni. Per me è non è stato così: siccome ho avuto un brutto infortunio verso la fine della carriera junior e poi sono andata al college, sono meno di due anni che sono nel tour, ma queste cose agli sponsor non interessano. Quando chiedi loro, questi guardano la tua età ed il tuo ranking, non chiedono nient’altro e non indagano sul perché ti trovi lì e cosa potresti ancora ottenere. È un peccato perché aiuterebbe molte ragazze”.

L’anno scorso c’erano voci riguardo una scelta dell’ITF di rendere obbligatoria l’ospitalità a qualunque livello. Pensi che quella sarebbe la soluzione?
“Se così fosse, farebbe certamente una differenza incredibile. Spendiamo di media dai 45 ai 70€ a notte e se moltiplichi questo per ogni notte di qualche settimana, puoi capire quanto questa mosse farebbe la differenza per tutte noi. Non è un conto difficile per capire quanti soldi si risparmierebbero e farebbe sì che tante più ragazze potessero stare nel circuito più a lungo”.

Cambiando argomento, ora che il tuo ranking è salito grazie ai tanti risultati negli ITF da $15k, quale sarà il tuo prossimo obiettivo?
“Voglio salire di livello e giocare più spesso nei $25k in Italia, anche perché io mi alleno lì e quindi anche economicamente è più comodo. In generale comunque penso che sarà importante adattarmi a quel livello: come atleta, sai quando è tempo di alzare l’asticella, perché se ti senti a tuo agio ad un livello è tempo di passare a quello successivo. Penso che quel momento sia arrivato per me, non si può rimanere tutta la vita allo stesso punto, altrimenti non crescerai mai”.

E a livello di ranking, qual è il prossimo obiettivo?
“Ad oggi, nel tennis, credo che il ranking non abbia più un grande peso di sé e per sé. Se sei numero 400 o 600 non significa necessariamente che giochi un tennis tanto peggiore di una nella top 200: lo vediamo spesso che ragazze attorno alla 500 battono quelle nelle 200 o meno. Ovviamente se sono lì è perché sono state più continue, ma sulla partita singola te la puoi sempre giocare. Ovviamente vuoi salire nel ranking, ma non è il numero a definirti. Per me, comunque, l’obiettivo dell’anno è arrivare tra la 250 e la 300, così che l’anno prossimo possa provare a giocare le quali di un Grande Slam: questo è il mio sogno ed è la motivazione più grande per cui lavoro sodo ogni giorno”.

Ultima cosa, hai degli idoli nel mondo del tennis? Se sì, perché loro?
“Uno su tutti: Nadal. Ovviamente a tutti piace Federer ed è così anche per me. Ma mi piace Nadal per come si comporta sia in campo che fuori: penso che sia davvero importante essere una bella persona, oltre che un grande atleta. L’anno scorso tutti lo davano per spacciato, scrivendo cose non molto carine su di lui, ma invece che arrabbiarsi, lui li ha ignorati e lavorando sodo è tornato vincente. Penso che nominerei lui come mio primo esempio. Tra le donne: Simona Halep: adoro il suo gioco e la sua determinazione. Tutte si battono duramente, ma lei ancora di più. Non si accontenta e si pone obiettivi sempre più alti una volta che ne raggiunge uno. Bisogna essere ambiziosi in questo sport, se vuoi essere un professionista, non puoi mai accontentarti di una performance ‘okay’, devi sempre chiedere di più da te stesso”.

Grazie mille per il tempo e la disponibilità: in bocca al lupo per le prossime settimane.
“Grazie mille e crepi!”

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