Fabrizio Ornago: “Contento di essermi laureato, adesso penso al tennis”

di - 4 Maggio 2016

Fabrizio Ornago

Di Giorgio Giosuè Perri

La vita è fatta di scelte, di decisioni difficili, di lacrime e sorrisi. Fabrizio Ornago lo sa, ma non si pente di nulla. Il tennista lombardo, che prima di dedicarsi a tutti gli effetti al tennis ha conseguito una laurea in fisioterapia, è cresciuto con i valori dello sport a quelli dello studio senza mai voltarsi indietro, senza mai pentirsi di niente, combattendo e raggiungendo un equilibrio incredibile. A 24 anni, con tanta voglia di fare e un team sempre presente, si è ritagliato il suo piccolo spazio nel mondo. Questo è il racconto del professionismo, della vita dentro e fuori dal campo, dei ricordi e dei sogni del ragazzo che ha conquistato un pass per le pre-qualificazioni degli Internazionali BNL d’Italia, ma che ha deciso di non prenderci parte.

Parliamo di te, della tua vita, dentro e fuori dal campo. Fabrizio è sempre stato un ragazzo che ha studiato e giocato a tennis?

Si, sempre. Studiare non è mai stato un peso e sono contento di essermi laureato. Sono cresciuto con i valori dello sport e dello studio, giocando, allenandomi, mettendo su le basi per il mio futuro. Ho sempre dovuto scegliere gli Open, certo, ma da quando ho finito con l’Università mi sono potuto dedicare con maggiore dedizione al circuito minore: ho iniziato la preparazione e ho iniziato a giocare meglio. Adesso sto bene e il processo che ho iniziato sono sicuro mi porterà a togliermi tante soddisfazioni. Non mi pento di niente, anche perché non penso di voler iniziare un percorso per diventare un maestro di tennis. Voglio fare il fisioterapista, è una professione appassionante, con tantissimi rami.

E adesso come procede la tua carriera da tennista?

Bene, mi sono costruito uno splendido team e ho trovato l’equilibrio che cercavo. Davide Recchia è il coach, Matteo Castelnovo il preparatore atletico e quando sono a casa, per evitare di farmi male, c’è sempre Luca Mazzoleni. Ho da poco iniziato un lavoro di mental coaching (con Fabrizio Roppa e Luca Galati) e in generale il mio tennis è migliorato tantissimo. Fisicamente mi sento molto preparato e nei futures recenti ho giocato partite molto molto lunghe. I Risultati, fino ad ora, non sono stati entusiasmanti, ma i picchi ci sono. Manca la continuità, devo cercare di alzare il livello medio.

E com’è nato il tuo amore per il tennis? Quali sono i tuoi ricordi più belli?

Ho iniziato a giocare a tennis quasi per caso, grazie soprattutto a mia mamma. Un giorno mi ha costretto, perché pare che io non volessi fare niente da piccolo, e poco a poco me ne sono innamorato. Il primo coach è quello che mi ha seguito fino a 14/15 anni, quindi posso dire di essere stato abbastanza fortunato. Ho sempre avuto il sostegno della mia famiglia, mio padre mi portava spesso a vedere i tornei, ma più in generale sono sempre stati tutti disponibili, ho solo ricordi belli. Ancora oggi la mia famiglia, quando ha qualche giorno libero, mi segue nei tornei.

Perché dopo esserti qualificato hai deciso di non andare a Roma?

Avevo già preso degli altri impegni, ancor prima di qualificarmi a Roma. Ho la Coppa a Squadre. Un po’ mi dispiace, anche perché negli Open ho giocato abbastanza bene. A Genova ho perso in finale con Giannessi e a Milano ho giocato un buon torneo perdendo solo con il mio compagno Petrone.

L’università, lo sport, ma hai altre passioni. Cosa ti piace fare quando hai del tempo libero?

Il nostro sport non ci permette di avere una vita sociale incredibile (ride). Mi piace stare con gli amici, uscire a cena, non ho hobby particolari. Sono un ragazzo abbastanza tranquillo. Sono concentrato sul lavoro e sulla crescita.

Quindi, dopo la Coppa a Squadre, cosa farai? Quali sono i tuoi programmi per la seconda parte di questo 2016? Presenti e futuri, naturalmente…

A maggio, grazie a delle giornate di riposo, potrò giocare tre settimane di fila nei futures. Una settimana nel main draw e le altre due nel tabellone cadetto. Appena finirà la Coppa a Squadre ricomincerò a giocare nel circuito minore, naturalmente, anche se penso mi sposterò un po’ dall’Italia. Per fortuna ho anche uno sponsor che mi aiuta, la Valeur Investment, e mi permette di stare più tranquillo anche dal punto di vista economico.

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