Federico Arnaboldi: “Il mio modello è Andrea, ma non devo aver fretta di crescere”

di - 30 marzo 2017
Federico Arnaboldi - Foto FotoGame

Quando parli di tennis e salta fuori il cognome Arnaboldi, il pensiero corre subito ad Andrea, il canturino ex n. 153 ATP che due anni fa a Parigi ci fece sognare in un match consegnato alla storia per il record di durata su tre set. Ma da qualche tempo si sta facendo strada un nuovo membro della famiglia, suo cugino Federico, 17 anni ancora da compiere e la freschissima voglia di seguire le orme del suo parente tennista.

Lo scorso anno, giusto giusto per il suo sedicesimo compleanno, Federico si è fatto un regalo a dir poco prestigioso: la vittoria nello storico torneo Avvenire, impreziosita dal fatto che per la prima volta ad alzare il trofeo è stato un tesserato del circolo Ambrosiano. Ciliegina sulla torta, Federico ha chiuso il 2016 affermandosi con autorità come Campione Italiano under 16.

Ora è arrivato anche per lui il momento di compiere il passo successivo e di inoltrarsi pian piano nel mondo del professionismo e, insieme, in quello degli adulti. Ma è con atteggiamento già maturo che il giovane tennista canturino dichiara a SpazioTennis di non mettersi troppa fretta addosso, poiché sa bene che per ogni cosa c’è un tempo stabilito.

Allora Federico, a Sondrio hai fatto la tua quinta apparizione a livello pro: hai battuto agevolmente Riccardo Maiga al primo turno di quali, purtroppo ti sei fermato al turno successivo. Cosa hai raccolto da questa nuova esperienza tra i pro?
“Dal mio punto di vista è stata un’esperienza sicuramente molto produttiva, in pochi giorni penso di aver capito molte cose su di me che non conoscevo e di aver imparato molto sul piano tennistico: confrontarsi con avversari di maggiore esperienza mi ha aiutato a comprendere meglio il mio livello di gioco e dove posso migliorare durante gli allenamenti. Tutto sommato penso di aver espresso un buon tennis, ho servito molto bene in tutte e due le partite; al secondo turno ho trovato un avversario con un tipo di gioco difficile da gestire, ho avuto un calo mentale a metà del secondo set che mi ha penalizzato fortemente. Ma posso dirmi soddisfatto delle due partite che ho disputato a Sondrio”.

A livello under 18 quest’anno hai giocato cinque tornei e sei arrivato per quattro volte in finale, di cui una vinta. Ottimo inizio!
“Sì davvero buono, anche se a gennaio sono partito con una classifica bassa, intorno al 750, questo perché lo scorso anno non ho giocato bene a livello under 18, forse non ho programmato bene la stagione, sebbene sia stato un anno molto positivo per me. Ho cominciato il 2017 con l’idea di fare inizialmente un po’ di punti partendo da tornei di grado 4 per incrementare la classifica e passare invece da adesso a giocare tornei di livello più alto, per far crescere anche il livello di gioco. A mio parere ho giocato molto bene in tutti e cinque i tornei che ho disputato, anche se in uno sono uscito al primo turno, ma per ora il mio primo obiettivo dell’anno l’ho centrato: migliorare la classifica in modo da poter giocare i tornei più importanti”.

Hai giocato di fila due tornei under 18 in Norvegia e dieci giorni dopo eri al $15.000 di Sondrio. Hai sentito il cambio nel passaggio di livello?
“Un po’ sì, più che a livello tennistico molto a livello mentale. Mi sono accorto proprio del fatto che noi giovani tendiamo ad avere sempre dei momenti a vuoto durante la partita, più o meno lunghi, che a livello professionistico non ti puoi assolutamente concedere, perché appena lasci qualcosa all’avversario rischi di perdere il game e quindi la partita”.

E tu come ti senti? Hai fretta di crescere o sai che bisogna avere un po’ di pazienza?
“Grazie all’esperienza in famiglia di mio cugino Andrea, che mi aiuta tantissimo ed è sempre fondamentale con i suoi consigli, so che non devo aver fretta di cercare subito i risultati, magari andando a giocare subito futures o altri tornei importanti perché è giusto fare il mio percorso cercando di migliorarmi sempre, a livello tennistico, fisico e mentale. Non è certo questo il momento di bruciare le tappe, bisogna solo avere pazienza e saper aspettare”.

Cosa è cambiato per te dopo la vittoria dell’Avvenire?
“Forse dopo la vittoria all’Avvenire mi sono messo io per primo un po’ di pressione addosso, volevo dimostrare a me stesso e agli altri di dover fare per forza bene, di essermi meritato quel trofeo così importante. Come ovvia conseguenza i tornei under 18 che ho giocato subito dopo non sono andati affatto bene, sono arrivato a fine giugno stanco mentalmente. Ho deciso di prendermi una pausa durante l’estate per staccare e ricaricare le batterie. In questo modo sono arrivato ai Campionati Italiani convinto e determinato, infatti ho ottenuto un altro bel successo”.

Dal punto di vista fisico sei in una fase di sviluppo, ti accorgi di questo cambiamento anche nel tuo gioco? Hai qualcuno che segue anche la preparazione mentale?
“L’aspetto fisico è quello su cui ho lavorato maggiormente durante la preparazione invernale, perché ormai non si può negare che il tennis sia molto più fisico di una volta: se non sei pronto fisicamente si fa fatica a competere a livello alto, di conseguenza nei mesi di stop è diventato quasi di maggiore importanza allenarsi sulla parte atletica che su quella tennistica. No per ora non ne sento il bisogno di avere qualcuno che mi segua per l’aspetto mentale, magari in futuro sì”.

Ti alleni Quanta Club di Milano, come ti trovi?
“Sì, mi alleno al Quanta Club con Barbara Rossi e con Maurizio Riva che hanno entrambi una grande esperienza avendo allenato negli anni giocatori con una classifica molto alta.  Mi trovo molto bene con tutti e due, ormai sono quasi 4 anni che lavoro con loro, abbiamo creato anche un legame di tipo affettivo quindi spesso si ritrovano a darmi molti consigli anche fuori dal campo”.

Più o meno quando aveva la tua età tuo cugino Andrea si è trasferito in Spagna e c’è rimasto per ben 7 anni. Hai mai pensato di fare un’esperienza del genere?
“Per ora no, anche perché a dir la verità non mi piace molto stare lontano da casa per tanto tempo. Già noi tennisti siamo quasi tutto l’anno in giro per tornei, se devo pensare di essere in un altro Paese anche durante la preparazione invernale, cioè negli unici due mesi in cui posso stare a casa insieme alla mia famiglia, non è che proprio muoia dalla voglia all’idea. Chi lo sa, forse presto sarò abbastanza maturo per provare a fare un’esperienza del genere”.

Senti mai la mancanza di una vita normale come quella dei tuoi coetanei?
“Un pochino sì, ma ho dei buoni amici che vedo spesso quando sono a casa: cerco di non focalizzarmi sempre sul tennis, anzi provo sempre a fare qualcosa di nuovo per tirarmi un po’ fuori, per non pensare sempre e solo al tennis, al tennis, al tennis. Quindi per il momento non sento tutta questa “diversità” nella mia vita”.

Infatti qualche giorno fa al kids day di Miami Nadal ha detto: “Vorrei dire loro di non sognare di essere come Rafa Nadal, piuttosto dovrebbero sognare come divertirsi ogni giorno, questa è la cosa più importante. Quando ero piccolo, non ho mai avuto un sogno così ambizioso, non ho mai pensato di essere come Agassi o Sampras. Mi preoccupavo di allenarmi bene ogni giorno e di dare il massimo sul campo da tennis, ma anche di godermi la mia infanzia insieme ai miei amici. Un bambino deve pensare a divertirsi e a nient’altro.” Ma sicuramente avrai avuto un idolo da bambino…
“Eh sì, ho letto anche io le parole di Nadal. Forse proprio lui è stato il mio modello da bambino, soprattutto per la grinta, per la voglia che ci metteva su ogni punto e in ogni partita. Poi ovviamente in famiglia ho mio cugino Andrea che seguo fin da quando ero piccolo. Adoro come gioca, anzi in alcuni aspetti del suo tennis cerco proprio di imitarlo in tutto e per tutto”.

E se ti succedesse un giorno di giocare contro tuo cugino?
“Oddio, non ci ho mai pensato, però ti dico che in realtà stiamo pensando di giocare qualche doppio insieme! Vedremo in futuro, per me sarebbe sicuramente bellissimo”.

Qual è il tuo primo ricordo tennistico?
“Oh mamma mia! Io ho cominciato a giocare a tennis verso i 5 anni in giardino con mio papà, ci devono essere delle foto da qualche parte con la prima racchetta in mano… è una passione di famiglia partita da mio zio, papà di Andrea, che poi ha trasmesso a mio padre e a me”.

Obiettivi per il 2017, la stagione è sdoppiata tra junior e pro?
“In questa prima parte di stagione mi focalizzerò di più sui tornei under 18, poi a partire da giugno e per tutta l’estate sarò impegnato anche coi tornei futures per cercare di acquisire un livello di tennis più alto. Lunedì vado in Croazia vicino a Umago, per un torneo di grado 1 in cui sono entrato in tabellone; poi sarà la volta di tutti i tornei under 18 in Italia: Firenze, Salsomaggiore, Prato, per poi arrivare al Bonfiglio. Eh, la stagione sul rosso sta entrando nel vivo! Ad aprile sarò presente anche all’Open al Quanta Club valido per le Prequalificazioni agli Internazionali BNL d’Italia”.

Hai altre passioni oltre al tennis?
“Mi piace molto il calcio, sono appassionato dell’Inter, anche il basket mi piace molto. Poi io e mio cugino siamo grandi giocatori di biliardo e playstation…”

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