Giulia Peoni: “La mia seconda vita tennistica”

di - 8 settembre 2017
Giulia Peoni

Quella di Giulia Peoni poteva essere una storia molto triste, che raccontava la fine di una carriera, prima ancora che potesse nascere e svilupparsi compiutamente, invece è una storia di determinazione, di forza di volontà, di grande passione per lo sport e per la vita, che hanno portano una ragazza ora diciassettenne, non solo a smentire chi le aveva previsto l’impossibilità di continuare a giocare a tennis, ma a vincere sedici partite consecutive in due importanti tornei internazionali di grado 2, che le hanno permesso di recuperare qualcosa come 850 posizioni nel ranking mondiale ITF Junior e di portarsi a ridosso delle prime cento del mondo.

Classe 2000, diciassette anni compiuti a giugno, fin da piccola tra le più forti delle sua annata, tanto che era stata convinta, appena quindicenne a lasciare la sua bella Sarzana, splendida cittadina tra le Cinque Terre e la Versilia per andare ad allenarsi a Palazzolo in un centro Tecnico Federale e aveva iniziato a giocare tornei internazionali assieme ai maestri federali.

In uno dei primi tornei, un ITF negli Emirati Arabi Uniti, a gennaio 2016, Giulia si fa male ad una caviglia, sembra una cosa di poco conto, finisce la turneè con le altre ragazze e dopo qualche controllo, riprende ad allenarsi, ma la caviglia ma ancora male e nemmeno la sua grande forza di volontà riescono a farla giocare come dovrebbe. Segue un calvario fatto di visite e esami diagnostici, fino alla sentenza medica definitiva che richiede un difficile e lungo intervento per la ricostruzione di due legamenti, che praticamente non esistevano più e oltre un anno di stop dal campi da tennis.

Giulia non si è arresa, superando anche il pessimismo di alcuni medici che le dicevano che non sarebbe più stata in grado di giocare a tennis a livello agonistico e ha completato la sua rivincita personale contro la sfortuna, nel modo migliore possibile, vincendo due tornei consecutivi ITF Junior di grado 2 in Ungheria, in entrambi i casi partendo dalle qualificazioni, quindi vincendo sedici pertite consecutive. Questa striscia vincente l’ha fatta avanzare di qualcosa come oltre ottocento posti nel ranking ed ora è al numero 124, con la partecipazione agli Australian Open già in cassaforte.

Incontriamo Giulia al ritorno dall’Ungheria per farci raccontare la sua storia e scoprire gli impegni futuri.

Giulia, per raccontare la tua storia, partiamo dal quel maledetto gennaio 2016. Eri in un bel posto, negli Emirati Arabi, stavi giocando bene. Cosa è successo?

“Ero a giocare due ITF under 18, tra i primi a cui partecipavo, ero contenta, era una trasferta organizzata dalla federazione. Ad un certo punto, ho preso una storta, sembrava una cosa banale, come ne capitano tante durante le partite. Sentivo un po’ di dolore alla caviglia, ma non sembrava nulla di molto grave. Sono rientrata con il resto del gruppo in Italia, ai controlli che ho fatto non sembrava che ci fosse nulla di pericoloso a continuare ad allenarmi e a giocare e quello probabilmente è stato l’errore fondamentale che tutti abbiamo fatto, ovvero sottovalutare l’accaduto.”

Hai continuato a giocare fino a quando non ce la facevi più …

“Sì, io continuavo a giocare, mi faceva sempre un po’ male, ma tentavo di convincermi che potevo farcela, fino a quando ho fatto una risonanza che ha evidenziato senza alcun dubbio che praticamente non avevo più due legamenti, non riuscivano nemmeno a capire come potessi stare in piedi in quelle condizioni e avevo anche una frattura all’astragalo. E allora non ci sono state altre scelte che sottopormi ad un intervento chirurgico che ho programmato a maggio 2016.”

Ed è stato un intervento lungo e difficile…

“Sì, sono stata quattro ore e mezzo sotto i ferri e, se possibile, durante l’operazione i medici hanno trovato una situazione ancora peggiore di quello che si aspettavano. Per ricostruire i due legamenti rotti hanno dovuto prendermi un pezzo di tendine da usare per la ricostruzione. I medici che mi hanno operato mi hanno poi detto che non sono molte le situazioni così gravi che hanno riscontrato a seguito di incidenti sportivi.”

Dopo l’intervento c’è stato un periodo di scoramento, oppure hai sempre creduto di poter tornare a giocare e vincere a tennis?

“All’inizio ero abbastanza fiduciosa, mi dicevo che comunque sarei tornata più forte di prima, ma il periodo più difficile è arrivato dopo, nei mesi successivi. Da un lato non vedevo i miglioramenti che mi aspettavo e poi soprattutto, nelle varie visite che periodicamente facevo, alcuni medici mi avevano fatto capire e in qualche caso anche detto esplicitamente, che forse non avrei più potuto giocare a tennis a livello agonistico. Mi è caduto il mondo addosso, il tennis era la mia vita e sentire quelle parole è stato un colpo durissimo.”

Poi, finalmente, hai iniziato a vedere la luce in fondo al tunnel…

“In una delle tante visite che ho fatto, un ortopedico, il dott. Marcucci, mi ha ridato un po’ di ottimismo non trovandomi così male come altri suoi colleghi e mi ha consigliato un centro riabilitativo, l’Isokinetic, che ha diverse sedi, io sono andata in quella di Bologna, mi ha visitato il dott. Tsapratis, un esperto di Medicina dello Sport e ho iniziato un percorso riabilitativo che piano piano, giorno dopo giorno mi faceva sentire meglio e più in forza. C’è voluto tanto tempo, ma finalmente, come dicevi tu, ho visto la luce in fondo al tunnel.”

Dopo quando hai ripreso in mano la racchetta e hai iniziato a rifare tornei?

“Sono stata ferma praticamente un anno. Dopo un lungo periodo di fisioterapia, che continua tuttora, ho ripreso a fare attività agonistica nella primavera di quest’anno. Chiaramente all’inizio non avevo match nelle gambe e non potevo avere tenuta fisica, però era importante riprendere confidenza con i campi da gioco. Dopo ogni partita vedevo un piccolo miglioramento soprattutto nella parte atletica. Ora, facendo tutti gli scongiuri possibili, direi che sono fisicamente a posto, completamente integra.”

Quando hai capito che stavi tornando competitiva?

“Sinceramente, a parte le lacune fisiche e di tenuta atletica, già dalle prime partite che ho giocato a Firenze, Salsomaggiore e Prato, in tornei di buon livello di grado 2, ho visto che tecnicamente ero pronta. A Salso ho vinto bene tre partite di quali e poi ho perso 7-6 al terzo da una americana e potevo anche vincere, a Prato ho vinto due belle partite e poi ho ceduto con la Molinaro che è molto forte, insomma giocavo bene, ero soddisfatta del mio gioco anche se ero molto stanca a fine partita, i punti fatti per la classifica erano pochi, ma quello era l’ultimo dei miei pensieri.”

I punticini fatti in primavera e inizio estate ti hanno portato attorno alla posizione 900 del ranking junior, se qualcuno ti diceva che in due settimane avresti scalato 800 posizioni lo avresti preso per pazzo, o, in fondo in fondo, ci credevi o almeno ci speravi?

“No, lo avrei preso per pazzo, che miglioravo lo vedevo da sola, ma riuscire a vincere sedici partite e due tornei consecutivamente non me lo sarei mai immaginato, nemmeno nel più bello dei sogni.”

Raccontaci queste due settimane in Ungheria. Come le hai vissute?

“Io sono partita solo con l’idea di cercare di giocare più partite possibile, per farlo le dovevo vincere, ma non pensavo minimamente al ranking o a vincere il torneo. Fisicamente mi sono sentita molto bene, ho fatto le quali con doppi turni giornalieri ma, per la prima volta, non sentivo tanta fatica alla fine delle partite. Mentalmente sono scesa in campo molto positiva, sapevo che non ero favorita in quasi tutte le partite e questo mi ha permesso di giocare molto tranquilla senza pressione. Il resto è arrivato da solo, mi sono ritrovata con il trofeo della vincitrice in mano in entrambe le settimane quasi senza accorgermene”

Classifiche alla mano, sei la 124 al mondo, la 5 delle italiane, sarai la 4 sicuramente tra poche settimane e praticamente sei certa di andare agli Australian Open del prossimo anno. Stai realizzando tutto questo o ancora non te ne rendi bene conto?

“In tutta sincerità non me ne rendo ancora conto, ci devo pensare parecchio per capire che in pochi mesi sono passata da non sapere nemmeno se potevo giocare a livello agonistico e diventare una delle più brave italiane. Credo che quello che è successo a me possa essere di stimolo a tutte le tenniste che stanno soffrendo per problemi fisici, nulla è mai perduto e con tanta forza di volontà si può risalire rapidamente.”

Ormai che sei nei tabelloni di praticamente tutti i tornei junior, hai cambiato la tua programmazione?

“L’obiettivo principale è stare bene e giocare con continuità. La programmazione nel dettaglio la dobbiamo ancora decidere con i miei allenatori, ora farò Palermo under 18, poi credo che in autunno parteciperò anche a qualche torneo pro da 15000 dollari, per provare a confrontarmi con un’altra categoria, poi, visto che dovrei essere dentro gli Australian Open, credo che faremo una preparazione invernale mirata a quel torneo.”

Fra l’altro, per le regole che stabiliscono l’entry list sei settimane prima del torneo, a Palermo rischi di dover fare le qualificazioni, se riuscissi ad entrare nel tabellone saresti invece testa di serie numero due …

“Sì è una situazione molto curiosa, attualmente sono fuori dal main draw per qualche posizione, io mi sono organizzata per essere sabato a Palermo per giocare le quali, poi se entro nel tabellone principale meglio. Sicuramente non avrò wild card perché saranno giustamente assegnate alle ragazze che stanno facendo i campionati italiani under 16 e under 14.”

Parliamo del tuo gioco ora. Quale è il tuo colpo migliore e dove invece sai di dover lavorare ancora parecchio?

“Punto di forza è sicuramente il dritto che spesso diventa un vincente. Mi muovo bene in campo, ho un buon movimento di gambe. Sicuramente devo lavorare parecchio nel gioco a rete e nel servizio, che comunque credo sia il colpo nel quale ho fatto i più grandi passi avanti in questo ultimo periodo. Altro punto di forza è l’aspetto mentale sui punti decisivi, nei quali quasi sempre riesco a tenere i nervi saldi. Invece spesso ho troppa fretta di chiudere il punto e dovrei saper allungare lo scambio. In tutti i casi c’è sempre tantissimo da lavorare.”

Per chiudere, vuoi ringraziare qualcuno che ti è stato particolarmente vicino in questo periodo?

“Devo ringraziare tante persone, la mia famiglia, i miei maestri Nicolò Righetti e Giovanni Bianchi dell’Accademia Tennis Apuano di Massa, Maria Elena Camerin e tutto lo staff della federazione che mi ha seguito nella trasferta in Ungheria e nelle altre attività nazionali.”

 

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