Il filo di Rianna

di - 12 novembre 2014

rianna

di Luca Brancher

Tra le domande di meno facile soluzione che spesso gli appassionati formulano, c’è l’atavico dilemma su quale sia il motivo per cui giocatori che, ben figurano da junior, non sono poi riusciti a proporsi con medesimo vigore una volta affacciatisi sulla scena pro’.  Spesso questi dubbi che ci attanagliano riguardano proprio nostri connazionali, motivo per cui la stessa Federazione ha deciso di correre al riparo, creando una struttura ad hoc, che gestisce le attività e tutto quelle che ne consegue dei giocatori “Over 18”, ovvero proprio quei tennisti che hanno da poco terminato l’attività giovanile.

Era un atto dovuto, e non perché me ne occupo io” – precisa Umberto Rianna, coach campano che, nonostante l’ancora giovane età, vanta un’esperienza internazionale di primissimo livello – “Era importante non abbandonare un giocatore dopo i 18 anni, anche per un fattore di logica: investiamo tanto sugli junior, perché poi lasciarli in balia di loro stessi, proprio quando il gioco diventa duro e si calano nella realtà dove dovranno battersi per emergere? Sono contento che la FIT abbia agito in tal senso, a prescindere dal fatto che mi abbiano scelto.”

Proprio in quest’ottica, Umberto è in questi giorni presente a Brescia, al seguito di alcuni protagonisti del locale challenger. D’obbligo una domanda su Filippo Baldi, che è stato capace di superare un turno nel tabellone principale, dopo aver usufruito di una wild card. “Tengo a precisare che io non sono qui in veste di coach di Baldi, ma semplicemente perché Filippo, aderendo al progetto di cui parlavo, ha diritto, col suo coach, ad usufruire delle risorse e delle strutture di Tirrennia. Non si tratta soltanto di me, anche di altri professionisti qualificati come Eduardo Infantino, e tutti quelli che aderiscono a tale iniziativa avranno pari diritti e vantaggi. Filippo non ha avuto un’annata come ci si attendeva, ma il passato, e le sue esperienze negative, finiscono alle spalle, e da esso si possono trarre informazioni importanti: è ancora molto giovane, nel pieno della sua formazione ed anche tecnicamente è parzialmente incompleto. Resta comunque la soddisfazione figlia del fatto che contro Mager ha saputo mettere in campo le sue doti agonistiche, su cui è necessario poggiarsi per crescere.”

Nel capoluogo lombardo c’erano vari esponenti della new generation italiana al via “tutti, coi loro rispettivi allenatori, hanno ben compreso quanto sia importante quello che stiamo costruendo, per cui c’è da essere pienamente fiduciosi per il futuro. Certo, può affiorare in certi casi della delusione, per esempio oggi Stefano (Travaglia) non ha saputo trovare la continuità adeguata per affrontare un avversario – lo spagnolo Andres Artunedo Martinavarr – che vale sicuramente più di quanto non dica la classifica.” Un giocatore che, differentemente dai facili luoghi comuni sugli iberici, ha mostrato di sapersi ben esprimere sui campi rapidi; a tal proposito, in ottica di rottura dell’ordine precostituito, anche la creazione di queste manifestazioni va contro il mito dei tornei italiani solo sulla terra battuta.
La federazione contribuisce alla realizzazione di tornei su campi veloci e noi dobbiamo stimolare i giovani a crescere su queste superfici. Sono certo che una manifestazione come questa, grazie al direttore Mauro Ricevuti ed al suo staff, può continuare il suo percorso: sono solo al primo anno, ma stanno andando molto bene.”

Idee chiare e grandissima voglia di far crescere i nostri giocatori che si trovano in quella fase delicata, sospesi tra l’essere giovani e il voler diventare grandi. Come nell’episodio della mitologia greca che aveva come protagonista il re di Atene Teseo, sta a Rianna creare, attraverso la sua esperienza ed i suoi insegnamenti, quel filo che condurrà i nostri migliori ragazzi fuori dal labirinto tennistico, verso le vette del tennis mondiale.

“Parole tratte dall’intervista effettuata da Giulio Gasparin”

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