Nicola Ceragioli: “Si fanno troppi tornei internazionali”

di - 19 febbraio 2016

Nicola Ceragioli 03

Di Paolo Angella

Nicola Ceragioli è uno dei più validi tecnici nazionali. Ha lavorato in giro per il mondo per oltre un decennio seguendo i migliori talenti del tennis italiano. La prima tennista di valore seguita è stata Verdiana Verardi. Ha iniziato con un giovane e promettente Andrea Arnaboldi, portandolo in Spagna nel gruppo di lavoro che seguiva anche Sara Errani, è passato a collaborare con Massimo Sartori a Caldaro, dove ha lavorato con Andreas Seppi, Karin Knapp e Simone Vagnozzi. Poi è diventato l’allenatore di quella che sembrava essere la più grande promessa del tennis italiano, Gianluigi Quinzi. Dopo un anno si è interrotta la collaborazione e, dopo una parentesi assieme al gruppo di Renzo Furlan, periodo nel quale ha seguito, tra gli altri, Federico Gaio e Alessandro Giannessi, ora ha deciso di smettere di girare il mondo e si è stabilizzato a Poggibonsi, in Toscana, dove dirige la scuola tennis del locale circolo, occupandosi soprattutto di alcuni giovani agonisti, ma da maestro, non più da coach che li segue in giro per il mondo.

Incontriamo Nicola Ceragioli per ripercorrere la sua carriera e soprattutto per cercare di capire assieme a lui quale sia il momento attuale del tennis italiano.

Nicola, orami hai deciso definitivamente di chiudere la tua vita da “giramondo” e di fare esclusivamente il maestro di circolo?

Sì, è stata una scelta prima di tutto familiare. Ho deciso che era il momento di diventare papà e non sarebbe stato giusto per mio figlio avere un genitore che torna a casa tre giorni al mese. Fare il coach in giro per il mondo è bello, ma molto faticoso e soprattutto ti tiene lontano da tutti i rapporti sociali e familiari. Statisticamente gli allenatori che girano per tornei non hanno famiglie “stabili”. Io ho fatto una scelta pensando prima di tutto alla mia famiglia e a mio figlio in particolare. Ci siamo stabiliti qua in Toscana a Poggibonsi, dove fra l’altro, c’è veramente un ambiente sano ed è un posto piacevole in cui vivere. Anche dal punto di vista economico, a meno che non alleni un top player, non ti credere che si guadagni di più girando il mondo assieme al tennista, anzi, tutt’altro, meglio le entrate certe che ho ora di quello che ho avuto per molti anni. Per ora sono molto molto contento della decisione che ho preso, poi non si sa mai nella vita, quando mio figlio sarà grande non è detto che possa riprendere a girare un po’, magari con i ragazzi che sto allenando ora, per adesso va benissimo così.

Raccontaci quindi quello che fai a Poggibonsi.

Abbiamo una scuola tennis ben avviata con tanti ragazzi e ragazze che fanno under 12, under 14 e anche under 16. Alcuni sono bravini e hanno velleità professionistiche, altri lo fanno per divertimento e basta, l’importante è che tutti si trovino bene, in un ambiente sano e piacevole. Mi pare che stiamo riuscendo in questo intento.

Non rimpiangi nemmeno un po’ quello che hai fatto per tanti anni, il poter lavorare con tennisti importanti e stargli accanto nei tornei?

Sono lavori diversi, quello del maestro, dell’insegnante che deve far crescere e plasmare il gioco dell’allievo, da quello del coach che lo deve guidare nel momento del torneo. Io, in realtà, mi sono sempre sentito un insegnante, ho sempre preferito aiutare i miei allievi a trovare il proprio gioco, a creare un tipo di gioco, diverso da ragazzo a ragazzo. Il ruolo del coach è un altro, l’ho fatto con molto impegno ma non mi ha mai entusiasmato più di tanto. Per questo non ho grandi rimpianti e comunque sono assolutamente soddisfatto sia umanamente che professionalmente di quello che sto facendo ora.

Quindi anche i ragazzini che stai seguendo ora sei convinto di “lasciarli” andare con un coach professionista qualora diventassero molto bravi?

Certo, sta già succedendo. Ho un paio di allievi promettenti che hanno manifestato l’intenzione di provare a fare qualcosa di più specifico per entrare nel professionismo, uno dei due l’ho invitato ad andare a Barcellona, in una struttura che conosco molto bene e che penso possa essere di notevole aiuto per lui, visto che necessita anche di fare attività fisica molto mirata e qua non ne abbiamo le condizioni. Io sono il primo a capire quando la mia attività debba finire e quando sia necessario un passo ulteriore per il mio allievo che deve essere necessariamente in altri luoghi e con altre persone.

Tra i tanti campioni che hai allenato, c’è qualcuno che ti è rimasto impresso più di altri, sia dal punto di vista tecnico che umano?

Mi sono trovato bene con tanti, se proprio devo fare un nome, non ho dubbi e ti dico Gianluigi Quinzi. E’ un ragazzo davvero eccezionale, una disponibilità straordinaria, sempre pronto a fare tutto quello che gli veniva detto e fatto fare. Un ragazzo semplice e gentilissimo, ho davvero un buon ricordo di lui anche se poi non siamo riusciti ad aiutarlo tecnicamente come tutti speravamo. Poi anche altri ovviamente, ogni tanto mi chiamano alcuni tennisti che ho seguito, che magari nel frattempo sono diventati loro stessi allenatori, per chiedere qualche consiglio. Mi fa molto piacere, vuol dire che qualche segno positivo l’ho lasciato.

A proposito di Quinzi, come mai non è ancora esploso a livello ATP secondo te? Sarà sempre un’eterna promessa o è ancora presto e bisogna aver pazienza per vederlo tra i top player?

I motivi per cui non è ancora arrivato ad essere un top player per me sono gli stessi che mi hanno indotto autonomamente ad interrompere la collaborazione che avevo con lui, ovvero non c’erano i presupposti per poter crescere in modo graduale. Lui e la sua famiglia avevano aspettative diverse, volevano saltare alcune fasi secondo me essenziali per la sua crescita e allora ho preferito lasciarlo andare per vedere se altri erano in grado di soddisfare le loro esigenze. A scanso di equivoci è bene chiarire che io sono rimasto in ottimi rapporti sia con Gianluigi che con la sua famiglia e sono sempre a loro disposizione se hanno bisogno di qualche consiglio. Io ho comunicato loro la mia decisione di non allenarlo più prima di Natale, ma sono rimasto con lui altri due mesi fino a che non hanno trovato un nuovo allenatore che potesse soddisfarli.

Nicola Ceragioli 01Troppe aspettative dalla sua famiglia o comunque intorno alla sua persona?

No, le aspettative è giusto che ci siano state e che si siano tuttora. Era un ragazzino che da under 12 e under 14 vinceva tutte le partite o quasi. Era giusto sentirgli dire che voleva diventare il numero uno del mondo. Quello che secondo me non era giusto riguardava le aspettative sulla sua crescita. Non si può migliorare da un giorno all’altro, ci vuole pazienza. Io proponevo un percorso di lavoro e di crescita a lungo termine, le persone attorno a lui pretendevano un “tutto e subito” che secondo me non era possibile per lui, come probabilmente per nessun altro ragazzino bravo a giocare a tennis. Il tempo credo mi stia dando ragione, ma io sono comunque il primo ad augurarmi che Quinzi possa diventare il miglior giocatore italiano di sempre, se ci dovesse riuscire ne sarei veramente molto felice.

Secondo te, in generale, quale è lo stato dell’arte delle scuole tennis in Italia? Funzionano bene oppure dovrebbero seguire esempi di altri esempi come in Spagna, dove sono organizzate in modo diverso?

Se devo essere sincero, io sono sempre stato molto critico verso l’organizzazione del percorso che viene proposto ai ragazzi più bravi dalla Federazione. Ho avuto anche una recente discussione con alcuni dirigenti federali che a Tirrenia spiegavano ai migliori allievi italiani in raduno il loro progetto. Io ho ribattuto che i tennisti più bravi da Djokovic, a Federer, a Nadal, a Murrey non hanno fatto un percorso giovanile come quello proposto dalla federazione. Qualcuno mi ha persino chiesto come facessi a saperlo, ma ne sono assolutamente certo avendo lavorato sia con Toni Nadal che con il preparatore atletico di Federer.

Quale è l’errore più grande a tuo avviso?

Sicuramente secondo me si inizia l’attività internazionale troppo presto. Trattiamo i ragazzini di 14 anni come se fossero professionisti. Arrivano a 18 anni con 4 anni di tornei in giro per il mondo che secondo me non aiutano per nulla la loro crescita. Questi sono gli anni più importanti per la formazione tennistica del ragazzo. Se si perde tempo negli aeroporti o in posti sperduti dove magari non ci si può allenare è solo dannoso per il ragazzo. Secondo me la programmazione della maggior parte degli allenatori è totalmente sbagliata. E poi un altro grave errore è che si cerca di affinare la tecnica, ma si perde di vista il gioco, la tattica, l’intensità. Ora nei top 100 ci sono giocatori che valgono molto meno tecnicamente di alcuni nostri che sono cento posti dietro a loro nel ranking, eppure riescono a vincere di più grazie a tanti aspetti del tennis che da noi non vengono curati.

Quindi è inutile secondo te fare molti tornei ETA o ITF Junior?

Dipende dal torneo. Alcuni sono importanti per fare esperienza, per confrontarsi con altri ragazzi di altri paesi, ma personalmente non credo abbia senso farne 15-20 in un anno. Ne bastano pochi, ben selezionati. Credo abbia ancora meno senso andare in posti sperduti per fare tornei di bassissimo livello. I pochi punti che portano nel ranking fare tornei di grado 5 in Iran o in Bahrein non credo che compensino minimamente i soldi spesi per il viaggio e i giorni di allenamenti persi. Secondo me sono davvero soldi e tempo buttati. Torniamo al discorso di prima, i migliori giocatori di tennis hanno ignorato completamente alcuni tipi di tornei junior.

In tanti casi però i vincitori degli Slam Junior poi hanno anche vinto lo Slam da professionista…

I migliori hanno fatto Slam e tornei importanti junior solo perché avevano già gli sponsor che chiedevano di partecipare. Erano già tennisti affermati quando hanno vinto gli Slam da junior. Mi ricordo Djokovic nel 2004 quando ha partecipato agli Australian Open junior, io ero presente. Era già in grado di primeggiare nei challenger, ma ha fatto lo Slam perché era pagato dallo sponsor per farlo. C’era la motivazione economica, ma non tecnica o di crescita.

Gli errori secondo te sono quindi degli allenatori che preferiscono far fare tanta attività internazionale ai propri allievi?

La colpa è certamente nostra, inteso come colpa di quei maestri o allenatori che pensano di valere di più se portano il proprio allievo in capo al mondo a farlo giocare e magari vincere due partite contro ragazzi locali che hanno appena preso la racchetta in mano. Succede spesso che i maestri, certamente stimolati dagli stessi genitori, che poi in fondo sono quelli che ci rimettono i soldi del viaggio, si improvvisano o si credono dei coach portando su un aereo il proprio allievo e facendo vedere che sanno un po’ di inglese per cavarsela in ogni parte del mondo. Con la crescita del tennista però tutto questo non c’entra nulla. Credo che ci sia troppa improvvisazione nel nostro mestiere.

Tu guardi sempre al modello spagnolo come qualcosa a cui attingere?

Le cose stanno cambiando anche da quelle parti in realtà. Fino al 2004-2005, quando io lavoravo a Valencia c’era un tipo di organizzazione eccellente che faceva ogni settimana tornei Open di livello elevatissimo. Si confrontavano tra di loro e non avevano alcuna necessità di viaggiare. Tra l’altro in Spagna praticamente non esistevano tornei Junior o Tennis Europe. Il rovescio della medaglia è che i maestri spagnoli non avevano tanti margini di guadagno. Poi hanno capito che col tennis potevano creare un business, hanno creato le grandi accademie dove far venire tennisti stranieri, si sono fatti tornei ITF con sponsor e grandi partecipazioni, ma la qualità degli insegnanti è decisamente calata. Non mi meraviglierei affatto se nei prossimi anni di spagnoli bravi ce ne saranno pochi.

Concludiamo guardando al nostro tennis. Vedi qualcuno in grado di diventare un top player nei prossimi 3-4 anni, oppure dovremo rassegnarci ad avere anni senza giocatori di livello assoluto?

Se devo essere sincero, a livello femminile mi pare ci sia davvero da mettersi le mani nel capelli e per parecchi anni sarà molto dura. I maschi non è che stiano molto meglio. Forse l’unico che può fare bene è Donati, gli altri della sua annata mi pare ormai siano un po’ fuori dai giochi importanti. Poi bisognerà aspettare gli attuali under 14 che mi pare siano bravini, ma hanno davanti tantissimo per arrivare.

I tempi per “esplodere” però mi pare si stiano allungando, si diventa top player anche avanti negli anni…

Non sono tanto d’accordo. Mi sembra più una scusa per giustificare mancati risultati. Parlando di tennisti italiani sento dare dei “ragazzini” a gente come Giannessi, Arnaboldi o Gaio, che francamente ormai ragazzini non lo sono più da tempo. L’età media qualche anno fa dei primi 100 del mondo era 24 anni. Adesso è vero che si è allungata l’età media dei top 100, ma per il semplice motivo che nelle prime posizioni abbiamo dei fenomeni che stanno continuando su livelli eccellenti. Io resto sempre convinto che il massimo di un tennista sia appunto attorno ai 24 anni, poi deve essere bravo a mantenere quello che ha imparato, ma è molto raro che migliori. Poi ci sono le eccezioni, ma è dura programmare sperando che tutti facciano la carriera di Lorenzi che arriva al best ranking a 31 anni.

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37 commenti

  1. Maurizio

    Nicola Ceriagioli, un grande uomo un grande professionista, tempo fà a Caldaro ha seguito per una settimana mia figlia con la stessa attenzione con la quale avrebbe seguito la Sharapova.
    Un grande saluto ed un in bocca al lupo per tutto.

  2. biglebowski

    magnifica intervista, in questi casi complimenti all’intervistatore ma soprattutto all’intervistato!

  3. ramirez

    Se devo essere sincero, a livello femminile mi pare ci sia davvero da mettersi le mani nel capelli e per parecchi anni sarà molto dura. I maschi non è che stiano molto meglio. Forse l’unico che può fare bene è Donati, gli altri della sua annata mi pare ormai siano un po’ fuori dai giochi importanti. Poi bisognerà aspettare gli attuali under 14 che mi pare siano bravini, ma hanno davanti tantissimo per arrivare.
    .
    non lo dico io ma l’intervistato. Eppure abbiamo battuto (vabbè sei mesi fa più) gli USA in Fed cup
    abbiamo vinto uno Slam, ora Robertina è nella top ten..
    .
    ma va bene così.

  4. monkey71

    Ramirez,
    l’intervistato si riferisce ovviamente al futuro prossimo entrante,post Errani,Vinci,Schiavone.Pennetta..

  5. ramirez

    Monkey non è per caso che sei rimasto fermo all’Inter di Moratti (padre, ovvio) ?
    Delle fab 4 abbiamo già parlato. Fantastiche…ma io guarderei al futuro, o no ?

  6. bogar67

    a leggere i giocatori che ha allenato il curriculum mi sembra ottimo poi se Maurizio conferma con il post uno il valore del tecnico non possiamo che credere anche a quello che dichiara.

  7. Pablo Emilio

    Ramirez…

    Una cosa nella quale la Fit è imbattibile è il trovare manodopera a basso costo, spesso anche gratis…

    (vedi il tirocinio dei maestri ai Centri Estivi dove non solo non vengono retribuiti ma devono anche pagarsi le spese vive dopo aver già pagato il corso)…

    Fossi in te visto che sei così bravo e sai tutto mi proporrei…. Considerato il tuo livello verresti selezionato al volo…

  8. Pablo Emilio

    Quando figure di questo spessore (ci conosciamo bene) si danno all’insegnamento di base è perchè il sistema non funziona…

    Infatti se non segui un giocatore di alto livello, guadagni molto di più, giri molto meno e hai maggiori certezze facendo il maestro di tennis e di conseguenza in giro per far fare il salto di qualità alle giovani promesse rimangono i senza lavoro o poco più..

    Ecco allora che i Giorgi della situazione diventano una risorsa e non certo un problema…

    Diciamo le cose come stanno senza Sergio Camila avrebbe smesso anni e anni fa anche perchè ricordo quando in giro per tornei non noti colleghi e maestri sbeffeggiavano entrambi (ovviamente alle loro spalle, ricordo una scena raccapricciante all’Avvenire) pronosticando un loro fallimento.. Ovviamente chi non è entrato nell’elite non sono stati loro..

  9. Giovanni Bianchi

    Ciao Alessandro, complimenti per le belle interviste tue e dei tuoi collaboratori.
    Ti chiedo il permesso di riportare sul nostro sito questa intervista citando ovviamente la fonte.
    Buon lavoro
    Giovanni

  10. Alessandro Nizegorodcew

    @Giovanni Bianchi
    Ciao Gianni, tu puoi fare ciò che vuoi 🙂 Buon tennis e buon lavoro

  11. rikys

    Dire che Camila senza il papà avrebbe già smesso è come dire che affidandola a un altro coach sarebbe top 10, cioè aria fritta Seconda cosa dipende da chi alleni……non eri tu a dire Pablo Emilio, che contano sempre e solo i primi 10 del mondo…… e allora voi coach non lamentatevi allenate un top o una top 10 e guadagnerete molto di piu che fare il maestro di circolo, altro che il sistema non funziona.

  12. Pablo Emilio

    Rickys…

    Non sono io ad aver detto che contano solo i primi dieci… Ne sono io che mi lamento… e di cosa dovrei lamentarmi poi, il mio l’ho fatto direi… Come non sono io a dire che il sistema non funziona, sono i fatti a dirlo, perchè quando un coach cambia lavoro per farne un altro o ci sono motivi personali o il sistema non funziona, è chiaro, limpido, Recoaro..

    Se conosci un po’ di coach italiani saprai bene che attualmente tutti loro (o quasi) si appoggiano a circoli… che poi all’interno facciano finta di seguire anche dei ragazzi pseudo promettenti….. tu chiamalo come vuoi, ma è e rimarrà sempre e solo business…

    Diverso è se potessero lavorare in federazione o scegliessero loro dei ragazzi… Si perchè tra scegliere ed essere scelti c’è molta differenza…. se ha un nome ed è scelto, di certo non è cercato dal figlio dell’impiegato statale….. se sceglie lui sceglierà quello in cui crede di più ma se poi è il figlio dell’impiegato, chi paga?

    Dai retta se ti dico che non funziona non funziona….

    Te lo ripeto è da qui che Giorgi e i suoi simili vengono fuori altrimenti ne vedremmo uno ogni vent’anni..

    Al di fuori da queste situazioni c’è tutto il resto che di fatto è il parco dei futuri maestri che prima affiancherà e poi sostituirà quelli attuali…

    O anche tu credi che da noi esista un virus che non fa nascere i buoni giocatori? Da noi non viene seminato nulla per cui non può crescere niente..

    Io ora seguo una ’99 (sempre dell’Est) secondo te chi paga? Per la maggior parte io poi vince abbastanza è una delle migliori d’Europa della sua età. è la numero uno del suo paese quindi tra la sua federazione e qualche sponsor problemi non ce ne sono ma io credo in lei e ho investito su di lei, ne è venuta a cercarmi e ne aveva i soldi per farlo…… Chi l’allenava prima? Secondo te?

  13. Nicoxia

    Pablo caschi male le99 le conosco tutte le prime dei paesi dell est hanno coach che se parlano italiano fanno gran fatica figurati se scrivono in un blog se ce ne fosse una che ha cambiato da poco saresti facilmente identificabile ma sappiamo che questo è impossibile e fra poco sparirai nel nulla

  14. Nicoxia

    Sia chiaro a me dispiacerà molto ma preferisco chi si prende le proprie responsabilità e cresce a chi si erge ogni volta a dispensatore di verità che se dette in modo diverso sarebbero condivise da molti apprezzate da tanti ma sopratutto aumenterebbe la stima per chi dice queste cose prendendo atto del suo vissuto passato

  15. cataflic

    Pablo Emilio
    nessuno è in grado di tutelarti sul fatto che dopo aver portato una bimba 13enne dagli u14 di Maglie a ridosso delle top 100, con le prima apparizioni in md in qualche premier (mangiando pane e salame), questa senta che “deve trovare stimoli nuovi” e ti faccia ciao ciao.
    Poi te la vedi sei mesi dopo sulla prima pagina…”è esplosa una stella”…e ti girano..ohhh se ti girano!
    Ma forse è l’esempio sbagliato…quelle che cambiano sono quelle che arrivate a ridosso delle 200 cominciano a perdere colpi…(cioè il 90% del totale)…o magari tu sei il coach in fotografia con la giocatrice sulla prima pagina.
    E’ normale che un genitore sia l’unico che abbia voglia di sacrificarsi.

    Il sistema per me non funziona perchè in qualche modo i possibili talenti vengono dispersi verso altre discipline e perchè il mantenimento di un campo da tennis a parità di area/giocatore è più caro(di calcio, calcetto,basket, pallavolo, anche beach tennis…)…. a meno che non fai campi di cemento in un paese a clima caldo o subtropicale….magari in Florida.

  16. Pablo Emilio

    Nicoxia.. ho sbagliato a digitare… 1996… E comunque stai calmo io non devo niente a nessuno, se ti va bene è così altrimenti passa oltre….

    Cataflic…

    Probabilmente mi sono spiegato male io… Il sistema è soprattutto quello italiano che non funziona, in quanto difficilmente è possibile sviluppare la carriera di coach con i migliori giocatori italiani.. e per migliori intendo i più talentuosi, non quelli che hanno raggiunto più risultati perchè fin dall’inizio allenati molto e bene, questi ripeto andranno solo a rimpinguare la categoria maestri…

    Io ho seguito alcune annate, ti assicuro che tutte quelle che avrei scelto hanno smesso, anzi le hanno fatte smettere, mentre quelle che giocano ancora non avevano le basi per diventare professioniste e non lo diventeranno…

    Se tu guardi i migliori coach italiani quasi tutti seguono giocatori stranieri.. perchè? semplice, perchè i nostri non sono abbastanza buoni e non lo sono perchè cresciuti e selezionati in modo non corretto e che quindi avrebbero bisogno di un ambiente differente per recuperare.. (vedi Errani e Pennetta ad esempio)

    Per le straniere è differente in quanto cresciute con altri metodi anche se non stanno attenti fanno presto a italianizzarsi….. e tennisticamente parlando non è assolutamente un vantaggio…

  17. cataflic

    Ok, ma ammettiamo che girando i tornei o i circoli tu individui 2/3 che secondo te sarebbero dei crack…cosa fai?
    Se vanno in un centro federale, non c’è attenzione al singolo, ci stanno i maestri dipendenti, blablabla
    Se te li carichi sulle spalle e vuoi dare il 100% come fai a chiedere alla famiglia di un 12enne o meno 20/30k l’anno per 6/7 anni (a crescere)più le spese? …senza la minima garanzia?

    Ecco, direi che è questo il discorso che non capisco….che cosa fa un ragazzo Ceco? La federazione va da un 12enne e gli dice “to’ piglia sti 150k che se diventi qualcuno ti tengo un 1% sui montepremi a vita, sennò me li ripaghi in 240 comode rate al 5%?”
    Io ho l’impressione che invece si riescano a buttare nella mischia talmente tanti talenti veri (quelli che avresti notato anche tu) che alla fine tra famiglia, qualche contributo, incontro fortuito tra coach illuminato con schiena coperta e tennista,etc…le probabilità che un numero > di talenti segua un percorso ottimale, cresce quel tanto che basta.

  18. Pablo Emilio

    Cataflic..

    E’ brutto da dire ma la federazione Ceca a differenza della nostra sa come far crescere i giovani, eccome se lo sa… E a quell’età tutti quei soldi non servono visto che giocando jr arrivano dagli sponsor tecnici (che pagano per classifiche e vittorie ITF) e dalle federazioni nel senso che mandano i migliori a giocare i tornei con ospitalità… e spesso danno anche qualche contributo..

    Quando arrivi ai 18 anni se sei tra i primissimi di denaro non ne avrai bisogno, altrimenti rischi tre quattro anni e se non hai sbagliato valutazione con i premi vinti perdi poco… (è evidente che se investo farò firmare un contratto dove i premi ne prendiamo un po’ per uno ma all’inizio quando sono pochi in realtà li prendo totalmente io.. se ho sbagliato mollo, chiaro..

  19. bogar67

    Per la cronaca, per chi mi segue sul blog da tanto tempo ho rinunciato al supporto della FIT con i centri periferici per mia figlia che è una 2004.
    Siamo usciti dallo junior club Italia e abbiamo rinunciato a tutte le convocazioni provinciali e regionali.
    Andiamo avanti per la nostra strada, come genitore visto che non ho un euro mi sono assunto un bel po di responsabilità ma va bene così. Se sono rose fioriranno se no abbiamo vissuto comunque delle belle esperienze con un fantastico rapporto padre figlia.

  20. rikys

    Pablo Emilio……

    A 13/14 anni per un agonista che abbia attitudini e voglia di competere 30 mila euro servono eccome e tu lo sai benissimo. Non mi far fare la lista della spesa……in ogni caso in Italia maestri/coach che rinunciano al proprio angolo di paradiso ( al circolo ) per seguire uno stronzetto con la sacca in spalla in giro per il mondo ne conosco veramente pochi. Siamo sicuri che questo non sia uno dei problemi ? O è sempre colpa dei nostri ragazzi che per loro sfortuna non sono nati nell’est Europa ?

  21. cataflic

    Pablo Emilio
    e vabbè…ma cosa fanno di tanto diverso dalla fit?
    Cosa fa un coach ceco di tanto diverso da uno italiano…come vive? di che campa?
    perchè onestamente a scandagliare il web con google traduttore non ho trovato i dati, ma siamo sicuri che non venga fuori che là giocano magari 100k a tennis su 10mln invece che i nostri 300k su 56mln?

  22. Pablo Emilio

    Credo che gli ultimi due post chiariscano bene tutti i perchè… se ancora in Italia crediamo a certe cose tra trent’anni saremo ancora qui a farci domande….

    Rickys se sei tra i primi due o tre di qualsiasi nazione est europea a 13 14 15 etc anni non paghi nemmeno le palline non solo i campi, i tornei e il materiale….

    E probabilmente non hai mai firmato un contratto top con le migliori case di materiale tecnico…

    Secondo te perchè fanno a gara per raggiungere il primo posto della classifica ITF e per vincere Slams jr e Gr1?

    Perchè con quei soldi si pagano tutto…. L’unico paese dove esistono un po’ di problemi è la Russia perchè i coach vogliono lo stesso i soldi sotto banco non a caso è pieno di Sergi Giorgi…

    Poi ovviamente anche li ci sono i super ricchi che non hanno bisogno di nessuno e fanno da se… e prova dirmi quanti di questi sono tra i top….

    Ora a livello femminile tra le cento ci sono Bencic, Kasatkina e Konjiuh… Dimmi secondo te le famiglie di queste hanno speso 30k all’anno? 🙂 ….. Il papà di Coric con i soldi del primo sponsor si è comprato la BMW.. tanto per farti capire…

    Cataflic… Dei dati che hai scritto l’unico che conta è che in Rep. Ceca giocano in 100k e in Italia in 300K.. per l legge dei grandi numeri dovremmo avere più possibilità noi, no?

    Eppure non è così… se poi pensi che un maestro italiano (il coach forse ma arriva troppo tardi) e uno ceco facciano le stesse cose beh che ci posso fare io.. 🙂

  23. Cataflic

    Pablo Emilio..hai confuso domande con affermazioni.
    Era per avere qualche elemento reale da chi pare conoscere da vicino l’argomento.

  24. cataflic

    Pablo Emilio
    ritratto maestro italiano medio: ex discreto giocatore(un seconda bassa-media)che lavora in un circolo in una sat o simile(magari con altri come lui)….accordi col circolo per spartizione quote bimbi con fissi/variabili, opzione per fissare ore serali per corsi adulti e lezioni varie a basso prezzo…magari gioca ancora qualche torneo e serie in giro…un personaggio da 25k l’anno dichiarati e altri 10k black.
    …al provino di settembre arriva Ginetto, bimbo di 8 anni che a prima vista sembra nato con la racchetta in mano…..che succede?
    ritratto maestro ceco medio…???e arriva Gjnetko..che succede???

    in cosa mediamente si differenziano gli approcci??
    come impatta l’economia sullo sviluppo dell’atleta??

  25. Trento

    Il problema enorme della nostra Federazione e aver affidato il Centro Tecnico a Infantino che con il tennis attuale non ci incastra più niente.I tecnici di Tirrenia sono bravi ma sono bloccati e non possono esprimere il proprio potenziale.Manca aggiornamento sono rimasti indietro.Basterebbe molto poco abbiamo in Italia il più’ grande tecnico (Piatti)del mondo con un team eccezionale basterebbe seguire il suo metodo e i risultati sarebbero assicurati.

  26. gomma

    Infantino non è solo bravo e competente!!di più!!!
    Io invece nn so chi sia Pablo Emilio ma condivido tutto quello che dice.
    C’è una falla nel sistema e questo è evidente.
    I tecnici più bravi nn lavorano per la federazione e con i ragazzi più bravi.

  27. Pablo Emilio

    Cataflic…

    Le differenze sostanziali tra i maestri italiani e quelli dell’est sono tre…..

    La prima è che da loro al circolo non guadagnano i 35 mila e oltre all’anno (anche se in alcuni di questi paesi le cose stanno prendendo la nostra stessa piega), perciò o imparano e tirano fuori giocatori o stanno schiacciati perchè non gli basta aver girato un po’ per meritarsi la nomea di tecnico internazionale (ma de che) e riempire l’agonistica..

    secondo che proprio per questo sono loro che hanno coach importanti come punto di riferimento (e viceversa) in modo che i migliori ragazzi vadano nel loro centro sapendo di trovare chi conosce il percorso atto ad arrivare al vertice, i maestri imparano, hanno un numero maggiore e migliore qualità di ragazzi e i coach seminano per il domani… Insomma tutti contenti e l’ingranaggio fila via che è un piacere..

    Che è quello che qualche coach nostrano fa anche da noi, con una insignificante differenza (a parte il fatto che in modo strutturato lo fanno solo in due o tre e l’obbiettivo non sono certo i giocatori) e cioè che da noi a pagare sono sempre e solo le famiglie… A meno di andare a Tirrenia ed essere seguito da…… non riesco a dire nemmeno i nomi 🙂

    In sostanza da loro il circolo (o il maestro) non si fa pagare il proprio aggiornamento (che per molti è addirittura un lavoro considerato che sono due cose differenti) vendendolo sotto forma di stages…

    Da noi invece i maestri pagano la Fit per il corso di biomeccanica, oppure pagano per la video analisi e amenità varie, obiettivi molto più semplici da raggiungere e mostrine più scintillanti da mostrare…

    La terza differenza è il sunto delle prime due… Nonostante molti non abbiano il know how, quando gli portano il bambino dicono che possono tranquillamente portarlo in cima alla classifica mondiale…

    A (molto) parziale discolpa per i nostri, i maestri stranieri devono avere a che fare con famiglie dotate di una cultura sportiva nettamente superiore a quella degli italiani…

    Da loro sono per prime le famiglie a insegnare un’educazione, un rispetto per gli altri e una cultura del lavoro ai propri figli e i maestri sono legittimati a farsi rispettare…

  28. Pablo Emilio

    NB Quando scrivo che anche in certi paesi dell’Est a livello di maestri sta prendendo la nostra stessa piega non significa che guadagnano 35 mila e oltre, ma che alcuni cominciano anche li fare un po’ di business… ovviamente nulla a che vedere con quello che accade qui da noi, ma tant’è…

  29. pibla

    Pablo, ma segui Annett??

    Grande, la vidi qualche anno fa al torneo under 14 di Livorno, al tempo ragazza simpaticissima e sorridentissima, con un dritto bomba, allora erano più quotate la bulgara Tomova ed un’inglesina di cui non ricordo con certezza il cognome, ma a me Annett in prospettiva piaceva molto di più…

    p.s. di millesimo cmq è ’95, anche se fine dicembre 😉

  30. pibla

    Sì esatto, l’inglese era la Dunne che quel giorno che c’ero io fece un pianto infinito per non so quale stupidaggine, mentre Anett se ne girava per il circolo gioiosa e sorridente come doveva essere una quattordicenne in soggiorno all’estero per giocare a tennis…mi piacque moltissimo, in campo e fuori dal campo, speriamo caratterialmente sia riuscita a non cambiare troppo, mentre fisicamente invece ai tempi era magrissima, ora dalle foto mi pare molto irrobustita

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