Luca Pancaldi: “Il Foro Italico è il risultato di tanti sacrifici”

di - 29 Aprile 2016

Luca Pancaldi

di Sara Montanelli

Luca Pancaldi, classe 1993, è un altro giocatore che scenderà, per la prima volta, sui campi del Foro Italico durante le Prequalificazioni degli Internazionali BNL d’Italia. Luca, bolognese ma sempre in giro per il mondo alla conquista di qualche punto Atp, sta provando a costruirsi un futuro da professionista. Tra le tante trasferte fatte ricorda con piacere quella in Sudafrica. Il bolognese vuole giocare ancora per molto, ha ancora molto da dare a questo sport. Il tennis farà sempre parte della sua vita, quando smetterà, vorrà trasmettere la propria esperienza ai ragazzi che allenerà.

Cosa significa per te giocare per la prima volta sui campi del Foro Italico?
“Giocare sui campi del Foro Italico significa, per me, che tanti sforzi e sacrifici sono stati ripagati. Il livello delle pre-qualificazioni è molto alto, ci sono tanti giocatori che giocano a livello Challenger e Atp; avere la possibilità di confrontarsi con loro sarà sicuramente una bella esperienza”.

Come ti stai preparando a questo evento?
“Questa settimana ho giocato l’ultimo Open Bnl a Roma per fare qualche partita in più, non è andato molto bene, le condizioni erano molto diverse. Ieri mi sono allenato al Foro Italico per iniziare a trovare qualche buona sensazione con le palle e i campi”.

Cosa pensi di poter ancora migliorare?
“Fisicamente posso migliorare ancora, quest’anno ho avuto un po’ di problemi al ginocchio (che in passato è stato operato), sono stato fermo un mese e mezzo”.

Sei sempre in giro per il mondo, stai provando a costruirti un futuro. Quali sono le difficoltà che incontri ad ogni trasferta?
“Le difficoltà sono ripagarsi tutte le sperse, bisogna arrangiarsi con la coppa a squadre. Gli Open Bnl di quest’anno con il montepremi così alto sono stati un bell’incentivo per andare a giocarli. Spesso viaggio da solo, i miei compagni di allenamento Fabio Mercuri e Filippo Leonardi preferiscono giocare sulla terra, io sul cemento. È difficile anche adattarsi alle situazioni di gioco che tutte le settimane sono diverse in ogni torneo, soprattutto palle e campi”.

Qual è stata la tua trasferta più bella?
“La trasferta più bella è stata sicuramente quella che ho fatto l’anno scorso in Sudafrica con Fabio Mercuri, sia perché ho giocato bene sia perché il posto era molto bello, il torneo era organizzato bene, erano tutti molto disponibili. È una trasferta che rifarei. Mi è dispiaciuto avere poco tempo per visitare il posto, di solito sono pigro quando sono ai tornei e non mi piace andare in giro però, lì mi sarebbe piaciuto”.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
“Non mi piace tanto dare un obiettivo preciso. Ogni settimana cerco di vincere tutte le partite possibili senza sprecare le occasioni quando si presentano”.

Credi che il tennis sarà per sempre la tua vita?
“Sicuramente sì. Non so quando deciderò di smettere di fare attività, però mi piacerebbe fare il maestro, l’allenatore, accompagnare i ragazzini in giro, anche perché con tutti i viaggi e le trasferte che ho fatto, un po’ di esperienza e qualcosa da trasmettere credo di averlo”.

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