Camilla Abbate: “Il mio futuro diviso tra tennis e biologia”

di - 28 Aprile 2016

Camilla Abbate

di Fabrizio Zocco

Il sogno diventa realtà per il secondo anno consecutivo per Camilla Abbate, tennista bolognese classe 1997: la giovanissima giocatrice emiliana ha strappato il pass anche per l’edizione 2016 degli Internazionali BNL d’Italia. Sarà infatti al Foro Italico per giocare le prequalificazioni, che avranno inizio sabato 30 aprile, dopo avere raggiunto le semifinali al torneo Open BNL organizzato dal T.C.M. Tennis Academy di Moruzzo, in provincia di Udine. Abbiamo voluto conoscere più a fondo la diciottenne Camilla, compiendo un vero e proprio excursus dai suoi primi passi nel mondo del tennis al racconto e alle sensazioni provate nella sua prima partecipazione ad uno dei tornei più prestigiosi del pianeta, fino alle sue aspirazioni per il futuro.

Camilla, facciamo un salto indietro nel tempo, tornando per un attimo alle tue origini da tennista: dove hai cominciato a giocare, a quale età?
“Ho iniziato a giocare a tennis all’età di sette anni, per caso, in occasione di un Camp estivo, in un circolo a Bologna, la mia città; dopo di che, per tre anni, l’ho fatto esclusivamente per divertimento, una o due volte a settimana. A dieci anni, durante un altro Camp estivo, mi avevano messo a giocare con le femmine e mi son fatta spostare con i maschi; c’erano tantissime bambine, ma io ero abituata a giocare coi miei amici maschi: il maestro mi ha notato e ha chiesto se potevo fare un provino per l’agonistica. Ho sostenuto questo provino e mi hanno preso ai Giardini Margherita, al Circolo Tennis Bologna: da quel momento ho giocato sempre per loro, ho soltanto fatto un anno al Siro e un’estate nelle Marche, ma per il resto da otto anni sono tesserata a Bologna”.

Qual è stata la scintilla che ti ha fatto capire di voler intraprendere questa carriera? Tutto è partito da te o il suggerimento del maestro è stato determinante?
“Entrambe le cose più o meno. Sono sempre stata una bambina molto competitiva e molto determinata. L’idea di fare agonismo mi intrigava. In casa non c’era però nessuno che mi avesse trasmesso questa passione, perché i miei non sono degli sportivi, quindi diciamo che è nata un po’ da me e un po’ dal maestro”.

Immagino che proprio in quegli anni tu abbia cominciato a seguire il tennis in TV. Hai avuto modo di apprezzare una tennista in particolare, più delle altre?
“In generale non ho un modello di tennista vero e proprio, ma mi piace sicuramente molto Serena Williams”.

Qual è il tuo colpo migliore, o quanto meno quello con cui ti senti più a tuo agio?
“Senza dubbio il rovescio bimane lungo linea: è il mio colpo migliore e quello con cui riesco a incidere maggiormente”.

Com’è stato il tuo cammino negli ultimi mesi e nelle ultime settimane prima di raggiungere questo grandissimo traguardo?
“Quest’anno sono contenta per il livello di gioco espresso, ho ottenuto dei buoni risultati, ho vinto delle belle partite; me la son giocata anche con delle ragazze di buon livello, delle 2.1 con cui ad esempio l’anno scorso perdevo facilmente: mi reputo abbastanza soddisfatta, me la sono guadagnata perché sapevo che l’ultimo match che ho vinto per arrivare alle prequali era complicato a livello emotivo, in palio c’era Roma, ma sono davvero contenta per come sono riuscita a gestire la situazione caratterialmente”.

Com’è andata lo scorso anno al Foro? Quali le tue aspettative per questa edizione degli Internazionali?
“Il livello al Foro Italico è molto alto. Indubbiamente divertirmi e giocarmela, poi si vedrà. Anche lo scorso anno il livello era molto alto, essendo poi stata ripescata tra 150 persone, insieme ad altre due ragazze, mi sentivo sinceramente spaesata. Ho giocato sul Pietrangeli e…”

Pietrangeli? Alcuni lo considerano uno degli stadi più suggestivi del pianeta, addirittura più caratteristico del Centrale: che sensazioni hai provato?
“Il Pietrangeli… Mi hanno messo a giocare lì, sono un po’ emotiva (ride), il mio primo match al Foro Italico contro la Dentoni è stato veramente emozionante, ero rigida come le statue che circondano lo stadio”.

Il successo più emozionante della tua giovane carriera?
“Sicuramente quest’anno, quando ho battuto Jelena Simic: lei è 440 al mondo e ciò è stato motivo di orgoglio per me, anche perché vado a scuola, quindi mi alleno non particolarmente tanto. È stata una grande soddisfazione”.

Riesci a coordinare studi ed attività sportiva? Ti alleni con intensità?
“Adesso frequento il liceo linguistico pubblico. Quest’anno per via della maturità mi sto allenando un po’ meno, tre-quattro volte a settimana, per circa tre ore a seduta, però di solito fino all’anno scorso mi allenavo praticamente tutti i giorni, quest’anno un po’ meno, come ti dicevo, proprio perché la scuola è un impegno”.

…Dopo la maturità?
“Intendo proseguire sia con gli studi che col tennis: ho già scelto la facoltà che frequenterò all’università, ma non so ancora dove. Studierò biologia per diventare nutrizionista”.

Come vedi il tuo futuro nel mondo del tennis?
“Non voglio diventare professionista, ma vorrei quanto meno esprimere il mio massimo potenziale, mi piacerebbe arrivare a 2.2/2.1. Attualmente sono 2.5, ma a metà anno sarò 2.4; mi piace studiare e il tennis è per me una grande passione che mi dà tantissimo, ma non me la sento di rischiare tutto per poi rimanere senza nulla in mano: è molto rischioso far investire così tanto ai miei per un’attività internazionale, vedremo…”

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