Sebastian Ofner: “Wimbledon incredibile, preparato su un campo da calcio”

di - 13 luglio 2017
Sebastian Ofner - Foto Ray Giubilo

Sebastian Ofner, dodici mesi fa, gravitava attorno alla 500esima posizione mondiale e da poco aveva deciso di dedicarsi al tennis professionistico. Un fisico che aveva stentato a crescere fino ai 16 anni e poi un’esplosione quasi incontrollata che l’ha portato ai 191cm di oggi non l’hanno aiutato in una carriera tennistica internazionale per questo quasi inesistente a livello internazionale. Il ragazzo stiriano non è però mollato e finiti gli studi si è posto un obiettivo preciso: top 100 entro i 24-25 anni, altrimenti basta. L’arrivo all’accademia di Wolfgang Thiem, padre di Dominic, è stato il primo passo a cui sono seguiti i primi ATP Challenger in questa primavera. Poi, come in una fiaba, è arrivato Wimbledon, dove match dopo match si è costruita la sua storia incredibile, per certi versi, coronata con il terzo turno dopo le vittorie su Thomaz Bellucci e Jack Sock.

Ma proprio perché spesso è difficile realizzare la portata di quanto si sta facendo, quando si è immersi nel clima di un torneo e un torneo come Wimbledon, siamo andati a parlare con Ofner a qualche giorno dal suo rientro nella piccola Bruck-an-der-Mur, a circa mezz’ora da Graz. (L’intervista è disponibile anche in inglese qui)

Salve Sebastian, già tornato ad allenarti? Com’è stato il rientro a casa? Hai finalmente realizzato quanto hai fatto in quel di Londra?

Mi sono preso qualche giorno libero a casa prima di tornare ad allenarmi questo mercoledì. Solo allora ho preso il treno e sono tornato a Vienna. Mi ci sono voluti alcuni giorni a casa per capire a pieno quanto avessi fatto a Wimbledon, anche se ovviamente ogni giorno me ne rendevo conto un po’ mentre ero lì, però dopo ogni vittoria pensi sempre al turno successivo ed al prossimo avversario. Così resti in clima torneo fino a che non perdi un incontro e sei fuori. Per me è stato così fino al match con Alexander Zverev e anche lì, è stato solo il giorno dopo che ho perso che ho finalmente capito quando fosse successo”.

E com’è stato tornare a casa?

Sono stato a casa dei miei ed è stato incredibile: c’erano tante persone ad aspettarmi per farmi i complimenti… è stato qualcosa di incredibile, sì!

Se non sbaglio, tu vieni da un paesino vicino Bruck an der Mur (30 minuti da Graz, n.d.a.), paese natale di famosi sciatori come i fratelli Goergl. Come sei arrivato al mondo del tennis?

Vero, il tennis non è uno sport così famoso da dove vengo o in Austria in generale. Ma a 6 anni ho cominciato vicino casa e non ho più avuto dubbi. A 12 mi hanno preso nella squadra regionale e due anni dopo sono stato selezionato dalla nazionale e da allora sono rimasto con loro”.

Wolfgang Thiem, il tuo coach, ha detto recentemente che ha sempre creduto in te, ma che è rimasto molto sorpreso da quanto hai fatto a Wimbledon, soprattutto perché vi siete allenati sull’erba un solo giorno e per di più su un campo da calcio!

Eh sì, è vero. Ci siamo allenati un giorno intero su di un campo da calcio vicino a casa, poi due ore sull’erba vera a Wimbledon prima delle quali. Onestamente sono rimasto sorpreso pure io per come sono andare le cose!

È stato dunque amore a prima vista con l’erba?

Sì, direi che possiamo dire così. Soprattutto visto quanto mi ci sono preparato, direi che l’erba mi si addice proprio!

Cosa pensi che abbia fatto la differenza nel tuo gioco a Wimbledon? Arrivavi da un buon periodo nei Challenger, specialmente con la finale a Mestre, ma quanto successo a Londra è stato un improvviso innalzamento dell’asticella.

Come hai detto tu, prima di Wimbledon ho guadagnato tanta fiducia con una finale ed un quarto nel circuito Challenger. Solo tre mesi fa giocavo i Futures in Greece. Quando sono entrato in tabellone di quali pensavo di poter vincere un turno, forse due, ma arrivare al terzo turno del principale è stato stupendo ed inaspettato. Tutto era così enorme e diverso da quanto avessi mai provato. Ora però tornerò al circuito Challengers per un po’ con qualche ATP 250 a volte. Penso che questo risultato mi dia sicuramente sicurezza in me, ma non cambia il fatto che sono pochi mesi che gioco nei Challenger e ho raggiunto solo una finale ed un quarto. Non devo montarmi la testa e pensare passo per passo”.

Cosa prevede dunque la tua programmazione?

Giocherò il Challengers in Olanda e poi quello di Tampere, in Finland. Poi farà il torneo ATP di Kitzbuehel in Austria. Poi di preciso non so cosa farò nel resto dell’estate, ma penso ancora qualche Challenger in America sul cemento e forse un ATP prima delle quali degli US Open”.

So che la terra rossa la fa da padrona in Austria, com’è che il tuo gioco invece sembra funzionare meglio sulle superfici veloci?

Questa è una domanda difficile. Forse perché servo piuttosto bene e questo aiuta molto sull’erba. Anche il mio rovescio è molto piatto e sembra fatto apposta per le superfici veloci. Penso però che la chiave sia che mi muovo molto bene e sull’erba è fondamentale. Il mio dritto poi è migliorato davvero molto negli ultimi mesi e questa nuova solidità mi sta aiutando molto”.

A proposito di miglioramenti, quanto è importante avere qualcuno come Dominic (Thiem) con cui confrontarsi e a volte allenarsi assieme?

Per me è sicuramente molto importante, perché è un punto di riferimento e guardandolo giocare e giocandoci assieme posso migliorare molto. È un confronto importante per capire dove e come migliorare per poter arrivare in alto. Per questo penso che sia davvero importante avere un ragazzo e un giocatore come Dominic”.

“Voglio pensare passo per passo ed il primo è raggiungere una stabilità di risultati nel circuito Challenger”

Se non sbaglio, tra l’altro, hai deciso da poco più di due anni che saresti diventato un tennista “a tempo pieno”, come mai?

Prima ho finito gli studi e poi mi sono seduto come il mio team e abbiamo deciso di provare il professionismo. Sono stato un buon junior in Austria, tra i migliori in gioventù, e tanti mi dicevano che avevo un buon potenziale e che avrei potuto fare bene tra i pro. Quindi mi sono deciso a provarci, ma a condizione di entrare tra i primi 100 del mondo entro i 24-25 anni. Lunedì sarò vicino ai top 150 e ho ancora 21 anni, quindi direi che è stata una saggia decisione”.

Cosa cambierà nei tuoi obiettivi questo Wimbledon, dunque?

Sai, a dire il vero non penso che cambierà molto: voglio pensare passo per passo ed il primo è raggiungere una stabilità di risultati nel circuito Challenger, poi mi sposterò nell’ATP tour”.

Cambiando argomento, stavo controllando alcune cose sulla pagina tedesca di Wikipedia su Bruck-an-der-Mur e sei stato aggiunto alla lista delle celebrità nate lì…

[ride], non ne ero al corrente. Ma è un posto piccolo e questo Wimbledon è stato speciale per tutti. In Stiria abbiamo avuto Thomas Muster, ma poi per un lungo periodo il solo Oliver Marach, che è stato top 100 per qualche tempo. La gente ha vissuto queste due settimane in maniera speciale, dopo tutto non capita tutti giorni che un ragazzo di un paesino arrivi al terzo turno di Wimbledon. Anche per i ragazzini è stato sicuramente un bel messaggio”.

Un ultima cosa, non so se l’hai visto, ma sui social, soprattutto twitter, tante persone hanno commentato e apprezzato i tuoi capelli… per curiosità, siccome sono decisamente particolari, com’è che hai pensato di acconciarli così?

Sì, [ride], ho letto qualcosa a riguardo. Dopo la finale di Mestre ho pensato di cambiare il taglio e ho oprtato per qualcosa di diverso. Certo non mi aspettavo che la gente su internet si mettesse a paragonarmi con Falco! Però penso sia una specie di complimento, credo”.

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