Silvano Papi: “Organizziamo tornei da tre giorni”

di - 2 ottobre 2015

Papi 03

di Paolo Angella

Silvano Papi è una vita che si occupa dei ragazzi che iniziano a giocare a tennis. È un tecnico Nazionale della Federazione Italiana Tennis, ma è anche uno psicoterapeuta, che ha messo la propria esperienza accumulata in tanti anni di attività al servizio di tutte le famiglia con ragazzi e ragazze che vogliono avvicinarsi al mondo del tennis. Dal 1982 dirige un importante Tennis Camp a Genazzano, nel Lazio, dove ogni estate arrivano centinaia di ragazzini che alloggiano tutti assieme nelle strutture messe a disposizione dall’organizzazione e praticano il tennis ma anche altri sport e attività ludiche e didattiche.

Silvano, quanto è importante al giorno d’oggi per un ragazzo fare pratica sportiva?

Lo sport è importante perché è la continuazione del gioco, è un naturale passo dal libero sfogo che hanno i bambini quando giocano ad una attività sempre ludica, piacevole e divertente, ma con anche delle regole. Nel gioco i bambini a volte hanno deliri di onnipotenza, vincono sempre e comunque, nello sport invece ci sono dei paletti dati dalle regole. È quindi importante continuare a sviluppare lo specifico dell’età infantile che è il gioco, ma sotto la gestione di persone (gli allenatori, i tecnici) che lo propongono sotto forma di regole, di modi e tempi che vanno rispettati.

Il tennis, in quanto sport individuale, quanto può essere importante da praticare per un bambino?

Nel tennis, le regole, l’impegno, il sacrificio, la responsabilità sono ancora più rilevanti che nella maggior parte degli altri sport. Negli sport individuali c’è l’impossibilità di proiettare su altri le proprie responsabilità. Se perdo o se vinco è principalmente colpa o merito solo mio. Tutto questo fa sì che ci sia una crescita e una maturazione più rapida nei tennisti che in altri sportivi.

Le poche competizioni a squadre (Davis e Fed Cup ma anche semplicemente campionati a squadre) rivestono comunque una notevole importanza per la crescita dei tennisti, sei d’accordo?

Sì, è importantissimo. Del resto anche il tennis inizia sempre come attività di gruppo. Le prime lezioni si fanno quasi sempre in gruppetti, poi la preparazione fisica si fa assieme, le gare si vanno a fare in gruppo, anche se devo dire che dovrebbe essere fatta più attenzione nelle gare a squadre ai livelli e alle aspettative. A volte si creano aspettative tali nei vari circoli tennistici, che poi i ragazzini si trovano troppe responsabilità sulle proprie spalle, che non servono certo a farli crescere. Io sono stato capitano delle Coppe delle Regioni del Lazio e ho visto che in alcune competizioni a squadre fischiare e urlare contro bambini che sbagliavano dei colpi già dalla prima di servizio. Questo è molto negativo, nelle partite individuali succede meno per fortuna, ma non c’è ancora una cultura di competizioni a squadre nel tennis, anche perché i ragazzi per migliorare il proprio gioco, dovranno pur passare attraverso tante partite, sbagliando colpi e ripensando serenamente ai propri errori.

Cosa bisogna fare allora per migliorare l’attività giovanile dei nostri ragazzi?

Il tennis negli ultimi quindici anni è aumentato tantissimo come numeri, si è evoluto molto a livello nazionale, però se guardiamo localmente i vari circoli e le varie strutture presenti sul territorio, sono rimaste, nella maggior parte dei casi, ferme a quello che facevano venticinque o trenta anni fa. Anche le istituzioni regionali e provinciali non si sono adeguate alla realtà che è cambiata nel mondo del tennis.

La prima cosa che cambieresti quale è?

Ci sono ancora tornei giovanili che durano cinque settimane, la maggior parte dei tornei dura due settimane. Questo comporta disagi notevolissimi all’interno delle famiglie. I ragazzi non sanno fino al giorno prima o addirittura al giorno stesso quando giocheranno. Chi organizza non si rende conto che i ragazzi intanto devono andare a scuola (spesso col tempo pieno), poi hanno altre attività, magari hanno il dentista, un altro sport, l’oratorio, attività del dopo scuola, con tutto questo è impensabile iscriversi ad un torneo che dura due settimane e non sai mai quando giochi. La soluzione che io propongo da tempo è fare tornei concentrati in tre giorni nel fine settimana, in strutture adeguate con campi sufficienti per far giocare tanti ragazzi in contemporanea. Le famiglie in questo modo possono organizzarsi, tenendo libero solo il fine settimana, possono venire ad assistere tutti genitori, meglio ancora se gli facciamo trovare zone in cui possono trovare da mangiare, da potersi sedere comodamente mentre aspettano di vedere giocare il figlio, insomma strutture moderne e accogliente e meno tornei, ma concentrati in pochi giorni.

In questo modo sarebbe più facile anche per i maestri seguire i propri allievi se giocano tutti nelle stesse giornate…

Certamente, adesso per i maestri è quasi impossibile seguire i propri allievi perché in una scuola che ha una ventina di tesserati agonisti, che giocano durante tutta la settimana, è chiaro che non puoi seguirli nei tornei perché devi continuare ad allenare gli altri. Se stabiliamo (come peraltro succede nella maggior parte degli sport) che durante la settimana ci si allena e si fanno gare solo nel fine settimana ci possono essere solo grandi vantaggi per tutte le parti in causa.

Un problema per attuare quello che vorresti proporre è che però bisognerebbe porre dei limiti alle iscrizioni

Il vero problema è che, per i ragazzini, non c’è divisione di livello raggiunto. Quindi capitano partite senza senso tra ragazzi che sono lontanissimi di livello e quei match non servono né a quello più bravo, né a quello che deve ancora imparare. Credo che sarebbe opportuno mettere delle categorie anche per i più piccoli. Si fa una entry list a numero chiuso, chi non entra nel tabellone A, avrà la opportunità di giocare in un tabellone B. La prima settimana si gioca il tabellone B, i finalisti poi possono entrare nel tabellone A. Quando propongo queste cose, qualcuno dice che è fantascienza, io credo invece che sia la strada migliore per tutelare i più bravi, ma anche chi sta iniziando a imparare, anche i maestri, anche le famiglie, tutti possono guadagnare da una organizzazione più rigorosa anche a livello di piccolissimi. Del resto tra i bambini, all’estero, ad esempio negli Stati Uniti, gli sport che hanno più successi sono quelli organizzate in un’unica giornata. Io ho due nipoti che vivono a New York e si divertono un mondo quando organizzano ad esempio a Central Park delle singole giornate dedicate ad un determinato sport. Fra l’altro è bellissimo perché vedi radunare famiglie e bambini tutti assieme a competere divertendosi.

Forse, nel paragone con altre realtà, c’è un problema di un diverso contorno al singolo evento tennistico, di una diversa organizzazione generale oltre al torneo stesso

È vero, ma senza guardare agli Stati Uniti, io sono stato da noi, ad alcune manifestazioni di pattinaggio riservate a bambine molto piccole, dai cinque anni mi pare. Arrivi e ci sono diversi stand che ti danno volantini informativi, qualcuno ti spiega le regole dei punteggi, se vuoi puoi andare a vedere filmati con altre spiegazioni, fanno fotografie e video che puoi richiedere. Nel tennis, nella maggior parte dei casi, tutto questo non esiste, ti iscrivi a un torneo, vai, non sai nemmeno quando giochi, nessuno ti accoglie, poi devi tornare magari dopo tre giorni per la prossima partita. I genitori che accompagnano i figli è chiaro che si stufano e preferiscono spingere a fare altri sport.

Assieme all’organizzazione in Italia ci sono anche problemi di strutture, spesso solo all’aperto o non riscaldate, sei d’accordo?

Questo è un problema ancora più grosso. Le scuole finiscono spesso alle 16.30. In inverno se non hai campi coperti diventa impensabile fare tennis a bambini. Al Nord Italia devo dire che molte realtà locali si sono attrezzate con campi coperti, nel Centro Sud Italia la situazione in questo senso è drammatica. Con la scusa che “tanto c’è caldo anche in inverno” nessuno vuole costruire campi coperti, ma è un dato di fatto che le piogge sono sempre più frequenti e più violente ogni anno. Spesso ci sono corsi di tennis che dovrebbero fare cinque lezioni alla settimana, che per il maltempo si riducono a una o due con le conseguenze che ai bambini poi passa la voglia di continuare.

Affrontiamo adesso le questioni economiche legate al tennis. È innegabile che per affrontare trasferte, tornei, fare lezioni qualificate, ai genitori si richieda sempre grossi sacrifici economici. Cosa si può fare per pesare meno sul bilancio familiare?

Bisogna coinvolgere le istituzioni e le risorse locali altrimenti da soli è impossibile coprire tutte le spese. Nel mio piccolo a Genazzano ho cercato di coinvolgere il sindaco e l’assessore allo sport per promuovere i nostri corsi e le nostre attività, che in alcuni casi sono a costo zero per le famiglie. Il Comune di Genazzano ha scritto a tutte le famiglie dei ragazzi nati nel 2009, 2010 e 2011 per invitare i bambini a provare a giocare a tennis, tutto gratis. Soprattutto di questi tempi, spesso anche piccole cifre sono fuori dalla possibilità di tante famiglie italiane, quindi è un dovere di tutti permettere ai bambini che vogliono giocare a tennis, aiutarli a farlo gratis. So bene che queste iniziative sono sporadiche e non sistematiche, ma devono essere sviluppate se si crede nella bontà di questo sport, ci vuole l’impegno di tutti i circoli, di tutti i dirigenti, per coinvolgere il territorio, altrimenti nonostante la grande diffusione e il grande appeal che sta avendo questo sport, i praticanti diminuiranno invece di aumentare.

Forse il tennis è ancora uno sport un po’ chiuso su se stesso?

Molto chiuso. La categoria dei dirigenti locali di tennis è ancorata su idee veramente vecchie e superate. E’ brutto dirlo, ma abbiamo sfornato più campioni quando non esistevano le scuole tennis, di adesso che abbiamo migliaia di scuole e di circoli di tennis. Del resto i maestri per diventare tali devono passare un esame, prendere un diploma, i dirigenti non dovevano farlo fino a pochi anni fa. E invece i dirigenti sono molto più importanti per la crescita del movimento complissimo dei maestri stessi. Adesso c’è il un corso da fare per diventare dirigenti, siamo alla seconda edizione, io ho partecipato alla prima. E’ interessante, ma mi pare che servano competenze ben più vaste di quelle che vengono insegnate in questi brevi corsi.

Chiudiamo l’intervista parlando del tuo camp che hai organizzato questa estate. Come è andata?

Io credo nell’importanza di fare questi momenti di aggregazione più di ogni altra attività. Ho iniziato nel lontano 1982 a farli, prima era solo per i nostri ragazzi, ora ovviamente è aperto a tutti. I ragazzi stanno assieme tutto il giorno, giocano, si allenano, si divertono, fanno altri sport, non solo tennis, mangiano e dormono assieme, alla fine della settimana sono tutti più cresciuti, dal punto di vista sportivo, ma soprattutto dal punto di vista umano. Nei corsi di tennis in cui fai le tue lezioni e poi vai a casa, magari impari meglio il dritto e il rovescio, ma perdi il senso della scoperta, del viaggio, dell’avventura che non dovrebbe mai mancare in un bambino che si avvicina ad uno sport. Come dicevamo all’inizio dell’intervista, bisogna partire dal gioco, metterci le regole, ma non si può mai abbandonare il senso della scoperta di un nuovo divertimento. Se il bambino ha talento ma non si diverte lo perderai sicuramente per strada.

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26 commenti

  1. bogar67

    Silvano Papi propone una formula che da tempo funziona benissimo in provincia di Bergamo, soprattutto grazie alle iniziative dei fratelli Terzi al tennis club Bagnatica.
    Qualcosa del genere era stata fatta in Sardegna grazie all’iniziativa dell’allora responsabile tecnico Fit per il sud Sardegna Bubu Melis però ahimè come tutte le cose che funzionano è stata messa subito da parte. Poi se queste cose come genitore le fai notare ti prendono per eversivo e non solo…..

  2. atti

    Sul discorso della pratica del tennis a livello junior ?

    fondamentalmente, ricordiamoci che le Sat hanno una base del 99% di ragazzini che giocano per passare un ora, eo così tanto per provare… e non appena capiscono le difficoltà del vincere matche dell’imparare a giocare, mollano e quasi mai si addentrano nei tornei (a nessuno piace solo perdere…tantomeno questa generation di ragazzini).

    Dunque è un po’ il cane che si morde la coda, il tennis è uno sport difficile, dove perdi e vinci, non pareggi mai e manco hai un compagno di squadra con cui condividere la tua delusione.
    Inutile sponsorizzare corsi gratuiti, quando poi, una volta imparato, se da ragazzino vuoi giocare, devi farti socio e spendere minimo 5 Euro all’ora…oltre a corde, racchette e costi di iscrizione ai tornei.

    Per me i tornei junior non dovrebbero avere costi di iscrizione, e nei circoli dovrebbe esserci una fascia oraria (mattutina eo pomeridiana..) dove gli under possono giocare gratis…iniziamo da questo.

    Poi, almeno fino al livello U10, sarebbe interessante provare a organizzare minicircuiti di tornei di doppio…i bimbi delle sat farebbero gruppo, si scaricano le pressioni, i genitori dialogano di piu’ .

    Chiaramente i bimbi che invece hanno già un evidente mira all’agonismo…faranno solo tornei singoli.
    Ma tutti gli altri, e sono la maggior parte, forse, chiederebbero maggiormente di fare tornei e alla lunga potrebbe aumentare la base dei praticanti.

    Non è solo un caso che il doppio, a livello di circolo, sia molto gettonato; lo è proprio perché unisce l’agonismo allo spirito di squadra e al giocare con meno pressione. Aspetti altrettanto importanti per invogliare un bimbo che non abbia immediatamente le stigmate del fighter.

    Lo dico perché anche a livello U10 , ho avuto modo spesso di riscontrare un comportamento emotivo completamente diverso da parte dei bimbi, fra il match giocato in singolo e il match di doppio (parlo delle varie Pia Cup, Coppa delle province etc…).
    Uno era vissuto spesso come una sofferenza, l’altro invece sempre come un divertimento anche quando il match era tirato; seppur entrambi pesassero allo stesso modo sul risultato finale.

  3. bogar67

    Atti mi hai letto nel pensiero. Mia figlia non è stata convocata al Cpa e io tutti i fine settimana sto organizzando una valida alternativa, solo gare di doppio con coetanee all’insegna del divertimento. Senza stare li a stressarti con il tecnico nazionale di turno pure la domenica.

  4. giuliano giamberini

    E’ certo che i tornei week-end costituiscono un’ottima forma di allenamento, ma più di un certo numero di partecipanti in base al numero dei campi a disposizione non si possono accettare.
    Sono tornei che hanno un limite per ciò che riguarda la progressione degli incontri e conseguentemente, il rispetto delle norme sulla elaborazione dei tabelloni concatenati dovendo ultimarli entro due giorni aggiungendo al massimo la serata del venerdì.
    Volendo organizzare un torneo di terza categoria o, peggio ancora, un torneo open avremmo, per i motivi sopra citati, incontri con una differenza di classifica di 4/5 gruppi con un favore di pronostico per il giocatore con migliore classifica inaccettabile.
    Rimango pertanto della opinione che sono un’ottima forma di allenamento se limitati alla quarta o alla sola terza categoria, ma non possiamo adottarli in sostituzione dei tradizionali tornei nei tempi canonici di 12/15 giorni perché, altrimenti, cadrebbe tutto l’impianto sul metodo vigente dei tabelloni attualmente in essere.

  5. Giorgio il mitico

    Questa intervista si presta a molte letture, cercherò di spiegarle, perlomeno per come ho capito io e poi farò qualche proposta, anche se chi legge questo blog sa già come la penso.

    Prima considerazione : forse si stanno notando sintomi di minore affluenza di ragazzini/e nei circoli rispetto agli anni scorsi ?

    Seconda considerazione : l’intervistato sembra preoccupato del “COME” si possano trattenere più giovanissimi possibile nel mondo del tennis.

    Terza considerazione : durata dei tornei, in tre giorni al massimo si possono fare minitornei da 15-20 partecipanti e molti il Sabato si beccano il doppio turno, questo è matematico.

    Quarta considerazione : qualche volenteroso genitore pagatore già oggi in diverse parti d’Italia si impegna per organizzare microtornei il weekend fra i figli prendendo in affitto un paio di campi , ovviamente le partite sono più equilibrate, tutti giocano 2-3 partite serie. Queste iniziative assomigliano molto alla sua proposta, peccato che molti tecnici non siano troppo entusiasti di simili iniziative, lascio indovinare a Lei dottor Papi le motivazioni del modesto entusiasmo.

    Quinta considerazione : Lei dice : “Fare gare nel fine settimana”, purtroppo dimentica come funzionano i circoli che si reggono sulle quote d’iscrizione pagate dai soci che giustamente vogliono giocare pure loro ! Inoltre con le nuove normative di legge si devono pagare fior di affitti ai Comuni (quasi sempre proprietari delle strutture).

    Sesta considerazione : Fare questi tornei in posti con strutture adeguate, imma- gino si riferisca ai centri sportivi con almeno 8-10 campi da tennis , questi circoli saranno si e no 100 in tutta Italia, pensa che i genitori pagatori accorreranno numerosi con i loro figli, ho dei grandi dubbi.

    Settima considerazione : parliamo di soldi, la Sua proposta porterebbe ad un DRASTICO CALO del numero dei tornei FIT con un conseguente CALO degli incassi federali, mi pare ovvio , francamente la Sua proposta mi sembrerebbe leggermente poco meditata.

    Ottava considerazione : il Centrosud ha pochissimi campi coperti, verissimo , la FIT potrebbe destinare 5 milioni di euro e per concedere 500 minifinanziamenti da 10.000 euro ciascuno decennali per aiutare tali circoli a coprire tramite pallone almeno un singolo campo da tennis, il tasso d’interesse dovrebbe essere al massimo dell’1%, penso sia un’ interessante alternativa all’ intenzione di realizzare la copertura del Campo centrale del Foro Italico a Roma.

    Nona considerazione : molti circoli offrono di loro iniziativa ad inizio Settembre una settimana di “iniziazione” al tennis, senza interventi comunali , le cito il Circolo di Porto San Giorgio che da oltre 10 anni realizza questa inziativa diretta dal maestro Nazionale Antonio Di Paolo.

    Decima considerazione : cosa fare oggi ? I tornei di tutte le tipologie dovrebbero durare fino ad un massimo di TRE settimane, in quanto le necessità di giocare dei soci non si sovrapporrebbero come capita spesso con le partite di torneo, specialmente nei circoli piccoli.
    Il risultato finale sarebbe un numero ancora maggiore di tornei organizzati e di giocatori partecipanti con conseguenti maggiori introiti per mamma FIT.

  6. stefano grazia

    Ciao Silvano… Confessa che un po’ hai pensato anche a Nicholas mentre dicevi “Se il bambino ha talento ma non si diverte lo perderai sicuramente per strada.”😎😇😎…parole sante ( lui adesso e’ a Syracuse, poteva andare in un paio di college dove lo avrebbero preso anche nella squadra di tennis ma guarda caso lui ha scelto, fra quelli che lo prendevano, l’unico college senza squadra maschile di tennis 😂😂😂 )… ad ogni modo confermo: negli us ci sono tornei di due giorni OGNI WEEK END e ce ne sono un fottio, una ventina da scegliere nell’arco di un’ora massimo due di macchina… E infatti con Trophy a suo tempo questo era uno dei miei Cavalli di Battaglia, qualcuno lo ricordera’…i ragazzi giocavano due partite al giorno e al massimo la finale il lunedi’ ( oppure giocavano tre partite)… uovo di colombo ma solo in us e in francia, pare…in italia e’ sempre stato troppo difficile 😎😇😎

  7. giuliano giamberini

    Ok Stefano, in America ce ne sono un fottio, ma allora per stare nei tempi dei due/tre giorni torniamo ai vecchi tabelloni in linea come lo sono quelli dei tornei internazionali e vedremo, ad esempio, che al primo turno 1(4.1) incontrerà 1(4NC) oppure 1(3.2) incontrerà 1(4.3) con nessun vantaggio tecnico per nessuno e lo svantaggio per partecipanti di bassa classifica che pagherebbero la quota di iscrizione per mezz’ora di gioco senza vedere palla.
    Non solo, siccome un giocatore può disputare in una gara di singolare fino a tre incontri nella medesimo giorno con un punteggio normale, se escludiamo il punteggio ridotto dei tornei WE, ci si sottoporrebbe ad un impegno fisico che va al di là del buon senso.
    E poi ha ragione Giorgio il mitico dove, oltre alle altre, alla sua settima considerazione solleva il punto che forse non conviene alla FIT ed alla quinta pone il problema dei soci paganti la quota annuale che nel WE vedrebbero i campi occupati dal torneo.
    Evidentemente in America, ma posso sbagliarmi, gli impianti sui quali si giocano questi tornei non sono sedi di circoli privati.
    Comunque anche da noi nulla vieta che possono essere organizzate manifestazioni di quel tipo, basta chiederne l’approvazione al Comitato regionale territorialmente competente.
    Che poi convenga al circolo o ai partecipanti è tutto da vedere.

  8. stefano grazia

    sono circoli privati, invece, e non so come funzioni ma ognuno si fa vanto e merito di avere un torneo nel week end al mese o piu’, una volta under 10-12-14-16-18 e magari la volta dopo, immagino, di adulti ( the leaugue, credo si chiami cosi’ ed e’ probabilmente in linea mentre quello dei ragazzini no, ma ce n sono di difficili e meno difficili e tu scegli in base a questo)Non so perche’ noi ci facciamo cosi’ tanti problemi e forse e’ vero, e’ solo un fattore economico (o forse l’USTA da a tutti in us dei contributi piu’ sostanziali della Fit, non lo so) ( del resto un altro dei nostri cavalli di battaglia di Genitori & Figli era quello ricordato da Atti: i campi nei circoli dovrebbero essere GRATIS per tutti gli under 14 almeno fino alle 17, in italia invece ti urlano dietro se vai a rovinare il campo in terra al socio di 60 anni che deve giocare tre ore dopo..l e allora, caro proprietario di circolo, devi morire in miseria perche’ non ti costruisci il futuro socio pagante in casa, non metti la pastura per attirare i pesci, sei uno da mordi e fuggi, prendi i soldi e scappa… meglio allora abbinare ad ogni circolo tre campi da calcetto e sovvenzionare con quelli l’attivita’ del Circolo , lo faceva mi pare il povero Zavoli al BTA… COMUNQUE l’unico vero problema, in effetti, e’ che anche il piu’ scalcagnato circolo in Florida di campi ne ha almeno 8-10 e la maggior parte arrivano a 2yy0… si, sono in cemento, ma se la differenza e’ giocare sulla terra o NON giocare sul cemento, cemento tutta la vita e che i poveri sessantenni miei coetanei pensionati che non giocano se non sulla terra ornino a giocare a boccie o si diano al golf …. Purtroppo non c’e’ scampo: o si costruiscono centinaia di campi pubblici ( ed e’ a questo obiettivo che la FIT dovrebbe destinare la maggior parte dei fondi) oppure tutti continueranno a giocare a calcio, basket, pallavolo o andranno a correre o in bicicletta che costa molto meno e si imparano tutti piu’ in fretta… nuotare forse no, troppo palloso anche rispetto al tennis dei primi due tre anni, quando devi imparare a mandarla di la’ per riuscire a divertirti poi…

  9. Giorgio il mitico

    x tutti

    mi sono dimenticato un’ultima motivazione per cui tantissimi cominciano a giocare a tennis e poi in tanti smettono e fanno altri sport, ed è la seguente : i tecnici devono dedicare ore ed ore ad insegnare la tecnica ai ragazzini, li devono correggere sempre e puntualmente non possono lavorare in modo grossolano, pochissimi diventeranno veramente forti ma se tutti diventassero almeno discreti continuerebbero a praticare il tennis per il resto della loro vita. Quando un ragazzino ed i genitori capiscono che in moltissimi posti non si impara nulla se ne vanno.

    Certo insegnare le tecnica è maledettamente impegnativo e tanti tecnici sono impegnati solo a rimediare “il soldo facile” dei genitori pagatori.

    Questa situazione potrebbe migliorare obbligando gli agonisti dai 10-12 anni in su ad essere iscritti CONTEMPORANEAMENTE in due circoli con diverse proprietà o gestioni con il costo della tessera ovviamente dimezzato.

    Un po’ di sana concorrenza farebbe bene a tutto l’ambiente tennistico nazionale.

  10. cataflic

    Intanto, come ogni anno, inizia la litania dei circoli che “eh, ma per giocare bisogna avere assolutamente la tessera, sono le leggi, bisogna assolutamente rispettarle, dopo se non si ha la tessera non si potrà più prenotare, anche se prenota solo un’ora di domenica alle 8.00 bisogna che la anagrafiamo…patente e libretto grazie…..blablablaetcetcetc”….poi quando arriva febbraio….non gliene frega più niente!

  11. stefano grazia

    altra errata corrige: ovviamente the league … scrivere su ipad o mobile e’ deleterio, si sa, tranne che per nicoxia…. ma non ri-posto per questo, leggo l’ultimo post di cataflic e scopro che per prenotare un campo da tennis devi avere la tessera …la tessera de che? la tessera del circolo? la tessera FIT? ma davvero?

  12. atti

    campi pubblici per tutti ?
    …i ragazzini chiedono…Iphone per tutti.

    Non credo che i campi pubblici risolvano certi nodi…
    Il tennis è uno sport difficile fuori e dentro dal campo.
    E anche sui tornei in 3 gg, ci sono già i tornei rodeo fatti apposta per giocare di piu’ nell’arco di pochi giorni.
    Il problema è piu’ complesso, ci sono costi e tempi che non puoi bypassare.

    Fare tennis agonistico è una scelta a 360 gradi, difficile da fare e da portare avanti
    Anche se offri la SAT gratis nei primi anni, non credo aumeterebbero gli agonisti.
    Anzi forse qualcuno verrebbe prima illuso e poi disilluso.

    Bisogna invece cercare di aiutare chi fa agonismo, non far pagare le quote ai tornei under, e tutto cio’ che puo’ essere poi reinvestito dal ragazzo per migliorarsi.
    Cose dette e ridette tante altre volte.

    Cmq Doc,
    ci sono circoli per tutte le tasche…e circoli in cui puoi tranquillamente giocare senza esserne socio.

    Dipende se oltre al tennis ti interessano…piscina, solarium, ristorante, sala canasta etc etc…in quel caso devi farti socio e avere la tessera per ovvie ragioni.

  13. C’è qualcuno che mi sappia spiegare come è che funziona la frequentazione e l’affiliazione ad un circolo per ciò che riguarda la parte infortunistica? E’ possibile che il mancato accesso dei non aventi la tessera sociale alla prenotazione dei campi sia per togliere qualsiasi responsabilità al circolo e fare in modo che tutti i praticanti abbiano sostenuto una visita medica?
    So che il regolamento è cambiato parecchio in tal senso negli ultimi due anni. Giuliano Gamberini per caso ne sai qualcosa?

  14. giuliano giamberini

    A pagina 13 del Regolamento Sanitario FIT che troverai sul sito federale, viene trattato l’argomento relativo alla “Disciplina della certificazione dell’attività sportiva non agonistica ed amatoriale” emanata con decreto del 24 Aprile 2013 dal Ministero della Salute e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 20 Luglio 2013, tuttora vigente. Per eventuali chiarimenti su un argomento così delicato ed importante, converrebbe interpellare la segreteria del tuo Comitato regionale FIT.

  15. Nikolik

    Non capisco, però, cosa si intende per tessera sociale.
    Si intende la tessera FIT oppure il fatto di essere socio del circolo?
    Perché sono due concetti diversi.

  16. cataflic

    Come tessera sociale immagino che si intenda un qualcosa che il circolo si può spendere per far vedere che numero di frequentatori ha.
    Ci sono stati anni dove mi han preso giù i dati in tre circoli…cosa se ne facessero…boh??
    Se poi serva solo per il distributore di merendine, per inviare delegati durante le elezioni fit o per mantenere la concessione comunale o non so cos’altro poco importa.
    Sta di fatto che regolarmente, ogni anno, in questo periodo dovunque capiti…. ci provano, per poi dimenticarsene per altri 10 mesi….qualcosa vorrà pur dire!
    Per il doc….non preoccuparti….. basta pagare il campo e declinare con gentilezza e nessuno ti manda via!

  17. cataflic

    Già che se ne parla…in pratica uno potrebbe essere socio di 10 circoli e poi scegliere di fare la tessera fit per un undicesimo circolo di cui non è socio?

  18. Nikolik

    Cataflic, non fare confusione anche tu!

    Un conto è essere soci di un circolo, che è come essere soci di un club, la stessa cosa, è come essere soci del Rotary o dei Lions, la stessa cosa.

    Poi c’è la tessera socio, perché ogni socio di un circolo affiliato alla FIT deve essere anche tesserato alla FIT, anche se non gioca.

    Poi c’è la tessera da non agonista, cioè quella che si fa, o, meglio, si dovrebbe fare, anche a quello che occasionalmente viene a giocare anche solo un’ora nel tuo circolo, previa esibizione, ovviamente, del certificato del medico di idoneità alla pratica non agonistica.

  19. cataflic

    Nikolik
    in pratica rimango con gli stessi dubbi di prima!
    Un circolo tennis E’ affiliato fit (98% dei casi?) quindi una qualsiasi iscrizione che mi facciano fare significa quindi che mi hanno tesserato anche per la fit?
    La tessera da non agonista potrebbe essere stata rilasciata anche ad “insaputa” del socio?
    Ma se ad esempio vari circoli ti registrano …come funziona? chi prima arriva meglio alloggia???
    E se dei circoli fanno casini e si sovrappongono più tessere??
    Magari potrei pensare di essere tesserato per il circolo in cui gioco più spesso e poi scopro che invece mi hanno tesserato in un altro solo perchè è stato il più veloce a tirar giù dati e mandare l’iscrizione?
    mumble mumble

  20. Nikolik

    Scusa Cataflic ma non capisco come si possa tesserare qualcuno a sua insaputa, visto che ti fanno pagare!
    La tessera costa!

    Dai, sei mai stato a mangiare le lasagne in un circolo?
    Ti fanno fare la tessera, altrimenti li multano.
    Ovviamente ti fanno la tessera anche se vai una volta sola; ovviamente le volte successive non te la fanno fare e se vai in un altro circolo della stessa catena basta che dici che hai già la tessera e non te la rifanno.

    Più o meno, e con le dovute differenze, è la stessa cosa.

  21. cataflic

    Scusa nikolik, ma se vado a mangiare le lasagne in tre circoli diversi e tutti e tre si tirano giù i dati e “fanno la tessera”(adesso la prepariamo, poi la prossima volta si ricordi che gliela diamo …..)
    Non è che dica tanto per dire, a me è successo così e quindi vorrei approfittare per chiarirmi questa curiosità(ho vissuto e vivo tranquillamente senza saperlo fino ad adesso)
    Capirei per il discorso fiscale….come quando vai in un locale un po’ fighetto(che hanno messo sù i soliti personaggi “maneggioni”…)che ti fanno la tessera club…..ma se dici che auomaticamente se il circolo è fit, la tessera “comunica” alla fit stessa che quel tesserato “appartiene” a quel dato circolo….
    La cosa che mi fa pensare è l’accanimento tipico che scema dopo Natale…..

  22. Nikolik

    Oh Catflic, non ti preoccupare se hai più di una tennis FIT!
    Anzi, beato te, magari ne avessi anche io più di una!
    Potrei così vantarmi di contribuire maggiormente ai successi del tennis italiano!
    Più tessere per tutti!

  23. Giorgio il mitico

    una persona socia in …10 circoli affiliati Fit può tranquillamente fare la tessera di giocatore agonista o non agonista con un undicesimo circolo Fit.

  24. Silvano Papi

    Scusate il ritardo con cui saluto gli amici che sono intervenuti. Ciao Stefano, salutami Nicolas e fagli un in bocca al lupo. Voglio fare solo alcune precisazione sulla organizzazione del tennis giovanile che non abbiamo riportato nell’intervista per motivi di sintesi:
    1) i tornei che ipotizzo costituiscono un circuito con classifica operativa e sono di 2 o più livelli per ciascuna categoria (serie A, serie B, serie C, ecc…) che riguardano l’ U12 U/14 U/16 (da verificare l?U/10)
    2) Dopo il primo torneo dell’anno che si può chiamare “open” seguirà la classifica operativa
    3) entry list per il torneo chiuso a 32 . Primo WE serie C, secondo serie B più i qualificati e infine serie A. Simile ai tornei TE o ITF
    4) Venerdì 16esimi, sabato quarti, domenica semi e finale. Il numero dei partecipanti può variare tra maschi e femmine e tra regione e regione.
    Occorrono 4 campi per una categoria maschile con tabellone a 32 e una femminile con tabellone a 16.
    Continuerebbero a svolgersi anche i tornei tradizionali.
    Ciascun WE sarebbe un raduno di aggiornamento per giocatori, tecnici e genitori.
    Sintetizzo ancora di più il mio punto di vista sull’attività maggiore: abbiamo carenza di tornei open qualificati o con montepremi elevati. Incentiverei gli stessi richiedendo standard di qualità a fronte del 50% del montepremi a carico della federazione. Potremmo avere tornei da 15.000€, da 10.000€, e da 6.000€, che darebbero nuovo impulso al movimento in generale e possibilità ai giovani di misurarsi in competizioni di livello. Una specie di bando di gara per i circoli organizzatori che vogliono cimentarsi in questo circuito di 20/25 tornei nell’anno, dove per aggiudicarsene uno il circolo organizzatore deve mettere in campo tanta qualità, che è forse proprio quella che spesso manca in generale nell’organizzazione di eventi. Mi fermo qua anche se non so quanto sia comprensibile il mio pensiero ma resto a disposizione per ulteriori chiarimenti

  25. giuliano giamberini

    Egregio Papi,
    mi collego al mio precedente commento dove con il tabellone di estrazione da 32 e da 16 posti esce dal metodo di elaborazione dei tabelloni concatenati, ma inserendo la modalità nella richiesta di approvazione al comitato regionale competente sicuramente non ci sarà motivo per non approvarlo.
    Provo a fare delle ipotesi di programma:
    1° ipotesi: nel punto 4) – ha saltato il turno degli ottavi – ma con 4 campi a disposizione nel pomeriggio/sera del venerdì per mettere in campo 16 incontri con punteggio normale della gara maschile e 8 incontri per quella femminile (totale 24) dovrebbe iniziare alle ore 14,00 sapendo che nel settore giovanile non si possono programmare incontri dopo le 21,30.
    E lei pensa che alle ore 14,00 i ragazzi che vanno a scuola siano già disponibili per iniziare gli incontri? Sarà, ma dubito.
    A meno che le modalità di disputa degli incontri non siano quelle a punteggio ridotto, allora la cosa è fattibile.
    Il sabato poi si dovranno disputare gli ottavi ed i quarti della gara maschile ed i quarti della gara femminile per un totale di 16 incontri.
    2° ipotesi: se il venerdì si prevede di disputare solo i sedicesimi maschili, comodamente programmabili, allora il sabato si dovranno disputare gli ottavi sia del maschile che del femminile + i quarti del femminile per un totale di 20 incontri.
    La domenica poi semifinale e finale per tutti.

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