Speciale 2011 – Meglio tardi che mai…

di - 27 Novembre 2011

di Sergio Pastena

Non è bello essere un tennista con un grande avvenire dietro le spalle. Dicevamo nella precedente puntata di questo “riassuntone” del 2011 che ci sono tennisti considerati dei “casi persi” già a 21/22 anni. Un’esagerazione, ma il tennis di oggi gira veloce come un’arrotata di Horna e stargli dietro è difficile. Qualcuno, però, si salva. Qualcuno riemerge dal limbo e, giovane o meno che sia, si prende quelle soddisfazioni che tutti gli pronosticavano ad inizio carriera. Oppure raggiunge traguardi che pochi pronosticavano per lui. Vediamo qualcuno di questi survivor che si è messo in evidenza nel 2011.

Il primo nome a cui avran pensato molti è quello di Donald Young. Figlio della fiacca generazione del 1989, era il prescelto. A 15 anni il primo Future e… pedala, ragazzo: il mondo è tuo. Da allora ci furono tante locuzioni di attesa: “Eccolo… arriva… esplode… c’è quasi…”. Alla prima vittoria pro (Delgado, ‘04), alla prima semifinale Future (Boca Raton ‘05), al primo set contro un big (Us Open ‘06, Djokovic), al primo successo Challenger (Aptos ‘07), alla prima vittoria Atp (New Haven ‘07, Delic), alla prima vittoria Slam (Us Open ’07, Guccione), al primo torneo da Top 100 (AO  ’08), al primo big battuto sul campo (Indian Wells ’08, Lopez). Tra un passo e l’altro tutti a dargli fretta. Young implose nel suo annus horribilis (2009), finì oltre la posizione 200. I tifosi celebrarono il suo funerale, l’attenzione divenne oblio e Donald potè finalmente giocare a tennis. Prima una risalita lenta, poi un 2011 da ricordare: ottavi ad Indian Wells, “scherzando” Murray, e agli Us Open (eliminando Wawrinka), semifinali a Washington, prima finale Atp a Bangkok. Best ranking al 39, ma non dategli fretta: il ragazzo è cresciuto e potrebbe mandarvi a quel paese.

Anche Alex Bogomolov Jr, di recente diventato russo da americano che era (avesse fatto una cosa del genere trent’anni fa, sarebbe stato un caso diplomatico) era uno su cui si puntava discretamente. La USTA ha investito su di lui: non un talento cristallino, ma un fondocampista solido, con un buon dritto e pochi punti deboli, Bogomolov è uno di quelli che fanno tutto discretamente. Quanto basta per una carriera da Top 50 fisso, se hai la testa. Invece a fine 2010 il buon Alex aveva in bacheca qualche Challenger, un quarto Atp e un paio di puntate nei primi 100 in una carriera altalenante. Il tutto a 27 anni: poco, pochissimo. Ragionevole archiviarlo come “caso perso”. E invece no… Bogomolov si è inventato la sua stagione migliore, ha ottenuto risultati con costanza ed è arrivato ad un inimmaginabile numero 33 delle classifiche.

Ivan Dodig ha fatto ancora meglio: ha vinto il suo primo titolo a Zagabria e si è piazzato a ottobre al numero 32. E dire che nei 100 ci è entrato per la prima volta alla soglia dei 26 anni, con la vittoria nel Challenger Astana-2 alla fine del 2010. Tardi è dire poco. Uniche soddisfazioni, fino a quel momento, i quarti a Zagabria nel 2009 e la vittoria su Ferrero negli Australian Open del 2010. Qualcuno avrebbe mai pensato ad un 2011 nel corso del quale, oltre ai traguardi già raggiunti, il tennista croato ha fatto finale ad ‘s-Hertogenbosch, semifinale a Barcellona e si è tolto lo sfizio di battere a Montreal tale Rafael Nadal? No, sicuramente no. Invece l’ha fatto, e dire che negli Slam non ha fatto sfracelli (solo un secondo turno)…

Ora, però, scendiamo in classifica per parlare di Kenny De Schepper. Ecco, se bene o male un Dodig, pur senza eccellere, in carriera aveva dato qualche segnale di vita, in questo caso parliamo di un tennista fantasma. Non c’è traccia di De Schepper nei tornei juniores sul sito dell’ITF, non c’è traccia di lui, classe ’87, nel tennis che conta prima del 2011. Un future nel 2004, uno nel 2006, uno nel 2007: una sola vittoria, peraltro contro un unranked. Qualche partita in più nel 2008, senza entrare nei primi 1000, piccoli progressi nei due anni successivi, fino a giungere nei 500 a fine 2010. A 23 anni compiuti. Il 2011 è stato l’anno in cui questo bombardiere di 2.03 ha tirato fuori una vocazione da lottatore “alla Ferrer” sorprendendo tutti: metà anno nei Futures per scalare 200 posizioni, qualificazione a Wimbledon, vittoria nel Challenger di Pozoblanco e finale a Recanati. Poi si è fermato, con 10 sconfitte in 11 partite ma un ranking sorprendente a ridosso dei primi 130. Dovesse tornare tutto come prima la sua carriera sarà come la trama di “Risvegli”.

Non aveva bisogno di svegliarsi, invece, Victor Estrella, primo tennista dominicano a disputare un Masters Series nel 2008 a Cincinnati, perdendo onorevolmente da Verdasco. Il giocatore di Santo Domingo, infatti, nella sua carriera è stato l’emblema della costanza: per anni è rimasto a cavallo dei primi 200 del mondo senza mai entrarci. Spiegazioni? Semplice, parliamo di uno straordinario tennista da Future che non ha mai fatto il passo successivo: 17 vittorie e 7 finali (bilancio ottimo), buona parte delle quali in casa. Non si è mai spostato troppo, Estrella, se non per disputare qualche qualificazione Slam (perdendo sempre). Gli mancava lo “sfizio” e se l’è tolto a 31 anni, al Challenger di Medellin: in fila Carreno-Busta, Cabal, Prodon, Souza e Falla per una vittoria inaspettata e il tanto sospirato ingresso nei 200, al numero 163.

Chiudiamo con un italiano. Un italiano di Ascoli Piceno che risponde al nome di Simone Vagnozzi. Anche nel suo caso abbiamo una carriera più che onorevole, con qualche soddisfazione in doppio (finale a Bastad nel 2010, in coppia con Seppi) e in bacheca qualche Future e un Challenger (Marburgo 2010). Una carriera alla Estrella, ma un gradino più su: qualche risultato migliore, qualche puntata nei 200, un paio di vittorie a livello Atp. Rientra nella logica, quindi, che il suo “sfizio” sia stato più consistente di quello del dominicano: terzo turno a Barcellona, battendo Fognini (per ritiro) e Juan Monaco (alla grande) per poi fare soffrire dannatamente l’ex numero uno al mondo Juan Carlos Ferrero. Il suo best ranking, recente, è il 161. Tra gennaio e febbraio ha poco da difendere: appena sedici punti, di cui dodici “assicurati” per via dei tornei “Non-Countable”. I primi 150 non sono un miraggio.

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