Elena Pellegrini, sognare negli Usa grazie alla racchetta

di - 20 Giugno 2018
Elena Pellegrini, livornese classe 1997

Generalmente gli sportivi che scelgono la strada dei college americani si dividono in due categorie: chi lo fa con l’intenzione di lasciare una porta aperta allo sport professionistico pur dando la doverosa importanza agli studi, e chi invece grazie ai meriti sportivi prova ad accaparrarsi un posto nelle università di livello, per costruirsi un futuro migliore nel Paese delle opportunità. Della seconda categoria fa parte Elena Pellegrini, classe ‘97, che gli anni migliori della sua vita ha deciso di trascorrerli a 7.000 chilometri abbondanti dalla sua Livorno, dove è nata e cresciuta con la racchetta in mano. Il filo conduttore di questa storia è proprio il tennis: prima giocato a buoni livelli, anche nei tornei internazionali giovanili, poi diventato il lasciapassare per mettere piede e cervello alla Wingate University, nel North Carolina, grazie a una delle tante borse di studio che tramite l’aiuto di agenzie come StAR – Student Athletes Recruitment diventano accessibili a molti. “Appena sono venuta a conoscenza di questa possibilità – racconta -, ho capito che si trattava esattamente di ciò che cercavo. Sin da ragazzina ho sempre desiderato andare a studiare all’estero, e consiglierei questa esperienza a tutte le giocatrici che si trovano indecise fra tennis e università. A 19 anni è difficile puntare tutto su una carriera sportiva, e questa esperienza serve anche ad arricchirsi come persone, acquisendo tante responsabilità e aprendo la propria mente”. E se il college scelto non dovesse rivelarsi azzeccato? Pazienza, si può cambiare, come capitato a lei. Le sembrava che i corsi a Wingate non fossero adeguati agli standard imposti dal suo 100 alla maturità scientifica, quindi si è guardata attorno e ha fatto bingo.

Elena ha capito che la sua strada era l’economia, corso non offerto a Wingate, così ha bussato alle porte del Trinity College di Hartford, Connecticut, una delle università più prestigiose degli Stati Uniti. “Sono onorata di essere riuscita a entrare – continua -, perché era quel che cercavo”. L’ammissione è stata merito dei risultati sui libri, certo, ma anche di quelli in campo, in un primo anno chiuso senza sconfitte nella regular season NCAA. “Il supporto dell’allenatrice è stato fondamentale. Vari studenti con medie perfette non sono stati presi”. Lei, invece, è riuscita ad accaparrarsi una borsa di studio di ben 66.000 dollari, ed è pronta a rincorrere una doppia laurea, in economia e matematica. Parla già di ricerche, pubblicazioni e dottorato: sogni che si avverano, resi possibili dallo sport e da un mix fra determinazione e lungimiranza. “Temo che in futuro mi toccherà mollare il tennis a favore della carriera lavorativa”, dice, ma intanto la racchetta se la tiene stretta. “Ciò che adoro del college tennis – chiude – è che rende di squadra uno sport individuale: dopotutto vince il team che conquista più incontri. Più di una volta ho vinto il match decisivo sul 4-4: vedere le mie compagne correre in campo ad abbracciarmi è qualcosa che non dimenticherò mai”. Come l’esperienza a stelle e strisce che le sta cambiando la vita.

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