La Storia del Neo-Coach Adriano Albanesi


(Adriano Albanesi con Simone Bolelli)

Diamo il benvenuto nella redazione di Spazio Tennis a Giuseppe Andriani, che si occuperà prevalentemente di interviste e approfondimento. Il battesimo di Andriani è stato Adriano Albanesi, ex giocatore professionista e attualmente Coach al Circolo della Rai di Roma…

di Giuseppe Andriani

Abbiamo intervistato Adriano Albanesi, ex tennista internazionale (ATP) e attualmente Coach al circolo Rai di Roma. Con noi ha parlato dei suoi inizi, della sua carriera da giocatore sia internazionale che nazionale, e poi della sua nuova vita da allenatore, con conseguenti sogni e obiettivi.

Quando hai iniziato e dove?
Ho iniziato a 9 anni, vengo da Tivoli e nella mia cittadina ho mosso i primi passi da tennista, poi sono passato a Roma, con non pochi sacrifici facendo anche il pendolare. A Roma ho avuto grandi maestri come Zugarelli, Massimo D’Adamo, e Andrea Iacobini che è meno famoso degli altri due ma mi ha aiutato tantissimo soprattutto a fine carriera.

Come è stata la tua carriera? Tra punti Atp e infortuni…
Una serie di infortuni mi ha un po’ bloccato. Il più grave a 25 anni, sono stato operato di ernia alla colonna vertebrale. Nonostante questo però sono arrivato nel circuito Atp, non con grandi risultati ma ho avuto l’opportunità di girare il mondo e giocare con campioni quali Almagro per esempio. Poi ho deciso di tornare in Italia e sono stato 2.1 nel famoso e vecchio circuito open.

Ecco a proposito, com’è stato il ritorno in Italia?
Dal punto di vista tennistico l’Italia è un paese forte, anche a livelli internazionali si sta bene, si mangia bene e si vive bene e i tennisti sono incoraggiati a venire qui a giocare. Per questo nei tornei italiani c’è tantissima concorrenza. Ho giocato nel circuito nazionale con gente come Grossi, Scala, Sanguinetti, alcuni a fine carriera ma comunque era un circuito con ottimi tennisti. Tornando in Italia non ho abbassato il livello, diciamo che mi sono solo riavvicinato a casa.

Ci hai parlato di ottimo livello, come ci descriveresti il livello di quel circuito? E’ un circuito pieno di difficoltà anche per chi viene da una carriera internazionale?
Oggi il circuito Open come sapete non esiste più, ma era un circuito ed è un ambiente quello italiano pieno di gente di livello. Tra gli Juniores l’Italia non ha mai avuto problemi a sfornare giovani promesse. Il problema è stato dopo. Bisognava gestire meglio il passaggio da Juniores a una carriera professionistica. Si da troppa importanza al livello Juniores. In altri stati, mi viene in mente la Repubblica Ceca, a 16-17 anni giocano già nei tornei professionistici. I tornei Juniores servono poco, ricordo quando li facevo io c’era gente come Nalbandian che li faceva per avere più sponsor e premi, ma puntava ad altri traguardi. In Italia si gioca troppo da Juniores e poco da professionisti.

Il presente invece? Adesso sappiamo che fai l’istruttore…
Non ho mollato del tutto. A Piacenza gioco ancora tornei a squadre, e in 3-4 week end faccio tornei in Germania. In realtà non riesco a smettere. Dico sempre che per me il tennis è come un matrimonio, io l’ho sposato a 10 anni e sarà difficile staccarmi. Spero che sia un addio graduale e indolore soprattutto. Poi da due anni sono qui alla Rai e curo il settore agonistico. Una scelta oculata, soprattutto in vista del futuro. Quando ami stare in campo, abbassi la testa e accetti anche un altro tipo di ruolo per fare il lavoro che ami. Sono sicuro di aver fatto una grande scelta, molto pensata.

Nuovi obiettivi e sogni?
L’obiettivo principale è quello di portare i miei ragazzi ad esprimersi alle massime potenzialità. Poi non nascondo che un’esperienza da coach mi piacerebbe molto. Però al momento sto bene dove sto e non voglio bruciare le tappe. Parlo più di obiettivo che di sogno. Portare uno dei nostri (dico nostri perché non ci sono solo io ovviamente) ragazzi a livelli professionistici o appunto l’esperienza da vero coach.

Vuoi parlarci di qualche ragazzo che stai allenando attualmente?
Uno su tutti: Matteo Salvatori. E’ un 4.1 a 13 anni. Ha un ottima classifica, ed è arrivato ai quarti al torneo di Natale a Bari. Mentalmente è molto preparato. Poi ti cito anche Edoardo Balla e Claudia Duranti. Dovrei dirteli tutti ma sono troppi, perché tutti si impegnano e ce la mettono tutta per arrivare in alto.

Come ti trovi adesso con questo nuovo lavoro? I primi due anni come sono stati?
Questo è un mestiere per niente facile. Vi racconto un aneddoto. L’anno scorso abbiamo allenato una giocatrice che è arrivata da noi con una classifica bassa, e con un duro lavoro da parte nostra e sua l’abbiamo portata tra le prime 700 del mondo. Poi da un giorno all’altro, senza un vero motivo, ha smesso. E’ per questo che prima parlavo di obiettivi e non sogni, cerco sempre di andare sulle cose tangibili e non sui sogni.