La maestà di Fognini illumina il Pietrangeli

FOGNINI DIMITROV INTERNAZIONALI BNL ITALIA
da Roma, Alessandro Mastroluca

Sente la maestà del Cupolone, Fabio Fognini, che celebra alla grande la vittoria numero 200 nel circuito ATP. Gioca da gladiatore sul Pietrangeli, dove ha chiesto espressamente di essere programmato. E dove resterà anche contro anche contro Berdych. Fabio Massimo, in versione Decimo Meridio, al segnale del pubblico scatena l’inferno e raggiunge per la prima volta in carriera gli ottavi di finale al Foro. “Finalmente Roma ha visto cosa sono capace di fare.Sono contento di questo feeling che si è creato oggi. Ho dimostrato cosa sono capace di fare. Quella conm Grigor è una vittoria importante, una delle mie più belle. Lui ha tanto talento, specie con servizio e diritto. Fisicamente è molto elastico. Fa bene un po’ tutto e gioca bene su tutte le superfici. Sicuramente nei prossimi anni lo vedremo molto in alto”. Per ora, però, il pubblico di Roma l’ha visto solo subire il secondo 6-0 della stagione dopo quello contro Ryan Harrison ad Acapulco e confermare una tradizione negativa che l’ha visto battere, su 11 partite in cui ha preso un 6-0, solo Goffin agli Us Open l’anno scorso.

Buona la terza per Fabio, dopo le sconfitte di Montecarlo e Madrid, bravo a insistere da subito sulla diagonale sinistra, a mettere la partita sugli scambi rovescio contro rovescio. Si segue la successione dei servizi in avvio anche perché Fabio, a voler cercare il pelo nell’uovo, rimane un po’ distante con i piedi in risposta. Ma l’azzurro ha un piano tattico chiaro, che esegue con lucidità. Attacca senza correre rischi, converte la prima palla break (4-2) ma alla quarta occasione, dopo due gratuiti e in doppio fallo riporta Grisho sul 4-4. Al tiebreak si arriva con l’equilibrio praticamente perfetto, 37 punti a 36 per Dimitrov. La suspense è infinita, densa, il fiato manca, come l’aria su un campo stracolmo e assetato dal sole cocente. C’è polvere sul viso e sui cappelli del pubblico, che vede Fognini tentare invano il passante al corpo (3-2 Dimitrov) e riagganciare la parità con un dritto in corsa che varrebbe da solo il prezzo del biglietto.

Sembra decisivo il minibreak del 6-4, ma Dimitrov salva due set point, che Fognini cancella. Chiuderà alla terza occasione, dove averne annullata a sua volta una terza, con la volée che bacia il nastro. Tentativi ed errori, occasioni perse e riprese segnano un primo set durato quasi un’ora. Ma Fabio sembra pagare l’11-9 al tiebreak del primo set e perde il servizio per la seconda volta nel match. Il bulgaro però adesso soffre di testa, prima che di tecnica, il confronto con l’azzurro, che mette in fila vincenti da applausi, potenza e delicatezza, una presenza scenica che per lunghi tratti intimorisce Dimitrov, che qui sfodera il meglio della sua partita: nell’ultimo gioco, piazza due ace e risale da 0-40, evita il break e porta il match al terzo.

Ma non c’è storia, non c’è più tensione, c’è solo una esibizione di classe e talento, la massimizzazione delle qualità, l’immaginazione al potere, vedere per credere il vincente in controbalzo dopo un lob sulla riga. Ed è eloquente il punto che chiude la partita, una risposta vincente che testimonia con chiarezza il cambiamento di Fabio dall’inizio alla fine del match.

Il suo primo “bagel” da Umag 2014, contro Montanes coincide con la vittoria numero 12 in stagione sulla terra, la numero 137 in carriera, e lo proietta con spirito ben più leggero alla sfida con Berdych, numero 3 della Race, che l’azzurro ha già sconfitto nei due precedenti sul rosso, a Montecarlo. Yes, you can, Fabio. Roma aspetta ancora un grande condottiero.