10 domande + 1 a… Andrei Golubev

Andrei Golubev
(Andrei Golubev – Foto Nizegorodcew)
di Gianfilippo Maiga
INTERVISTA ESCLUSIVA. Approfittando del fatto che in Kazakhstan attende di giocare la Coppa Davis, ho rivolto le solite domande semiserie a Andrei Golubev da Bra, che sta vivendo un grande 2010.
Il quadro che ne esce, non solo tennisticamente, ma anche umanamente, è molto interessante. Tra l’altro, Andrei parla e scrive in un eccellente italiano, che mi ha permesso di proporre questa intervista con un facile “copia e incolla”.
1) Una vittoria in un torneo come quello di Amburgo ti ha fatto fare un bel balzo in classifica. anche se la spedizione Usa è stata condizionata da un infortunio e da una malattia, quali sono a questo punto i tuoi obiettivi per il resto del 2010?
“Il mio obbiettivo è di finire l’anno nei primi 30 e comunque fare bene un torneo importante indoor visto che ci sono ancora dei tornei importanti.”

2) Giochi come tennista kazako. Ci sono problemi oggi per un tennista del Kazakhistan ad ottenere i visti per viaggiare all’estero? Poichè da molti anni vivi in italia, pensi di chiedere la cittadinanza italiana?
“Guarda, proprio ora sono in Kazakhstan perché abbiamo la Davis (importante) contro la Svizzera. Per un kazako non è facile girare il mondo. Serve il visto ovunque tranne che nei paesi dell’ex Unione Sovietica e in qualche paese asiatico. Io sono un caso a parte, perché vivo in Europa e ho così qualche privilegio. Mi mancano pochi anni per la richiesta della cittadinanza italiana, che proverò a prendere senz’altro.”
3) Hai lasciato il tuo paese d’origine, (la Russia) a 15 anni. Quali sono state le difficoltà più grosse che hai trovato nel cambiamento ?
“La cosa più difficile è stata lasciare la famiglia e adattarsi alla mentalità italiana, farsi un nuovo giro di amici. Ma alla fine mi sono integrato molto bene, grazie anche a chi mi ha aiutato a farlo..in primis la famiglia Puci.”
4) Come hai gestito in tutti questi anni il problema della lontananza dalla tua famiglia? Che ruolo ha avuto la famiglia nella tua carriera, così da lontano? Come sono i rapporti con i tuoi?
“La famiglia ha pesato parecchio; senza l’impegno e la passione di mio padre probabilmente non avrei neanche giocato a quest’ora. Mi aveva dedicato tantissimo il suo tempo libero per gli allenamenti ecc.. Per fortuna quando sono partito io, loro avevano mio fratello che aveva 4 anni da tirare su, così avendo dei pensieri per lui la mia
mancanza non dico che si sentiva meno, ma almeno non sono rimasti soli. Adesso viviamo vicini ed è molto bello, anche se li vedo non tantissimo.”

5) Hai avuto la fortuna (il lavoro è stato certamente molto buono, come si vede dai risultati) di essere seguito da sempre da un allenatore che ti ha “tirato su” da quando eri ragazzino. E’ però vero che mentre oggi, a questi livelli e con la maturità personale raggiunta, un rapporto “1 to 1” è normale, ti ha creato problemi quando eri giovanissimo?
“Assolutamente no, poi è stato molto importante avere un allenatore e un amico vicino in quell’età così delicata. E’ lì che cresci, che hai bisogno di “indirizzarti nella direzione giusta”. Penso che è stato fondamentale avere al mio fianco uno che mi capiva come persona e come tennista.”
6) Sei un kazako piemontese e per giunta vivi nella capitale dello “slow food”(Bra). Sei goloso? Da uno a dieci, dai un voto a:
– gnocchi alla bava
– bagna cauda
– bunet
– salsiccia di bra

“Mi piace molto mangiare, ma sinceramente dei primi 3 conosco solo la bagna cauda: voto 3!(sì, non mi piace tanto…) e pieno 10 per la salsiccia di Bra!”
7) Da un po’ frequenti i quartieri alti del tennis. Hai avuto modo però di conoscere abbastanza a fondo il mondo dei challengers. Che differenze trovi sia da un punto di vista del livello di gioco, sia dal punto di vista dei rapporti umani fra i 2 ambienti?
“Penso che al livello ATP sono più professionali senz’altro. Stanno un po’ di più per i cavoli loro, tutti sono concentrati a raggiungere i propri obbiettivi. E la differenza si nota. Ogni punto di classifica che superi c’è sempre qualcosa in più che fa la differenza.”
8 ) Oggi la programmazione dei tornei di alto livello è molto densa e a volte occorre forse fare delle scelte, soprattutto quando ci sono radicali cambiamenti di superficie. Quale pensi debba essere il programma ideale per quanto ti riguarda in termini di numero di tornei e di superficie per mantenerti a alto livello, ma al tempo stesso non rischiare l'”overdose”? Chi fa la programmazione: è un dialogo fra te e l’allenatore o ti lasci guidare dalla sua esperienza nelle scelte?
“La scelta la fa principalmente il giocatore, alla fine è lui deve giocare, e deve decidere lui dove è più piacevole e dove deve andare. Ma comunque le decisioni si prendono in gruppo con tutto il team. Ideale sarebbe avere sempre degli spazi per ricaricare le pile, fermarsi una o due settimane ogni mese due durante l’anno. E avere almeno sei settimane di preparazione invernale.”
9) Chi vince un 15000 guadagna credo 35 punti. Chi vince un challenger può guadagnare fino ad 80 punti, salvo errore. In 3 turni a Wimbledon, sempre salvo errore, di punti se ne fanno 90. Pensi che questa distribuzione sia giusta? Non credi che sia squilibrata e faccia sì che molti giocatori di fascia medio alta finiscano con il giocare i challenger “intasandoli”? Andrebbe cambiato qualcosa?
“Secondo me è abbastanza giusto. Non è mai facile vincere nessun torneo. Pero c’è la differenza nei prize money.. Si, magari guadagni da un lato ma perdi da un altro… e viceversa. Adesso il sistema è semplice. Se vuoi salire devi fare bene nei tornei importanti. Ed è giusto.”
10) Domanda doppia, con chi usciresti fra
– ivanovic
– venus williams
– sharapova
– pennetta
– un calciatore a tua scelta?

“Con tutte insieme si può?! Scherzo.. tengo segreto con chi uscirei..il calciatore è anche il mio mito – Roberto Baggio!”
+1 (questa domanda è la stessa per tutti)
Elenca, possibilmente in ordine di priorità, quali sono gli ingredienti (A PARITÀ DI QUALITÀ PERSONALI) per un professionista per ottenere il massimo? Mi riferisco a elementi ad es. come programmazione, accompagnamenti ai tornei, preparazione fisica , fortuna, ecc
“Tutto quello che hai indicato è fondamentale: è una catena che è unita e non deve interrompersi.”