Finale senza storia: La Fed Cup è nostra


di Sergio Pastena
E alla fine è arrivata. La Federation Cup è dell’Italia per la terza volta in cinque anni: le azzurre hanno sconfitto in finale gli Stati Uniti col punteggio di 3-1 (il doppio finale non è stato disputato). Poco da dire sul modo in cui il successo è arrivato: la vittoria non è mai sembrata essere in discussione fin dal primo giorno, quando la Schiavone ha distrutto la Vandeweghe e la Pennetta ha avuto la meglio con qualche difficoltà in più (ma neanche troppe) della Mattek-Sands. La seconda giornata si è aperta con un cambio di rotta di Mary Joe Fernandez, che ha mandato in campo la Oudin, capace di battere nettamente Francesca. Era troppo tardi, però: a mettere il sigillo sul trionfo italiano è stata Flavia Pennetta.
Il 6-1 6-2 rifilato dalla brindisina a una spenta Vandeweghe è stato un sigillo anche per una stagione fenomenale, senza precedenti nella storia del tennis femminile. La Davis in gonnella l’avevamo vinta altre due volte, ma quest’anno davvero abbiamo visto di tutto: prima vittoria in uno Slam con la Schiavone al Roland Garros, due italiane contemporaneamente nella Top Ten, Francesca numero sei in singolare e Flavia numero uno in doppio con la Dulko, partecipazioni al Master (e vittoria in doppio della Pennetta), altri tre tornei vinti, l’ultimo dalla Vinci in Lussemburgo e, ciliegina sulla torta, la Federation Cup. Sicuramente è opportuno ammettere che il percorso per noi è stato abbastanza agevole: avessimo trovato le due Williams sarebbe stata decisamente più dura, ma se è vero che non si parla degli assenti allora è bene parlare delle nostre ragazze, che in campo ci sono sempre anche quando gli impegni di Fed Cup coincidono con altri appuntamenti importanti (vedi il Master B di Bali). Personalmente non getteremmo neanche la croce addosso a Mary Joe Fernandez: l’ex giocatrice statunitense ha mandato in campo la Vandeweghe che non è risultata all’altezza della situazione, ma non dimentichiamo che l’esclusione della Oudin aveva trovato tutti d’accordo perché le condizioni della giovane americana non sembrava essere buone. Poi, invece, è scesa in campo e ha giocato alla grande, ma parlare “a posteriori” è troppo facile.
Ad ogni modo il campo ha dato il suo verdetto e ora se ne riparlerà a febbraio, quando inizierà la nuova edizione della Fed Cup. Al primo turno giocheremo contro l’Australia e il match potrebbe essere insidioso vista la presenza della Stosur, anche se ad affiancarla dovrebbe esserci una tra Molik e Rodionova, non esattamente due fenomeni.
Una parentesi anche sul Master B di Bali: nessuna delle quattro teste di serie ha vinto il proprio quarto di finale e alla fine a spuntarla è stata la Ivanovic, che ha battuto in finale la Kleybanova. Il palcoscenico, però, è stato tutto per un’altra wild card, Kimiko Date-Krumm, capace di far fuori Na Li al primo turno per poi impegnare duramente la serba in semifinale, portandola fino al terzo set. Insomma, l’ennesima dimostrazione di grande competitività per questo scricciolo giapponese, capace a quarant’anni di tenere testa agli armadi del circuito Wta…