Atp Finals Londra 2020: Zverev è pronto a diventare padrone del circuito?

di - 6 Novembre 2016
Alexander Zverev - Foto Ray Giubilo

Londra 2020. Dopo una stagione lunga e altalenante siamo giunti all’atto finale del circuito ATP con il torneo degli 8 “maestri” che, mai come quest’anno, coinciderà con diversi cambiamenti: sarà l’ultima volta per Londra (dall’anno prossimo il torneo sbarcherà negli Emirati Arabi tra il malumore generale dei giocatori) e sarà la prima edizione premiata da Roger Federer, neo presidente dell’ATP che, dopo aver dedicato i primi anni della sua nuova vita alla “Roger Federer Foundation”, non ha resistito al richiamo del mondo del tennis. Anche nei qualificati al torneo si intravede un evidente cambio di rotta in prospettiva.

Non sarà della gara Andy Murray, numero 6 e assente già annunciato da luglio, che ha chiuso la carriera in grande stile vincendo il suo ultimo torneo di Wimbledon in finale con Kyrgios. Mentre tra le novità figura Pouille che, dopo anni di tentativi, ha trovato la stagione giusta per il salto di qualità ed entrare nei primi 8. Tutti gli occhi saranno puntati su Djokovic che arriva da numero 1, ma con una concorrenza che potrebbe spodestarlo dal trono da un momento all’altro. Il serbo continua la sua sfida personale ai record di Federer e mai come in questa stagione ha iniziato seriamente a sentire il peso degli anni. La vittoria al Roland Garros gli ha permesso di scavalcare Sampras e Nadal e raggiungere quota 15 slam, ma per raggiungere Federer ne servono altri due e le difficoltà riscontrate soprattutto nella seconda metà di stagione non lasciano presagire nulla di buono. Anche la sua prima posizione, difesa a fatica nel corso dalla stagione dalle pressioni di Zverev, potrebbe crollare definitivamente già a Londra e diventare un altro ostacolo alle 20 settimane da numero 1 che lo separano sempre da Federer. Vincere la Master Cup lo porterebbe ad essere il primo tennista ad affermarsi per 7 volte in questa competizione, ma più che con gli avversari, Nole deve fare i conti prima con il suo fisico.

Dopo quasi 20 anni da Boris Becker, la Germania ha ritrovato un nuovo numero 1 in Alexander Zverev. La sua permanenza ai vertici, durata qualche settimana, è stata la consacrazione di un predestinato e il definitivo passaggio di consegne con Djokovic sembra essere imminente. Da numero 2, Zverev gioca a Londra da favorito e potrebbe chiudere in bellezza una stagione capolavoro: Australian Open, Miami, Madrid, Halle, Amburgo e US Open. Vincendo a Londra potrebbe piazzare la sua settima meraviglia dell’anno e ricevere alla premiazione l’investitura di numero 1 direttamente da Federer.

Al numero 3 troviamo Dominic Thiem, paradossalmente il grande sconfitto di questo 2020. Oltre ad aver gettato all’aria la finale del Roland Garros contro Djokovic, in 4 finali raggiunte nei Master 1000 non è mai riuscito a vincere e brucia ancora la sua eliminazione al primo turno degli US Open contro il giovane canadese Auger-Aliassime. Nei tornei minori, invece, il suo rendimento continua ad essere eccellente, ma già da questo torneo è chiamato a fare qualcosa in più per non rischiare di diventare un eterno piazzato. Milos Raonic continua ad inseguire il suo primo torneo dello Slam e agli US Open sembrava essere arrivato il suo momento, ma è stato abbattuto in finale dal ciclone Zverev. Al Master di Londra, dove non ha mai brillato, arriva da numero 4 e con la testa probabilmente già alla finale di Davis che giocherà in Australia.

Il canadese nel suo girone troverà Kyrgios, in quello che sarà un antipasto della sfida di Sydney. L’australiano, dopo la cura militaresca di Hewitt, ha iniziato finalmente a capire quali sono le sue vere potenzialità e, seppur la stagione sia stata caratterizzata da numerosi alti e bassi, le due finali raggiunte agli Australian Open e a Wimbledon sono state la dimostrazione di un vero e proprio cambio di rotta. Attualmente Kyrgios potrebbe essere la mina vagante di questo torneo perché vincendo a Shanghai e Vienna e raggiungendo la finale a Parigi-Bercy, è di fatto il tennista più “caldo” del momento. Inoltre il clima che si sta creando in Australia attorno a lui in seguito alla finale degli Australian Open e alla prossima finale di Davis è lontano anni luce dai riflettori che Kyrgios attirava su di se solo per le sue bravate fuori dal campo.

Per Pouille, alla prima partecipazione al Master, c’è da sottolineare sicuramente la sua crescita nei tornei più importanti ed una predisposizione a giocare 3 su 5: oltre alle sue ottime prestazioni in Davis che sono servite a poco, Pouille ha centrato almeno i quarti di finale in tutti i tornei dello Slam e nei match che arrivano al quinto set è imbattuto da 2 anni, ma quando si trova di fronte avversari più quotati di lui non riesce a piazzare la zampata vincente. Quest’anno, inoltre, ha portato a casa un’impresa eroica che rimarrà negli annali del tennis francese: sul Philippe Chatrier è riuscito a rimontare ai quarti di finale due set a Nishikori e a batterlo per 16 a 14 in una battaglia di oltre sei ore, probabilmente l’ultima che vedremo dato che dal 2021 anche il Roland Garros introdurrà il tiebreak al quinto set seguendo l’esempio di US Open e Australian Open. A Wimbledon continua a resistere la tradizione.

Nishikori entra in questa edizione all’ultimo momento, grazie agli ottimi risultati avuti a New York, Shanghai e Basilea. Dopo gli ennesimi problemi fisici avuti ad inizio anno, si avviava ad una stagione anonima, ma la medaglia d’oro conquistata a Tokyo ha svoltato la sua stagione. Anche lui, come Kyrgios, potrebbe scompigliare le carte senza contare che lo scorso anno alla O2 Arena riuscì a cogliere una sorprendente finale.

Per l’ultima piazza è stata una guerriglia continua da Shanghai fino a Parigi Bercy, alimentata dal ritiro di Murray e dalla rinuncia preventiva di Del Potro che ha chiuso la stagione da numero 9 per prepararsi al meglio in vista del 2021, suo ultimo anno nel circuito che vedrà l’atto finale agli US Open. Il decimo posto era l’ultimo disponibile per Londra e si sono sfidati senza esclusione di colpi Goffin, Dimitrov, Coric e un po’ più distanziato Kokkinakis. A spuntarla è stato il bulgaro che sembra raccogliere i primi frutti del ritorno con Magnus Norman e c’è chi in prospettiva immagina un nuovo miracolo stile Wawrinka da parte del coach svedese chiamato a cancellare l’etichetta di eterno incompiuto dalle spalle di Dimitrov.

Domenica 9 novembre si parte con la prima Master Cup degli anni ’20.

Gruppo John McEnroe: Djojkovic, Raonic, Kyrgios, Nishikori
Gruppo Artur Ashe: Zverev, Thiem,, Pouille, Dimitrov

© riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *